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	<title>almost CURATORS &#187; fotografia</title>
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	<description>E se Duchamp avesse collezionato farfalle? / What if Duchamp had collected butterflies?</description>
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		<title>IO amo il mio LAVORO &#8211; CONCORSO FOTOGRAFICO INTERNAZIONALE 2014</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2014 21:06:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[almostcurators]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[concorso fotografico internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;arte dice l&#8217;indicibile, offre espressione a ciò che non ha accesso alla parola, perché la trascende, perché non si lascia catturare dalle sue strette maglie, le maglie grammaticali, sintattiche, lessicali, che deformano e riformano, per adattare ad una forma-altra precostituita. &#8211; Ivan Sirtori &#8211; IL CONCORSO SNFIA Arte, sezione del Sindacato Nazionale Funzionari Imprese Assicuratrici [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i>L&#8217;arte dice l&#8217;indicibile, offre espressione a ciò che non ha accesso alla parola, perché la trascende, perché non si lascia catturare dalle sue strette maglie, le maglie grammaticali, sintattiche, lessicali, che deformano e riformano, per adattare ad una forma-altra precostituita</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; Ivan Sirtori &#8211;</p>
<p><strong>IL CONCORSO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="SNFIA" href="http://www.snfia.org" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">SNFIA</span></a> Arte, sezione del Sindacato Nazionale Funzionari Imprese Assicuratrici promuove il concorso fotografico <strong><em>IO AMO IL MIO LAVORO</em></strong>, iniziativa finalizzata a documentare il ruolo che il Lavoro ha occupato ed occupa nella Vita delle Persone. Snfia, Sindacato che tutela e rappresenta le Alte Professionalità del mondo assicurativo, affronta la crisi della rappresentatività sindacale ricercando strade di comunicazione capaci di raggiungere la complessità del mondo contemporaneo. Snfia, con <em>IO amo il mio LAVORO</em>, promuove un’indagine sul paradigma Lavoro nel Terzo Millennio, a partire dal settore assicurativo, provando ad uscire dalla consuetudine della Comunicazione verbale ed esplorando l’attualità di quella visiva. Gli Uomini e le Donne del Terzo millennio sempre più vivono il lavoro non come strumento di sostentamento quotidiano, ma come motore nella realizzazione del sè. Lavorare significa costruire il proprio ruolo sociale e dare spazio al proprio talento. In altre parole, verificarsi nella capacità di realizzare i propri bisogni di affermazione sociale e spirituale. Il Concorso è un invito a dare visibilità a questo mutato sentire attraverso immagini che sappiano catturare questo sentimento nello svolgimento dell&#8217;attività lavorativa quotidiana.</p>
<p><strong>IL BANDO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Concorso è aperto ai cittadini di ogni nazionalità. La partecipazione è a titolo gratuito. Ogni Autore potrà partecipare con un minimo di quattro e un massimo di sei immagini, in formato digitale. Le opere dovranno essere inviate inderogabilmente via e-mail a partire dalle ore 24 del giorno 20.06.2014 e <strong>dovranno essere recapitate non oltre le ore 24 del giorno 30.11.2014</strong>. Tra le Opere inviate la Giuria selezionerà ad insindacabile giudizio 50 scatti, realizzerà una graduatoria dei primi dodici e tra questi  proclamerà i vincitori del Concorso, sezione Senior e Junior. Al vincitore della sezione Senior verrà corrisposta a titolo di riconoscimento del merito la somma di <b>2.000</b> euro lordi. Al vincitore della sezione Junior sarà invece commissionata la realizzazione di un Progetto fotografico di comunicazione per AMREF<i>, African Medical and Research Foundation</i> sul tema <b>Nero Acqua</b> e corrisposta la somma di <b>1.000</b> euro lordi, a titolo di compenso per il lavoro svolto; l’erogazione di tale somma è condizionata alla produzione e consegna di un lavoro fotografico articolato e compiuto sul tema indicato. L’accettazione del premio implica il consenso e l’adesione alle condizioni di realizzazione del progetto concordate da SNFIA e AMREF. I lavori prodotti saranno utilizzati per iniziative promo &#8211; pubblicitarie da AMREF e SNFIA. Le immagini realizzate saranno esposte in una mostra dedicata presso una sede Istituzionale di alto profilo.<br />
Le fotografie in mostra saranno offerte in vendita con asta pubblica ed il ricavato netto interamente devoluto ad AMREF. Le prime 50 serie di immagini selezionate verranno pubblicate in Catalogo. Le prime 12 serie selezionate saranno utilizzate per realizzare il Calendario SNFIA 2016.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni scarica il <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/09/BANDO-ITA_snfiarte_concorso_fotografico_internazionale_io_amo_il_mio_lavoro_2014_19_09.pdf">Regolamento del concorso</a></strong></span> o visita il sito <a href="http://www.almostcurators.org/wp-admin/www.lovemywork.org"><b>www.lovemywork.org</b></a></p>
