Intervista a Stefano Canto – Home-Less, artQ13

Intervista a Stefano Canto – Home-Less, artQ13

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almost CURATORS è lieto di segnalare Home-Less, una mostra collettiva che raggruppa una serie di artisti che hanno fatto del nomadismo e dell’improvvisazione oltre che una scelta di vita anche una pratica artistica: Alessandra Eramo, Parasite2.0, Delphine Reist, Laurent Faulon, Stefano Canto.

L’insieme dei lavori in mostra restituisce un quadro complesso e controverso della nostra società, ogni artista sembra essere riuscito a coglierne un aspetto diverso e a darne una interpretazione scevra di retorica.

immagine web

Abbiamo intervistato Stefano Canto, coordinatore del gruppo di artisti coinvolti.

Qual è la tua formazione e su cosa hai incentrato la tua ricerca in questi anni?
Dopo il diploma di liceo artistico mi sono laureato in Architettura presso l’università la Sapienza di Roma, città dove vivo e lavoro. Negli ultimi anni mi sono sempre più interessato all’architettura vista come strumento di dialogo e ad alcune dinamiche sociali e storiche ad essa legate.

A cosa hai lavorato di recente e come ti stai preparando per questa nuova mostra?
I lavori realizzati per la residenza di Viafarini a Milano e per la Biennale di Dakar in Senegal sono un esempio chiaro della ricerca che sto portando avanti da diverso tempo. Entrambi i lavori riflettono sul concetto di “effimero” che, a differenza di quel che nasce per durare, può essere considerato uno dei primi segnali da interpretare al fine di meglio comprendere la condizione attuale dell’essere umano. Marc Augè diceva che la società contemporanea “non mira all’eternità, ma al presente”, che a differenza di quanto accadeva in passato “non anela all’eternità di un sogno di pietra, ma a un presente ‘sostituibile’ all’infinito”.
Spingendo ancora più oltre questo pensiero, si può arrivare ad affermare che passato presente e futuro tendono sempre di più a collimare. Dal momento che il passato tende a sparire, risucchiato dal presente, mi è sembrato interessante ragionare sull’idea di un artista-archeologo che riporta alla luce tracce di quel che è scomparso, nel caso specifico di quel che resta di opere effimere.

Come hai scelto gli artisti del gruppo di cui sei coordinatore?
Home-Less è uno stato mentale, è come essere in un luogo ma non sentirsi adeguati ad esso, una peculiarità distintiva della nostra società descritta da Zygmunt Bauman con l’aggettivo “liquida” e nella cui definizione rientrano altre caratteristiche come transitorietà permanente, effimero durevole, futuro incerto, posizione sociale fragile e insicurezza esistenziale.
Ho scelto gli artisti che sapevo essere comuni a queste sensazioni e che da tempo con le loro opere ne restituiscono l’espressione.

Che significato ha e che valore ha per te lavorare in gruppo? Quali strade o opportunità di ricerca crea?
Lavorare in gruppo per realizzare una mostra è stato un momento molto stimolante, il confronto di opinioni è sempre un momento di crescita.

Volgendo lo sguardo verso l’esterno, nonostante le molte difficoltà dovute alle vicende legate alla politica internazionale cosa credi resti ancora dei concetti di comunità e condivisione?
Ti direi Facebook e Instagram, che rappresentano bene l’idea del nuovo concetto di condivisione e comunità. Ma a parte questo, l’opera che presento in mostra Propaganda del 2010 racchiude la risposta a questa domanda. Ero partito dal desiderio di destrutturare e privare della sua funzione di marginalizzazione un oggetto dalla forte connotazione politica come la transenna, il risultato è stato una barriera ancora più imponente. Lo considero un lavoro sul fallimento.

Home-Less
artQ13, via Nicola Coviello 15, 00165 Roma

venerdì 13 maggio, ore 19.00

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