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	<title>almost CURATORS &#187; performance</title>
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	<description>E se Duchamp avesse collezionato farfalle? / What if Duchamp had collected butterflies?</description>
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		<title>Lui chi è?? &#8211; Silvia Giambrone</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Oct 2013 14:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Silvia Giambrone è nata ad Agrigento nel 1981. Vive e lavora a Roma dal 2002, anno in cui ha iniziato a frequentare l’Accademia di Belle Arti. Nelle opere dell’artista è fondamentale la componente personale, che unita a tematiche universalmente riconosciute, si inserisce nel gruppo dei vari campi di ricerca della sua produzione artistica. Primo fra [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Silvia Giambrone è nata ad Agrigento nel 1981. Vive e lavora a Roma dal 2002, anno in cui ha iniziato a frequentare l’Accademia di Belle Arti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/viola-e-un-poco-nervosamente.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1332" alt="viola e un poco nervosamente" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/viola-e-un-poco-nervosamente-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nelle opere dell’artista è fondamentale la componente personale, che unita a tematiche universalmente riconosciute, si inserisce nel gruppo dei vari campi di ricerca della sua produzione artistica. Primo fra tutti il corpo, fertile terreno d’indagine, e, allo stesso tempo, strumento attraverso il quale l’artista sviluppa diversi progetti: ne “<em>La viola e un poco nervosamente</em>” (2010) il corpo dell’artista esce fuori dall’identità che socialmente rappresenta per assumere il ruolo di strumento musicale: non c’è più Silvia, non c’è più un’artista ma c’è un oggetto con una funzione specifica, quello di produrre musica. Il ritmo del battito cardiaco diventa la base di una melodia improvvisata in questa performance che sottolinea quanto la nostra società sia influenzata dal contesto in cui si collocano le cose e dalle etichette che si impongono a queste. Silvia Giambrone ci dimostra dunque come un corpo seminudo può non apparire come oggetto del desiderio, cosa che invece accade nel bombardamento di immagini mediatiche odierne.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/eredità.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1333" alt="eredità" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/eredità-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>A quest’aspetto si allaccia la performance “<em>Eredità</em>” (2008) improntata sull’analisi delle pratiche seduttive, in particolar modo sull’abitudine quotidiana dell’atto di truccarsi: l’artista applica sugli occhi delle ciglia finte metalliche, simbolo delle abitudini estetiche a cui da sempre le donne si sottopongono, a causa di un retaggio culturale che impone loro di apparire piacevoli agli occhi degli uomini.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/still2-sotto-tiro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1334" alt="still2 sotto tiro" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/still2-sotto-tiro-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il corpo di Silvia Giambrone diventa il bersaglio di un laser puntato sulla pelle nuda in “<em>Sotto tiro</em>” (2013): nella performance, l’artista subisce una minaccia sconosciuta e immotivata, il semplice essere sotto il tiro, appunto, di un laser la trasforma in vittima, in condannata. Questo invadente segnale luminoso può rappresentare anche uno sguardo insistente al quale non si può scappare, che vìola l’intimità e genera disagio.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/teatro-anatomico.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1336" alt="teatro anatomico" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/teatro-anatomico-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>“<em>Teatro anatomico</em>” (2012) è una performance realizzata in occasione della mostra collettiva “Re-generation”; l’artista si fa cucire sulla pelle nuda un colletto ricamato; la crudezza dell’ago che le trapassa la carne si contrappone alla naturalezza con la quale l’artista reagisce, sfoggiando il colletto come un accessorio che, alla fine dell’azione, l’ha resa più bella, più piacevole, più femminile. La performance assume un fortissimo valore simbolico: il colletto rappresenta l’autorità, sia essa di tipo religioso o politico (i colletti bianchi dei preti, ma ancor più quelli delle camicie ben stirate sotto le giacche degli uomini di potere) ma anche il rigore, quello delle divise e dei grembiuli scolastici femminili; il suo essere cucito a mano si lega inevitabilmente alla cultura e alla produzione artistica di matrice femminista, oltre che alla condizione femminile italiana del nostro passato, che qualificava questa pratica come una delle poche attività che le donne potevano svolgere.