<div id="attachment_1841" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-medium wp-image-1841 " src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/09/Immagine-guida_-real-time_web-300x224.jpg" alt="Real time, Stefano Ciannella, 2014 © Snfia Arte" width="300" height="224" /><p class="wp-caption-text">Real time, Stefano Ciannella, 2014 © Snfia Arte</p></div>
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		<title>Zoom &#8211; Carmen Palermo</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2014 13:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2014]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[carmen palermo]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
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		<description><![CDATA[L’autoscatto come mezzo per raccontarsi. La polaroid come campo da scoprire attraverso una continua ricerca. Scopriamo il lavoro di Carmen Palermo, giovane fotografa fondatrice del network degli artisti “instant” italiani Polaroiders. AC: Quando hai scoperto la passione per la fotografia? CP: L&#8217;interesse per la fotografia c&#8217;è sin da quando andavo alle elementari e potevo usare [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’autoscatto come mezzo per raccontarsi. La polaroid come campo da scoprire attraverso una continua ricerca. Scopriamo il lavoro di <strong>Carmen Palermo</strong>, giovane fotografa fondatrice del network degli artisti “instant” italiani <a href="http://www.polaroiders.it" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Polaroiders</strong></em></span></a>.</p>
<p><em><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/parole.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1702" alt="parole" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/parole-243x300.jpg" width="243" height="300" /></a>AC: Quando hai scoperto la passione per la fotografia?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: L&#8217;interesse per la fotografia c&#8217;è sin da quando andavo alle elementari e potevo usare la macchina fotografica nelle gite scolastiche, ma è diventata vera e propria passione con l&#8217;acquisto della mia prima fotocamera digitale e un viaggio a Santiago de Compostela in Spagna.</p>
<p><em>AC: Da cosa nasce l&#8217;esigenza di essere il soggetto dei propri scatti?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: L&#8217;esigenza di auto-ritrarmi è mutata nel tempo, o forse dovrei dire si è evoluta.<br />
I primi autoritratti risalgono ai tempi delle superiori, a 17 anni mi sentivo emarginata e non comparivo mai nelle classiche foto tra compagni e amici, così semplicemente volevo essere fotografata anche io ed ero l&#8217;unica che poteva farlo o forse con cui non mi imbarazzavo.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/medusa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1707" alt="medusa" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/medusa-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Per molti anni è stato solo questo, un modo per avere un ricordo di me, poi nel 2006 &#8211; in un periodo in cui provavo una sofferenza che non riuscivo a metabolizzare &#8211; un giorno ho cominciato a fotografarmi scattando una foto dietro l&#8217;altra smettendo solo quando mi sono sentita finalmente &#8220;liberata&#8221; dal groviglio che sentivo nello stomaco: da quel momento ho intuito che auto-ritrarmi mi avrebbe aiutato in qualche modo a &#8220;esorcizzare&#8221; i miei malesseri e raccontare anche altro di me, cosa che non sono mai riuscita a fare con le parole ma di cui ho sempre sentito l&#8217;esigenza.</p>
<p><em><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/lanima-è-blu.jpg"><img class="size-medium wp-image-1705 alignright" alt="l'anima è blu" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/lanima-è-blu-300x238.jpg" width="300" height="238" /></a>AC: Ti ispiri a qualche autore in particolare?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: Il mio approccio alla fotografia è stato sempre molto istintivo e solo negli ultimi anni ho finalmente scoperto e apprezzato la storia della fotografia. Non so se posso dire di ispirarmi a qualche autore in particolare, ma sicuramente ci sono fotografi che mi hanno colpito allo stomaco e di cui apprezzo qualcosa che vorrei essere in grado di portare, più che nelle mie foto, nel mio approccio alla fotografia.<br />
