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	<title>almost CURATORS &#187; pia lauro</title>
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	<description>E se Duchamp avesse collezionato farfalle? / What if Duchamp had collected butterflies?</description>
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		<title>Seeds of identity &#8211; almost CURATORS @ Set Up Art Fair 2015</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 21:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[almostcurators]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[almost CURATORS ha il piacere di presentare Seeds of identity, un talk incentrato sul tema della costruzione dell’identità culturale in relazione al cibo che si produce e consuma, in occasione del programma Art Mise en Place &#8211; patrocinato da Expo 2015 &#8211; a Set Up Art Fair 2015. I tempi della coltivazione e i rituali [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>almost CURATORS</strong> ha il piacere di presentare <em><strong>Seeds of identity</strong></em>, un talk incentrato sul tema della costruzione dell’identità culturale in relazione al cibo che si produce e consuma, in occasione del programma <em><strong>Art Mise en Place</strong></em> &#8211; patrocinato da <strong>Expo 2015</strong> &#8211; a <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.setupcontemporaryart.com"><strong>Set Up Art Fair 2015</strong></a></span>.<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I tempi della coltivazione e i rituali ad essa connessi hanno condizionato sin dai tempi più antichi lo sviluppo e le abitudini delle maggiori civiltà. Partendo dall’opera <em><strong>Nutrice</strong></em>, di <span style="text-decoration: underline;"><a title="Maria Lucrezia Schiavarelli" href="http://www.marialucreziaschiavarelli.it" target="_blank"><strong>Maria Lucrezia Schiavarelli</strong></a></span> si cercherà di capire come nei secoli il rapporto tra l’uomo e la natura sia mutato e quali conseguenze da un punto di vista culturale, filosofico e sociale vi siano state. Ad introdurre il talk &#8211; in dialogo con l’artista &#8211; sarà <strong>Pia Lauro</strong>, curatrice e fondatrice di almost CURATORS; ad arricchire ulteriormente il dibattito sulla moderna produzione dei cereali interverrà <strong>Rosanna Figna</strong> (Ricerca e Sviluppo <a title="Augiaro &amp; Figna" href="http://www.agugiarofigna.com/agugiarofigna_IT/chi_siamo_storia.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Agugiaro &amp; Figna</span></a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Durante i giorni della fiera sarà esposta nell’area talk l’opera <em><strong>Nutrice</strong></em>, di <strong>Maria Lucrezia Schiavarelli</strong>. Il lavoro, di matrice autobiografica, nasce con l&#8217;idea di evocare per mezzo di un gesto rituale i legami e le connessioni che, attraverso la cultura e l&#8217;alimentazione, uniscono l&#8217;uomo alla natura. Ispirata dall&#8217;antroposofia steineriana, l’installazione dà forma alla tradizione delle società agricole basata, sin dai tempi antichi, sulla ciclicità dei giorni della settimana, sul movimento dei pianeti e sui tempi della semina per regolare la vita. I sette semi più importanti per l&#8217;alimentazione umana, cuciti insieme su tessuti di grandi dimensioni, danno forma a simboli astronomici, astrologici e mitologici.</p>
<p style="text-align: justify;">Progetto nato in collaborazione con <a title="Villa contemporanea" href="http://villacontemporanea.it" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Villa Contemporanea</strong></span></a> come una doppia mostra presso l’Atelierhof Kreuzberg a Berlino e Villa Contemporanea a Monza per presentare il lavoro dell’artista italiana realizzato in Germania.</p>
<p><strong><em>Seeds of identity<br />
</em></strong>talk nell&#8217;ambito di <em>Art Mise en Place</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">25 gennaio 2015 ore 15<br />
</span><strong>Set Up Art Fair<br />
</strong>Autostazione delle Corriere<br />
Piazza XX Settembre, 6 – Bologna</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1972" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2015/01/invito_SeedsOfIdentity.jpg" alt="invito_SeedsOfIdentity" width="700" height="1000" /></p>
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		<title>un-existing body: Stefano Ciannella e Keaton Fox @ Rialto</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2014 12:53:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[almostcurators]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione della prima edizione di GHETTO, festival di sperimentazione nelle arti visive, musica , informazione sociale, cinema d&#8217;impegno e teatro indipendente, a cura di Female CUT ed AMIGDALA, le sere del 31 ottobre e 1 novembre 2014 sarà esposta negli spazi del Rialto Sant’Ambrogio la mostra un-existing body a cura di Pia Lauro, con [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In occasione della prima edizione di <strong><a title="GHETTO" href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/10/FEMALE-CUTe-AMIGDALA-GHETTO-.pdf" target="_blank">GHETTO</a></strong>, festival di sperimentazione nelle arti visive, musica , informazione sociale, cinema d&#8217;impegno e teatro indipendente, a cura di <a title="Female CUT" href="http://www.femalecut.it" target="_blank">Female CUT</a> ed <a title="Amigdala" href="http://www.amigdala.biz" target="_blank">AMIGDALA</a>, le sere del <strong>31 ottobre e 1 novembre 2014</strong> sarà esposta negli spazi del <strong>Rialto Sant’Ambrogio</strong> la mostra <em><strong>un-existing body</strong></em> a cura di <strong>Pia Lauro</strong>, con opere di <strong>Stefano Ciannella</strong> e <strong>Keaton Fox</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corpo è il primo luogo abitato, è il primo spazio di sperimentazione e conoscenza, è la testimonianza della propria presenza, del proprio esistere, ed è anche il primo confine conosciuto e percepito. E&#8217; dunque il primo spazio che porta all’interazione e allo scontro nella ricerca e affermazione dell’identità del se. Nel lavoro di Stefano Ciannella e Keaton Fox la presenza fisica è sublimata da non presenze, che al tempo stesso ne testimoniano il passaggio.<br />
Entrambe i lavori, con prospettive diverse, indagano attraverso la non presenza del corpo universi intimi e interiori, passaggi di un vissuto. La perdita di un riferimento tangibile, del confine, del corpo non intacca però la percezione dell&#8217;esistenze. L&#8217;essenza del vissuto, di ciò che il corpo ha percepito, affrontato e metabolizzato non è escluso da queste analisi ma esaltato dal continuo rimando ad una identità e riconoscibilità corporea.<br />
