<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>almost CURATORS &#187; lui chi è??</title>
	<atom:link href="https://www.almostcurators.org/category/blog/lui-chi-e/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.almostcurators.org</link>
	<description>E se Duchamp avesse collezionato farfalle? / What if Duchamp had collected butterflies?</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 May 2016 08:26:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Lui chi è?? Francesco Arena</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-francesco-arena/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-francesco-arena/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2014 10:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2014]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>
		<category><![CDATA[ardesia]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[donald judd]]></category>
		<category><![CDATA[eliot]]></category>
		<category><![CDATA[francesco arena]]></category>
		<category><![CDATA[g8 genova]]></category>
		<category><![CDATA[Josef Albers]]></category>
		<category><![CDATA[marmo]]></category>
		<category><![CDATA[monitor gallery]]></category>
		<category><![CDATA[pinelli]]></category>
		<category><![CDATA[quadrato]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione di mare]]></category>
		<category><![CDATA[san'agostino]]></category>
		<category><![CDATA[tube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1675</guid>
		<description><![CDATA[Una forma basica, una storia complessa, pochi metri cubi per raccontare, approfondire, immaginare, ipotizzare spazi e luoghi che una moltitudine di persone, sempre diversa, ha vissuto. E’ su questa dicotomia tra una resa formale di stampo minimalista e la scelta di tematiche storiche che raccontano momenti chiave, per lo più dolorosi o traumatici, della storia [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una forma basica, una storia complessa, pochi metri cubi per raccontare, approfondire, immaginare, ipotizzare spazi e luoghi che una moltitudine di persone, sempre diversa, ha vissuto. E’ su questa dicotomia tra una resa formale di stampo minimalista e la scelta di tematiche storiche che raccontano momenti chiave, per lo più dolorosi o traumatici, della storia dell’Occidente che si sviluppa parte del lavoro di Francesco Arena.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/bologna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1677" alt="bologna" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/bologna-278x300.jpg" width="278" height="300" /></a>Artista italiano, classe 1978, Arena fa del dato di cronaca un punto di riferimento sul quale innestare la propria riflessione critica, concepito come elemento immutabile in quanto accaduto ma soggetto alla trasformazione che la trasmissione della memoria comporta, l’evento di cronaca perde agli occhi dell’artista i suoi riferimenti tangibili per divenire un concetto puro elaborato da una memoria collettiva. Ciò accade ad esempio nel l’opera <em>Senza titolo (Bologna)</em> del 2011: si presenta come una lastra di marmo quadrata forata al centro come se una granata l’avesse squarciata, in realtà a lacerarla sono stati gli 85 nomi delle vittime della strage della stazione di Bologna dell’agosto del 1980 incisi ripetutamente fino a creare un buco centrale che l’attraversa da parte a parte. Come se la presenza della lapide, simbolo della memoria collettiva, e la costante commemorazione non bastassero a frenare la totale astrazione di quei nomi e la loro cancellazione. Il lavoro di Arena seduce e scuote allo stesso tempo, ad una antitesi di stampo formale, si accosta quella di carattere percettivo. L’artista affonda le mani nel evento storico, lo fa proprio e ne restituisce un una visione più scarna, ma più consistente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/genova.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1678" alt="genova" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/genova-300x214.jpg" width="300" height="214" /></a>In <em>Genova (foto di gruppo)</em>, 2011 Arena compie un passo successivo chiama la coscienza collettiva e quella politica a riflettere su quanto avvenuto e lo fa realizzando una delle sue opere più coinvolgenti. Partendo dalla foto di gruppo ufficiale dei dieci leader presenti al G8 di Genova del 2001 sono state realizzati dieci stampi a base quadrata di cm 40&#215;40 e altezze varie da 0,5 cm a 22 cm, concepite immaginando che se Carlo Giuliani fosse vivo potrebbe salire su di ognuna e guardare negli occhi ogni singolo capo di stato, alla ricerca di una responsabilità o forse soltanto di una risposta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/pinelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1682" alt="pinelli" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/pinelli-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Per <em>18.900 metri su ardesia (la strada di Pinelli)</em> del 2009 Arena diviene fisicamente parte integrante del progetto creativo, è lui stesso a ripercorrere il cammino dell’ultimo giorno da uomo libero dell’anarchico Pinelli, dalla stazione a casa e poi al bar e ai circoli anarchici sino in questura. 18.900 metri di strada percorsi come ognuno di noi percorre la propria ogni giorno, senza importanza, che si consuma e svanisce man mano che camminiamo. L’installazione consiste in 322 lastre di ardesia di cm 60x60x1 sulle quali sono incisi i 18.900 metri del cammino di Pinelli.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/tube.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1684" alt="tube" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/tube-300x240.jpg" width="300" height="240" /></a>Il confronto con queste vicende passa attraverso l’essenza stessa dell’artista, sia dal punto di vista di concettuale, sia fisico, divenendo così unità di misura della propria riflessione e dunque del progetto stesso, come avviene nel più recente lavoro, <em>Tube</em>, 2013. Si tratta di un tubo di metallo scatollato di sezione quadrata, tagliato e ricomposto così da diventare un quadrato;  il quantitativo di metallo utilizzato è tale che il vuoto all’interno del tubo, riempito di terra di campo, corrisponda in centimetri cubici alla massa corporea dell’artista. Non più dunque l’evento di cronaca come mezzo per riflettere sullo scorrere degli eventi ed il sedimentarsi della memoria, ma il proprio io, la propria presenza al mondo in un dato momento preciso.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/in-my-end.jpg"><img class="alignleft" alt="in-my-end" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/in-my-end-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>L’artista diviene così egli stesso domanda, inizio e fine dell’indagine, il proprio peso, la propria altezza divengono limiti e parametri dei lavori prodotti. E questa centralità e messa in discussione di se stesso pare chiarita e ed espressa apertamente nei lavori <em>Senza titolo (Eliot)</em>, 2013 e <em>Senza titolo (Agostino)</em>, 2012. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/in-my-end.jpg"><br />
</a>Il primo lavoro consiste in due lastre di marmo marquinia sulle quali è inciso il verso iniziale del quartetto East Coker “In my beginning is my end” che Eliot stesso scelse come proprio epitaffio. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/io-stesso-domanda.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1680" alt="io-stesso-domanda" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/io-stesso-domanda-300x184.jpg" width="300" height="184" /></a>Mentre nel secondo lavoro le parole di Sant&#8217;Agostino &#8220;Io stesso sono diventato domanda&#8221; sono impresse su due forme quadrate di ardesia e marmo bianco di Carrara. In questo secondo lavoro la risposta stessa diventa un&#8217;altra domanda, anzi una valanga di domande, tante quanti gli sguardi di chi si confronta con l&#8217;opera. Arena lascia i fruitoti ad interrogarsi dinanzi le parole di Sant’Agostino, restituendo l’opera alla collettività, seguendo quasi un percorso inverso rispetto a quello compiuto nei lavori prima citati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/riduzione-di-mare.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1683" alt="riduzione-di-mare" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/riduzione-di-mare-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Ed è proprio agli occhi di una collettività talvolta distratta che Arena ha presentato negli spazi della galleria Monitor di Roma <em>Riduzione di mare</em>, nel 2013. Un&#8217;installazione ed una performance per raccontare il dramma dell&#8217;emigrazione. Un blocco di sale del peso di 34 kg è stato progressivamente leccato durante i giorni della mostra da alcuni performer, con l&#8217;intento di sovrascrive sul blocco un testo tradotto in codice morse. Il documento compilato dall&#8217;organizzazione olandese United for Intercultural Action (European Network Against Nationalism, Racism, Fascism and in Support of Migrants and Refugees) raccoglie l&#8217;elenco dei nomi delle 16136 persone morte nel tentativo di emigrare nella sola Europa, di cui i mass media hanno dato notizia dal gennaio 1993 sino al gennaio 2012. Al termine della mostra, il blocco sembrava essere stato eroso, mutato dal movimento umano e dai suoi umori, lacerto di un tempo trascorso e allo stesso tempo ancora in divenire.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/churchill.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1686" alt="churchill" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/churchill-300x240.jpg" width="300" height="240" /></a>Questo interessante gruppo di lavori chiarisce in modo esaustivo le coordinate entro le quali l&#8217;artista si sia mosso nella ideazione e realizzazione delle sue opere. Arena  riconosce in alcuni episodi di cronaca o in eventi apparentemente del tutto privati e personali, le chiavi di lettura per scardinare la visione &#8216;ordinaria&#8217; alla quale i mezzi di comunicazione e lo sguardo collettivo alle volte volgono lo sguardo, ponendosi in dialogo con il minimalismo americano e attento a che ogni progetto fondi le sue radici su di un aspetto progettuale che consiste nello scheletro concettuale di ogni installazione o performance.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/pasolini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1681" alt="pasolini" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/pasolini-300x297.jpg" width="300" height="297" /></a>La forma quadrata che accomuna questa selezione di opere è prediletta dall&#8217;artista; pur trattandosi infatti del più elementare tra i poligoni, il quadrato è stato più volte scelto da diversi artisti come espressione ideale della dimensione spaziale delle proprie opere. Si pensi a Josef Albers o a Donald Judd, che hanno omaggiato il quadrato per moltissimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Le opere di Arena come quelle di Albers, infatti, mostrano una estrema riduzione delle forme in uno stile lapidario e geometrico reso attraverso la perfezione tecnica. Più di altri artisti del Novecento, Albers ha dato forma alle parole del filosofo Ludwig Wittgenstein, il quale diceva che ogni cosa che noi vediamo può essere differente e ogni cosa che noi descriviamo può essere differente allo stesso tempo, dimostrando che talvolta le cose più elementari sono le più inspiegabili. Come le opere di Albers, anche le installazioni di Arena posso rivelarsi delle trappole nelle quali lo spettatore rischia ripetutamente di cadere, a causa del senso di insicurezza che la percezione dell&#8217;opera trasmette.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/orizzonte.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1687" alt="orizzonte" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/orizzonte-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Allo stesso tempo la ricerca di Arena si concretizza formalmente in lavori tridimensionali, che in comune con i lavori di Judd hanno l&#8217;esperienza dello spazio quale elemento portante dell&#8217;opera, le installazioni apparentemente autonome, non possono essere percepite senza considerare il rapporto con lo spazio che occupano e influenzano. La resa formale, invece, seppur si concretizzi un&#8217;arte astratta e geometrica, dalla fredda eleganza, si distacca concettualmente, come visto, dalla ricerca di Judd, da cui sembrava essere stata bandita qualsiasi forma di soggettività.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-francesco-arena/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? Valentina Vannicola</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-valentina-vannicola/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-valentina-vannicola/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2013 11:08:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1482</guid>