Di Francesca Woodman sento il &#8220;dolore&#8221; e quello che apprezzo di lei maggiormente è come sapesse &#8220;fare ricerca&#8221;; mi affascina il modo in cui indagava lo spazio e lo connetteva al sé più profondo utilizzando il suo corpo e, ancora, trovo affascinante come l&#8217;auto-ritrarsi diventasse una vera e propria esperienza. In una sua retrospettiva di qualche anno fa a Siena c&#8217;era la proiezione in loop di un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lGI9rRlfxYo" target="_blank"><strong><span style="text-decoration: underline;">video</span></strong></a> girato da un&#8217;amica della Woodman mentre questa (si) scattava: è un video in cui scopri che preparava tutto in religioso silenzio e ogni suo movimento, ancora prima dello scatto, è Arte. Di Jan Saudek amo la ricerca della bellezza attraverso l&#8217;esasperazione del reale che diventa quasi grottesco, di Weston la sensualità delle forme, di Roversi la delicatezza e l&#8217;eleganza, di Newton il perfezionismo, di Man Ray tutta la sua sperimentazione.</p>
<p><em><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/ofelia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1706" alt="ofelia" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/ofelia-245x300.jpg" width="245" height="300" /></a>AC: Come mai la scelta della polaroid? Quali sono le difficoltà e le possibilità offerte da questo mezzo?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: La polaroid è stato per anni un oggetto del desiderio: è stata la macchina con cui sono state scattate tutte le foto della mia infanzia e che poi, inutilizzata, è stata chiusa in un armadio. Per anni ho pensato che prima o poi l&#8217;avrei riportata in vita, così quando finalmente ho iniziato ad usarla con tanta curiosità e continuità, ho capito che sarebbe diventata parte attiva delle mie esperienze. La polaroid racchiude in sé tante caratteristiche e forse tante contraddizioni. La Polaroid, intesa come fotocamera, è un mezzo nato per essere &#8220;semplice&#8221; e di facile uso (&#8220;point and shoot&#8221; dicevano gli spot): a parte alcuni modelli più professionali, hanno tutte un diaframma fisso e un sensore che a seconda della luce decide i tempi di scatto; &#8220;modificare&#8221; il comportamento della macchina con degli escamotage diventa una sfida e parte integrante dell&#8217;esperienza pre-scatto che mi piace sperimentare. Di questa &#8220;esperienza pre-scatto&#8221; fanno parte anche il superare le difficoltà che si incontrano scattando auto-ritratti con queste macchine le quali, a volte non hanno lo scatto ritardato o se l&#8217;hanno è abbastanza inclemente (di solito si parla di 10 secondi per prendere posizione), a volte non hanno l&#8217;attacco per il cavalletto e altre ancora si inceppano (sono tutte macchine di una certa età) proprio quando pensi che avresti fatto la foto perfetta (anche se sappiamo bene che questa non esiste). Scattare in polaroid è quasi crudele e vicino a quello che è la vita: considerando il costo delle pellicole si hanno poche occasioni e pochissimo margine di errore; quando si decide di portare in pellicola un&#8217;immagine che si ha nella propria testa la foto che ne esce ha valore in quanto &#8220;unico momento possibile&#8221; che, con tutte le sue imperfezioni, a volte riesce ad essere il &#8220;momento perfetto&#8221; per me che decido di mostrare anche agli altri. Infine c&#8217;è il supporto: la pellicola caratterizza fortemente l&#8217;immagine finale nei toni e nella resa e quindi è necessaria una scelta a priori per ottimizzare il risultato e di conseguenza richiede uno sforzo per aumentare la consapevolezza di quello che si sta per fare. Altro aspetto per me molto importante è che la pellicola ha una sua dimensione e densità che permette di &#8220;toccarla con mano&#8221; fin da subito (senza &#8220;filtri&#8221; dovuti al tempo di sviluppo in camera oscura per la pellicola tradizionale o i passaggi per il trasferimento su pc e lo sviluppo in camera chiara per i supporti digitali) inoltre, per le sue caratteristiche chimico-fisiche permette di poter intervenire su di essa &#8220;manualmente&#8221; e &#8220;artigianalmente&#8221; e questo mi regala la possibilità di dialogare con la me stessa ritratta: è la mia personalissima auto-analisi.</p>
<p><em><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/Fortunae-Musae.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1708" alt="Fortunae Musae" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/Fortunae-Musae-208x300.png" width="208" height="300" /></a>AC: Parlando dei tuoi lavori passati, quale ti ha entusiasmato di più e in quale ti identifichi maggiormente?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: È difficile rispondere perché ognuno di essi è legato fortemente a un momento per me importante, ma posso parlare dei lavori che sono per me cardini importanti del mio percorso.<br />
Tra questi vorrei citare &#8220;Musae&#8221;, un progetto a quattro mani con Alan Marcheselli che, oltre a dare il via alla nostre collaborazioni, è stato il momento in cui ho imparato a pensare anche in modo progettuale, &#8220;Io, tu e le rose&#8221;, che è il momento in cui ho sperimentato l&#8217;impellenza di auto-ritrarmi per esorcizzare un momento negativo e infine &#8220;L&#8217;anima è blu&#8221;, una serie di lunghe esposizioni realizzate con foro stenopeico</p>