Saranno esposti in mostra la serie fotografica di Stefano Ciannella I luoghi del corpo e l’opera video di Keaton Fox Like a Jellyfish in January.</p>
<div id="attachment_1935" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="wp-image-1935 size-medium" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/10/Stefano-Ciannella_I-luoghi-del-corpo_Angel-top_2002_all-rights-reserved-300x228.jpg" alt="Stefano-Ciannella_I-luoghi-del-corpo_Angel-top_2002_all-rights-reserved" width="300" height="228" /><p class="wp-caption-text">Stefano Ciannella, I luoghi del corpo, Angel top, 2002</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel lavoro di <a title="Stefano Ciannella" href="http://www.stefanociannella.com" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Stefano Ciannella</strong></span></a> i luoghi, gli uomini, le relazioni sono tutti attori di un articolato processo di indagine che parte da una ricerca intima e personale per poi fondersi con un’analisi macroscopica dei rapporti e delle relazioni sociali. Secondo Ciannella è attraverso il corpo ed il suo movimento che si può compiere un collegamento tra emozioni, memoria e azione. Nella serie fotografica I luoghi del corpo la presenza umana è sostituita da frammenti di corpi che abitano lo spazio, interagiscono con esso e ne restano legati come frame di un evento trascorso che ha lasciato traccia. I manichini ritratti nelle foto sono stati mutilati delle braccia: il luogo del corpo attraverso il quale avviene l’incontro con l’altro. La negazione delle braccia è dunque impossibilità fisica di relazionarsi e negazione di ogni leggerezza.</p>
<div id="attachment_1936" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img class="wp-image-1936 size-medium" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/10/Keaton-Fox_Like-a-Jellyfish-in-January_2012-300x174.jpg" alt="Keaton-Fox_Like-a-Jellyfish-in-January_2012" width="300" height="174" /><p class="wp-caption-text">Keaton Fox, Like a Jellyfish in January, 2012</p></div>
<p style="text-align: justify;"><a title="Keaton Fox" href="http://foxnamedkeaton.com" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Keaton Fox</strong></span></a> usa il video come strumento primario per esplorare i temi dell&#8217;identità e della percezione attraverso la tecnologia, il che le permette di identificare quali potranno essere gli effetti futuri di questo processo sulla coscienza civile. Una non presenza, un non luogo, messaggi sospesi nel tempo di una segreteria telefonica che perdono il loro valore e significato se accostati al lento movimento di una medusa, è ciò che Keaton Fox propone nell’opera video Like a Jellyfish in January. L’animale, che privo di massa celebrale, di muscoli e sangue, vive indisturbato sulla terra da 650 milioni di anni, fluttua mentre i messaggi registrati dalla segreteria telefonica raccontano di un attimo sospeso nella vita di un individuo per una cosciente sottrazione alla relazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>un-existing body</strong></em><br />
<em> Stefano Ciannella</em><br />
<em> Keaton Fox</em></p>
<p><em>a cura di Pia Lauro</em></p>
<p><em>31 ottobre &#8211; 1 novembre 2014 dalle 20.00 alle 4.00</em></p>
<p><em>Rialto Sant’Ambrogio, via di Sant’Ambrogio 18, Roma</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>INGRESSO: 7 euro + tessera ARCI</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>evento facebook: <a title="G H E T T O :: RIALTO, Roma" href="https://www.facebook.com/events/928129737214607/?fref=ts" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">G H E T T O :: RIALTO, Roma</span></a></em></p>
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		<title>Video star &#8211; Yasmin Fedda</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 09:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per trovare il luogo di ispirazione e origine del lavoro di Yasmin Fedda bisogna dirigersi a Tell Brak un sito archeologico nel  nord-est della Siria dove sono stati rinvenuti alcuni depositi votivi offerti alla divinità del Tempio degli Occhi. Questi idoli in argilla, ispirati alla figura umana e con grandi occhi, sono per Yasmin la [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per trovare il luogo di ispirazione e origine del lavoro di Yasmin Fedda bisogna dirigersi a Tell Brak un sito archeologico nel  nord-est della Siria dove sono stati rinvenuti alcuni depositi votivi offerti alla divinità del Tempio degli Occhi. Questi idoli in argilla, ispirati alla figura umana e con grandi occhi, sono per Yasmin la rappresentazione del vedere e del guardare, e dunque del riprendere, filmare, registrare le persone, le vite, le comunità, i soggetti catturati dalla sua telecamera. Tell Brak è stata nei secolo anche una via internazionale  di scambi e sede di diverse civiltà, mi domando perciò se questo non sia anche un luogo simbolico, che suggerisca di interpretare i suoi film come delle terre di mezzo, dove differenti mondi, fermenti e culture possono incontrarsi: «penso che compito dei miei film sia quello di essere in grado di creare ponti, di condividere la vita degli altri. Mi auguro che il cinema e i film possano creare tale possibilità, creando uno spazio fatto per mettere in relazione persone, vite ed esperienze che altrimenti probabilmente potrebbero non incontrarsi mai».</p>
<p style="text-align: justify;">Le differenti vite che Yasmin Fedda racconta viste insieme sembrano comporre un variegato mondo di emozioni, prospettive e speranze, lontane fra loro nello spazio e nel tempo, ma concretamente vicine nella rappresentazione dell’Altro. L’Altro raccontato da Yasmin non è mai dichiarato come tale né sinonimo di esclusione o emarginazione, ciò che chiaramente emerge dai suoi lavori è piuttosto quanto l’Altro &#8211; inteso come un differente punto di vista, di esperienza, di cultura o di condizione  &#8211; possa facilmente trasformarsi un Io collettivo, di volta in volta differente, in cui ognuno può riconoscere la propria identità. D’altro canto è proprio il monaco siriano Boutrous, il protagonista del film <i>Milking the Desert</i> (2004) a svelare il punto cruciale del lavoro di Yasmin: nel raccontare le relazioni tra le comunità musulmana e cristiana Boutrous afferma, con concreta genuinità, che infondo “una persona è una persona”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/breadmakers.jpg"><img class=" wp-image-798 aligncenter" alt="FEDDA, Breadmakers, 2007" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/breadmakers-1024x682.jpg" width="522" height="347" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro di Yasmin Fedda, infatti, è incentrato sulle persone, su individui simbolo di primavere culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autenticità e la cruda purezza con cui, attraverso la telecamera, Yasmin guarda a tali universi appare evidente nei due lavori presentati a Roma lo scorso marzo in occasione della mostra collettiva “Idi di marzo” presso la British School of Rome: il pluripremiato <i>Breadmakers</i> (video del 2007, girato alla Garvald Bakery di Edimburgo, dove una comunità di lavoratori con disabilità dell&#8217;apprendimento, preparano pane biologico che ogni giorno viene consegnato ai negozi e alle caffetterie della città. Il progetto realizzato dalla Garvald Bakery è ispirato alle idee di Rudolph Steiner, secondo le quali il lavoratore deve realizzare il proprio potenziale di auto-scoperta e di creatività in un contesto sociale) e l’inedito <i>Siamo tornati</i> (2013) frutto dell’esperienza romana.