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Il-pizzo-3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1337" alt="Il pizzo 3" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Il-pizzo-3-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Silvia Giambrone fa sua questa tecnica e una delle prime opere in cui compare è “<em>Il Pizzo</em>” (2012): piccoli frammenti di merletto blu coprono i volti delle figure femminili presenti nelle fotografie delle nozze dei suoi genitori. Il pizzo diventa una maschera che cela l’identità di queste donne, oggi trasformate dal tempo fino a non riconoscersi più nelle immagini, ma anche, paradossalmente, la possibilità di conservarle dallo sbiadimento della stampa, destinata a schiarirsi fino a cancellare le loro tracce. Lasciando trasparire solo i volti dei partecipanti di sesso maschile, l’artista sottolinea ancora una volta come il tema della bellezza femminile sia una conseguenza della cultura di stampo maschilista.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/made-in-italy-dett.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1338" alt="made in italy dett" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/made-in-italy-dett-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il pizzo come testimonianza di una tradizione antica, femminile, legata al sud Italia, alle antenate che trascorrevano il tempo intente a cucire, sono i concetti chiave di un lavoro come “<em>Made in Italy</em>”: il nostro paese è ancora saldamente ancorato al suo passato e questo peso culturale, che può essere sia una zavorra che un valore da tramandare ai posteri, è espresso da un blocco di gesso nel quale sono impressi calchi di merletti. Quello della Giambrone è un “made in Italy” specchio della società odierna che, ancora una volta, vede le donne relegate in una posizione subordinata rispetto all’uomo.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Eroina-2010-forma-della-molecola-di-eroina-ricamata-alluncinetto-cotone.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1339" alt="Eroina, 2010 forma della molecola di eroina ricamata all'uncinetto, cotone" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Eroina-2010-forma-della-molecola-di-eroina-ricamata-alluncinetto-cotone-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il cucito però, non serve solo a produrre graziose suppellettili o accessori decorativi per abiti: ne è un esempio “<em>Eroina</em>” (2012) riproduzione all’uncinetto della struttura molecolare dell’eroina. Forte è il contrasto tra l’immagine che si ha del lavoro a maglia, rispetto al prodotto finale, così com’è sottile il gioco di significati legati al nome dell’opera: l’eroina infatti, può essere sia associata alla sostanza stupefacente che a una potente figura femminile in grado di accorrere in aiuto della società.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/autoritratto-7erso-senz.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1341" alt="autoritratto 7(erso senz)" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/autoritratto-7erso-senz-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Un altro mezzo espressivo che l’artista ama particolarmente è la scrittura; il linguaggio è lo strumento attraverso il quale Silvia Giambrone realizza il suo “<em>Autoritratto &#8211; Io nel settembre 2009 all&#8217;altezza di un universo senza risposte</em>” (2010) dove tutto si concentra intorno al concetto di sottrazione: prima fra tutte, quella fisica, attraverso l’eliminazione dai fogli trasferibili fatti di segni dell’alfabeto, di tutte le lettere che compongono la frase che dà il titolo all’opera. Fonte d’ispirazione è il testo di Carla Lonzi “Sputiamo su Hegel”, nel quale viene trattato il tema della possibilità che un soggetto possa esistere a prescindere dalla situazione dialettica che lo identifica, ovvero al di fuori di un contesto predefinito, nel quale si trova mal volentieri.