		<description><![CDATA[Valentina Vannicola è nata a Roma nel 1982. Dopo essersi laureata con una tesi in Filmologia presso l’Università La Sapienza di Roma, si è diplomata alla Scuola Romana di Fotografia. La sua pratica artistica è riconducibile al genere della staged photography, tendenza della fotografia contemporanea volta a presentare come reali scene costruite secondo le dinamiche [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Valentina Vannicola è nata a Roma nel 1982. Dopo essersi laureata con una tesi in Filmologia presso l’Università La Sapienza di Roma, si è diplomata alla Scuola Romana di Fotografia.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01-Canto-III-Antinferno.LEntrata-dellInferno.jpg"><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">La sua pratica artistica è riconducibile al genere della <i>staged photography</i>, tendenza della fotografia contemporanea volta a presentare come reali scene costruite secondo le dinamiche proprie della cinematografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fondamentale nella realizzazione delle opere che vanno dal 2008 a oggi, è la letteratura dalla quale l’autrice trae ispirazione creando scatti di ambientazioni fantastiche e suggestive, pur rimanendo legata alle sue origini.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_05.jpg.jpg"><img class="alignright" alt="Valentina_Vannicola_05.jpg" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_05.jpg-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Ogni fotografia rappresenta la messa in scena di un frammento chiave estrapolato dai testi famosi interpretati in maniera molto personale. Questi lavori parlano della sua vita: l’ambientazione prediletta è Tolfa, piccolo comune in provincia di Roma dove Valentina è cresciuta, i personaggi che partecipano alla ricostruzione della storia sono suoi amici, parenti e altri abitanti del suo paese (il giornalaio, il postino, la bidella della sua scuola) mentre la scelta compositiva della messa in scena è fortemente influenzata dalla scenografia cinematografica asiatica, che Valentina ha studiato e approfondito nel suo percorso accademico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è una produzione fotografica coerente ed emozionante, capace di catturare l’osservatore e di guidarlo attraverso una ricostruzione del tutto personale dell’evento ricreato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1488" alt="Valentina_Vannicola_04.jpg" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>La fotografia è dunque per l’autrice una necessità creativa: attraverso questo strumento riesce a dar vita alle immagini che la letteratura le trasmette. E lo fa con la stessa sapienza di chi conosce appieno le modalità di realizzazione di un film: accade questo in una delle sue prime serie “La Principessa sul pisello” (2009). Attraverso sette immagini Valentina Vannicola ci riporta alla mente le sequenze principali della fiaba di Andersen. Lo scenario è quello della Maremma laziale e i personaggi che interpretano i vari ruoli sono amici e parenti. L’autrice si occupa dell’intero progetto, a partire dalla lettura della favola, cui segue la stesura di uno “storyboard” fatto di bozzetti preliminari che racchiudono l’idea della composizione finale dello scatto. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1487" alt="Valentina_Vannicola_04.jpg 3" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-3-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Importantissima è la partecipazione collettiva di coloro che si prestano a farsi immortalare: come un vero team di lavoro, tutti si adoperano al reperimento dei materiali “di scena” e nella scelta della location più adatta, fornendo il loro punto di vista progettuale, che risulta essere fondamentale per la stessa artista. Ogni scatto fotografico si compone dunque di una fase intima, personale di studio e ideazione dell’autrice alla quale segue la fase pratica e collettiva della messa in scena. Il racconto fotografico riassume in sette sequenze la storia di una principessa che seppe dimostrare la sua “regalità” avendo percepito la presenza di un baccello nascosto nel suo giaciglio sotto una pila di venti materassi.  Dello stesso periodo è la serie Escape (2009), ispirata al “Don Chisciotte della Mancia” di Cervantes. Restano invariate le norme operative di studio personale e partecipazione attiva di gruppo.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1486" alt="Escape. Tolfa, Rome, Italy, February 2009. ###  Escape. Tolfa, R" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-2-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a> Qui la componente ironica delle immagini è più forte che nel lavoro precedente, merito anche della protagonista degli scatti, che è una casalinga annoiata immortalata mentre legge il romanzo picaresco durante un bagno caldo o in sella alla sua cyclette, immersa nelle lettura delle bizzarre avventure affrontate dai protagonisti. Immediato è il richiamo alle atmosfere dissacranti monicelliane de “L’Armata Brancaleone”: la donna immagina un eroe sgangherato che affronta un branco di pecore al pascolo, in una fantasia che, in un certo qual modo, è legata alla sua realtà quotidiana di vita in un piccolo paese di campagna.</p>
<p style="text-align: justify;">In “Alice nel paese delle meraviglie” (2009) la protagonista è una donna matura, più vicina all’ideale di “mamma” che tutti abbiamo, piuttosto che al personaggio immaginato da Carroll. L’aspetto caricaturale dei personaggi è molto forte e sempre ironico, così anche il Bianconiglio e il Cappellaio Matto sono impersonati da abitanti adulti di Tolfa, che stanno al gioco di Valentina Vannicola, permettendole così di raccontarci un po’ della sua vita, facendoci conoscere i personaggi e i luoghi attorno ai quali è cresciuta. L’atmosfera, seppur a tratti comica, in alcuni scatti s’incupisce, rendendo lo scenario più grottesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01-Canto-III-Antinferno.LEntrata-dellInferno.jpg"><img class="size-medium wp-image-1491 alignright" alt="#01 Canto III, Antinferno.L'Entrata dell'Inferno" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01-Canto-III-Antinferno.LEntrata-dellInferno-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>La serie l’”Inferno” rappresenta per Valentina Vannicola una grande sfida: nell’anno 2011 decide che sarà proprio il capolavoro dantesco, caposaldo della cultura italiana, a essere fonte d’ispirazione per i suoi scatti. Lo studio è lungo e riccamente approfondito; lo schema operativo dell’autrice è il medesimo delle serie precedenti: studio analitico del testo, stesura di uno “storyboard” nel quale ha preso forma la sua immaginazione, ricerca dell’ambientazione, dei personaggi e del materiale necessario. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04-Canto-IV-Primo-cerchio.-Il-Limbo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1483" alt="#04 Canto IV, Primo cerchio. Il Limbo" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04-Canto-IV-Primo-cerchio.-Il-Limbo-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Ancora una volta Tolfa e i suoi abitanti sono protagonisti degli scatti: le zone prescelte sono quelle della Maremma laziale, la costa di Santa Severa e la suggestiva caldara di Manziana. Sono quindici gli scatti ai quali l’artista ha iniziato a pensare già da qualche tempo, immagini e pensieri che dalla sua mente pian piano prendono forma in bozzetti che si accumulano quasi spontaneamente tra le carte personali e che solo a distanza di qualche anno, appunto, avrebbero visto la luce attraverso un complesso progetto come questo. Il punto di vista dell’osservatore si sostituisce a quello di Dante, narratore che ci guida alla scoperta della realtà ultraterrena che aspetta coloro che in vita sposarono il peccato: ritroviamo dunque la porta dell’inferno con le anime dannate rassegnate al loro destino, il limbo, gli ignavi, i golosi, gli avari, gli iracondi e gli accidiosi, oltre a celebri personaggi come Farinata degli Uberti condannato nel girone degli eretici, e Paolo e Francesca in quello dei lussuriosi. Ogni immagine è sempre accompagnata dalla terzina dantesca del canto al quale lo scatto è ispirato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_02.jpg.jpg"><img class="size-medium wp-image-1485 alignleft" alt="Valentina_Vannicola_02.jpg" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_02.jpg-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>“Living Layers III” è il primo progetto realizzato da Valentina Vannicola che non fa riferimento al mondo della letteratura. Nasce in collaborazione con il museo Macro e la galleria romana Wunderkammern, e non ha come sfondo il paese d’origine dell’autrice, ma il quartiere popolare di Torpignattara. Anche se lo spunto e l’ambientazione rappresentano una novità con la quale confrontarsi, lo schema progettuale dell’autrice resta pressappoco invariato. La prima fase di lavoro è dunque lo studio approfondito del territorio del quartiere, sia da un punto di vista urbanistico/planimetrico che da quello più umano, fatto di passeggiate alla scoperta di coloro che quotidianamente vivono Torpignattara. La fase di scoperta genera nella mente di Valentina Vannicola immagini paradossali per cui un albero può nascere tra le piastrelle di un terrazzo, una balena può tuffarsi nella profondità della terra, aprendo l’asfalto come fosse un mare denso e oscuro, una barca può navigare in un mare d’erba e molto altro ancora. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1484" alt="04" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>Quest’aspetto onirico e surreale è accompagnato da un forte elemento emozionale, espresso dai personaggi ritratti: tutti sono profondamente soli. L’isolamento, l’apatia, la rassegnazione sono tutte forme d’inquietudine figlie della vita in città, una grande come Roma, che nelle sue periferie presenta scenari di emarginazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel progetto più recente (2012), Valentina Vannicola ritorna a immaginare una versione tutta personale dei grandi romanzi, questa volta cimentandosi con un testo appartenente alla letteratura contemporanea italiana di Stefano Benni (1976), il “Bar Sport”. Fulcro della narrazione sono i personaggi che incarnano lo stereotipo tutto italiano dell’habitué del bar di provincia, come i giocatori di carte, la bella cassiera, le signore pettegole, il playboy, e le “attrazioni” del locale, come il flipper, il biliardo, il telefono e la riffa. La serie rappresenta gli episodi narrati dai clienti del Bar Sport, storie sempre al limite tra la realtà e la fantasia, ancora una volta messi in scena dagli “attori” di Tolfa. Valentina Vannicola è rappresentata dall’agenzia OnOff Picture e dalla galleria Wunderkammern di Roma.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-valentina-vannicola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? &#8211; Silvia Giambrone</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-silvia-giambrone/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-silvia-giambrone/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2013 14:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[artista]]></category>
		<category><![CDATA[contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è]]></category>
		<category><![CDATA[performance]]></category>
		<category><![CDATA[re-generation]]></category>
		<category><![CDATA[serena silvestrini]]></category>
		<category><![CDATA[silvia giambrone]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1331</guid>
