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	<title>almost CURATORS &#187; video star</title>
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	<description>E se Duchamp avesse collezionato farfalle? / What if Duchamp had collected butterflies?</description>
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		<title>Video star &#8211; Anna Franceschini</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Dec 2013 11:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il disvelamento di più mondi che sulla terra convivono, nei quali si riconosce un particolare punto di attrazione che diviene il principio e l’origine della trasformazione messa in atto dall&#8217;azione artistica. E’ questo il fulcro del lavoro di Anna Franceschini, artista italiana, classe 1979, che oggi vive e lavora tra Amsterdam e Milano. Franceschini lavora [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il disvelamento di più mondi che sulla terra convivono, nei quali si riconosce un particolare punto di attrazione che diviene il principio e l’origine della trasformazione messa in atto dall&#8217;azione artistica. E’ questo il fulcro del lavoro di Anna Franceschini, artista italiana, classe 1979, che oggi vive e lavora tra Amsterdam e Milano.</p>
<div id="attachment_1558" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/armadietti-copy.jpg"><img class="size-medium wp-image-1558 " alt="courtesy: the artist and Piccolo Artigianato Digitale - Milano" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/armadietti-copy-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Pattini d&#8217;argento &#8211; courtesy artista e Piccolo Artigianato Digitale &#8211; Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">Franceschini lavora da sempre con il video; l’esplorazione dello spazio attraverso l’obiettivo della macchina da presa le permette una destrutturazione da un punto visivo intercettato, grazie alla quale riesce a mostrare nuovi mondi, nuove possibilità visive, interpretative ed emotive. La scoperta di nuovi mondi attraverso la frammentazione di ciò che è visibile ai più è vissuto come un viaggio nella propria intimità, nei propri ricordi, nella propria memoria. Il frammento attira Franceschini di più per la sua funzione significante, che per il suo significato: “Il frammento ha per me una funzione parallela a quella dell&#8217;aneddoto, un piccolo dispositivo che aiuta la memoria a stabilirsi, a fluire e a riempire tutte le pieghe”.</p>
<div id="attachment_1552" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/FRANCESCHINI_10.jpg"><img class="size-medium wp-image-1552  " alt="Pattini d'argento - courtesy artista e Piccolo Artigianato Digitale - Milano" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/FRANCESCHINI_10-300x201.jpg" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Pattini d&#8217;argento &#8211; courtesy artista e Piccolo Artigianato Digitale &#8211; Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">Osservando le opere di Franceschini si ha la sensazione che ogni lavoro nasca da un incontro con luoghi, oggetti e persone, sublimati in un lavoro finale e omogeneo. L’individuazione del soggetto da riprendere non comporta una scelta – azione vissuta dall’artista come un atto luttuoso e pieno di dolore – ma si sviluppa come una sorta di approccio metodico e consapevole alla ricerca di un ordine fluido: “Scegliere comporta un restringimento di campo, la chiusura di un orizzonte e la perdita di quel tipo di felicità che si prova, a volte, di fronte agli universi in potenza, all&#8217;infinito della possibilità. Cerco di non scegliere, ma di ordinare, di andare avanti in maniera coscienziosa, pezzo per pezzo, continuando a pensare che gli incontri saranno infiniti, le situazioni innumerevoli, le svolte molteplici”.</p>