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/traslation-2009.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1342" alt="traslation 2009" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/traslation-2009-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>La parola incontra il corpo in “<em>Translation</em>” (2009), una performance in cui l’artista indaga il rapporto tra linguaggio e realtà: la lingua che noi parliamo è considerata al pari di una legge, come un codice che definisce ogni cosa; ma le mani di una persona che scrivono simultaneamente la stessa frase, in lingue differenti, fanno sì che quest’idea di corrispondenza diretta tra parola e oggetto reale sparisca. Così come il comandamento “non avrai altro Dio all’infuori di me”, tradotto in un altro codice linguistico e scritto simultaneamente in due modi differenti dalla stessa persona, dimostra come il concetto espresso dalle parole sia nei fatti tradito.<br />
L’attenzione verso le parole è presente anche in “<em>No Enemy</em>” (2008), installazione nel quale grandi e pesanti lettere di legno rivestite di piombo invadono lo spazio del foyer del terzo piano del MART di Rovereto. L’assenza di spaziatura tra le parole “no” e “enemy” fa sì che di primo acchito lo spettatore non colga il senso di quelle lettere. Ancora una volta, l’artista smaschera le ambiguità del linguaggio e dei significati che derivano da questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Silvia Giambrone ha collaborato con diverse gallerie: Il ponte contemporanea, Roma; Galleria Bonomo, Bari; Galleria Deanesi, Rovereto; Galleria Biagiotti, Firenze e dal 2012 collabora con la Galleria Doppelgaenger, Bari</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, ha vinto il <em>Main Prize</em> della Biennale di Kaunas.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le mostre personali ricordiamo: <em>L’impero libero degli schiavi</em>, Galleria Doppelgaenger, Bari (2012); <em>Parallel Borders</em>, Roma, a cura di Mark Mangion (2012); <em>Sotto falso nome</em>, Fondazione Spazio13, Varsavia (2011); <em>Fuori di me</em>, Spazio Ferramenta, Torino, a cura di Susanna Sara Mandice (2011); <em>Invito all’opera</em>, Galleria Il ponte contemporanea, a cura di Achille Bonito Oliva (2010); <em>More to come</em>, Upload Art Project, a cura di Silvia Conta, Federico Mazzonelli, Julia Trolp (2010); <em>Speaking your language I learnt how to hate you</em>, Galleria NextDoor, Roma, a cura di L. Benedetti (2008).</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le principali mostre collettive, ricordiamo le più recenti:<em>KAUNAS BIENNAL UNITEXT ’13</em>, National Museum of M. K. Čiurlionis (20013); <em>Refuse</em>, Ex Mattatoio di Testaccio, La Pelanda, Roma, a cura di Roberto D’Onorio (2013); <em>SUBJECTIVE MAPS/ DISAPPEARENCES, Parallel Borders 1 / Monuments &amp; Shrines to Capitalism</em> curated by Mark Mangion for Malta Contemporary Art, National Gallery of Iceland (2013); <em>MEDITERRANEA 16</em>, Biennial of Young Artists from Europe and the Mediterranean (BJCEM), Ancona (2013); <em>Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell&#8217;arte italiana contemporanea</em>, MAMbo, coordinamento curatoriale di Uliana Zanetti, Bologna (2013); <em>Vetrinale</em>, Roma, a cura di Cecilia Casorati, Micol di Veroli e Yuri Elena (2012); <em>Re-Generation</em>, MACRO Testaccio, Roma, a cura di Maria Alicata e Ilaria Gianni (2012).</p>
<p><a href="http://www.silviagiambrone.com"><strong>www.silviagiambrone.com</strong></a></p>
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		<title>Performart &#8211; Domenico Mennillo</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Sep 2013 23:31:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un alternarsi e fondersi tra installazione, teatro sperimentale e parola poetica, il percorso artistico di Domenico Mennillo ha origine circa vent’anni fa, quando ha iniziato a scrivere poesia: «la domanda principale che mi ponevo era come potesse oggi (r)esistere la poesia, quali i suoi eventuali sviluppi, le sue metamorfosi; l’arte, e in maniera particolare [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In un alternarsi e fondersi tra installazione, teatro sperimentale e parola poetica, il percorso artistico di Domenico Mennillo ha origine circa vent’anni fa, quando ha iniziato a scrivere poesia:</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1125" alt="atlante 2" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-2-300x200.jpg" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align: justify;">«la domanda principale che mi ponevo era come potesse oggi (r)esistere la poesia, quali i suoi eventuali sviluppi, le sue metamorfosi; l’arte, e in maniera particolare le avanguardie storiche avevano affrontato già questa questione con soluzioni brillanti, avveniristiche e affascinanti. Molti dei protagonisti di quella stagione irripetibile nascevano poeti e letterati (Breton, Marinetti, Tzara, tanto per fare qualche nome), per poi aprire le loro poetiche alla vita stessa, portando la loro poesia a diventare vita stessa, ad invaderla con prospettive inedite. Di qui mi sembrava naturale, parlando di vita, di azione, coinvolgere poi quella parte del teatro contemporaneo interessato a pratiche performative e installative».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1124" alt="atlante 1" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-1-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Nonostante ogni lavoro presenti una dinamica legata alla volontà di un «presente tirannico» sempre diverso, è nello spazio che Domenico riesce a fondere le varie esigenze del suo lavoro in una dimensione univoca e dare inizio alla sua nascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio in uno spazio definito – quali quelli offertigli dalla Fondazione Morra nel settecentesco Palazzo Bagnara, situato nel centro storico di Napoli &#8211; che Mennillo ha allestito, tra la fine del 2011 e gli inizi del 2012, l’<i>Atlante della Fertilità</i>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-10.jpg"><img class="alignleft" alt="atlante 10" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-10-199x300.jpg" width="199" height="300" /></a>«Iniziai a scrivere a Napoli un poema su una città occidentale, descrivendone abitudini e modalità di vita, versi che nascevano ogni mattino appena sveglio. Un abbozzo quasi ogni mattina. Terminato il poema e convinto che l’operazione dovesse esaurirsi nel compimento dell’atto di scrittura, pensai di aggiungere una parte visiva al poema stesso. Iniziai questo lavoro visivo a New York, nell’autunno successivo alla fine della stesura dello scritto. Fotografie, carte, cartoni, disegni abbozzati su quadernetti, libri prelevati in mercatini dell’usato, oggetti prelevati per strada, materiali che pensai di usare per fare collage; tornato in Italia, con i collage abbozzati a New York, compresi che il lavoro poetico dell’<em>Atlante</em> poteva proseguire anche oltre i collage e che anzi avrebbe potuto avere risvolti installativi e sonori». Di lì la naturale esigenza di allestire di un proprio <em>Atlante</em>, consapevolmente ispirato al precedente warburghiano  <i>L’atlante della memoria</i>, in uno spazio fisico “sensuale” di Napoli. Lo spazio fisico sensuale di cui parla Mennillo è ovviamente uno spazio sensoriale, una dimensione dedicata alla sperimentazione delle sensazioni fisiche e che ha origine dai sensi, dove la commistione tra lo spazio, la parola e il suono viene sperimentata creativamente dall&#8217;artista e percettivamente dal fruitore.</p>
<p><a style="text-align: justify;" href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-9.jpg"><img class="size-medium wp-image-1131 alignright" alt="atlante 9" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-9-239x300.jpg" width="239" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esigenza di creare un sistema di ricordo e classificazione della memoria nasce dall&#8217;idea che «memoria è ciò su cui si fonda il nostro pensiero, una memoria concepita per immagini affettive». Creando uno spazio sensuale fatto di suoni, odori e soprattutto immagini, Mennillo dona la possibilità a chi visitava l’<em>Atlante</em> di incontrare una serie di combinazioni di immagini di tre città simbolo della decadenza occidentale, Napoli, Parigi, New York:  «il vissuto di quelle immagini erano le mie, ma i simboli e le immagini visibili erano patrimonio che facilmente poteva essere afferrato ed incontrato da chi vagava negli spazi installati, a contatto con le sollecitazioni-pensiero della propria memoria».</p>