<p><em>AC: Hai accennato alla tua collaborazione con Alan Marcheseli, a tal proposito parlaci di Polaroiders, la web community fondata con lui.</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: Polaroiders nasce nel 2010 da un&#8217;idea di Alan Marcheselli in cui ho creduto fin da subito sposandola totalmente: volevamo dare una casa &#8220;virtuale&#8221; agli appassionati di fotografia a sviluppo istantaneo, un luogo dove potersi incontrare, confrontare e poter condividere una passione comune, cercando però di creare eventi concreti affinché tutto questo potesse vivere anche nel mondo &#8220;reale&#8221; e potesse promuovere concretamente il lavoro di tanti emergenti italiani che spesso nel circuito tradizionale dell&#8217;arte sono sottovalutati. Ad oggi Polaroiders.it ospita quasi 2.000 iscritti e più di 25.000 fotografie e ha all&#8217;attivo una cinquantina di eventi e mostre sia in Italia che all&#8217;estero e due Festival di Fotografia Istantanea.</p>
<p><em>AC: A quali progetti stai lavorando in questo momento?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: Prossimamente inizierò a sperimentare la lunga esposizione con il foro stenopeico e la pellicola 8&#215;10 di Impossible (la nuova azienda che dopo il fallimento di Polaroid, nel 2008 ha rilevato l&#8217;ultimo stabilimento rimasto in Europa ricominciando la produzione delle pellicole a sviluppo istantaneo), ma il progetto ancora non è ben definito nella mia testa e ancora non è arrivata quella necessità impellente che mi porta a cominciare a scattare.</p>
<p><em>AC: In che cosa ti senti &#8220;almost&#8221;?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: Mi sento &#8220;almost&#8221; in tante cose, ma principalmente &#8220;almost&#8221; è la condizione in cui mi trovo quando sento poi il bisogno di scattare, è quella percezione indefinita che cerco definire, quel che vorrei dire ma che rimane inespresso finché non mi metto di fronte alla macchina fotografica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/il-sonno-carmen-palermo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1709" alt="il sonno - carmen palermo" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/il-sonno-carmen-palermo-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/tu-io-e-le-rose.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1710" alt="tu io e le rose" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/tu-io-e-le-rose-150x150.png" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Art &amp; Adv &#8211;  Annie Leibovitz per Vogue</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 15:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
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		<description><![CDATA[È ormai risaputo che la fotografia pubblicitaria di moda attinge spesso da quell&#8217;inesauribile thesaurus costituito dalle opere d&#8217;arte di tutti i tempi. Sorprendentemente numerosi, infatti, sono gli esempi di appropriazione, manipolazione e ricontestualizzazione di opere artistiche che a volte si nascondono in sottili allusioni percepibili solo da un pubblico più attento, altre invece sono molto [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È ormai risaputo che la fotografia pubblicitaria di moda attinge spesso da quell&#8217;inesauribile <em>thesaurus</em> costituito dalle opere d&#8217;arte di tutti i tempi. Sorprendentemente numerosi, infatti, sono gli esempi di appropriazione, manipolazione e ricontestualizzazione di opere artistiche che a volte si nascondono in sottili allusioni percepibili solo da un pubblico più attento, altre invece sono molto più evidenti e l&#8217;intera immagine è lo schietto<em> pastiche</em> di un dipinto famoso. La tradizione dei “<em>Tableaux vivants</em>”, dunque &#8211; vere e proprie rappresentazioni sceniche costituite da uno o più personaggi che riproducono gli atteggiamenti, le pose, le situazioni e a volte anche le ambientazioni di famosi capolavori, per lo più dipinti – dalla fotografia pittorica di fine Ottocento, passando per Luigi Ontani e Bill Viola, arriva fino ai giorni nostri tra le pagine di una rivista, considerata la &#8220;Bibbia della moda&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1534" alt="01_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta del numero di Dicembre dell&#8217;edizione americana di <a title="Vogue" href="http://www.vogue.com" target="_blank"><strong>Vogue</strong></a>, per cui la fotografa <strong>Annie Leibovitz</strong> e la stylist <strong>Grace Coddington</strong> hanno realizzato un particolare servizio nel quale la modella, l&#8217;attrice <strong>Jessica Chastain</strong>, veste i panni delle protagoniste di ben otto opere d&#8217;arte.<br />