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>Siamo tornati</i> racconta del crescente fenomeno italiano delle occupazioni sociali – Teatro Valle, Cinema Palazzo, ed altri – quale reazione ai tagli sui servizi pubblici e all’aumento significativo della disoccupazione. Nel quartiere romano di San Giovanni l’insegnate di box Gianni e altri allenatori e attivisti si sono uniti per creare S.C.u.P (Sport e Cultura Popolare), palestra e scuola popolare e centro sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le chiedo perché ha deciso di mostrare insieme questi due lavori che chiaramente affrontano il tema, a lei caro, della comunità quale luogo di crescita positiva: «perché ho ritenuto che entrambi i film, in modi diversi, mostrino come diverse comunità abbiano trovato soluzioni positive per affrontare i problemi che devono affrontare. Ho trovato entrambi i progetti stimolanti e mi è sembrato che si fondessero tra di loro».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Simao-Tornati-still-1.jpg"><img class=" wp-image-799 aligncenter" alt="FEDDA, Siamo Tornati still 1, 2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Simao-Tornati-still-1-1024x576.jpg" width="522" height="294" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I film sono  tuttavia, stilisticamente piuttosto diversi: <i>Breadmakers</i> è completamente osservativo, senza alcuna voce fuori campo o intervista. Al pubblico basta guardare il forno, il pane e le interazioni sociali mentre tutti lavorano. In <i>Siamo tornati</i> il principale protagonista è Gianni, il quale spiega cos’è e il perché del progetto S.C.u.P, e racconta il significato che questa esperienza ha per lui e per l’intera comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Yasmin seleziona i protagonisti dei propri film in modi diversi adattandosi di volta in volta alle circostanze, ciò avviene anche nella fase di montaggio dove lo stile non sovrasta mai il contenuto, ma si modella su di esso rendendo ogni lavoro unico e completo. E’ nella fase di ripresa che Yasmin tende a riproporre  sempre la stesso schema di approccio, trascorrendo lunghi periodi di tempo con le persone che andrà a riprendere, ciò le è d’aiuto nell’acquisire fiducia e nell’essere in grado di filmare la vita ‘as it happens’.</p>
<p style="text-align: justify;">Yasmin Fedda ha origini palestinesi, dopo aver vissuto in Siria e in diverse zone del Medio Oriente, si è trasferita in Inghilterra e ha trascorso i primi tre mesi del 2013 a Roma presso la British School of Rome, in quanto vincitrice della Creative Scotland <i>document</i>24 Fellowship 2012-13.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando le chiedo se si sente una cittadina del mondo mi risponde: «Talvolta è difficile non sentirsi radicati in nessun luogo, ma allo stesso tempo mi piace sentirmi parte di molti luoghi e non di un qualsiasi posto nel mondo».<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/breadmakers.jpg"><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">Yasmin Fedda, <em>Siamo Tornati</em>, 2013 <a href="http://vimeo.com/63646958">http://vimeo.com/63646958</a></p>
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		<title>Lui chi è?? &#8211; Gaia Scaramella</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 23:13:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gaia Scaramella è nata a Roma nel 1979. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dal 1998 ha partecipato a diverse mostre collettive e personali, e a numerosi premi per l’incisione, vincendo nel 2007 il primo premio Grafica Italiana, a Vigonza. La sua ricerca prende il via dall’incisione calcografica, della [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gaia Scaramella è nata a Roma nel 1979. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dal 1998 ha partecipato a diverse mostre collettive e personali, e a numerosi premi per l’incisione, vincendo nel 2007 il primo premio Grafica Italiana, a Vigonza. La sua ricerca prende il via dall’incisione calcografica, della quale porta con se, in ogni lavoro, la concezione seriale dell’opera. Gran parte della sua ricerca l’ha condotta a scomporre e ricomporre oggetti, opere e memorie, creando nuove dimensioni percettive, e inediti piani di lettura di un percorso articolato e poliedrico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_annunciazione-icone-familiari_2006_11.jpg"><img class="alignright" alt="SCARAMELLA_annunciazione icone familiari_2006_11" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_annunciazione-icone-familiari_2006_11-280x300.jpg" width="280" height="300" /></a>L’incontro con l’incisione calcografica avviene negli anni di studio e sin da subito le permette di esprimersi attraverso l’elemento fondamentale del proprio lavoro: la produzione seriale, intesa come esigenza creativa piuttosto che come modalità di produzione. Le incisioni sono, infatti, concepite quasi come dei monotipi, di cui Gaia ha sempre stampato pochi esemplari.</p>
