Lui chi è?? – Marco Raparelli

Lui chi è?? – Marco Raparelli

Home » 2013, archivio, blog, lui chi è?? » Lui chi è?? – Marco Raparelli

on mag 9, 13 • by • with Commenti disabilitati su Lui chi è?? – Marco Raparelli

Il lavoro di  Marco Raparelli si concentra sul disegno liberato da ogni schema accademico.

Nato a Roma nel 1975, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti, si è specializzato in video animazione presso il Loughborough College of Art (U.K.) e pittura all’Académie des Beaux Arts di Bruxelles.

Lo stile di Marco Raparelli è quasi istintivo, poiché non prevede l’utilizzo di bozze o di prove preliminari: in questo modo l’errore diventa conseguenza naturale e dunque parte integrante del suo lavoro.

La vita quotidiana è la principale fonte di ispirazione per la creazione dei personaggi che animano il mondo ideato dall’artista, fatto di situazioni buffe e irreali che si contrappongono a scene prese dalla realtà di tutti i giorni. Questi personaggi prendono vita in cortometraggi di video animazione come “Everything changes” del 2010, in cui l’artista tratta con ironia i cambiamenti apportati nella vita di tutti noi dallo scorrere del tempo, o come in “Abandoned Dog” del 2008, racconto surreale di una giornata vissuta da un cane abbandonato.

RAPARELLI, bef kitchen, 2006 Nel 2006 Marco Raparelli si apre al wall-drawing, disegnando direttamente sulle pareti di una stanza della galleria “BastArt” di Bratislava, in occasione della mostra “Growing City”; questo lavoro, dal titolo “Bef Kitchen”, rappresenta un ambiente casalingo in cui vive Bef, primo personaggio partorito dalla fantasia dell’autore: donna dai modi rudi, goffa e sgraziata, rappresenta una categoria di cui l’artista è molto affascinato; non è “fisicamente” presente nella scena, ma si riesce a percepire la sua presenza, tanto da immaginarla ai fornelli, oppure mentre sbuca dalla porta. Unico elemento reale, un piccolo televisore che trasmette una vido-animazione in loop. Il wall-drawing è una tecnica alla quale Marco Raparelli si dedica più volte negli ultimi anni, come “The Wall” del 2010, un’installazione realizzata alla “Fondazione Giuliani” di Roma, nella quale l’artista riproduce con colori acrilici un grande foro nella parete, accompagnandolo da un mucchio di resti di intonaco sul pavimento, che donano veridicità simulando una vera rottura del muro: stabilire che si tratti di finzione o realtà spetta allo spettatore. Il disegno trova per natura la sua perfetta collocazione sulla carta e Raparelli per la sua “My Social Awareness” del 2008, ne sceglie una lunga 20 metri, dove, con fare antropologico, rappresenta innumerevoli esemplari del genere umano.

Nel 2010 Raparelli lavora ancora una volta sugli spazi, ridisegnandoli e quindi ridefinendoli, alla “Nomas Foundation” di Roma: l’ambiente in cui lavora è quello di una “Reading Room”, per cui la sua opera si fa contenitore di opere realizzate da altri autori, in una grande installazione collettiva.

“Idea non familiare di Roma” nasce durante il periodo che Marco Raparelli trascorre in residenza all’American Academy di Roma: l’idea è quella di ritrarre tutti coloro che in quel periodo transitavano in accademia, e di allestire le immagini negli spazi del bar, tappa obbligata per ospiti e non, secondo la tipologia tipica delle antiche  quadrerie, in una forte connessione tra passato e presente.

RAPARELLI, L’unica cosa che si muoveva, 2010La passione per i video si sposa, ancora una volta, con i wall-drawing in “L’unica cosa che si muoveva accanto a noi era il vento”, installazione del 2011, in cui l’animazione ripercorre le diverse fasi di luce di una giornata, dal sorgere del sole all’arrivo della notte, con una luna grande e tonda, il tutto incorniciato da una finestra disegnata sulla parete: con la fantasia, ci si può affacciare verso uno spazio immaginario varcando la soglia della realtà per osservarne una parallela, del tutto simile, ma comunque irreale, fatta solo di linee nere tracciate dalla mano dell’autore.

I personaggi di Marco Raparelli assumono dimensioni umane, nell’installazione “Nudist Area”, realizzata nel 2011 in occasione di una mostra collettiva dal nome “Made in Filanda”, in un ex filanda nella campagna di Arezzo; l’interazione tra i personaggi fantastici di Raparelli e la realtà è totale, le sagome cartonate si collocano nello spazio reale, fuoriuscendo dai confini della carta, del muro oppure dei video.

RAPARELLI, ne qui ne altrove, 2012Da sempre interessato all’analisi del “popolo dell’arte”, che studia e osserva con un’attenzione quasi scientifica, Marco Raparelli  mette in opera questa sua indagine nella creazione, in collaborazione con l’artista Giuseppe Pietroniro, di una sorta di museo parallelo, fatto di false opere d’arte, false targhette informative, e addirittura, falsi servizi come bar e bookshop; l’ironia di quest’operazione cela una più profonda riflessione sullo stato dell’arte e la condizione dei musei ai giorni nostri; titolo dell’installazione è “Né qui né altrove”, ospitata nel 2012 negli spazi del Museo Andersen di Roma.


Il disegno lascia spazio alla carta, che si fa pura forma nell’opera “L’elefante scomparso”, presentata nel 2012 a Palazzo Baldassini a Roma; sagome di carta retro illuminate e nascoste da un telo bianco ci raccontano l’aneddoto storico dell’elefante albino, vissuto in questo palazzo, dono del re del Portogallo a Papa Leone X. L’atmosfera scaturita dal gioco di luci e ombre, ci trasportano in una dimensione sognante, fiabesca,  spingendoci verso all’innocenza della nostra infanzia.

RAPARELLI, Look Mommy, I scribbled, 2012Il 2012 resta un anno molto importante per Marco Raparelli, impegnato in mostre importanti come la collettiva “RE-GENERATION”, presentata negli spazi del Macro Testaccio, nel quale sono esposti i suoi personaggi “senza nome”, composti da una sintetica linea nera, realistici e bizzarri allo stesso tempo; mentre la galleria “Ex-Elettrofonica” gli dedica una personale dal titolo “Look Mommy, I scribbled”, che prende spunto dalle tavole del libro omonimo, edito da “cura.books”, in un intervento site-specific concentrato sulle diverse tipologie umane che ciascun personaggio inventato da Raparelli rappresenta.

Pin It

Tags: , , ,

Related Posts

Comments are closed.

« »

Scroll to top