		<description><![CDATA[Silvia Giambrone è nata ad Agrigento nel 1981. Vive e lavora a Roma dal 2002, anno in cui ha iniziato a frequentare l’Accademia di Belle Arti. Nelle opere dell’artista è fondamentale la componente personale, che unita a tematiche universalmente riconosciute, si inserisce nel gruppo dei vari campi di ricerca della sua produzione artistica. Primo fra [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Silvia Giambrone è nata ad Agrigento nel 1981. Vive e lavora a Roma dal 2002, anno in cui ha iniziato a frequentare l’Accademia di Belle Arti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/viola-e-un-poco-nervosamente.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1332" alt="viola e un poco nervosamente" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/viola-e-un-poco-nervosamente-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nelle opere dell’artista è fondamentale la componente personale, che unita a tematiche universalmente riconosciute, si inserisce nel gruppo dei vari campi di ricerca della sua produzione artistica. Primo fra tutti il corpo, fertile terreno d’indagine, e, allo stesso tempo, strumento attraverso il quale l’artista sviluppa diversi progetti: ne “<em>La viola e un poco nervosamente</em>” (2010) il corpo dell’artista esce fuori dall’identità che socialmente rappresenta per assumere il ruolo di strumento musicale: non c’è più Silvia, non c’è più un’artista ma c’è un oggetto con una funzione specifica, quello di produrre musica. Il ritmo del battito cardiaco diventa la base di una melodia improvvisata in questa performance che sottolinea quanto la nostra società sia influenzata dal contesto in cui si collocano le cose e dalle etichette che si impongono a queste. Silvia Giambrone ci dimostra dunque come un corpo seminudo può non apparire come oggetto del desiderio, cosa che invece accade nel bombardamento di immagini mediatiche odierne.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/eredità.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1333" alt="eredità" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/eredità-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>A quest’aspetto si allaccia la performance “<em>Eredità</em>” (2008) improntata sull’analisi delle pratiche seduttive, in particolar modo sull’abitudine quotidiana dell’atto di truccarsi: l’artista applica sugli occhi delle ciglia finte metalliche, simbolo delle abitudini estetiche a cui da sempre le donne si sottopongono, a causa di un retaggio culturale che impone loro di apparire piacevoli agli occhi degli uomini.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/still2-sotto-tiro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1334" alt="still2 sotto tiro" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/still2-sotto-tiro-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il corpo di Silvia Giambrone diventa il bersaglio di un laser puntato sulla pelle nuda in “<em>Sotto tiro</em>” (2013): nella performance, l’artista subisce una minaccia sconosciuta e immotivata, il semplice essere sotto il tiro, appunto, di un laser la trasforma in vittima, in condannata. Questo invadente segnale luminoso può rappresentare anche uno sguardo insistente al quale non si può scappare, che vìola l’intimità e genera disagio.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/teatro-anatomico.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1336" alt="teatro anatomico" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/teatro-anatomico-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>“<em>Teatro anatomico</em>” (2012) è una performance realizzata in occasione della mostra collettiva “Re-generation”; l’artista si fa cucire sulla pelle nuda un colletto ricamato; la crudezza dell’ago che le trapassa la carne si contrappone alla naturalezza con la quale l’artista reagisce, sfoggiando il colletto come un accessorio che, alla fine dell’azione, l’ha resa più bella, più piacevole, più femminile. La performance assume un fortissimo valore simbolico: il colletto rappresenta l’autorità, sia essa di tipo religioso o politico (i colletti bianchi dei preti, ma ancor più quelli delle camicie ben stirate sotto le giacche degli uomini di potere) ma anche il rigore, quello delle divise e dei grembiuli scolastici femminili; il suo essere cucito a mano si lega inevitabilmente alla cultura e alla produzione artistica di matrice femminista, oltre che alla condizione femminile italiana del nostro passato, che qualificava questa pratica come una delle poche attività che le donne potevano svolgere.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Il-pizzo-3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1337" alt="Il pizzo 3" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Il-pizzo-3-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Silvia Giambrone fa sua questa tecnica e una delle prime opere in cui compare è “<em>Il Pizzo</em>” (2012): piccoli frammenti di merletto blu coprono i volti delle figure femminili presenti nelle fotografie delle nozze dei suoi genitori. Il pizzo diventa una maschera che cela l’identità di queste donne, oggi trasformate dal tempo fino a non riconoscersi più nelle immagini, ma anche, paradossalmente, la possibilità di conservarle dallo sbiadimento della stampa, destinata a schiarirsi fino a cancellare le loro tracce. Lasciando trasparire solo i volti dei partecipanti di sesso maschile, l’artista sottolinea ancora una volta come il tema della bellezza femminile sia una conseguenza della cultura di stampo maschilista.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/made-in-italy-dett.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1338" alt="made in italy dett" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/made-in-italy-dett-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il pizzo come testimonianza di una tradizione antica, femminile, legata al sud Italia, alle antenate che trascorrevano il tempo intente a cucire, sono i concetti chiave di un lavoro come “<em>Made in Italy</em>”: il nostro paese è ancora saldamente ancorato al suo passato e questo peso culturale, che può essere sia una zavorra che un valore da tramandare ai posteri, è espresso da un blocco di gesso nel quale sono impressi calchi di merletti. Quello della Giambrone è un “made in Italy” specchio della società odierna che, ancora una volta, vede le donne relegate in una posizione subordinata rispetto all’uomo.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Eroina-2010-forma-della-molecola-di-eroina-ricamata-alluncinetto-cotone.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1339" alt="Eroina, 2010 forma della molecola di eroina ricamata all'uncinetto, cotone" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Eroina-2010-forma-della-molecola-di-eroina-ricamata-alluncinetto-cotone-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il cucito però, non serve solo a produrre graziose suppellettili o accessori decorativi per abiti: ne è un esempio “<em>Eroina</em>” (2012) riproduzione all’uncinetto della struttura molecolare dell’eroina. Forte è il contrasto tra l’immagine che si ha del lavoro a maglia, rispetto al prodotto finale, così com’è sottile il gioco di significati legati al nome dell’opera: l’eroina infatti, può essere sia associata alla sostanza stupefacente che a una potente figura femminile in grado di accorrere in aiuto della società.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/autoritratto-7erso-senz.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1341" alt="autoritratto 7(erso senz)" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/autoritratto-7erso-senz-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Un altro mezzo espressivo che l’artista ama particolarmente è la scrittura; il linguaggio è lo strumento attraverso il quale Silvia Giambrone realizza il suo “<em>Autoritratto &#8211; Io nel settembre 2009 all&#8217;altezza di un universo senza risposte</em>” (2010) dove tutto si concentra intorno al concetto di sottrazione: prima fra tutte, quella fisica, attraverso l’eliminazione dai fogli trasferibili fatti di segni dell’alfabeto, di tutte le lettere che compongono la frase che dà il titolo all’opera. Fonte d’ispirazione è il testo di Carla Lonzi “Sputiamo su Hegel”, nel quale viene trattato il tema della possibilità che un soggetto possa esistere a prescindere dalla situazione dialettica che lo identifica, ovvero al di fuori di un contesto predefinito, nel quale si trova mal volentieri.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/traslation-2009.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1342" alt="traslation 2009" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/traslation-2009-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>La parola incontra il corpo in “<em>Translation</em>” (2009), una performance in cui l’artista indaga il rapporto tra linguaggio e realtà: la lingua che noi parliamo è considerata al pari di una legge, come un codice che definisce ogni cosa; ma le mani di una persona che scrivono simultaneamente la stessa frase, in lingue differenti, fanno sì che quest’idea di corrispondenza diretta tra parola e oggetto reale sparisca. Così come il comandamento “non avrai altro Dio all’infuori di me”, tradotto in un altro codice linguistico e scritto simultaneamente in due modi differenti dalla stessa persona, dimostra come il concetto espresso dalle parole sia nei fatti tradito.<br />
L’attenzione verso le parole è presente anche in “<em>No Enemy</em>” (2008), installazione nel quale grandi e pesanti lettere di legno rivestite di piombo invadono lo spazio del foyer del terzo piano del MART di Rovereto. L’assenza di spaziatura tra le parole “no” e “enemy” fa sì che di primo acchito lo spettatore non colga il senso di quelle lettere. Ancora una volta, l’artista smaschera le ambiguità del linguaggio e dei significati che derivano da questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Silvia Giambrone ha collaborato con diverse gallerie: Il ponte contemporanea, Roma; Galleria Bonomo, Bari; Galleria Deanesi, Rovereto; Galleria Biagiotti, Firenze e dal 2012 collabora con la Galleria Doppelgaenger, Bari</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, ha vinto il <em>Main Prize</em> della Biennale di Kaunas.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le mostre personali ricordiamo: <em>L’impero libero degli schiavi</em>, Galleria Doppelgaenger, Bari (2012); <em>Parallel Borders</em>, Roma, a cura di Mark Mangion (2012); <em>Sotto falso nome</em>, Fondazione Spazio13, Varsavia (2011); <em>Fuori di me</em>, Spazio Ferramenta, Torino, a cura di Susanna Sara Mandice (2011); <em>Invito all’opera</em>, Galleria Il ponte contemporanea, a cura di Achille Bonito Oliva (2010); <em>More to come</em>, Upload Art Project, a cura di Silvia Conta, Federico Mazzonelli, Julia Trolp (2010); <em>Speaking your language I learnt how to hate you</em>, Galleria NextDoor, Roma, a cura di L. Benedetti (2008).</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le principali mostre collettive, ricordiamo le più recenti:<em>KAUNAS BIENNAL UNITEXT ’13</em>, National Museum of M. K. Čiurlionis (20013); <em>Refuse</em>, Ex Mattatoio di Testaccio, La Pelanda, Roma, a cura di Roberto D’Onorio (2013); <em>SUBJECTIVE MAPS/ DISAPPEARENCES, Parallel Borders 1 / Monuments &amp; Shrines to Capitalism</em> curated by Mark Mangion for Malta Contemporary Art, National Gallery of Iceland (2013); <em>MEDITERRANEA 16</em>, Biennial of Young Artists from Europe and the Mediterranean (BJCEM), Ancona (2013); <em>Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell&#8217;arte italiana contemporanea</em>, MAMbo, coordinamento curatoriale di Uliana Zanetti, Bologna (2013); <em>Vetrinale</em>, Roma, a cura di Cecilia Casorati, Micol di Veroli e Yuri Elena (2012); <em>Re-Generation</em>, MACRO Testaccio, Roma, a cura di Maria Alicata e Ilaria Gianni (2012).</p>
<p><a href="http://www.silviagiambrone.com"><strong>www.silviagiambrone.com</strong></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-silvia-giambrone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? &#8211; Alice Pasquini</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-alice-pasquini/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-alice-pasquini/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2013 16:21:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>
		<category><![CDATA[alice]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[colors]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[pasquini]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[spray]]></category>
		<category><![CDATA[streetart]]></category>
		<category><![CDATA[streetartist]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=911</guid>