<p style="text-align: justify;">In <i>Annunciazione &#8211; Icone Familiari</i>, Gaia fonde tradizione e innovazione, arte sacra e quotidianità, associando alla sacralità del tema religioso quello della famiglia, e sostituendo se stessa al divino. Questa attualizzazione del tema, senza alcuna banalizzazione, permette di ritrovare se stessi e di rispecchiarsi nelle iconografie rappresentate, cogliendo gli aspetti più reali e concreti di una sacralità terrena.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Essere-apparire-e-divenire-2007.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1035" alt="SCARAMELLA_Essere, apparire e divenire, 2007" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Essere-apparire-e-divenire-2007-300x249.jpg" width="300" height="249" /></a>Vivere la vita di un altro, qualcuno talvolta può averci pensato. Gaia Scaramella in <i>Essere, apparire e divenire</i> decide di essere qualcun altro, ma da morto. Non per bizzarra provocazione, ma per affrontare il tema della sacralità del defunto, tra ricordo e folklore. Le “partecipazioni al lutto”, ritrovate in un cassetto della nonna, poste l’una accanto all’altra, raccontano come il ricordo del defunto si trasformi molto spesso in santificazione, ognuna di esse racconta soltanto ineccepibili vite terrene. In quest’opera Gaia compie una vera e propria appropriazione di testi, parole e pensieri, dedicati ai defunti in qualche modo a lei legati o imparentati. Come in un rapporto simile a quello tra attore e personaggio, Gaia e i suoi “santi” comuni divengono una cosa sola, permettendole di farsi, di volta in volta, virtuosa e santificata. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Suore_20071.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1090" alt="SCARAMELLA_Suore_2007" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Suore_20071-1024x280.jpg" width="653" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Con le opere realizzate per la mostra <i>Dio ed Io</i> del 2007, Gaia Scaramella si emancipa dalle tematiche legate al contesto familiare e volge lo sguardo ad un piano iconografico più pubblico. La geografia dell&#8217;istituzione ecclesiastica viene qui ridisegnata e riletta attraverso un approccio critico e al contempo ironico. Da un punto di vista tecnico Gaia esce dai limiti fisici del foglio stampato, incidendo il proprio segno su porte e ante d&#8217;armadio, e dipingendole con vernice a smalto. Le grandi lastre componibili le permettono così di utilizzare le tecniche di incisione e pittura in una chiave più sperimentale, e di realizzare una serie di opere di carattere installativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Le-tre-M_2008.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1037" alt="SCARAMELLA_Le tre M_2008" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Le-tre-M_2008-300x210.jpg" width="300" height="210" /></a>Il processo di emancipazione ed evoluzione dalla tecnica calcografica che Gaia Scaramella ha compiuto negli ultimi anni ha senza dubbio avuto dei risvolti esplicitamente concreti nella creazione della serie <em>Calco Trito Mix</em> del 2008. Appare chiara nell&#8217;elaborazione di questi lavori la volontà e la necessità di triturare carta e processo creativo per giungere ad nuovo livello di produzione artistica e coscienza di se. Dopo l&#8217;elaborazione mediante il torchio, le stampe subiscono un ulteriore passaggio meccanico passando tra le lame del trita documenti. Le immagini vengono così scomposte e frammentate in modo indecifrabile, in attesa di essere nuovamente ricomposte secondo una nuova visione. Gli unici simboli leggibili sono quelli delle tre grandi religioni monoteistiche sovrapposti alle &#8220;fettucce segniche&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Ex-vuoto_2008.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1036" alt="SCARAMELLA_Ex vuoto_2008" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Ex-vuoto_2008-300x182.jpg" width="300" height="182" /></a>Un panorama di stampe in negativo, realizzate mediante impressione di matrici sagomate, compone l’installazione bidimensionale di <i>Ex-Vuoto</i> (2008). L’ex voto, l’oggetto comunemente utilizzato in diverse religioni per ringraziare la divinità di una grazia ricevuta, assume forme diverse, ma ben precise &#8211; come polmoni, fegato, cervello, anche e ovaie &#8211; mescolate con le immagini di una variegata umanità, compostata da uomini, donne e amanti. Gli ex-voto, fissati alla parete con dei chiodi che ne vincolano il movimento, ritraggono immagini cariche di significato per Gaia. Questo intenso mixage, di forte emotività e leggera spontaneità, riunisce con chiarezza i due piani su cui il lavoro di Gaia Scaramella agisce: formale/impersonale e personale/interiore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Capasanta_2009.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1034" alt="SCARAMELLA_Capasanta_2009" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Capasanta_2009-201x300.jpg" width="201" height="300" /></a>Con l’opera <i>Capasanta</i> &#8211; esposta durante la mostra <i>Sant’Elena, la seduzione nel segno</i> evento collaterale alla Biennale di Venezia del 2009 – Gaia Scaramella decide di donare le matrici delle stampe che componevano l’installazione di <i>Ex-Vuoto</i>, a sant’Elena, come se si trattasse di veri e propri ex voto. L’opera, appositamente progettata per lo spazio in cui è stata allestita, consisteva in una sfera geodedica che, appesa ad una gru, compiva una rotazione lenta su se stessa. All’interno della sfera erano stati posti gli ex voto in zinco che con il passare del tempo si sono staccati per cadere nel corso d’acqua sottostante, andando a restituire l’elemento votivo al mare e alla santa. Il percorso di emancipazione nei confronti della tecnica dell’incisione si conclude dunque con quest’ultima installazione, dove Gaia decide di distaccarsi simbolicamente e fisicamente dalle sue matrici, donandole ad una dimensione altra.</p>
<p style="text-align: justify;">È nella realizzazione delle sue installazioni che il lavoro di gaia Scaramella acquista sempre più intensità e profondità permettendole di affrontare temi e spazi allestitivi complessi e articolati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_300_2010.jpg"><img class="size-medium wp-image-1032 alignright" alt="SCARAMELLA_300_2010" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_300_2010-300x201.jpg" width="300" height="201" /></a>Disposte geometricamente, poste ad un metro circa di distanza l’una dall’arta, le 300 girandole che compongono l’installazione <i>300</i> ricordano un plotone, un esercito di soldati valorosi in assetto di attacco forse, o di difesa. L’istallazione, concepita per il piano di copertura del torrione del Castello Anfonsino di Brindisi, è composta da trecento girandole monocrome nere, che con il loro volteggiare dialogano costantemente con le incessanti correnti d’aria che battono sul torrione, restituendo al vento il suono del vento. Le girandole perdono così il loro scopo primario, quello ludico legato alla leggerezza del gioco, e divengono simboli del lutto che la guerra impone.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_legami-o-legami_2011_web.