<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>almost CURATORS &#187; residenza</title>
	<atom:link href="https://www.almostcurators.org/tag/residenza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.almostcurators.org</link>
	<description>E se Duchamp avesse collezionato farfalle? / What if Duchamp had collected butterflies?</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 May 2016 08:26:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>The British School at Rome</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/the-british-school-at-rome/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/the-british-school-at-rome/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 12:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[55. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[academy]]></category>
		<category><![CDATA[Ann Marie James]]></category>
		<category><![CDATA[Archie Franks]]></category>
		<category><![CDATA[british school at rome]]></category>
		<category><![CDATA[Commonwealth]]></category>
		<category><![CDATA[Danièle Genadry]]></category>
		<category><![CDATA[Fine Arts]]></category>
		<category><![CDATA[Johann Arens]]></category>
		<category><![CDATA[John Di Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Julia Davis]]></category>
		<category><![CDATA[Marius von Brasch]]></category>
		<category><![CDATA[padiglione Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Regno Unito]]></category>
		<category><![CDATA[residenti]]></category>
		<category><![CDATA[residenza]]></category>
		<category><![CDATA[Todd Fuller]]></category>
		<category><![CDATA[Zed Nelson]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1428</guid>
		<description><![CDATA[Chiunque sia stato a Roma potrà dire con certezza che si tratta di una città culturalmente policroma, composta da realtà multiple e sfaccettate che talvolta si incrociano, talaltra si tralasciano. Questo aspetto coinvolge anche il mondo dell’arte, dove il settore archeologico, l’arte moderna, i musei e il contemporaneo compongono un panorama sconfinato, vivace e indubbiamente [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chiunque sia stato a Roma potrà dire con certezza che si tratta di una città culturalmente policroma, composta da realtà multiple e sfaccettate che talvolta si incrociano, talaltra si tralasciano. Questo aspetto coinvolge anche il mondo dell’arte, dove il settore archeologico, l’arte moderna, i musei e il contemporaneo compongono un panorama sconfinato, vivace e indubbiamente eterogeneo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0033.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1432" alt="DSC_0033" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0033-198x300.jpg" width="198" height="300" /></a>Fra le realtà più interessanti che il settore contemporaneo offra a Roma, vi sono senza alcun dubbio le accademie straniere, nate per accogliere e sostenere artisti, studiosi e letterati che giungevano in Italia per approfondire archeologia, arte, storia o lingue classiche, e che oggi ospitano borsisti per tutte le discipline umanistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">A chiunque abbia varcato la soglia di una delle numerose accademie straniere di Roma sarà capitato di vivere la strana sensazione di essere stato catapultato in un mondo altro, dove le sfumature che differenziano le culture di un mondo globalizzato come quello attuale si accentuano, mostrando nuova possibilità di comprensione e disvelamento. Ed è proprio nel binomio contaminazione-contrasto tra culture, che il rapporto tra le accademie straniere e la città di Roma si concretizza.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrare alla British School at Rome, non è però certo come visitare il padiglione della Gran Bretagna della 55. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia – dove l’artista Jeremy Deller ha allestito una sorta di padiglione mitico che mette insieme tutti quegli elementi che si è soliti definire <i>Britishness</i>, l’essenza di ciò che è, o si ritiene essere, specificamente inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">Fondata nel 1901, la British School at Rome è oggi un importante centro per la ricerca storica ed archeologica, e per l’arte e l’architettura contemporanea, che propone annualmente un ricco programma di eventi, conferenze, workshop e seminari, un programma di pubblicazioni, ed un fitto calendario di residenze. Ogni anno, infatti, la BSR accoglie studiosi e artisti provenienti dal Regno Unito e dal Commonwealth (ad esempio Australia e Québec), selezionati a livello nazionale per la qualità del proprio lavoro. L’obiettivo principale dei programmi Fine Arts e Humanities è quello di sostenere e promuovere lo scambio intellettuale tra artisti, architetti e studiosi italiani ed i residenti delle accademie straniere, “in una prospettiva pluralistica, senza mai privilegiare una determinata corrente o tipo di pratica”, come sottolinea il responsabile del programma Fine Arts, Jacopo Benci.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0028.