<div id="attachment_1551" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/casa_verdi_8.jpg"><img class="size-medium wp-image-1551  " alt="Casa Verdi  - courtesy artista e Invisibile Film - Milano" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/casa_verdi_8-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Casa Verdi &#8211; courtesy artista e Invisibile Film &#8211; Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">La figura umana – tranne in alcuni lavori come <i>Pattini d’argento</i> (2007) o <i>Casa Verdi</i> (2008) – non è quasi mai presente nei video prodotti, come se fossero gli oggetti a prevalere. Ed è grazie alle qualità &#8216;attivante&#8217; di tali oggetti – “per oggetti intendo una pletora di &#8216;cose': situazioni, luoghi, interazioni, manufatti e anche esseri viventi” – che si instaura un rapporto tra l’artista e l&#8217;esterno, relazione probabilmente coadiuvata anche da esperienze pregresse, più o meno consce, più o meno lontane nel tempo.</p>
<div id="attachment_1557" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/A_siberian_girl_1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1557" alt="A siberian girl - courtesy artista e Ex Elettrofonica - Roma" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/A_siberian_girl_1-300x241.jpg" width="300" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">A siberian girl &#8211; courtesy artista e Ex Elettrofonica &#8211; Roma</p></div>
<p style="text-align: justify;">È probabilmente in video come <i>It’s about light and death</i> (2011) o <i>The siberian girl </i>(2012), che questo rapporto evocativo con gli oggetti si concretizza in modo più chiaro e profondo. Entrambe i lavori, infatti, prendono vita da una collezione di oggetti, il concetto di collezione al pari del montaggio unisce insieme per giustapposizione elementi frammentati (oggetti da una parte, sequenze di scene dall’altra). In questo caso Franceschini interviene su gruppi di oggetti raccolti insieme, non per sezionarli attraverso la ripresa, ma svelandone un nuovo e più intimo potere narrativo, in un dinamico e fluido divenire, con una tensione sempre positiva, evolutiva.</p>
<div id="attachment_1554" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/its_about_light_and-_death.jpg"><img class="size-medium wp-image-1554 " alt="it's about light and death - courtesy artista e Vistamare/ Benedetta Spalletti - Pescara" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/its_about_light_and-_death-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">it&#8217;s about light and death &#8211; courtesy artista e Vistamare/ Benedetta Spalletti &#8211; Pescara</p></div>
<p style="text-align: justify;">Anna Franceschini si è laureata in Televisione, cinema e produzione multimediale presso l’Università IULM di Milano; la sua formazione in studi cinematografici, pur non essendo fondamentale per capire il percorso intrapreso, spiega la volontà nel volersi confrontare con il linguaggio cinematografico, piegando la grammatica e la sintassi del cinema al proprio volere.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavori dei primi anni, infatti, rivelano in modo più evidente quest’impronta “cinematografica”, oggetti e persone sono parte di un racconto. È con <i>Untitled (Almost Lost) </i>(2009) che l&#8217;autrice sembra compiere una svolta, oltre ad usare il Super8 trova un nuovo processo narrativo, che si concretizza in lavori che hanno una potenzialità più astratta ma al contempo più evocativa, come se il video si trasformasse in una tela in movimento.</p>
<div id="attachment_1556" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/UNTITLED.jpg"><img class="size-medium wp-image-1556" alt="Untitled (Almost Lost) - courtesy MNAM / Centre Pompidou - Paris" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/UNTITLED-300x239.jpg" width="300" height="239" /></a><p class="wp-caption-text">Untitled (Almost Lost) &#8211; courtesy MNAM / Centre Pompidou &#8211; Paris</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dal 2010 lavora prevalentemente in Super8 e 16mm, producendo immagini  che possono risultare a volte sporche o sature,  ma dalla resa ineguagliabile, grazie alla quantità di informazioni che la pellicola riesce a trattenere. “Mi piace il rapporto che si ha con la pellicola quando si gira: si crea una tensione, perché ogni spreco (di denaro, di tempo, di occasioni) è fatale, quindi c&#8217;è un livello di attenzione più alto, c&#8217;è effettivamente una trasformazione chimico-fisica della materia, e questo è interessante. Ma gli stock di pellicola stanno  finendo in tutto il mondo”. L’utilizzo del Super8 e della 16mm è coadiuvato inoltre da lavori di breve durata.</p>