Dalla bravura della fotografa nel ricostruire le composizioni, studiandone linee, colori e luci, unita alla sensibilità della stylist che ha scovato gli abiti di alta moda più adatti, ne risulta una serie di scatti degni di competere con il fascino delle opere originarie. La selezione di dipinti, magnificamente reinterpretati in chiave Vogue, è eccezionale e alterna lavori più conosciuti ad altri meno noti al grande pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attrice candidata all&#8217;Oscar, compare in tutto il suo splendore e, indossando abiti di alta moda, riesce a calarsi perfettamente nelle atmosfere di questi bellissimi pezzi d&#8217;arte: la sua pelle diafana e i suoi capelli rosso fuoco le donano un aspetto delicato che sembra ricordare quello di una musa preraffaellita. E infatti, esordisce sulla copertina proprio con un dipinto che viene da molti considerato, per forma, colori e iconografia, l&#8217;emblema di tale movimento: <em>Flaming June</em> (1894-95) di Frederic Leighton, uno dei capolavori più conosciuti della tarda età vittoriana. Trucco minimal e labbra che disegnano un sorriso sottile restituiscono tutta l&#8217;eterea naturalezza della musa originaria adagiata su un drappo rosso, al contempo perfettamente moderna nel suggestivo abito giallo calendula dello stilista Olivier Theyskens.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/02_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1536" alt="02_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/02_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013-226x300.jpg" width="226" height="300" /></a>Nella pagina di apertura dell&#8217;articolo, dominano ancora una volta i colori caldi, modulazioni tonali dei capelli della modella distesa in una stanza dall&#8217;ornamentazione orientale, su un basso materasso, assorta in se stessa, con le braccia alzate e abbandonate al di sopra del capo. Anche se inquadrata da una differente prospettiva, l&#8217;ambientazione, la posa lasciva e sognatrice, ricalcano quella dell&#8217;<em>Odalisca con culotte rossa</em> (1869-1954) di Henri Matisse. Anche l&#8217;abito, firmato Marc Jacobs, è simile a quei pantaloni “alla turca” che danno il titolo al quadro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutt&#8217;altra atmosfera, invece, nello scatto successivo in cui la gamma di colori va dall&#8217;azzurro cielo del muro di sfondo all&#8217;intenso blu ceruleo dell&#8217;abito di Alexander Wang, passando per il verde acqua brillante degli occhi della giovane attrice, penetranti quanto quelli della signora nel quadro <em>Le Retour de la Mer</em> (1924) di Félix Vallotton.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/03_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1540" alt="03_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/03_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In una veste grigia di Oscar de la Renta, Jessica si cala nell&#8217;interpretazione della moglie del presidente americano Grover Cleveland, ritratta da Anders Zorn nel 1899. L&#8217;autorevole bellezza, il candore marmoreo della scena, le scanalature sul fondo, ci riportano ancora più indietro: una statua di un tempio greco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1541" alt="04_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In un&#8217;altra immagine sensazionale, l&#8217;attrice interpreta il ruolo di Ria Munk, ritratta a posteriori dopo la sua tragica morte, da Gustav Klimt tra il 1917 e il 1918. È uno dei più bei ritratti di donna del geniale pittore austriaco, nonché una delle sue ultime opere. Lo scatto della Leibovitz raccoglie tutto il fascino della tecnica, dell’iconografia e dello stile di Klimt, che continua ad essere la fonte di ispirazione prediletta per i fashion designer e non solo (si veda la fotosessione realizzata da Steven Meisel per il numero di dicembre 2007 di Vogue Italia chiamato “Vogue Patterns”). L&#8217;abito di chiffon di Vera Wang, decorato a mano, riproduce perfettamente il non-finito del dipinto (il vestito e il pavimento sono appena tracciati a carboncino); lo sfondo estremamente ricco di motivi floreali prende vita in un vero giardino fiorito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/05_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1543" alt="05_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/05_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="405" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso un sapiente gioco di colori e luci la fotografa riesce anche a riprodurre le pennellate confuse di Vincent Van Gogh. Nel 1888 l&#8217;artista olandese ritrae una giovane donna di Arles, a cui attribuisce il nome di <em>Mousmé</em>, come la ragazza giapponese del racconto di Pierre Loti da cui rimase particolarmente affascinato. Riflessa orizzontalmente rispetto al dipinto, la fotografia è comunque impostata in modo tradizionale, con la modella in posa contro uno sfondo monocromo. L&#8217;abbigliamento, firmato Alexander McQueen, riproduce lo stesso e identico gioco decorativo della lunga fila di bottoni rossi della giubba a righe verticali, che si perde nella nuvola dei grandi pois della gonna.