		<description><![CDATA[Romana di nascita ma “cittadina del mondo”, Alice Pasquini, nota anche come Alicè, ha lasciato traccia della sua arte per le strade di tante metropoli. Classe 1980, dopo essersi diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma, decide ben presto di slegarsi dal convenzionale circuito dell’arte facendo della strada la sua tela. Ha vissuto per lunghi [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Romana di nascita ma “cittadina del mondo”, Alice Pasquini, nota anche come Alicè, ha lasciato traccia della sua arte per le strade di tante metropoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/1-Alice-Pasquini-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-923" title="Alice Pasquini, Photo by Jessica Stewart - RomePhotoBlog" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/1-Alice-Pasquini-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Classe 1980, dopo essersi diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma, decide ben presto di slegarsi dal convenzionale circuito dell’arte facendo della strada la sua tela. Ha vissuto per lunghi periodi in Inghilterra, Francia e Spagna dove si è specializzata in disegno d’animazione e critica d&#8217;arte.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/6-Alice-Pasquini-mural-in-Terracina-Photo-by-Lorenzo-Gallitto-.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-927 alignright" title="Alice Pasquini, mural in Terracina, Photo by Lorenzo Gallitto" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/6-Alice-Pasquini-mural-in-Terracina-Photo-by-Lorenzo-Gallitto--150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I suoi inizi nella street art risalgono ai primi anni del 2000, ma preferisce non utilizzare questo termine per identificare la sua arte che considera invece “contestuale” proprio perché in strada non si è soli con il supporto. Tanti altri fattori dovuti appunto al contesto, infatti, stimolano la creatività e vivificano l&#8217;atto del dipingere: innanzitutto il colore delle pareti e la luce, quella del sole; la storia del muro e cosa c&#8217;è dietro di esso; la gente che passa, si ferma, ti parla e si racconta; gli spray che hai a disposizione nella borsa e che hai portato con te per quel giorno; e infine l&#8217;adrenalina, poiché, seppur scegliendo gli spazi con un minimo di coscienza storico-artistica, si dipinge comunque senza autorizzazione e non si è immuni al rischio di essere beccati dalla polizia. Tuttavia, a differenza di tanti suoi colleghi che per questo ed altri motivi preferiscono restare anonimi, Alice si firma con il suo nome e opera di giorno a volto scoperto accettando i rischi del “mestiere” per combattere a suo modo quella concezione di vandalismo ancora legata alla street art.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/4-Alice-Pasquini-mural-at-Circolo-degli-Artisit-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-932 alignleft" alt="4 Alice Pasquini, mural at Circolo degli Artisit, Photo by Jessica Stewart - RomePhotoBlog" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/4-Alice-Pasquini-mural-at-Circolo-degli-Artisit-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Tutto ciò comporta una rapidità di esecuzione che immancabilmente rende il suo stile pittorico più istintivo e immediatamente riconoscibile: il tratto è fresco, schizzato e sporco; i colori sono naturali e giocano sui contrasti tra tinte calde e tinte fredde. La scelta dei colori è dettata dal momento ma senza dubbio le tonalità di Roma, la sua città (dove ancora vive e lavora quando si trova in Italia), fanno parte del suo vissuto e sono impresse indelebilmente nella sua tavolozza: quel rosa salmone, il colore dei palazzi della capitale, in contrasto con quel verde acqua del cielo creano un&#8217;atmosfera che solo a Roma riflette una luce fantastica. Dichiara con fermezza che Roma sicuramente è l&#8217;opera d&#8217;arte che più ha influenzato la sua ricerca artistica perché è una città in cui tutto è disegnato da artisti e si può vedere così tanta storia mentre si passeggia tra vicoli incredibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-Detail.-Wall-in-Terracina-for-Memorie-Urbane-Photo-Lorenzo-Gallitto.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-931" alt="Alice Pasquini, Detail. Wall in Terracina for Memorie Urbane Photo Lorenzo Gallitto" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-Detail.-Wall-in-Terracina-for-Memorie-Urbane-Photo-Lorenzo-Gallitto-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>La casualità, dunque, è parte integrante del suo lavoro, gli errori e le imperfezioni caratterizzano il suo stile così quanto il suo temperamento, caotico e disordinato: <em>“Nella mia ricerca artistica sono arrivata a capire, come diceva Dalì, che &#8211; i tuoi errori e i tuoi difetti devi sublimarli-: quando sublimi i tuoi difetti, hai il tuo stile. Io ho trovato il mio stile e ho accettato me stessa con tutti i miei difetti: la necessità di sporcarmi completamente con il colore, di far cadere delle gocce, schizzare, fare delle scolature.”</em> D&#8217;altronde si tratta di una tecnica estemporanea, eseguita su supporti preesistenti, esposti ad ulteriori modifiche nel tempo che vanno oltre la volontà dell&#8217;artista. Non conta perciò l&#8217;opera d&#8217;arte finita, conclusa, ma il momento dell&#8217;azione artistica prima e il momento di sorpresa nel passante poi. A differenza di un visitatore di un museo o di una galleria, infatti, il semplice passante non si aspetta di vedere arte negli angoli più impensabili, per cui l&#8217;impatto con la visione genera quell&#8217;effetto di meraviglia che magicamente fa entrare chi guarda nel racconto di Alice disseminato in tutto il mondo. Un linguaggio universale fatto di sentimenti umani e immagini in movimento che catturano piccole storie, momenti quotidiani e attimi di intimità che per Alice rappresentano la vera magia della vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-wall-in-Camden-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-933" alt="Alice Pasquini, wall in Camden, Photo by Jessica Stewart - RomePhotoBlog" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-wall-in-Camden-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Protagoniste inconsapevoli di queste istantanee in vernice spray e pittura acrilica, sono le donne, lontane da ogni stereotipo sociale e immerse in una quotidianità che le ritrae spensierate ma determinate allo stesso tempo. Non bambole perfette, eroine sexy o cenerentole del focolare ma donne che stanno semplicemente dormendo, leggendo, fumando o bevendo un caffè. Nell&#8217;aprile 2012, l&#8217;artista ha voluto suggellare questo suo tema prediletto nella prima importante mostra personale presso la galleria 999 Contemporary di Roma dal titolo <em>Cinderella, pissed me off</em>. In questa occasione Alice si è divertita ad “arredare” gli spazi espositivi con vecchi scaffali, pensili, sportelli arricchiti dai suoi interventi che conferiscono all&#8217;ambiente una dimensione intima e narrativa tra vecchie foto, scritti e pennelli. Non manca una corte esterna, in cui è forte il legame con la strada: porte, ante dei contatori della luce e del gas, segnali stradali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-Cinderella-pissed-me-off-999-Contemporary-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1005" alt="Alice Pasquini, Cinderella pissed me off, 999 Contemporary, Photo by Jessica Stewart - RomePhotoBlog" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-Cinderella-pissed-me-off-999-Contemporary-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nonostante la difficoltà nel portare la strada in galleria, dunque, Alice riesce magistralmente a trasformare vari supporti di recupero in affascinanti object-trouvé ricchi di memorie. Durante i suoi continui viaggi in giro per il mondo, infatti, ama raccogliere e collezionare oggetti trovati per caso, oppure acquistati nei vari mercatini. Come un muro anche questi supporti non sono vergini come una tela bianca ma portano con sé le loro storie offrendo all&#8217;artista spunti sempre nuovi.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/6.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1006" alt="6" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/6-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Ad esempio, nel caso della mostra <em>Into the great wild open</em> presso la Tri-Mission Art Gallery all&#8217;Ambasciata Americana di Roma, vecchie carte geografiche veicolano il tema del viaggio e il concetto di frontiera, dal punto di vista del superamento, della scoperta di se stessi.Insomma, piccoli schizzi in angoli remoti o interi muri giganti, personali e collettive in tutta Europa, illustrazioni per fumetti e pubblicità hanno contribuito ad accrescere la popolarità di Alice che, secondo la classifica pubblicata da Urban Painting, risulta essere tra i primi dieci urban artist più amati al mondo con oltre 42.000 persone che seguono il suo profilo sui social network. E&#8217; infatti fondamentale per lei il rapporto con il pubblico che oggi, grazie a internet, è qualcosa di molto più vicino al rock and roll che all&#8217;arte contemporanea in quanto più fruibile e più immediato<em>“Non sei davanti ad una tela, non devi prepararti. Va bene qualsiasi interpretazione ma soprattutto va bene l&#8217;atteggiamento perché vuol dire: apri, tocca e goditi questo dell&#8217;arte, perché l&#8217;arte fa bene!&#8221;</p>
<p></em><em id="__mceDel"><strong>Per la video intervista <a href="http://youtu.be/Ln73Ja5crh0" target="_blank">clicca qui</a>.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="www.alicepasquini.com">www.alicepasquini.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">Photo credits: Giorgio de Finis; Lorenzo Gallitto; Jessica Stewart &#8211; <a href="http://romephotoblog.com">RomePhotoBlog</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-alice-pasquini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? &#8211; Marco Raparelli</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-marco-raparelli/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-marco-raparelli/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 May 2013 12:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>
		<category><![CDATA[animazione]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è]]></category>
		<category><![CDATA[marco raparelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=655</guid>
		<description><![CDATA[Il lavoro di  Marco Raparelli si concentra sul disegno liberato da ogni schema accademico. Nato a Roma nel 1975, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti, si è specializzato in video animazione presso il Loughborough College of Art (U.K.) e pittura all’Académie des Beaux Arts di Bruxelles. Lo stile di Marco Raparelli è quasi istintivo, [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il lavoro di  Marco Raparelli si concentra sul disegno liberato da ogni schema accademico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato a Roma nel 1975, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti, si è specializzato in video animazione presso il Loughborough College of Art (U.K.) e pittura all’Académie des Beaux Arts di Bruxelles.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stile di Marco Raparelli è quasi istintivo, poiché non prevede l’utilizzo di bozze o di prove preliminari: in questo modo l’errore diventa conseguenza naturale e dunque parte integrante del suo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">La vita quotidiana è la principale fonte di ispirazione per la creazione dei personaggi che animano il mondo ideato dall’artista, fatto di situazioni buffe e irreali che si contrappongono a scene prese dalla realtà di tutti i giorni. Questi personaggi prendono vita in cortometraggi di video animazione come “Everything changes” del 2010, in cui l’artista tratta con ironia i cambiamenti apportati nella vita di tutti noi dallo scorrere del tempo, o come in “Abandoned Dog” del 2008, racconto surreale di una giornata vissuta da un cane abbandonato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-bef-kitchen-2006.jpg"><img class="alignleft" alt="RAPARELLI, bef kitchen, 2006" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-bef-kitchen-2006.jpg" width="297" height="216" /></a> Nel 2006 Marco Raparelli si apre al wall-drawing, disegnando direttamente sulle pareti di una stanza della galleria “BastArt” di Bratislava, in occasione della mostra “Growing City”; questo lavoro, dal titolo “Bef Kitchen”, rappresenta un ambiente casalingo in cui vive Bef, primo personaggio partorito dalla fantasia dell’autore: donna dai modi rudi, goffa e sgraziata, rappresenta una categoria di cui l’artista è molto affascinato; non è “fisicamente” presente nella scena, ma si riesce a percepire la sua presenza, tanto da immaginarla ai fornelli, oppure mentre sbuca dalla porta. Unico elemento reale, un piccolo televisore che trasmette una vido-animazione in loop. Il wall-drawing è una tecnica alla quale Marco Raparelli si dedica più volte negli ultimi anni, come “The Wall” del 2010, un’installazione realizzata alla “Fondazione Giuliani” di Roma, nella quale l’artista riproduce con colori acrilici un grande foro nella parete, accompagnandolo da un mucchio di resti di intonaco sul pavimento, che donano veridicità simulando una vera rottura del muro: stabilire che si tratti di finzione o realtà spetta allo spettatore. Il disegno trova per natura la sua perfetta collocazione sulla carta e Raparelli per la sua “My Social Awareness” del 2008, ne sceglie una lunga 20 metri, dove, con fare antropologico, rappresenta innumerevoli esemplari del genere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2010 Raparelli lavora ancora una volta sugli spazi, ridisegnandoli e quindi ridefinendoli, alla “Nomas Foundation” di Roma: l’ambiente in cui lavora è quello di una “Reading Room”, per cui la sua opera si fa contenitore di opere realizzate da altri autori, in una grande installazione collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">“Idea non familiare di Roma” nasce durante il periodo che Marco Raparelli trascorre in residenza all’American Academy di Roma: l’idea è quella di ritrarre tutti coloro che in quel periodo transitavano in accademia, e di allestire le immagini negli spazi del bar, tappa obbligata per ospiti e non, secondo la tipologia tipica delle antiche  quadrerie, in una forte connessione tra passato e presente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-L’unica-cosa-che-si-muoveva-2010.jpg"><img class=" wp-image-690 alignright" alt="RAPARELLI, L’unica cosa che si muoveva, 2010" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-L’unica-cosa-che-si-muoveva-2010.jpg" width="344" height="230" /></a>La passione per i video si sposa, ancora una volta, con i wall-drawing in “L’unica cosa che si muoveva accanto a noi era il vento”, installazione del 2011, in cui l’animazione ripercorre le diverse fasi di luce di una giornata, dal sorgere del sole all’arrivo della notte, con una luna grande e tonda, il tutto incorniciato da una finestra disegnata sulla parete: con la fantasia, ci si può affacciare verso uno spazio immaginario varcando la soglia della realtà per osservarne una parallela, del tutto simile, ma comunque irreale, fatta solo di linee nere tracciate dalla mano dell’autore.</p>