<div id="attachment_1550" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/casa_verdi_3.jpg"><img class="size-medium wp-image-1550" alt="Casa verdi - courtesy artista e Invisibile Film - Milano" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/casa_verdi_3-300x228.jpg" width="300" height="228" /></a><p class="wp-caption-text">Casa verdi &#8211; courtesy artista e Invisibile Film &#8211; Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il video per sua natura è un’opera d’arte nella quale l’artista ha la possibilità di definire la durata della fruizione, imponendo un tempo minimo che è quello della visione del video completo, di solito i lavori di Franceschini hanno una durata media di 5/6 minuti, e vengono proiettati in loop. Nelle sue opere potremmo definire questo tempo in parte casualmente determinato dalle scelte che ogni singolo lavoro impone, ed in parte stabilito da una considerazione che Anna stessa definisce “comparativa – più che stilistica – tra la fruizione di un film in sala e quello di uno o più film, o video, in uno spazio dedicato all&#8217;arte”.</p>
<div id="attachment_1555" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/A_SIBERIAN_GIRL_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1555" alt="A siberian girl - courtesy artista e Ex Elettrofonica - Roma " src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/A_SIBERIAN_GIRL_2-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">A siberian girl &#8211; courtesy artista e Ex Elettrofonica &#8211; Roma</p></div>
<p style="text-align: justify;">La consapevolezza della tecnica e la ricerca poetica si fondono nei video di Anna Franceschini creando opere uniche, che si emancipano dalla staticità dello schermo imprimendosi sulla retina e coinvolgendo i sensi grazie al loro forte porte evocativo.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Video star &#8211; Yasmin Fedda</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 09:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per trovare il luogo di ispirazione e origine del lavoro di Yasmin Fedda bisogna dirigersi a Tell Brak un sito archeologico nel  nord-est della Siria dove sono stati rinvenuti alcuni depositi votivi offerti alla divinità del Tempio degli Occhi. Questi idoli in argilla, ispirati alla figura umana e con grandi occhi, sono per Yasmin la rappresentazione del vedere e del guardare, e dunque del riprendere, filmare, registrare le persone, le vite, le comunità, i soggetti catturati dalla sua telecamera. Tell Brak è stata nei secolo anche una via internazionale  di scambi e sede di diverse civiltà, mi domando perciò se questo non sia anche un luogo simbolico, che suggerisca di interpretare i suoi film come delle terre di mezzo, dove differenti mondi, fermenti e culture possono incontrarsi: «penso che compito dei miei film sia quello di essere in grado di creare ponti, di condividere la vita degli altri. Mi auguro che il cinema e i film possano creare tale possibilità, creando uno spazio fatto per mettere in relazione persone, vite ed esperienze che altrimenti probabilmente potrebbero non incontrarsi mai».</p>
<p style="text-align: justify;">Le differenti vite che Yasmin Fedda racconta viste insieme sembrano comporre un variegato mondo di emozioni, prospettive e speranze, lontane fra loro nello spazio e nel tempo, ma concretamente vicine nella rappresentazione dell’Altro. L’Altro raccontato da Yasmin non è mai dichiarato come tale né sinonimo di esclusione o emarginazione, ciò che chiaramente emerge dai suoi lavori è piuttosto quanto l’Altro &#8211; inteso come un differente punto di vista, di esperienza, di cultura o di condizione  &#8211; possa facilmente trasformarsi un Io collettivo, di volta in volta differente, in cui ognuno può riconoscere la propria identità. D’altro canto è proprio il monaco siriano Boutrous, il protagonista del film <i>Milking the Desert</i> (2004) a svelare il punto cruciale del lavoro di Yasmin: nel raccontare le relazioni tra le comunità musulmana e cristiana Boutrous afferma, con concreta genuinità, che infondo “una persona è una persona”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/breadmakers.jpg"><img class=" wp-image-798 aligncenter" alt="FEDDA, Breadmakers, 