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1038" alt="SCARAMELLA_legami o legami_2011_web" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_legami-o-legami_2011_web-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Legami o legami</i>…una richiesta o una denuncia? L’installazione composta da due pareti chiuse ad angolo, a cui sono aggrappate mani in resina epossidica, affronta il tema dello stretto coinvolgimento affettivo che talvolta si traduce in vincolo. Dalle mani fili di lana colorati si liberano e diramano come vene, arterie, capillari e legamenti, descrivendo concettualmente l’estensione interna di un involucro pulsante, quale è il corpo umano. Come un abbraccio o una morsa, i fili vanno da parete a parete chiudendo e reticolando l’angolo, definendo fisicamente un immobilizzante stato d’angoscia.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Memorie-dellaltroieri_2012.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1039" alt="SCARAMELLA_Memorie dell'altroieri_2012" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Memorie-dellaltroieri_2012-300x291.jpg" width="300" height="291" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Memorie dell’altro ieri, memorie di dopodomani </i> è l’opera che Gaia Scaramella dedica alla tragedia dell’olocausto. L’olocausto… una sospensione, un’interruzione del pensiero, della vita, della dignità umana e sociale. Un tavolo d’epoca rivestito in formica bianco e celeste, con gambe in metallo e struttura in legno, circondato da quattro sedie. Dieci omini, monocromi bianchi, posti sul piano. Sulle teste di ognuno memory cards. Nel cassetto del tavolo un ipad, per visualizzare le foto custodite nelle cards. La memoria del passato si fonde con uno sguardo limpido verso il futuro. Gaia narra il prima ed il dopo della strage, senza mostrarne le pagine oscure, creando un’opera interattiva. Nell’invitare lo spettatore ad applicare l’esercizio della memoria, l’artista ricerca una forma di elaborazione condivisa dell’orrore, fornendo una prospettiva propositiva, che esclude la mera denuncia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Nepenthes_2012.jpg"><img class="alignleft" alt="SCARAMELLA_Nepenthes_2012" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Nepenthes_2012-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>L’articolato percorso di Gaia Scaramella sul rapporto tra vita e morte nei suoi lavori ci conduce a <i>Nepenthes</i>. L’opera è composta da grandi baccelli che contengono i profili di uomini e donne. I bacelli, collegati idealmente tra loro da sottili rami, sono isolati da cornici color nero o bianco a voler simboleggiare un lutto o il candore celestiale. Le presenze umane, collegate come in un albero genealogico, ma separatamente incorniciate in uno spazio chiuso che evoca un’urna o una teca, albergano serenamente nei loro baccelli, come se la pianta morente donasse loro vita. È la morte di uno per la vita dell’altro.</p>
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		<title>Lui chi è?? &#8211; Francesca Romana Pinzari</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 12:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Francesca Romana Pinzari, artista romana, nata a Perth (Australia) nel 1976, ha iniziato la sua carriera nel 2001 come pittrice figurativa. Negli ultimi anni ha intrapreso una ricerca sul corpo e sui fenomeni identitari della società contemporanea: utilizzando diversi media quali video, performances e installazioni, i suoi lavori si sviluppano come autoritratti che raccontano concetti [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CHIMERA_CHIARA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-271" title="PINZARI_CHIMERA_CHIARA" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CHIMERA_CHIARA-199x300.jpg" width="199" height="300" /></a>Francesca Romana Pinzari, artista romana, nata a Perth (Australia) nel 1976, ha iniziato la sua carriera nel 2001 come pittrice figurativa.<br />
Negli ultimi anni ha intrapreso una ricerca sul corpo e sui fenomeni identitari della società contemporanea: utilizzando diversi media quali video, performances e installazioni, i suoi lavori si sviluppano come autoritratti che raccontano concetti universalmente noti nei quali ognuno può  immedesimarsi.<br />
Il proprio corpo è vissuto da Francesca come un luogo di sperimentazione, sul quale, con il quale e attraverso il quale indagare il rapporto tra intimità e condivisione. In una continua relazione di antinomia tra differenti elementi messi in connessione tra loro nascono opere come le Chimere (2012), sculture eteree, frutto di un paziente lavoro manuale che unisce la fragilità del crine di cavallo alla resistenza di una struttura metallica. Tra mito e storia, tra utopia e realtà le chimere aleggiano, materializzandosi nei ricordi ancestrali dell’individuo e nel risultato ibrido delle proprie incertezze. La chimera è, infatti, un mostro mitologico, ma allo stesso tempo è un desiderio irrealizzabile, un&#8217;illusione, un&#8217;assurdità.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_HAIR_MAJESTY_2011-WEB.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-272" title="PINZARI_HAIR_MAJESTY_2011 WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_HAIR_MAJESTY_2011-WEB-300x213.jpg" width="300" height="213" /></a>Ma è in opere come Hair Majesty (2011) o nella serie realizzata su plexiglass che la Pinzari rivela l’intimità e la consistenza di un elemento organico come i capelli. In Hair Majesty quello che a prima vista sembra un disegno a china è in realtà un’opera realizzata interamente con i capelli delle persone ritratte, il che crea un legame diretto con il soggetto rappresentato che esula la somiglianza visiva, ma diviene piuttosto un prolungamento del corpo stesso. I capelli si intrecciano e si dispongono come una leggera trama cui si agganciano i pensieri spirituali di chi è ritratto, come un filtro di separazione del materiale e dell&#8217;istintivo da quello che è spirito e anima, i capelli creano figure intime ed interiori, che al contempo svelano un puro erotismo.<br />
Mentre per raccontare di sé Francesca sceglie plexiglass e capelli: i fili scuri delineano un contorno chiaro ed emblematico, è un feto, raccolto e capovolto come fosse nell’utero di una giovane donna pronta al parto, e allo stesso tempo fisso e immobile bloccato nel plexiglass, quasi a scopo conservativo. In queste opere l’artista lascia una propria traccia, una prova: il proprio DNA.<br />