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/06_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1544" alt="06_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/06_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica foto in cui la modella non indossa alcun abito è paradossalmente quella ispirata al dipinto di Magritte intitolato <em>La Robe de soirée</em>, ossia <em>L’abito da sera</em> (1955). Sappiamo che i titoli di Magritte sono sempre fuorvianti, e anzi apparentemente lontanissimi dal soggetto proposto. Enigmatico resta nella sua incomprensibilità anche lo scatto: i capelli rossi si stagliano su uno sfondo occupato da una distesa azzurra, tra un cielo turchese e un mare placido; la luna, che accoglie da sempre un valore notturno nell’associazione libera dei significati, è l’ignoto, il mistero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/07_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1545" alt="07_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/07_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo scatto è ispirato alle fotografie di Julia Margaret Cameron, la quale realizzò intensi e profondi ritratti attenendosi al linguaggio stilistico dei pittori preraffaelliti. La Leibovitz ne riproduce la caratteristica distintiva: quell&#8217;uso del fuoco, spinto a volte addirittura “fuori fuoco”, incurante della nitidezza e volto invece alla ricerca d’effetti plastici memori forse dello sfumato leonardesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/08_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1546" alt="08_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/08_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, dunque, è la una legge della fisica che possiamo applicare anche alla storia dell&#8217;arte, all&#8217;evoluzione della cultura figurativa, all&#8217;insieme di icone che costituiscono l&#8217;immaginario visivo comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Credits: <strong><a title="vogue" href="http://www.vogue.com/culture/article/where-to-find-the-eight-masterworks-that-inspired-jessica-chastains-vogue-cover-shoot/#1" target="_blank">www.vogue.com</a></strong></p>
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		<title>Zoom &#8211; Benedetta Falugi</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Oct 2013 09:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benedetta Falugi è una giovane fotografa che si è avvicinata alla sua professione quasi per caso, scattando immagini di mobili destinati alla vendita on-line. Scoperta questa passione, la Falugi ha dunque iniziato la sua personale ricerca, dedicata ai luoghi del cuore e alle persone che vi abitano. Il suo stile pulito, la scelta di colori [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Benedetta Falugi è una giovane fotografa che si è avvicinata alla sua professione quasi per caso, scattando immagini di mobili destinati alla vendita on-line. Scoperta questa passione, la Falugi ha dunque iniziato la sua personale ricerca, dedicata ai luoghi del cuore e alle persone che vi abitano. Il suo stile pulito, la scelta di colori caldi e di atmosfere avvolgenti caratterizza i suoi lavori. Nella serie “Il Cotone” l’autrice indaga una realtà a lei assai cara, ossia quella della zona industriale e del quartiere operaio di Piombino, chiamato appunto “il Cotone”, dove suo nonno ha lavorato e vissuto. Quello che emerge è un racconto delicato della vita di coloro che si trovano ai margini della città, di chi lavora duramente, degli anziani, degli immigrati ma anche delle nuove famiglie che si stanno formando, un racconto nel quale evince la volontà di essere vicini e unire le forze per andare avanti. Grandi nuvole provenienti dalle industrie spuntano nei cieli limpidi quasi minacciose, ma non turbano la tranquillità apparente, o meglio costruita a fatica, di chi le vede incombere sulle proprie teste. <em>“Il Cotone”</em>, ancora un work in progress, è un lavoro sensibile che dimostra la capacità di Benedetta Falugi di arrivare dritto al cuore sia dei soggetti ritratti, sia di chi osserva.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1373" alt="benedetta_falugi01" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi01.jpg" width="600" height="402" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1375" alt="benedetta_falugi02" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi02.jpg" width="600" height="397" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1376" alt="benedetta_falugi03" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi03.jpg" width="600" height="399" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1377" alt="benedetta_falugi04" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi04.jpg" width="600" height="399" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi05.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1378" alt="benedetta_falugi05" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi05.jpg" width="600" height="397" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi06.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1379" alt="benedetta_falugi06" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi06.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi07.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1380" alt="benedetta_falugi07" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi07.jpg" width="600" height="398" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi08.