2007" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/breadmakers-1024x682.jpg" width="522" height="347" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro di Yasmin Fedda, infatti, è incentrato sulle persone, su individui simbolo di primavere culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autenticità e la cruda purezza con cui, attraverso la telecamera, Yasmin guarda a tali universi appare evidente nei due lavori presentati a Roma lo scorso marzo in occasione della mostra collettiva “Idi di marzo” presso la British School of Rome: il pluripremiato <i>Breadmakers</i> (video del 2007, girato alla Garvald Bakery di Edimburgo, dove una comunità di lavoratori con disabilità dell&#8217;apprendimento, preparano pane biologico che ogni giorno viene consegnato ai negozi e alle caffetterie della città. Il progetto realizzato dalla Garvald Bakery è ispirato alle idee di Rudolph Steiner, secondo le quali il lavoratore deve realizzare il proprio potenziale di auto-scoperta e di creatività in un contesto sociale) e l’inedito <i>Siamo tornati</i> (2013) frutto dell’esperienza romana.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>Siamo tornati</i> racconta del crescente fenomeno italiano delle occupazioni sociali – Teatro Valle, Cinema Palazzo, ed altri – quale reazione ai tagli sui servizi pubblici e all’aumento significativo della disoccupazione. Nel quartiere romano di San Giovanni l’insegnate di box Gianni e altri allenatori e attivisti si sono uniti per creare S.C.u.P (Sport e Cultura Popolare), palestra e scuola popolare e centro sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le chiedo perché ha deciso di mostrare insieme questi due lavori che chiaramente affrontano il tema, a lei caro, della comunità quale luogo di crescita positiva: «perché ho ritenuto che entrambi i film, in modi diversi, mostrino come diverse comunità abbiano trovato soluzioni positive per affrontare i problemi che devono affrontare. Ho trovato entrambi i progetti stimolanti e mi è sembrato che si fondessero tra di loro».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Simao-Tornati-still-1.jpg"><img class=" wp-image-799 aligncenter" alt="FEDDA, Siamo Tornati still 1, 2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Simao-Tornati-still-1-1024x576.jpg" width="522" height="294" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I film sono  tuttavia, stilisticamente piuttosto diversi: <i>Breadmakers</i> è completamente osservativo, senza alcuna voce fuori campo o intervista. Al pubblico basta guardare il forno, il pane e le interazioni sociali mentre tutti lavorano. In <i>Siamo tornati</i> il principale protagonista è Gianni, il quale spiega cos’è e il perché del progetto S.C.u.P, e racconta il significato che questa esperienza ha per lui e per l’intera comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Yasmin seleziona i protagonisti dei propri film in modi diversi adattandosi di volta in volta alle circostanze, ciò avviene anche nella fase di montaggio dove lo stile non sovrasta mai il contenuto, ma si modella su di esso rendendo ogni lavoro unico e completo. E’ nella fase di ripresa che Yasmin tende a riproporre  sempre la stesso schema di approccio, trascorrendo lunghi periodi di tempo con le persone che andrà a riprendere, ciò le è d’aiuto nell’acquisire fiducia e nell’essere in grado di filmare la vita ‘as it happens’.</p>
<p style="text-align: justify;">Yasmin Fedda ha origini palestinesi, dopo aver vissuto in Siria e in diverse zone del Medio Oriente, si è trasferita in Inghilterra e ha trascorso i primi tre mesi del 2013 a Roma presso la British School of Rome, in quanto vincitrice della Creative Scotland <i>document</i>24 Fellowship 2012-13.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando le chiedo se si sente una cittadina del mondo mi risponde: «Talvolta è difficile non sentirsi radicati in nessun luogo, ma allo stesso tempo mi piace sentirmi parte di molti luoghi e non di un qualsiasi posto nel mondo».<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/breadmakers.jpg"><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">Yasmin Fedda, <em>Siamo Tornati</em>, 2013 <a href="http://vimeo.com/63646958">http://vimeo.com/63646958</a></p>
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