<p style="text-align: justify;">È proprio il ruolo di capitali della cultura occidentale oggi decadute che ha permesso all&#8217;artista di accomunare le città di Napoli, Parigi, New York nel suo<em> Atlante</em>. Questo lavoro, infatti, nell&#8217;articolazione fra pensiero e parola poetica – dove l’immagine svolge un ruolo determinante  &#8211; scava nella memoria per far emergere la decadenza e l’oblio del nostro tempo: «l’immagine, il suo lento oblio-dimenticanza nel singolo è ciò su cui puntano i poteri forti e le economie ad esse collegate, le loro attenzioni e cure sono spesso rivolte a quei processi anche sottilissimi di evaporazione e formazione di un pensiero che nasce da un’immagine».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-5.jpg"><img class="size-medium wp-image-1127 alignleft" alt="atlante 5" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-5-199x300.jpg" width="199" height="300" /></a>La realizzazione dell’<em>Atlante</em> ha impegnato Domenico per un lungo periodo (dal 2008 al 2011) durante il quale ha avuto la possibilità di ricercare il già noto e l’inedito attraverso le innumerevoli combinazioni visive e sonore che i luoghi prescelti potevano offrigli, e di confrontarsi con le tre figure cardine di Giordano Bruno, Abi Warburg e Charles Baudelaire su cui tutto il lavoro è imperniato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso espositivo, infatti, articolato in tre ambienti, vedeva la prima sala si ispirata all’<em>Addiition de la troisième édition des Fleures du Mal</em> di Charles Baudelaire: i disegni su carta, che illustravano e ampliavano i testi baudelairiani, si rifacevano alle incisioni che Giordano Bruno utilizzava per chiarire i suoi scritti filosofici. «Baudelaire resta un autore per me molto importante (e credo non solo per me); ogni sua parola, dai versi o dai piccoli frammenti di progetti incompiuti si celano tesori ai quali l’intero novecento ha prestato attenzione per comprendere le contraddizioni e i risvolti determinanti dell’intera modernità».</p>
<p><img class="size-medium wp-image-1130 alignright" alt="atlante 8" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-8-199x300.jpg" width="199" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">La seconda sala accoglieva una “biblioteca infinita” o “biblioteca dell’infinito”, che rievocava concettualmente quella del Warburg Institute di Amburgo. Mentre il terzo spazio ospitava un’installazione-sonorizzazione di una parte dell’inedito poema <em>Atlante della Fertilità</em>, realizzata con proiettori in superotto e macchine analogiche degli anni settanta (progetto realizzato dall’artista in collaborazione con il compositore e musicista Nino Bruno).</p>
<p style="text-align: justify;">Domenico Mennillo esporrà nuovamente a Napoli il prossimo dicembre, nelle sale del Museo Nitsch, con la mostra <i>Alcune Architetture di Napoli 2003-2013 – Il teatro di lunGrabbe nelle architetture napoletane</i>: una retrospettiva per celebrare i dieci anni di attività di lunGrabbe a Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il teatro di lunGrabbe, fondato da Domenico Mennillo e Rosaria Castiglione nel 2001, incentrato sul binomio architettura-teatro ed imperniato sui testi dello stesso Mennillo, adopera soluzioni spaziali sempre diverse e privilegia l’azione performativa  all’azione simulativa del teatro di rappresentazione. Nel lavoro di questi anni, ampio spazio è stato dato anche al cinema con film e video relativi alle performance e ai poemi-concerto, quest&#8217;ultimi incentrati su versi e strumenti acustici ed elettronici, sono stati anch’essi messi in scena quasi sempre fuori dal teatro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/domenico-mennillo.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1134" alt="domenico mennillo" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/domenico-mennillo-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-4.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1133" alt="atlante 4" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-4-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-7.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1129" alt="atlante 7" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-7-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-3.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1126" alt="atlante 3" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-3-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1118" alt="atlante 11" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/atlante-11-150x150.jpg" width="150" height="150" /><del><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1119" alt="lunGrabbe 1" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/lunGrabbe-1-150x150.jpg" width="150" height="150" /></del></p>
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