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1381" alt="benedetta_falugi08" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi08.jpg" width="600" height="401" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi09.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1382" alt="benedetta_falugi09" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi09.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1383" alt="benedetta_falugi10" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi10.jpg" width="600" height="395" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1384" alt="benedetta_falugi11" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi11.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/ct-calcio_rd.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1387" alt="ct calcio_rd" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/ct-calcio_rd.jpg" width="600" height="398" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Art &amp; Adv &#8211; Marco Rea</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 10:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Fin dagli ultimi anni dell&#8217;Ottocento, il manifesto pubblicitario, emblema della modernità, ha invaso i muri delle grandi capitali. Un linguaggio urbano che da allora è diventato parte integrante del linguaggio artistico e ha ispirato diversi autori. Oggi, ancor di più, l&#8217;onnipresente invadenza della pubblicità, ha reso queste immagini quasi invisibili ai nostri occhi. Marco Rea, [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/My-sad-clown-2012-50x70-spray-on-billboard--e1368604367740.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-754" alt="My sad clown, 2012, 50x70, spray on billboard" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/My-sad-clown-2012-50x70-spray-on-billboard-.jpg" width="108" height="150" /></a>Fin dagli ultimi anni dell&#8217;Ottocento, il manifesto pubblicitario, emblema della modernità, ha invaso i muri delle grandi capitali. Un linguaggio urbano che da allora è diventato parte integrante del linguaggio artistico e ha ispirato diversi autori. Oggi, ancor di più, l&#8217;onnipresente invadenza della pubblicità, ha reso queste immagini quasi invisibili ai nostri occhi. Marco Rea, classe 1975, tenta di dare nuova vita alle figure che popolano il mondo del marketing contemporaneo utilizzando il manifesto come supporto e appropriandosi di un processo che egli stesso definisce “inverso” a quello della street art: non porta l&#8217;arte in strada, ma la strada nell&#8217;arte.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/La-sacerdotessa-20x30-e1368613174523.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-770" alt="La sacerdotessa" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/La-sacerdotessa-20x30.jpg" width="101" height="150" /></a>Dei suoi inizi vicini alla pratica del graffitismo resta la tecnica della vernice in spray che usa sapientemente per intervenire direttamente sui volti e sui corpi delle fotomodelle. Sfogliando le riviste patinate si accorge che queste figure, asettiche ma vive, rappresentano per lui il modello per eccellenza da cui partire. In ogni opera intraprende una sfida con il caso: i soggetti sono quelli che qualcun altro ha scelto per lui, le pose sono già state sapientemente studiate dai fotografi pubblicitari di moda.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Altri-rinascimenti-60x80-spray-on-billboard.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-791" alt="Altri rinascimenti, 60x80, spray on billboard" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Altri-rinascimenti-60x80-spray-on-billboard-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intervento dell&#8217;artista, dunque, mira a restituire l&#8217;<em>aura</em> di <em>unicum</em> ad un oggetto che è stato riprodotto in migliaia di copie. Le modelle ci appaiono ora come figure lontane, immerse in una dimensione senza spazio né tempo. Tuttavia, attraverso il velo della vernice, Marco Rea infonde personalità e anima a quei soggetti altrimenti così anonimi: gli occhi, oscurati e vuoti, senza pupille, donano alle sue donne quell&#8217;espressione indecifrabile ed enigmatica che consente però allo spettatore di specchiarsi in quegli occhi e appropriarsi di quel ritratto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/senza-titolo-Serie-Pensieri-carnali-20-x-30-e1368613382198.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-776" alt="senza titolo (Serie Pensieri carnali) 20 x 30" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/senza-titolo-Serie-Pensieri-carnali-20-x-30.jpg" width="105" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Do-I-love-you-20x30cm-201020111.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-792" alt="Do I love you, 20x30cm, 20102011" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Do-I-love-you-20x30cm-201020111-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Ferite-75x55-spray-e-china-su-manifesto-pubblicitario-20111.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-793 alignleft" alt="Ferite, 75x55, spray e china su manifesto pubblicitario, 2011" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Ferite-75x55-spray-e-china-su-manifesto-pubblicitario-20111-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Lovesick-Banshee-40x50-spray-su-manifesto-pubblicitario1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-794" alt="Lovesick (Banshee), 40x50, spray su manifesto pubblicitario" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Lovesick-Banshee-40x50-spray-su-manifesto-pubblicitario1-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">http://marcorea.carbonmade.com/</p>