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1431" alt="DSC_0028" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0028-300x198.jpg" width="300" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Durante l’anno il programma Fine Arts propone tre mostre, durante le quali gli artisti in residenza sono invitati ad esporre il proprio lavoro. La scelta dei lavori da esporre e come allestirli è a discrezione del gruppo di artisti, il che, oltre ad essere in linea con la figura dell’artista/curatore molto diffusa nei paesi anglosassoni, permette di creare un vero e proprio gruppo di lavoro e di stimolare un dialogo critico tra i residenti. Gli esiti di questo mix sono ovviamente sempre diversi, ed ogni mostra diviene una sorta di nuovo big bang, soprattutto per gli artisti che, vincendo delle borse di durata annuale, hanno l’opportunità di partecipare a tutti gli appuntamenti espositivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche mese fa abbiamo avuto l’opportunità di intervistare tre residenti del programma Fine Arts 2012-2013, Todd Fuller, John Di Stefano, Zed Nelson, e ciò che è emerso dalle loro parole è un interessante ed articolato panorama che mostra quando diversa possa essere l’esperienza della residenza all’interno dello stesso contesto. Todd, John e Zed hanno raccontato anche della ricerca condotta nei mesi di residenza e dei percorsi che li ha portati a realizzare le opere presentate durante la mostra <em>Please Be Quiet</em>, tenutasi tra il 14  e il 22 giugno 2013, negli spazi espositivi della BSR.</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/muhVv7CdY5w" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Anche quest’anno la British School at Rome ha l’opportunità di presentare nella città di Roma un gruppo di artisti estremamente interessanti, le cui ricerche tracciano una strada verso il futuro dell’arte anglosassone e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0032.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1433" alt="DSC_0032" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0032-198x300.jpg" width="198" height="300" /></a>Oltre ad Archie Franks (Sainsbury Scholar in Painting and Sculpture ottobre 2013 – settembre 2014), pittore che pone al centro del proprio lavoro la ricerca di una narrazione non lineare, e Danièle Genadry (Abbey Scholar in Painting, ottobre 2013 – giugno 2014), la cui ricerca si è in gran parte concentrata su come la memoria , la migrazione e il movimento influenzino la percezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quattro gli artisti ospiti della British School nel trimestre ottobre-dicembre 2013: Ann Marie James (Derek Hill Foundation Scholar 2013) che spaziando dalla pittura al disegno, dalla scultura alla fotografia, fa della citazione un elemento cardine attraverso il quale gli elementi dei suoi lavori possano riconoscere e confrontarsi con la storia dell&#8217;arte; Marius von Brasch (Abbey Fellow in Painting 2013) la cui ricerca è volta ad esplorare l&#8217;influenza delle forze del &#8216; Divenire &#8216; nella tensione tra creazione manuale e nuove tecnologie,  tra strategia ed emozione  nel fare arte; Johann Arens (Rome Fellow in Contemporary Art 2013) artista tedesco che produce installazioni video che inducono a riflettere sulla percezione e sul comportamento dinanzi la visione di un&#8217;immagine digitale; Julia Davis (Australia Council Resident 2013), artista di Sydney la cui opera <em>site-specific</em> esplora le percezioni, e le relazioni tra oggetti, luoghi e spazi. Gli artisti parteciperanno al consueto appuntamento allestitivo il prossimo 13 dicembre…è necessario prepararsi per un nuovo big bang!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/the-british-school-at-rome/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Video star &#8211; Yasmin Fedda</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/video-star-yasmin-fedda/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/video-star-yasmin-fedda/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 09:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[breadmakers]]></category>
		<category><![CDATA[british school rome]]></category>
		<category><![CDATA[Creative Scotland document24 Fellowship 2012-13]]></category>
		<category><![CDATA[documentary]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[pia lauro]]></category>
		<category><![CDATA[residenza]]></category>
		<category><![CDATA[S.C.u.P]]></category>
		<category><![CDATA[siamo tornati]]></category>
		<category><![CDATA[teatro valle]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[video star]]></category>
		<category><![CDATA[we are back]]></category>
		<category><![CDATA[yasmin fedda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=796</guid>
		<description><![CDATA[Per trovare il luogo di ispirazione e origine del lavoro di Yasmin Fedda bisogna dirigersi a Tell Brak un sito archeologico nel  nord-est della Siria dove sono stati rinvenuti alcuni depositi votivi offerti alla divinità del Tempio degli Occhi. Questi idoli in argilla, ispirati alla figura umana e con grandi occhi, sono per Yasmin la [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per trovare il luogo di ispirazione e origine del lavoro di Yasmin Fedda bisogna dirigersi a Tell Brak un sito archeologico nel  nord-est della Siria dove sono stati rinvenuti alcuni depositi votivi offerti alla divinità del Tempio degli Occhi. Questi idoli in argilla, ispirati alla figura umana e con grandi occhi, sono per Yasmin la rappresentazione del vedere e del guardare, e dunque del riprendere, filmare, registrare le persone, le vite, le comunità, i soggetti catturati dalla sua telecamera. Tell Brak è stata nei secolo anche una via internazionale  di scambi e sede di diverse civiltà, mi domando perciò se questo non sia anche un luogo simbolico, che suggerisca di interpretare i suoi film come delle terre di mezzo, dove differenti mondi, fermenti e culture possono incontrarsi: «penso che compito dei miei film sia quello di essere in grado di creare ponti, di condividere la vita degli altri. Mi auguro che il cinema e i film possano creare tale possibilità, creando uno spazio fatto per mettere in relazione persone, vite ed esperienze che altrimenti probabilmente potrebbero non incontrarsi mai».</p>