Dopo un&#8217;acuta indagine sul corpo umano, Francesca Romana Pinzari ha concentrato il suo lavoro sul concetto di identità, invitando a riflettere sulla difficoltà di definire chi siamo in rapporto ad una società che tende a ripartire gli individui per gruppi di appartenenza – politica, culturale, religiosa, fisica.. – inglobando il singolo nel collettività.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BESTIARIO_02-WEB.jpg"><img class="size-medium wp-image-273 alignleft" title="PINZARI_BESTIARIO_02 WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BESTIARIO_02-WEB-300x298.jpg" width="300" height="298" /></a>Da qui nascono opere come il Bestiario (2011), su lastre di alluminio prendono forma delle creature mostruose, esseri composti da parti di animali esistenti e bestie fantastiche che emergono come le angosce e le inquietudini dell&#8217;essere contemporaneo dalla profondità imperscrutabile di uno sfondo scuro e corposo. O Cavalli (2012), circa 150 piccoli lavori pittorici a prima vista simili tra loro per intensità di colore e sbavature, ma in realtà tutti diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro. Le figure, uniche e irripetibili, sono dettate dalla mano dell&#8217;artista e dalla casualità delle tecniche utilizzate. Ogni immagine è unica e seriale allo stesso tempo come gli individui che abitano la società contemporanea, persone uniche, per storia o cultura, che tendono però ad abbracciarsi per un puro senso di aggregazione.<br />
Ma l’appartenenza ad un gruppo, ad un movimento o ad una fede può condizionare e stravolgere realmente l’identità del singolo individuo? Secondo Francesca Romana Pinzari no. L’artista racconta il suo punto di vista attraverso le immagini di I am not (2011) video della performance presentata durante una session di performances all’interno della rassegna organizzata alla Yes Foundation (Olanda) lo scorso anno. Ogni individuo secondo Francesca cerca di soddisfare il proprio senso di appartenenza abbracciando filosofie, religioni e partiti politici, ma in realtà il singolo non può annullarsi nel gruppo ed è proprio da questa consapevolezza che emerge la sua frustrazione nei confronti del sistema contemporaneo.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BLOOD_AND_HAIR_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-274" title="PINZARI_BLOOD_AND_HAIR_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BLOOD_AND_HAIR_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CAVALLI.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-275" title="PINZARI_CAVALLI" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CAVALLI-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_NOT_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-276" title="PINZARI_I_AM_NOT_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_NOT_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_WILL_HOLD_MY_BREATH_UNTIL_YOU_SAY_YOU_LOVE_ME_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-277" title="PINZARI_I_WILL_HOLD_MY_BREATH_UNTIL_YOU_SAY_YOU_LOVE_ME_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_WILL_HOLD_MY_BREATH_UNTIL_YOU_SAY_YOU_LOVE_ME_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_WHAT_I_AM_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-278" title="PINZARI_I_AM_WHAT_I_AM_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_WHAT_I_AM_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_SENZA_TITOLO_PLEXIGLASS.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-279" title="PINZARI_SENZA_TITOLO_PLEXIGLASS" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_SENZA_TITOLO_PLEXIGLASS-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Lui chi è?? &#8211; Alessandro Giuliano</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2012 17:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alessandro Giuliano (1974) vive e lavora tra New York, Roma e Napoli. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Napoli Federico II, ha intrapreso la sua prima attività come fotografo lavorando in teatro: investigare con la macchina fotografica i contenuti artistici è sempre stato il suo obiettivo. Punti cardine del suo percorso sono state l’esperienza romana [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alessandro Giuliano (1974) vive e lavora tra New York, Roma e Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Laureato in Scienze Politiche all’Università di Napoli Federico II, ha intrapreso la sua prima attività come fotografo lavorando in teatro: investigare con la macchina fotografica i contenuti artistici è sempre stato il suo obiettivo. Punti cardine del suo percorso sono state l’esperienza romana e newyorkese. Nella grande mela ha frequentato, nel 2010, il corso postgraduate di specializzazione multidisciplinare in fotografia all’ICP- International Center of Photography, dove ha anche lavorato come assistente insegnante. Negli ultimi due anni si è dedicato al progetto<em> Ubiquity</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ubiquity è uno studio sulla relazione spaziale, attraverso il quale  indagare gli studi sulla fisica quantistica e sulla teoria della relatività di Einstein, secondo cui lo spazio non è tridimensionale e il tempo non è un’entità separata, ma insieme formano una nuova dimensione, lo spazio-tempo.</p>
<p><a style="text-align: justify;" href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/mid-World-airline-routemap-2010.ogg.jpg"><img class="alignleft" alt="mid-World-airline-routemap-2010.ogg" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/mid-World-airline-routemap-2010.ogg-300x300.jpg" width="270" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Alessandro ha individuato nelle mappe che tracciano le linee delle rotte aeree di tutto il mondo, segno tangibile dello spostamento temporale umano, la possibile figurazione della quadridimensionalitá. La rapida diffusione di una percezione spazio-temporale globale, infatti, crea una nuova dimensione soggettiva, dove luoghi, servizi e linguaggio non appaio più come punti di riferimento oggettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella prima parte del progetto <em>Ubiquity</em> (inverno 2011) è stato coinvolto un campione di individui appartenenti alla sfera personale dell’artista (amici, curatori, galleristi) con l’intento di raccogliere dati relativi ai loro luoghi d’interesse, grazie al sistema di geolocalizzazione dei telefoni cellulare, che attraverso gli spots segnalano i luoghi in cui sono state scattate delle fotografie, così da ridisegnare nuove mappe soggettive, basate su fattori individuali. La fotografia, intesa come azione volontaria d’interazione con quanto ci circonda, diventa quindi il parametro di riferimento per disegnare su una cartina la traccia del proprio passaggio in un determinato ambito spaziotemporale.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Personal_maps_2011.jpg"><img class="size-medium wp-image-891 alignright" alt="GIULIANO_Personal_maps_2011" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Personal_maps_2011-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nella seconda fase del progetto <em>Ubiquity</em> (6 febbraio – 18 marzo 2012) Alessandro si è trovato a riflettere sul challenge di Damien Hirst e della galleria Gagosian, e su quanto quest’esperienza fosse in linea con il progetto che stava curando. Paesi diversi, lingue diverse, esperienze diverse, ma stesse domande: la gente come si muove? In base a cosa sceglie di spostarsi ? E cosa succede se glielo si chiede?</p>