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		<title>Zoom &#8211; Anna di Prospero</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 09:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbandonarsi nell’inconscio e lasciare che sia l’unica guida: è questa la modalità operativa alla base degli scatti di Anna Di Prospero, raccolti nella  serie “Instinct”. Immagini che hanno preso vita spontaneamente, frutto di una forza interiore, un istinto primordiale che ha condotto l’autrice nella realizzazione di fotografie apparentemente slegate tra loro e libere da ogni [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbandonarsi nell’inconscio e lasciare che sia l’unica guida: è questa la modalità operativa alla base degli scatti di Anna Di Prospero, raccolti nella  serie “Instinct”. Immagini che hanno preso vita spontaneamente, frutto di una forza interiore, un istinto primordiale che ha condotto l’autrice nella realizzazione di fotografie apparentemente slegate tra loro e libere da ogni progettualità iniziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-03_a.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-704 alignleft" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 03_a" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-03_a-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Un’osservazione a posteriori ha fatto sì che la Di Prospero scoprisse la coerenza e il significato sottointeso a questo lavoro: come lei stessa afferma, questi scatti sono la trascrizione visiva di tracce intime impresse nella sua memoria. Prodotte tra il 2011 e il 2012, le immagini si differenziano tra autoritratti, genere prediletto dall’autrice, e ritratti del suo compagno; frammenti di volti (occhi socchiusi, bocche che sorridono, che parlano e che baciano) e del corpo (come le mani oppure le schiene spesso  immortalate durante teneri abbracci) sono stati associati a particolari architettonici e paesaggistici appartenenti a un archivio mentale, nel quale prendono posto le immagini dell’esperienza dell’autrice. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-04_a.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-706 alignright" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 04_a" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-04_a-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Come scelta finale, Anna Di Prospero compone in dittici questi scatti con rielaborazioni in digitale di fotografie di acqua, nuvole, fiori, erba, rocce, polvere e terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nata a Roma nel 1987, ha studiato fotografia presso l&#8217;Istituto Europeo di Design a Roma e presso la School of Visual Arts di New York. Nel 2008 è stata selezionata per il Festival Internazionale di Fotografia &#8220;FotoGrafia-Roma&#8221;, con una mostra presso la galleria Gallerati. Nel 2011 è stata premiata come vincitrice della sezione People dell&#8217; &#8220;IPA&#8221; 2011 e nello stesso anno ha ottenuto il titolo di &#8220;Discovery of the Year&#8221; dei prestigiosi &#8220;Lucie Awards&#8221;.</p>

<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-01_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-01_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 01_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-02_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-02_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 02_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-03_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-03_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 03_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-04_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-04_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 04_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-05_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-05_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 05_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-06_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-06_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 06_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-07_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-07_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 07_a" /></a>
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