<p style="text-align: justify;">I personaggi di Marco Raparelli assumono dimensioni umane, nell’installazione “Nudist Area”, realizzata nel 2011 in occasione di una mostra collettiva dal nome “Made in Filanda”, in un ex filanda nella campagna di Arezzo; l’interazione tra i personaggi fantastici di Raparelli e la realtà è totale, le sagome cartonate si collocano nello spazio reale, fuoriuscendo dai confini della carta, del muro oppure dei video.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-ne-qui-ne-altrove-2012.jpg"><img class=" wp-image-685 alignleft" alt="RAPARELLI, ne qui ne altrove, 2012" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-ne-qui-ne-altrove-2012.jpg" width="332" height="223" /></a>Da sempre interessato all’analisi del “popolo dell’arte”, che studia e osserva con un’attenzione quasi scientifica, Marco Raparelli  mette in opera questa sua indagine nella creazione, in collaborazione con l’artista Giuseppe Pietroniro, di una sorta di museo parallelo, fatto di false opere d’arte, false targhette informative, e addirittura, falsi servizi come bar e bookshop; l’ironia di quest’operazione cela una più profonda riflessione sullo stato dell’arte e la condizione dei musei ai giorni nostri; titolo dell’installazione è “Né qui né altrove”, ospitata nel 2012 negli spazi del Museo Andersen di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-elefante-scomparso-2012.jpg"><br />
</a>Il disegno lascia spazio alla carta, che si fa pura forma nell’opera “L’elefante scomparso”, presentata nel 2012 a Palazzo Baldassini a Roma; sagome di carta retro illuminate e nascoste da un telo bianco ci raccontano l’aneddoto storico dell’elefante albino, vissuto in questo palazzo, dono del re del Portogallo a Papa Leone X. L’atmosfera scaturita dal gioco di luci e ombre, ci trasportano in una dimensione sognante, fiabesca,  spingendoci verso all’innocenza della nostra infanzia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-Look-Mommy-I-scribbled-2012-.jpg"><img class=" wp-image-691 alignright" alt="RAPARELLI, Look Mommy, I scribbled, 2012" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-Look-Mommy-I-scribbled-2012-.jpg" width="304" height="202" /></a>Il 2012 resta un anno molto importante per Marco Raparelli, impegnato in mostre importanti come la collettiva “RE-GENERATION”, presentata negli spazi del Macro Testaccio, nel quale sono esposti i suoi personaggi “senza nome”, composti da una sintetica linea nera, realistici e bizzarri allo stesso tempo; mentre la galleria “Ex-Elettrofonica” gli dedica una personale dal titolo “Look Mommy, I scribbled”, che prende spunto dalle tavole del libro omonimo, edito da “cura.books”, in un intervento site-specific concentrato sulle diverse tipologie umane che ciascun personaggio inventato da Raparelli rappresenta.</p>
<p style="text-align: justify;"><img title="gallery ids=" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-includes/js/tinymce/plugins/wpgallery/img/t.gif" />
<a href='https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-marco-raparelli/raparelli-idea-non-familiare-di-roma2010/'><img width="150" height="150" src="https://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-Idea-non-familiare-di-Roma2010-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="RAPARELLI, Idea non familiare di Roma,2010" /></a>
<a href='https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-marco-raparelli/raparelli-elefante-scomparso-2012/'><img width="150" height="150" src="https://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-elefante-scomparso-2012-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="RAPARELLI, elefante scomparso, 2012" /></a>
<a href='https://www.almostcurators.org/?attachment_id=688'><img width="150" height="150" src="https://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-personaggi-2012-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="RAPARELLI, personaggi, 2012" /></a>
<a href='https://www.almostcurators.org/?attachment_id=694'><img width="150" height="150" src="https://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-particolare-2012-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="RAPARELLI, particolare, 2012" /></a>
<a href='https://www.almostcurators.org/?attachment_id=692'><img width="150" height="150" src="https://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-particolare-2012-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="RAPARELLI, particolare, 2012 (2)" /></a>
</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-marco-raparelli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? &#8211; Valerio Rocco Orlando</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/valerio-rocco-orlando/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/valerio-rocco-orlando/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 21:11:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Nobile]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=477</guid>
		<description><![CDATA[Valerio Rocco Orlando, nato a Milano nel 1978, dopo una laurea in Drammaturgia all’Università Cattolica di Milano e un master in Regia alla Queen Mary University of London, ha iniziato il suo percorso artistico, componendo articolate installazioni, video, film, fotografie e libri d’artista che, in bilico tra dialogo corale e ritratto intimista, mettono in scena [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Personale-è-Politico-2011.jpg"><img class="wp-image-479 alignleft" title="Valerio Rocco Orlando - Personale è Politico, 2011" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Personale-è-Politico-2011-300x196.jpg" width="300" height="196" /></a>Valerio Rocco Orlando, nato a Milano nel 1978, dopo una laurea in Drammaturgia all’Università Cattolica di Milano e un master in Regia alla Queen Mary University of London, ha iniziato il suo percorso artistico, componendo articolate installazioni, video, film, fotografie e libri d’artista che, in bilico tra dialogo corale e ritratto intimista, mettono in scena la relazione tra individuo e comunità, allo scopo di esplorare e ripensare il senso di appartenenza nella società contemporanea. Vissuta come dono, come elemento di scambio, l&#8217;arte di Valerio Rocco Orlando è il regno della reciprocità, della multiculturalità, della conoscenza dell&#8217;altro come conoscenza di se stesso, della condivisione. È un&#8217;arte intrecciata all&#8217;educazione e continuamente interconnessa ad attualità e società. È una poetica che diventa politica, come recita la scritta al neon verde &#8220;Personale è politico”. Ma non secondo criteri ideologici, che asetticamente dividono destra e sinistra. È una politica delle emozioni, delle relazioni, delle esperienze condivise, di mondi<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-The-sentimental-Glance.png"><img class="wp-image-478 alignright" title="Valerio Rocco Orlando - The sentimental Glance, 2002-07" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-The-sentimental-Glance-300x224.png" width="300" height="224" /></a> e culture diverse che si incontrano e confrontano sul campo dell&#8217;espressione artistica, quello che meglio può esprimere l&#8217;individualità attraverso la coralità e viceversa. &#8220;Parlo del personale per parlare di tutto il sistema sociale”, afferma Valerio.<br />
Realizzata in occasione della sua prima personale in galleria, la video installazione &#8220;The Sentimental Glance&#8221; di Valerio Rocco Orlando è un mosaico di voci e sguardi femminili, un&#8217;elegante trama di sei storie che, con un approccio fortemente intimistico, riflettono l&#8217;educazione sentimentale dell&#8217;artista, indagando tensioni e connessioni fra infanzia e età adulta, passione e solitudine, maternità ed androginia. Sei le protagoniste che si raccontano nelle riprese e danno il proprio nome ad ogni singolo video: Celeste (2002); Rita (2003); Eva (2004); Dobrochna (2005); Amalia (2006); Eleonora (2006). Eroine su cui ogni sguardo si sofferma, la cui voce e la cui storia pongono fra parentesi ogni dettaglio superfluo, ogni possibile fuori campo. Ed il sonoro si fonde all&#8217;immagine in movimento, accompagnando senza mai invadere, in una continua osmosi con le esistenze femminili che aiuta a raccontare.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Bisiàc-2007.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-481" title="Valerio Rocco Orlando - Bisiàc, 2007" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Bisiàc-2007-300x206.jpg" width="300" height="206" /></a>Bisiàc (2007), invece, è una video-installazione, un racconto senza tempo &#8211; ambientato sulla riva del fiume Isonzo, in Friuli &#8211; concepito come il primo capitolo di una riflessione sulle interrelazioni fra le nuove generazioni e le tradizioni e i dialetti locali ormai in principio di estinzione. Protagonisti sono due gemelli di cinque anni, un maschio e una femmina, che giocano con delle pietre lungo il letto di un fiume in piena. Vestiti con abiti che richiamano la tradizione locale, i due bambini intonano filastrocche nel loro dialetto veneto, come in antitesi all&#8217;evoluzione della società contemporanea, ed instaurano con l&#8217;acqua un rapporto osmotico e metaforico.<br />
Dialogo, ascolto, conoscenza dell&#8217;altro, condivisione e reciprocità sono solo alcuni dei concetti cari all&#8217;arte di Valerio Rocco Orlando. Sono queste le basi da cui parte il progetto video &#8220;Lover&#8217;s Discourse&#8221; (2010), avviato dall&#8217;artista nella Big Apple, con volantini affissi per tutta Brooklyn in cerca di &#8220;coppie e amanti&#8221; che collaborassero al suo nuovo lavoro. Accanto al suo sito web e al suo cont<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Lovers-Discourse-2010.jpg"><img class="alignright  wp-image-483" title="Valerio Rocco Orlando - Lover's Discourse, 2010" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Lovers-Discourse-2010-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a>atto mail, Valerio ha reso ancora più intrigante il fugace messaggio (destinato a ricevere numerose risposte e adesioni) attraverso una frase di Jean-Luc Nancy, filosofo francese a lui caro: &#8220;Non c&#8217;è essere senza &#8216;essere con&#8217; e non c&#8217;è esistenza senza coesistenza&#8221;. È stato poi l&#8217;artista a scegliere le storie che maggiormente lo intrigavano, creando un racconto che è una rete visiva di relazioni intessute nell&#8217;ottica dell&#8217;interscambio reciproco e del senso di comunità.<br />
La scritta al neon Coexistence del 2010 è l&#8217;opera di Valerio Rocco Orlando che ha dato il titolo alla prima personale dell&#8217;artista negli spazi della Galleria Tiziana Di Caro a Salerno, due anni fa. L&#8217;amore, la reciprocità, la condivisione e l&#8217;intreccio di storie, vite ed esperienze (temi cari alla ricerca artistica di Valerio) tornano in questo lavoro mediante la citazione &#8220;Il n’y a pas d’existence sans coexistence&#8221;, tratta dal saggio &#8220;Essere singolare plurale&#8221; del filosofo francese Jean-Luc Nancy, che l&#8217;artista ha fatto scrivere a mano dal suo partner con la sua grafia. Coexistence è un focus sull&#8217;individualità e la<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Coexistence-2010.jpg"><img class="alignleft  wp-image-484" title="Valerio Rocco Orlando - Coexistence, 2010" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Coexistence-2010-300x197.jpg" width="300" height="197" /></a> collettività, una luce che si accende sul valore della condivisione, come in un gioco di specchi, e disegna una poetica (e forse anche una politica) votata alla sublimazione dell&#8217;esistere, fra esperienza del singolo e amplificazione della stessa nella comunità.<br />
&#8220;Endless&#8221; (cominciato nel 2011) è un lavoro aperto, senza fine, appunto. Un libro d&#8217;artista in edizione limitata di cui Valerio Rocco Orlando ha pubblicato ad oggi, i primi due volumi. È un&#8217;opera d&#8217;arte a tutti gli effetti, che si compone nel tempo attraverso la relazione ed il confronto. Un progetto collaborativo, che nasce dalla domanda “Attraverso quali forme di relazione immagini una società migliore?”, posta da Valerio a scrittori e artisti di fama internazionale che influenzano la sua ricerca o in cui egli si riconosce. Le prime risposte sono quelle di Maria Paola Fimiani, Gilbert&amp;George, Liam Gillick, Corrado Levi, Jean-Luc Nancy, Mario Perniola, Ugo Rondinone e Luigi Z<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Endless-2011.jpg"><img class="alignright  wp-image-485" title="Valerio Rocco Orlando - Endless, 2011" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Endless-2011-300x298.jpg" width="300" height="298" /></a>oja, attraverso una metodologia non poi così distante dalla realizzazione di un video o di un&#8217;installazione.<br />