<p style="text-align: justify;">E’ così partita l’azione performativa con cui l’artista, visitando la mostra <em>The Complete Spot Paintings 1986-2011</em> in tutte le gallerie Gagosian, ha prodotto una serie di spots generando così la propria mappa personale, condizionato nel Tempo dalla durata effettiva delle mostre. Compiendo una circumnavigazione del globo terrestre da ovest verso est ha fruttato la time machine, il giorno in più che viene a crearsi attraversando il meridiano 180, facendo del suo intervento sullo spazio fisico terrestre un’azione spaziotemporale a tutti gli effetti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=uB1LmfwZjjs">http://www.youtube.com/watch?v=uB1LmfwZjjs</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Ritratto.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-892" alt="GIULIANO_Ritratto" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Ritratto-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Lines_vs_spots.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-890" alt="GIULIANO_Lines_vs_spots" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Lines_vs_spots-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Spacetime_band.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-893" alt="GIULIANO_Spacetime_band" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Spacetime_band-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Airlines_777385.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-888" alt="GIULIANO_Airlines_777385" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Airlines_777385-150x150.gif" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Flight_map_all.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-889" alt="GIULIANO_Flight_map_all" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Flight_map_all-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Lui chi è?? &#8211; Silvia Iorio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2012 11:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Silvia Iorio, classe 1977, è artista italiana attiva sulla scena internazionale sin dai primi anni Duemila. Peculiare nel processo della sua ricerca visiva è l&#8217;introduzione di un linguaggio estetico-scientifico che trae origine dagli studi universitari in Biologia Molecolare. Come una formula scientifica che tenti di descrivere un fenomeno naturale possiede sempre al proprio interno una [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Silvia Iorio, classe 1977, è artista italiana attiva sulla scena internazionale sin dai primi anni Duemila. Peculiare nel processo della sua ricerca visiva è l&#8217;introduzione di un linguaggio estetico-scientifico che trae origine dagli studi universitari in Biologia Molecolare. Come una formula scientifica che tenti di descrivere un fenomeno naturale possiede sempre al proprio interno una variabile incognita, così il lavoro di Silvia Iorio, pur prendendo avvio da una metodica indagine di natura scientifica incentrata sulle categorie universali dello Spazio e del Tempo, rende <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Atelier_2001-2003.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-421" title="IORIO_Atelier_2001-2003" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Atelier_2001-2003.jpg" width="325" height="206" /></a>l&#8217;elemento casuale il vero protagonista ultimo della sua Opera. All&#8217;interno di tale linguaggio &#8211; fisico/matematico, verbale/letterario, chimico/genetico &#8211; l&#8217;artista recupera e rinnova l&#8217;elemento cromatico della sequenza luminosa dello spettro ottico, quale cifra stilistica ricorrente nelle proprie opere e concettualmente coerente al loro contenuto &#8211; ma in versione mai identica, sempre nuova.<br />
Atelier (2001-2003) lo skyline dell’ambiente di lavoro di Silvia, può essere considerato l’origine della sua ricerca sul caso, il caos, l’errore e il paradosso. In un luogo ai limiti dell’atmosfera, senza alcun riferimento spazio-temporale, le ampolle, disposte in ordine decrescente, contengono dadi ordinati cromaticamente in ordine crescente. L’ordine dei recipienti segue la successione cromatica dello spettro, ma è il caso il vero protagonista. Il caso rende attiva la ricerca, ma allo stesso tempo la influenza e controlla: i recipienti sono trasparenti per lasciar vedere, ma capovolti per non lasciar sfuggire. La possibilità dunque è sotto vetro come in un esperimento in divenire.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_PaesaggioVirale_2005.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-425" title="IORIO_PaesaggioVirale_2005" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_PaesaggioVirale_2005-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Nella prima metà degli anni duemila Silvia lavora sulla sperimentazione scientifica quale esperienza di controllo e sovversione dell’errore e del caso. Paesaggio Virale (2005) è una lunga serie di tele dipinte con macroscopico realismo, atte a rivelare tutti gli elementi microscopici naturali e rigorosamente geometrici di particolari virus oculari che inficiano la visione (la vista). Trattando un tema fondamentale per l’Arte e l’Estetica &#8211; ovvero l&#8217;universo della Visione &#8211; tale ciclo di opere invita a una riflessione sul circuito biologico di &#8220;contaminazione, morte e rigenerazione&#8221;. Ciascuna tela, infatti, è stata dipinta utilizzando acrilici e virus coltivati su albumina: il virus rimane attivo sulla tela per 40 giorni; una volta debellato, l&#8217;opera diviene unicamente materia pittorica stabile, inerente la vista, passata a nuova vita.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Cubo_di_Rubik_2007.jpg"><img class="size-medium wp-image-422 alignleft" title="IORIO_Cubo_di_Rubik_2007" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Cubo_di_Rubik_2007-202x300.jpg" width="202" height="300" /></a>Dal 2007 note, paradossi e colori invadono e pervadono l’orizzonte creativo di Silvia Iorio. Con il Cubo di Rubik Silvia presenta un&#8217;opera straordinariamente poliedrica e dall&#8217;aspetto musivo &#8211; grazie all&#8217;intersezione delle tessere policrome. I piccoli riquadri del rompicapo matematico sono concepiti come un pentagramma sul quale poter incidere una partitura per sei strumenti (glockenspiel, glassharmonica, vibrafono, celesta, arpa, pianoforte) uno per ogni faccia del cubo. Quando ogni colore primario va a comporre il proprio lato monocromatico la partitura presenta una struttura eseguibile in modo lineare, mentre il cubo scomposto da vita ad una melodia, che ha a disposizione 43.252.003.274.489.856.000 di combinazioni di note possibili. Mentre sul Nastro di Möbius è incisa una una melodia &#8220;non orientabile&#8221; per pianoforte. Del nastro, del non-colore indaco, esiste un solo lato e un solo bordo; in geometria questo genere di superficie viene definita non orientabile, perché è impossibile attribuirle un orientamento (lato superiore e inferiore). Così ciò che è definito paradosso nella forma genera grazie alle note un suono perfetto che evoca l’infinito.