<p style="text-align: justify;">Le differenti vite che Yasmin Fedda racconta viste insieme sembrano comporre un variegato mondo di emozioni, prospettive e speranze, lontane fra loro nello spazio e nel tempo, ma concretamente vicine nella rappresentazione dell’Altro. L’Altro raccontato da Yasmin non è mai dichiarato come tale né sinonimo di esclusione o emarginazione, ciò che chiaramente emerge dai suoi lavori è piuttosto quanto l’Altro &#8211; inteso come un differente punto di vista, di esperienza, di cultura o di condizione  &#8211; possa facilmente trasformarsi un Io collettivo, di volta in volta differente, in cui ognuno può riconoscere la propria identità. D’altro canto è proprio il monaco siriano Boutrous, il protagonista del film <i>Milking the Desert</i> (2004) a svelare il punto cruciale del lavoro di Yasmin: nel raccontare le relazioni tra le comunità musulmana e cristiana Boutrous afferma, con concreta genuinità, che infondo “una persona è una persona”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/breadmakers.jpg"><img class=" wp-image-798 aligncenter" alt="FEDDA, Breadmakers, 2007" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/breadmakers-1024x682.jpg" width="522" height="347" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro di Yasmin Fedda, infatti, è incentrato sulle persone, su individui simbolo di primavere culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autenticità e la cruda purezza con cui, attraverso la telecamera, Yasmin guarda a tali universi appare evidente nei due lavori presentati a Roma lo scorso marzo in occasione della mostra collettiva “Idi di marzo” presso la British School of Rome: il pluripremiato <i>Breadmakers</i> (video del 2007, girato alla Garvald Bakery di Edimburgo, dove una comunità di lavoratori con disabilità dell&#8217;apprendimento, preparano pane biologico che ogni giorno viene consegnato ai negozi e alle caffetterie della città. Il progetto realizzato dalla Garvald Bakery è ispirato alle idee di Rudolph Steiner, secondo le quali il lavoratore deve realizzare il proprio potenziale di auto-scoperta e di creatività in un contesto sociale) e l’inedito <i>Siamo tornati</i> (2013) frutto dell’esperienza romana.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>Siamo tornati</i> racconta del crescente fenomeno italiano delle occupazioni sociali – Teatro Valle, Cinema Palazzo, ed altri – quale reazione ai tagli sui servizi pubblici e all’aumento significativo della disoccupazione. Nel quartiere romano di San Giovanni l’insegnate di box Gianni e altri allenatori e attivisti si sono uniti per creare S.C.u.P (Sport e Cultura Popolare), palestra e scuola popolare e centro sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le chiedo perché ha deciso di mostrare insieme questi due lavori che chiaramente affrontano il tema, a lei caro, della comunità quale luogo di crescita positiva: «perché ho ritenuto che entrambi i film, in modi diversi, mostrino come diverse comunità abbiano trovato soluzioni positive per affrontare i problemi che devono affrontare. Ho trovato entrambi i progetti stimolanti e mi è sembrato che si fondessero tra di loro».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Simao-Tornati-still-1.jpg"><img class=" wp-image-799 aligncenter" alt="FEDDA, Siamo Tornati still 1, 2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Simao-Tornati-still-1-1024x576.jpg" width="522" height="294" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I film sono  tuttavia, stilisticamente piuttosto diversi: <i>Breadmakers</i> è completamente osservativo, senza alcuna voce fuori campo o intervista. Al pubblico basta guardare il forno, il pane e le interazioni sociali mentre tutti lavorano. In <i>Siamo tornati</i> il principale protagonista è Gianni, il quale spiega cos’è e il perché del progetto S.C.u.P, e racconta il significato che questa esperienza ha per lui e per l’intera comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Yasmin seleziona i protagonisti dei propri film in modi diversi adattandosi di volta in volta alle circostanze, ciò avviene anche nella fase di montaggio dove lo stile non sovrasta mai il contenuto, ma si modella su di esso rendendo ogni lavoro unico e completo. E’ nella fase di ripresa che Yasmin tende a riproporre  sempre la stesso schema di approccio, trascorrendo lunghi periodi di tempo con le persone che andrà a riprendere, ciò le è d’aiuto nell’acquisire fiducia e nell’essere in grado di filmare la vita ‘as it happens’.</p>
<p style="text-align: justify;">Yasmin Fedda ha origini palestinesi, dopo aver vissuto in Siria e in diverse zone del Medio Oriente, si è trasferita in Inghilterra e ha trascorso i primi tre mesi del 2013 a Roma presso la British School of Rome, in quanto vincitrice della Creative Scotland <i>document</i>24 Fellowship 2012-13.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando le chiedo se si sente una cittadina del mondo mi risponde: «Talvolta è difficile non sentirsi radicati in nessun luogo, ma allo stesso tempo mi piace sentirmi parte di molti luoghi e non di un qualsiasi posto nel mondo».<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/breadmakers.jpg"><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">Yasmin Fedda, <em>Siamo Tornati</em>, 2013 <a href="http://vimeo.com/63646958">http://vimeo.com/63646958</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/video-star-yasmin-fedda/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