&#8220;Educazione&#8221; è di certo un&#8217;altra parola chiave nella produzione artistica di Valerio Rocco Orlando. Attraverso una serie di workshop realizzati in alcune scuole superiori in Italia nel 2011 in collaborazione con la Nomas Foundation e a Cuba nel 2012 nell&#8217;ambito della XI Bienal de la Habana, l&#8217;artista ha dato vita ad un interessante e caleidoscopico progetto comunitario intitolato &#8220;What education for Mars?&#8221;, mediante un paragone e uno scambio fra diversi sistemi di educazione internazionali ed un approccio artistico a modelli alternativi di trasmissione della conoscenza. Come il filosofo Bruno Latour, nel suo libro &#8220;Laboratory Life&#8221; del 1979 analizza le scoperte scientifiche attraverso lo studio delle relazioni fra gli scienziati e le loro famiglie, così Valerio realizza una vera e propria indagine su diversi sistemi educativi scolastici mediante interviste agli stessi studenti. Nella convinzione che educare significhi costruire se stessi in relazione con gli altri, proiettandosi nello spazio e nella comunità che ci circondano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-496" title="Valerio Rocco Orlando 1" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-1-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>  <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Niendorf-The-damaged-piano-2008.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-497" title="Valerio Rocco Orlando - Niendorf (The damaged piano), 2008" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-Niendorf-The-damaged-piano-2008-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>  <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-What-education-for-Mars-2011.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-498" title="Valerio Rocco Orlando - What education for Mars, 2011" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-What-education-for-Mars-2011-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>  <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-The-Reverse-Grand-Tour-2012.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-500" title="Valerio Rocco Orlando - The Reverse Grand Tour, 2012" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/02/Valerio-Rocco-Orlando-The-Reverse-Grand-Tour-2012-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/valerio-rocco-orlando/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? &#8211; Gaia Scaramella</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-gaia-scaramella/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-gaia-scaramella/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 23:13:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>
		<category><![CDATA[pia lauro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=902</guid>
		<description><![CDATA[Gaia Scaramella è nata a Roma nel 1979. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dal 1998 ha partecipato a diverse mostre collettive e personali, e a numerosi premi per l’incisione, vincendo nel 2007 il primo premio Grafica Italiana, a Vigonza. La sua ricerca prende il via dall’incisione calcografica, della [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gaia Scaramella è nata a Roma nel 1979. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dal 1998 ha partecipato a diverse mostre collettive e personali, e a numerosi premi per l’incisione, vincendo nel 2007 il primo premio Grafica Italiana, a Vigonza. La sua ricerca prende il via dall’incisione calcografica, della quale porta con se, in ogni lavoro, la concezione seriale dell’opera. Gran parte della sua ricerca l’ha condotta a scomporre e ricomporre oggetti, opere e memorie, creando nuove dimensioni percettive, e inediti piani di lettura di un percorso articolato e poliedrico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_annunciazione-icone-familiari_2006_11.jpg"><img class="alignright" alt="SCARAMELLA_annunciazione icone familiari_2006_11" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_annunciazione-icone-familiari_2006_11-280x300.jpg" width="280" height="300" /></a>L’incontro con l’incisione calcografica avviene negli anni di studio e sin da subito le permette di esprimersi attraverso l’elemento fondamentale del proprio lavoro: la produzione seriale, intesa come esigenza creativa piuttosto che come modalità di produzione. Le incisioni sono, infatti, concepite quasi come dei monotipi, di cui Gaia ha sempre stampato pochi esemplari.</p>
<p style="text-align: justify;">In <i>Annunciazione &#8211; Icone Familiari</i>, Gaia fonde tradizione e innovazione, arte sacra e quotidianità, associando alla sacralità del tema religioso quello della famiglia, e sostituendo se stessa al divino. Questa attualizzazione del tema, senza alcuna banalizzazione, permette di ritrovare se stessi e di rispecchiarsi nelle iconografie rappresentate, cogliendo gli aspetti più reali e concreti di una sacralità terrena.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Essere-apparire-e-divenire-2007.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1035" alt="SCARAMELLA_Essere, apparire e divenire, 2007" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Essere-apparire-e-divenire-2007-300x249.jpg" width="300" height="249" /></a>Vivere la vita di un altro, qualcuno talvolta può averci pensato. Gaia Scaramella in <i>Essere, apparire e divenire</i> decide di essere qualcun altro, ma da morto. Non per bizzarra provocazione, ma per affrontare il tema della sacralità del defunto, tra ricordo e folklore. Le “partecipazioni al lutto”, ritrovate in un cassetto della nonna, poste l’una accanto all’altra, raccontano come il ricordo del defunto si trasformi molto spesso in santificazione, ognuna di esse racconta soltanto ineccepibili vite terrene. In quest’opera Gaia compie una vera e propria appropriazione di testi, parole e pensieri, dedicati ai defunti in qualche modo a lei legati o imparentati. Come in un rapporto simile a quello tra attore e personaggio, Gaia e i suoi “santi” comuni divengono una cosa sola, permettendole di farsi, di volta in volta, virtuosa e santificata. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Suore_20071.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1090" alt="SCARAMELLA_Suore_2007" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Suore_20071-1024x280.jpg" width="653" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Con le opere realizzate per la mostra <i>Dio ed Io</i> del 2007, Gaia Scaramella si emancipa dalle tematiche legate al contesto familiare e volge lo sguardo ad un piano iconografico più pubblico. La geografia dell&#8217;istituzione ecclesiastica viene qui ridisegnata e riletta attraverso un approccio critico e al contempo ironico. Da un punto di vista tecnico Gaia esce dai limiti fisici del foglio stampato, incidendo il proprio segno su porte e ante d&#8217;armadio, e dipingendole con vernice a smalto. Le grandi lastre componibili le permettono così di utilizzare le tecniche di incisione e pittura in una chiave più sperimentale, e di realizzare una serie di opere di carattere installativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Le-tre-M_2008.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1037" alt="SCARAMELLA_Le tre M_2008" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Le-tre-M_2008-300x210.jpg" width="300" height="210" /></a>Il processo di emancipazione ed evoluzione dalla tecnica calcografica che Gaia Scaramella ha compiuto negli ultimi anni ha senza dubbio avuto dei risvolti esplicitamente concreti nella creazione della serie <em>Calco Trito Mix</em> del 2008. Appare chiara nell&#8217;elaborazione di questi lavori la volontà e la necessità di triturare carta e processo creativo per giungere ad nuovo livello di produzione artistica e coscienza di se. Dopo l&#8217;elaborazione mediante il torchio, le stampe subiscono un ulteriore passaggio meccanico passando tra le lame del trita documenti. Le immagini vengono così scomposte e frammentate in modo indecifrabile, in attesa di essere nuovamente ricomposte secondo una nuova visione. Gli unici simboli leggibili sono quelli delle tre grandi religioni monoteistiche sovrapposti alle &#8220;fettucce segniche&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Ex-vuoto_2008.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1036" alt="SCARAMELLA_Ex vuoto_2008" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Ex-vuoto_2008-300x182.jpg" width="300" height="182" /></a>Un panorama di stampe in negativo, realizzate mediante impressione di matrici sagomate, compone l’installazione bidimensionale di <i>Ex-Vuoto</i> (2008). L’ex voto, l’oggetto comunemente utilizzato in diverse religioni per ringraziare la divinità di una grazia ricevuta, assume forme diverse, ma ben precise &#8211; come polmoni, fegato, cervello, anche e ovaie &#8211; mescolate con le immagini di una variegata umanità, compostata da uomini, donne e amanti. Gli ex-voto, fissati alla parete con dei chiodi che ne vincolano il movimento, ritraggono immagini cariche di significato per Gaia. Questo intenso mixage, di forte emotività e leggera spontaneità, riunisce con chiarezza i due piani su cui il lavoro di Gaia Scaramella agisce: formale/impersonale e personale/interiore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Capasanta_2009.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1034" alt="SCARAMELLA_Capasanta_2009" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Capasanta_2009-201x300.jpg" width="201" height="300" /></a>Con l’opera <i>Capasanta</i> &#8211; esposta durante la mostra <i>Sant’Elena, la seduzione nel segno</i> evento collaterale alla Biennale di Venezia del 2009 – Gaia Scaramella decide di donare le matrici delle stampe che componevano l’installazione di <i>Ex-Vuoto</i>, a sant’Elena, come se si trattasse di veri e propri ex voto. L’opera, appositamente progettata per lo spazio in cui è stata allestita, consisteva in una sfera geodedica che, appesa ad una gru, compiva una rotazione lenta su se stessa. All’interno della sfera erano stati posti gli ex voto in zinco che con il passare del tempo si sono staccati per cadere nel corso d’acqua sottostante, andando a restituire l’elemento votivo al mare e alla santa. Il percorso di emancipazione nei confronti della tecnica dell’incisione si conclude dunque con quest’ultima installazione, dove Gaia decide di distaccarsi simbolicamente e fisicamente dalle sue matrici, donandole ad una dimensione altra.</p>
<p style="text-align: justify;">È nella realizzazione delle sue installazioni che il lavoro di gaia Scaramella acquista sempre più intensità e profondità permettendole di affrontare temi e spazi allestitivi complessi e articolati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_300_2010.jpg"><img class="size-medium wp-image-1032 alignright" alt="SCARAMELLA_300_2010" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_300_2010-300x201.jpg" width="300" height="201" /></a>Disposte geometricamente, poste ad un metro circa di distanza l’una dall’arta, le 300 girandole che compongono l’installazione <i>300</i> ricordano un plotone, un esercito di soldati valorosi in assetto di attacco forse, o di difesa. L’istallazione, concepita per il piano di copertura del torrione del Castello Anfonsino di Brindisi, è composta da trecento girandole monocrome nere, che con il loro volteggiare dialogano costantemente con le incessanti correnti d’aria che battono sul torrione, restituendo al vento il suono del vento. Le girandole perdono così il loro scopo primario, quello ludico legato alla leggerezza del gioco, e divengono simboli del lutto che la guerra impone.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_legami-o-legami_2011_web.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1038" alt="SCARAMELLA_legami o legami_2011_web" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_legami-o-legami_2011_web-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Legami o legami</i>…una richiesta o una denuncia? L’installazione composta da due pareti chiuse ad angolo, a cui sono aggrappate mani in resina epossidica, affronta il tema dello stretto coinvolgimento affettivo che talvolta si traduce in vincolo. Dalle mani fili di lana colorati si liberano e diramano come vene, arterie, capillari e legamenti, descrivendo concettualmente l’estensione interna di un involucro pulsante, quale è il corpo umano. Come un abbraccio o una morsa, i fili vanno da parete a parete chiudendo e reticolando l’angolo, definendo fisicamente un immobilizzante stato d’angoscia.