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Color-Noises_Spectral-Density-Suite13_2008.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-426" title="IORIO_Color Noises_Spectral Density Suite#13_2008" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Color-Noises_Spectral-Density-Suite13_2008-300x163.jpg" width="300" height="163" /></a>E cos’è il rumore se non un suono? Considerato per definizione un segnale casuale, il rumore può essere in realtà formalizzato grazie all&#8217;utilizzo di modelli matematici. Da questo assunto prende vita al dittico Color Noises (2008), partiture cromatiche dove il rumore acquista forma. In campo scientifico, il nome di queste tipologie di rumore (color noises) deriva da un&#8217;analogia tra le frequenze dello spettro della luce e quelle dell&#8217;onda sonora, cioè se andassimo a tradurre l&#8217;onda sonora blu in onda luminosa, ad esempio, il colore risultante sarebbe il blu. Con questo lavoro Silvia da vita al non visibile e al non udibile, sfondando le barriere della percezione umana e aprendo la porta ad una possibilità percettiva altra.<br />
La corrispondenza tra Arte e Scienza è senza alcun dubbio il perno di tutta la ricerca artistica compiuta da Silvia Iorio. E’ stato dunque quasi inevitabile, dopo aver indagato l’infinitamente piccolo, volgere lo sguardo all’infinitamente grande, alla dimensione dove caos, caso e paradosso danzano dando vita al più grande mistero percettivo umano: l’Universo.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_HopedVacuum_VuotoAtteso_2005.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-423" title="IORIO_HopedVacuum_VuotoAtteso_2005" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_HopedVacuum_VuotoAtteso_2005-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>La ricerca di Silvia, in tal senso, inizia da Vuoto atteso (2005), una panca plasmata sulla forma ideale del Buco Nero, concepita come un pensatoio celeste, una pausa materiale dove poter immaginare l’immateriale: pensandolo oltre o attraverso. Stando seduti sul &#8220;vuoto atteso&#8221; è possibile contemplare l’orizzonte degli eventi, il limite ultimo della conoscenza umana prima di essere inghiottiti nel buco. Il Buco Nero, una gola, un tunnel nell’universo in grado di congiungere due luoghi lontanissimi dello Spazio-Tempo, un emblema di semplicità e austera geometria all&#8217;esterno, il più grande Caos che l’universo conosca al proprio interno. Nel maggio 2010 in occasione della mostra Sorry, We Are Open! alla London Metropolitan University, Silvia Iorio ha esposto per la prima volta Odysseia. Il progetto (Londra 2010, Berlino 2011, Roma 2012) indagava l&#8217;inter-connessione tra eventi reali non esperibili <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Odysseia_Berlin_2011.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-428" title="IORIO_Odysseia_Berlin_2011" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Odysseia_Berlin_2011-300x272.jpg" width="300" height="272" /></a>simultaneamente: la sera dell&#8217;opening londinese, i visitatori sono stati invitati a premere alcuni interruttori della luce collocati su una parete composta da centinaia di interruttori di differenti cromie. Il pubblico ha messo così in moto una serie di impulsi elettromagnetici, che come milioni di Armstrong hanno compiuto per noi una passeggiata nell’Universo e – compiuto il viaggio concettuale di un anno nello spazio – sono arrivati sulla Terra sotto forma di totem luminosi, negli spazi della Galerie Mario Iannelli di Berlin, nel maggio del 2011, accendendosi nell&#8217;esatta sequenza in cui erano stati attivati un anno prima. Nel maggio 2012 il grande viaggio della Luce nello Spazio e nel Tempo di Odysseia ha fatto tappa a Roma, e gli ambienti espositivi si sono trasformati in un centro di osservazione astronomica, dove è stato possibile entrare in comunicazione con l&#8217;espandersi dello Spazio siderale. La mostra Expanding on Expansion of the Universe, presso la galleria Il Segno, ha ospitato Infinitum (2012), otto carte e uno specchio, sintesi grafica degli otto minuti che un raggio di Sole impiega ad arrivare sulla Terra; la seria Charta (2012), carte blu monocrome dove è possibile ammirare l’Universo primigenio; e Alea (2012), la serie si sculture olografiche, che suggeriscono un&#8217;origine immateriale ed intangibile dell&#8217;Universo attraverso l&#8217;uso di meteoriti, considerati da Silvia &#8220;dadi astrali&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Odysseia_Studio.4.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-436" title="IORIO_Odysseia_Studio.4" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Odysseia_Studio.4-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Odysseia_GalleriaIlSegno_2012.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-430" title="IORIO_Odysseia_GalleriaIlSegno_2012" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Odysseia_GalleriaIlSegno_2012-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Nastro-di-Möbius_2007.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-431" title="IORIO_Nastro di Möbius_2007" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Nastro-di-Möbius_2007-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Cè-ancora-tanto-da-vedere_2007.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-432" title="IORIO_C'è ancora tanto da vedere_2007" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Cè-ancora-tanto-da-vedere_2007-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Ovo_X_Transustanziazione_2003.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-433" title="IORIO_Ovo_X_Transustanziazione_2003" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Ovo_X_Transustanziazione_2003-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Interruttori_Londra2010.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-435" title="IORIO_Interruttori_Londra2010" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/IORIO_Interruttori_Londra2010-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
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