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Memorie-dellaltroieri_2012.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1039" alt="SCARAMELLA_Memorie dell'altroieri_2012" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Memorie-dellaltroieri_2012-300x291.jpg" width="300" height="291" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Memorie dell’altro ieri, memorie di dopodomani </i> è l’opera che Gaia Scaramella dedica alla tragedia dell’olocausto. L’olocausto… una sospensione, un’interruzione del pensiero, della vita, della dignità umana e sociale. Un tavolo d’epoca rivestito in formica bianco e celeste, con gambe in metallo e struttura in legno, circondato da quattro sedie. Dieci omini, monocromi bianchi, posti sul piano. Sulle teste di ognuno memory cards. Nel cassetto del tavolo un ipad, per visualizzare le foto custodite nelle cards. La memoria del passato si fonde con uno sguardo limpido verso il futuro. Gaia narra il prima ed il dopo della strage, senza mostrarne le pagine oscure, creando un’opera interattiva. Nell’invitare lo spettatore ad applicare l’esercizio della memoria, l’artista ricerca una forma di elaborazione condivisa dell’orrore, fornendo una prospettiva propositiva, che esclude la mera denuncia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Nepenthes_2012.jpg"><img class="alignleft" alt="SCARAMELLA_Nepenthes_2012" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/SCARAMELLA_Nepenthes_2012-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>L’articolato percorso di Gaia Scaramella sul rapporto tra vita e morte nei suoi lavori ci conduce a <i>Nepenthes</i>. L’opera è composta da grandi baccelli che contengono i profili di uomini e donne. I bacelli, collegati idealmente tra loro da sottili rami, sono isolati da cornici color nero o bianco a voler simboleggiare un lutto o il candore celestiale. Le presenze umane, collegate come in un albero genealogico, ma separatamente incorniciate in uno spazio chiuso che evoca un’urna o una teca, albergano serenamente nei loro baccelli, come se la pianta morente donasse loro vita. È la morte di uno per la vita dell’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-gaia-scaramella/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? &#8211; Pietro Ruffo</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-pietro-ruffo/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-pietro-ruffo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 10:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[carta]]></category>
		<category><![CDATA[contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[freedom]]></category>
		<category><![CDATA[insetti]]></category>
		<category><![CDATA[intaglio]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[liberty]]></category>
		<category><![CDATA[pietro]]></category>
		<category><![CDATA[ruffo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=670</guid>
		<description><![CDATA[Pietro Ruffo nasce nel 1978 a Roma, dove oggi vive e lavora. Dopo aver studiato Architettura presso l&#8217;Università di Roma Tre, nell&#8217;anno 2010-2011 è stato titolare di una borsa di ricerca presso la Columbia University di New York. L&#8217;arte di Ruffo resta essenzialmente legata agli elementi base della sua formazione da architetto: il progetto, la [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pietro Ruffo nasce nel 1978 a Roma, dove oggi vive e lavora.<br />
Dopo aver studiato Architettura presso l&#8217;Università di Roma Tre, nell&#8217;anno 2010-2011 è stato titolare di una borsa di ricerca presso la Columbia University di New York.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arte di Ruffo resta essenzialmente legata agli elementi base della sua formazione da architetto: il progetto, la carta e il disegno. Ogni sua opera, infatti, ha origine da una meticolosa progettazione, attenta al minimo dettaglio, e prende forma sul foglio attraverso il segno delicato ma incisivo. Tuttavia, non conserva la bidimensionalità di una tavola poiché la carta, intagliata, acquista la terza dimensione. Ne risulta un lavoro stratificato, dalle molteplici letture visive e semantiche che indagano i grandi temi della storia universale, in particolare la libertà e la dignità del singolo individuo costantemente minacciate dalla massificazione in atto nella società contemporanea.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/2-DAS-CHINESISCHE-REICH-installazione-front-1-cartoni-carta-velina-e-video-310x400xH375cm-20071.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-727" alt="Das Chinesische Reich, 2007, 310x400xH375cm, cartoni carta velina e video" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/2-DAS-CHINESISCHE-REICH-installazione-front-1-cartoni-carta-velina-e-video-310x400xH375cm-20071-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Con l&#8217;installazione <i>Das Chinesische Reich</i> (2007), l&#8217;artista pone l&#8217;attenzione su quello che definisce “l&#8217;impero cinese”:  un&#8217;imponente piramide composta da scatoloni di merci provenienti dalla Cina, rappresenta la potenza delle dinamiche commerciali che schiacciano i lavoratori sotto il peso dello sfruttamento. All&#8217;interno di essa, infatti, è stata ricavata una nicchia in cui un video mostra la condizione di sfollati e rifugiati che tentano di attraversare le frontiere per sfuggire. Completa il titolo una citazione dal libro “Gomorra” di Roberto Saviano: “La merce ha in sé tutti i diritti di spostamento che nessun essere umano potrà mai avere”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/4-youth-of-the-hills.-wood-paper-cut-out-65x60x185cm.-2008.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-729" alt="Youth of the hills, 2008, 65x60x185cm, legno, ritagli di carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/4-youth-of-the-hills.-wood-paper-cut-out-65x60x185cm.-2008-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>In lavori come <i>Youth of the Hills</i> (2008) esprime, invece, la contraddizione che si respira nei territori di conflitto del Medio Oriente: uno sciame di coleotteri ricopre un carro armato tedesco della Seconda Guerra Mondiale riprodotto in scala. Gli insetti sono intagliati dall&#8217;artista su pagine di preghiere ebraiche e senza distruggere l&#8217;integrità dei testi, sacra nella cultura ebraica, emergono dall&#8217;opera come se fuoriuscissero dalla sabbia, loro habitat naturale. Il coleottero è simbolo di forte appartenenza religiosa del popolo, causa stessa della drammatica disputa territoriale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/3-un-istante-complesso-installation-view-museum-of-contemporary-art-Pesaro-30.05.09.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-730" alt="Un istante complesso, 2009, installation view Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/3-un-istante-complesso-installation-view-museum-of-contemporary-art-Pesaro-30.05.09-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Lo stesso tema viene indagato nella mostra <em>Un istante complesso</em> (2009), a cura di Ludovico Pratesi, presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro. Protagoniste sei bandiere di grandi dimensioni degli stati coinvolti nei perenni conflitti: Israele, Libano, Iran, Iraq, Siria e Hamas. Il simbolo pop per eccellenza quale è la bandiera, viene privato del colore che lascia il posto ad una texture grafica dal tratto sottile, fitta sovrapposizione di teschi animali: aggressività, violenza e morte ma ancora una volta simbolo della stratificazione del popolo sul proprio territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle sue ultime opere acquista grande rilevanza il tema della libertà, divenuta quasi una costante nel lavoro dell&#8217;artista.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/PIETRO-RUFFO_Atlas-Of-The-Various-Freedoms_2010-2011_Graphite-on-paper-and-interviews.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-731" alt="Atlas of the various freedoms, 2010-2011, H7mx20m, grafite su carta e interviste" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/PIETRO-RUFFO_Atlas-Of-The-Various-Freedoms_2010-2011_Graphite-on-paper-and-interviews-150x150.jpeg" width="150" height="150" /></a>Durante la sua residenza a New York nel 2010, Pietro Ruffo ha avuto occasione di conoscere giovani filosofi e artisti provenienti da tutto il mondo, e di porre loro domande sulla nozione di libertà. Nasce così <em>Atlas of the various freedoms</em> (2010-2011), un vero e proprio atlante geografico in cui territori e volti si sovrappongono a formare una mappatura audio-visiva di questo concetto universale, ispirata al pensiero di Isaiah Berlin. L&#8217;installazione è, infatti, composta dai ritratti a grafite delle persone interpellate e dalle loro interviste, che possono essere ascoltate da cuffie che pendono dall&#8217;alto.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Negative-Liberty_2011.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-732" alt="Negative Liberty, 2011, grafite e intagli su carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Negative-Liberty_2011-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>In altri lavori l&#8217;ideale di libertà è spesso incarnato dalla libellula, insetto intagliato e ripetuto lungo tutta la superficie delle installazioni. E&#8217; il caso di <em>Negative Liberty</em> (2011) e <em>Liberty House</em> (2011), istallazioni site specific che, come in un tromp l’oeil barocco, trasformano ambienti chiusi in boschi finemente disegnati a matita o dipinti ad inchiostro, popolati da sciami di libellule, in cui l&#8217;osservatore si ritrova immerso, quasi come in un giardino segreto. In <em>Revolution Globe</em> (2011) le libellule sono invece intagliate su un mappamondo in carta di grandi dimensioni, evocando la libertà dell&#8217;individuo di muoversi senza confini né restrizioni: un riferimento diretto agli episodi rivoluzionari della cosiddetta Primavera Araba, scatenati proprio dall&#8217;assenza di libertà individuali e dalla violazione dei diritti umani.<br />
In <em>World Spring</em> (2012) l&#8217;artista innesta su una mappa geografica mondiale singole parole arabe (democrazia, tirannia, pace, sangue, ecc.) estratte dagli slogan utilizzati dai dimostranti durante la Primavera Araba. Ogni parola, dipinta a foglia d’oro, ritagliata e posta in rilievo, è incorniciata in un motivo geometrico ispirato alle maioliche islamiche. Il risultato è una rete astratta che ricopre il globo e connette simbolicamente regioni e Paesi lontani e diversi. Una metafora visiva e concettuale del web, lo strumento comunicativo attraverso il quale le nuove generazioni di egiziani, tunisini, libici, yemeniti, siriani, sono entrati in contatto per organizzare e divulgare gli eventi rivoluzionari.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Liberty-house_2011_inchiostro-e-intagli-su-carta.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-734" alt="Liberty house, 2011, H256x210x260cm, inchiostro e intagli su carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Liberty-house_2011_inchiostro-e-intagli-su-carta-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Revolution-Globe_2011_acrylic-and-cut-outs-on-paper_170x170x200cm.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-735" alt="Revolution Globe, 2011, 170x170x200cm, acrilico e intagli su carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Revolution-Globe_2011_acrylic-and-cut-outs-on-paper_170x170x200cm-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_World-Spring_2012_acrylic-watercolours-and-cut-outs-on-paper-on-canvas_H180x360cm-x10cm.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-737" alt="World Spring, 2012, H180x360cm x10cm, acrilico e carta intagliata su tela" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_World-Spring_2012_acrylic-watercolours-and-cut-outs-on-paper-on-canvas_H180x360cm-x10cm-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/lui-chi-e-pietro-ruffo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? &#8211; Francesca Romana Pinzari</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/francesca-romana-pinzari/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/francesca-romana-pinzari/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 12:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>
		<category><![CDATA[armatura]]></category>
		<category><![CDATA[capelli]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[crine]]></category>
		<category><![CDATA[francesca romana pinzari]]></category>
		<category><![CDATA[installazione]]></category>
		<category><![CDATA[pia lauro]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=250</guid>
		<description><![CDATA[Francesca Romana Pinzari, artista romana, nata a Perth (Australia) nel 1976, ha iniziato la sua carriera nel 2001 come pittrice figurativa. Negli ultimi anni ha intrapreso una ricerca sul corpo e sui fenomeni identitari della società contemporanea: utilizzando diversi media quali video, performances e installazioni, i suoi lavori si sviluppano come autoritratti che raccontano concetti [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CHIMERA_CHIARA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-271" title="PINZARI_CHIMERA_CHIARA" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CHIMERA_CHIARA-199x300.jpg" width="199" height="300" /></a>Francesca Romana Pinzari, artista romana, nata a Perth (Australia) nel 1976, ha iniziato la sua carriera nel 2001 come pittrice figurativa.<br />
Negli ultimi anni ha intrapreso una ricerca sul corpo e sui fenomeni identitari della società contemporanea: utilizzando diversi media quali video, performances e installazioni, i suoi lavori si sviluppano come autoritratti che raccontano concetti universalmente noti nei quali ognuno può  immedesimarsi.<br />
Il proprio corpo è vissuto da Francesca come un luogo di sperimentazione, sul quale, con il quale e attraverso il quale indagare il rapporto tra intimità e condivisione. In una continua relazione di antinomia tra differenti elementi messi in connessione tra loro nascono opere come le Chimere (2012), sculture eteree, frutto di un paziente lavoro manuale che unisce la fragilità del crine di cavallo alla resistenza di una struttura metallica. Tra mito e storia, tra utopia e realtà le chimere aleggiano, materializzandosi nei ricordi ancestrali dell’individuo e nel risultato ibrido delle proprie incertezze. La chimera è, infatti, un mostro mitologico, ma allo stesso tempo è un desiderio irrealizzabile, un&#8217;illusione, un&#8217;assurdità.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_HAIR_MAJESTY_2011-WEB.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-272" title="PINZARI_HAIR_MAJESTY_2011 WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_HAIR_MAJESTY_2011-WEB-300x213.jpg" width="300" height="213" /></a>Ma è in opere come Hair Majesty (2011) o nella serie realizzata su plexiglass che la Pinzari rivela l’intimità e la consistenza di un elemento organico come i capelli. In Hair Majesty quello che a prima vista sembra un disegno a china è in realtà un’opera realizzata interamente con i capelli delle persone ritratte, il che crea un legame diretto con il soggetto rappresentato che esula la somiglianza visiva, ma diviene piuttosto un prolungamento del corpo stesso. I capelli si intrecciano e si dispongono come una leggera trama cui si agganciano i pensieri spirituali di chi è ritratto, come un filtro di separazione del materiale e dell&#8217;istintivo da quello che è spirito e anima, i capelli creano figure intime ed interiori, che al contempo svelano un puro erotismo.<br />
Mentre per raccontare di sé Francesca sceglie plexiglass e capelli: i fili scuri delineano un contorno chiaro ed emblematico, è un feto, raccolto e capovolto come fosse nell’utero di una giovane donna pronta al parto, e allo stesso tempo fisso e immobile bloccato nel plexiglass, quasi a scopo conservativo. In queste opere l’artista lascia una propria traccia, una prova: il proprio DNA.<br />
Dopo un&#8217;acuta indagine sul corpo umano, Francesca Romana Pinzari ha concentrato il suo lavoro sul concetto di identità, invitando a riflettere sulla difficoltà di definire chi siamo in rapporto ad una società che tende a ripartire gli individui per gruppi di appartenenza – politica, culturale, religiosa, fisica.. – inglobando il singolo nel collettività.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BESTIARIO_02-WEB.jpg"><img class="size-medium wp-image-273 alignleft" title="PINZARI_BESTIARIO_02 WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BESTIARIO_02-WEB-300x298.jpg" width="300" height="298" /></a>Da qui nascono opere come il Bestiario (2011), su lastre di alluminio prendono forma delle creature mostruose, esseri composti da parti di animali esistenti e bestie fantastiche che emergono come le angosce e le inquietudini dell&#8217;essere contemporaneo dalla profondità imperscrutabile di uno sfondo scuro e corposo. O Cavalli (2012), circa 150 piccoli lavori pittorici a prima vista simili tra loro per intensità di colore e sbavature, ma in realtà tutti diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro. Le figure, uniche e irripetibili, sono dettate dalla mano dell&#8217;artista e dalla casualità delle tecniche utilizzate. Ogni immagine è unica e seriale allo stesso tempo come gli individui che abitano la società contemporanea, persone uniche, per storia o cultura, che tendono però ad abbracciarsi per un puro senso di aggregazione.<br />
Ma l’appartenenza ad un gruppo, ad un movimento o ad una fede può condizionare e stravolgere realmente l’identità del singolo individuo? Secondo Francesca Romana Pinzari no. L’artista racconta il suo punto di vista attraverso le immagini di I am not (2011) video della performance presentata durante una session di performances all’interno della rassegna organizzata alla Yes Foundation (Olanda) lo scorso anno. Ogni individuo secondo Francesca cerca di soddisfare il proprio senso di appartenenza abbracciando filosofie, religioni e partiti politici, ma in realtà il singolo non può annullarsi nel gruppo ed è proprio da questa consapevolezza che emerge la sua frustrazione nei confronti del sistema contemporaneo.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BLOOD_AND_HAIR_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-274" title="PINZARI_BLOOD_AND_HAIR_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BLOOD_AND_HAIR_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CAVALLI.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-275" title="PINZARI_CAVALLI" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CAVALLI-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_NOT_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-276" title="PINZARI_I_AM_NOT_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_NOT_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_WILL_HOLD_MY_BREATH_UNTIL_YOU_SAY_YOU_LOVE_ME_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-277" title="PINZARI_I_WILL_HOLD_MY_BREATH_UNTIL_YOU_SAY_YOU_LOVE_ME_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_WILL_HOLD_MY_BREATH_UNTIL_YOU_SAY_YOU_LOVE_ME_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_WHAT_I_AM_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-278" title="PINZARI_I_AM_WHAT_I_AM_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_WHAT_I_AM_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_SENZA_TITOLO_PLEXIGLASS.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-279" title="PINZARI_SENZA_TITOLO_PLEXIGLASS" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_SENZA_TITOLO_PLEXIGLASS-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/francesca-romana-pinzari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? &#8211; Alessandro Giuliano</title>
		<link>https://www.almostcurators.org/alessandro-giuliano/</link>
		<comments>https://www.almostcurators.org/alessandro-giuliano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2012 17:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro giuliano]]></category>
		<category><![CDATA[damien hirst]]></category>
		<category><![CDATA[ICP- international center of photography]]></category>
		<category><![CDATA[pia lauro]]></category>
		<category><![CDATA[spazio tempo]]></category>
		<category><![CDATA[ubiquity]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=883</guid>
		<description><![CDATA[Alessandro Giuliano (1974) vive e lavora tra New York, Roma e Napoli. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Napoli Federico II, ha intrapreso la sua prima attività come fotografo lavorando in teatro: investigare con la macchina fotografica i contenuti artistici è sempre stato il suo obiettivo. Punti cardine del suo percorso sono state l’esperienza romana [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alessandro Giuliano (1974) vive e lavora tra New York, Roma e Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Laureato in Scienze Politiche all’Università di Napoli Federico II, ha intrapreso la sua prima attività come fotografo lavorando in teatro: investigare con la macchina fotografica i contenuti artistici è sempre stato il suo obiettivo. Punti cardine del suo percorso sono state l’esperienza romana e newyorkese. Nella grande mela ha frequentato, nel 2010, il corso postgraduate di specializzazione multidisciplinare in fotografia all’ICP- International Center of Photography, dove ha anche lavorato come assistente insegnante. Negli ultimi due anni si è dedicato al progetto<em> Ubiquity</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ubiquity è uno studio sulla relazione spaziale, attraverso il quale  indagare gli studi sulla fisica quantistica e sulla teoria della relatività di Einstein, secondo cui lo spazio non è tridimensionale e il tempo non è un’entità separata, ma insieme formano una nuova dimensione, lo spazio-tempo.</p>
<p><a style="text-align: justify;" href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/mid-World-airline-routemap-2010.ogg.jpg"><img class="alignleft" alt="mid-World-airline-routemap-2010.ogg" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/mid-World-airline-routemap-2010.ogg-300x300.jpg" width="270" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Alessandro ha individuato nelle mappe che tracciano le linee delle rotte aeree di tutto il mondo, segno tangibile dello spostamento temporale umano, la possibile figurazione della quadridimensionalitá. La rapida diffusione di una percezione spazio-temporale globale, infatti, crea una nuova dimensione soggettiva, dove luoghi, servizi e linguaggio non appaio più come punti di riferimento oggettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella prima parte del progetto <em>Ubiquity</em> (inverno 2011) è stato coinvolto un campione di individui appartenenti alla sfera personale dell’artista (amici, curatori, galleristi) con l’intento di raccogliere dati relativi ai loro luoghi d’interesse, grazie al sistema di geolocalizzazione dei telefoni cellulare, che attraverso gli spots segnalano i luoghi in cui sono state scattate delle fotografie, così da ridisegnare nuove mappe soggettive, basate su fattori individuali. La fotografia, intesa come azione volontaria d’interazione con quanto ci circonda, diventa quindi il parametro di riferimento per disegnare su una cartina la traccia del proprio passaggio in un determinato ambito spaziotemporale.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Personal_maps_2011.jpg"><img class="size-medium wp-image-891 alignright" alt="GIULIANO_Personal_maps_2011" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Personal_maps_2011-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nella seconda fase del progetto <em>Ubiquity</em> (6 febbraio – 18 marzo 2012) Alessandro si è trovato a riflettere sul challenge di Damien Hirst e della galleria Gagosian, e su quanto quest’esperienza fosse in linea con il progetto che stava curando. Paesi diversi, lingue diverse, esperienze diverse, ma stesse domande: la gente come si muove? In base a cosa sceglie di spostarsi ? E cosa succede se glielo si chiede?</p>
<p style="text-align: justify;">E’ così partita l’azione performativa con cui l’artista, visitando la mostra <em>The Complete Spot Paintings 1986-2011</em> in tutte le gallerie Gagosian, ha prodotto una serie di spots generando così la propria mappa personale, condizionato nel Tempo dalla durata effettiva delle mostre. Compiendo una circumnavigazione del globo terrestre da ovest verso est ha fruttato la time machine, il giorno in più che viene a crearsi attraversando il meridiano 180, facendo del suo intervento sullo spazio fisico terrestre un’azione spaziotemporale a tutti gli effetti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=uB1LmfwZjjs">http://www.youtube.com/watch?v=uB1LmfwZjjs</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Ritratto.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-892" alt="GIULIANO_Ritratto" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Ritratto-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Lines_vs_spots.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-890" alt="GIULIANO_Lines_vs_spots" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Lines_vs_spots-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Spacetime_band.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-893" alt="GIULIANO_Spacetime_band" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Spacetime_band-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Airlines_777385.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-888" alt="GIULIANO_Airlines_777385" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Airlines_777385-150x150.gif" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Flight_map_all.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-889" alt="GIULIANO_Flight_map_all" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/08/GIULIANO_Flight_map_all-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.almostcurators.org/alessandro-giuliano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
