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	<title>almost CURATORS &#187; 2013</title>
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	<description>E se Duchamp avesse collezionato farfalle? / What if Duchamp had collected butterflies?</description>
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		<title>arte x strada &#8211; Lucamaleonte</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2013 09:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
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		<description><![CDATA[Schivo e mimetico, Lucamaleonte &#8211; artista romano classe 1983 &#8211; attraverso i suoi interventi riesce nello stesso tempo a mostrarsi e nascondersi nel tessuto urbano: insetti, rettili o uccelli, putti e statue classiche, dettagli anatomici o architettonici costituiscono il suo universo creativo reso alla perfezione attraverso un magistrale uso della tecnica dello stencil. La sua [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_01.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1597" alt="lucamaleonte_01" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_01-300x226.jpg" width="300" height="226" /></a>Schivo e mimetico, <a title="Lucamaleonte" href="http://lucamaleonte.tumblr.com/ " target="_blank"><strong>Lucamaleonte</strong></a> &#8211; artista romano classe 1983 &#8211; attraverso i suoi interventi riesce nello stesso tempo a mostrarsi e nascondersi nel tessuto urbano: insetti, rettili o uccelli, putti e statue classiche, dettagli anatomici o architettonici costituiscono il suo universo creativo reso alla perfezione attraverso un magistrale uso della tecnica dello stencil.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua passione per il disegno risulta essere quasi innata, fin da piccolo, infatti, si è esercitato con la matita mantenendo sempre vivo l&#8217;interesse per la storia dell&#8217;arte. Tuttavia, la sua formazione artistica è avvenuta essenzialmente in maniera autonoma, da autodidatta, sebbene lo studio di una disciplina così affine all&#8217;arte, quale il restauro, abbia comunque contribuito alla definizione del suo metodo di lavoro processuale e meticoloso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_02.jpg"><img class="size-medium wp-image-1600 alignright" alt="lucamaleonte_02" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_02-201x300.jpg" width="201" height="300" /></a>L&#8217;inizio nella Street Art &#8211; termine che però non ritiene perfettamente adatto a connotare il suo operato &#8211; è avvenuto intorno al 2001 in maniera decisamente spontanea: <em>“è semplicemente capitato di trovarmi a realizzare delle cose per strada in un momento di particolare fermento, e soprattutto di grande naturalezza e semplicità.”<br />
</em>Dopo poster e adesivi inizia a sperimentare lo stencil, tecnica che ormai lo contraddistingue a tal punto che, per quanto riguarda la sua arte, preferisce parlare di “Stencil Art” e non di “Street Art”, poiché considera la tecnica l&#8217;elemento fondante del suo linguaggio. Quello che cambia è solo il supporto che può essere un muro esterno così come una tela esposta all&#8217;interno di una galleria, ovviando all&#8217;annosa questione sulla non-coerenza della “strada in galleria”: <em>“la Street Art per me è tutto ciò che abbia una dignità artistica, che viene fatto per strada e che rispetti dei canoni di lettura e interpretazione definiti; l&#8217;aspetto illegale è una delle possibilità espressive di questo movimento, c&#8217;è chi ne fa una filosofia di vita, chi ormai lo ignora completamente, io mi sento piuttosto a metà […] Non ho la presunzione di portare la strada in galleria, i lavori indoor e outdoor hanno molti punti in comune, ma altrettanti che li distaccano”.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1602" alt="lucamaleonte_03" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_03.jpg" width="1000" height="750" /></a></em>Personalmente, dunque, non la vive come una contraddizione in quanto considera la “strada” e la “galleria” due entità ben distinte, che inevitabilmente comportano due tipi di approcci totalmente differenti. Come il camaleonte ha la virtù di mutare il colore ad ogni incontro, l&#8217;artista ha la versatilità di adattare i suoi contenuti e il suo linguaggio alle diverse situazioni in cui si trova ad operare: all&#8217;esterno cambiano innanzitutto le dimensioni e la fruibilità da parte del pubblico, perciò l&#8217;immagine è più semplice e immediata, percepibile anche a distanze non ravvicinate e in tempi stretti, quelli di un passaggio fugace: <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_04.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1604" alt="lucamaleonte_04" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_04-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><em>“ritengo che nel momento in cui si produce qualcosa per strada si abbia una grande responsabilità nei confronti del pubblico e del luogo che si è scelto, dipende quindi dalla sensibilità dell&#8217;artista decidere come porsi nei confronti di chi usufruisce degli spazi urbani quotidianamente. Io cerco di pormi sempre in maniera molto critica e provo ad immaginarmi le reazioni di chi potenzialmente potrebbe vedere il mio lavoro ogni giorno uscendo di casa; faccio sempre del mio meglio per far integrare il mio lavoro con la superficie e con la storia del luogo, provo a dare un senso che vada oltre il fare una decorazione sul muro. Quando le cose sono fatte con rispetto è più probabile che vengano rispettate.”<br />
</em><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_05.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1605" alt="lucamaleonte_05" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_05-276x300.jpg" width="276" height="300" /></a>Il lavoro in galleria, invece, è realizzato nell&#8217;intimo dello studio, più ponderato, più curato proprio perché il pubblico a cui è rivolto è diverso, non è casuale, sceglie di entrare e di guardare sicuramente con più attenzione l&#8217;opera d&#8217;arte.<br />
Per quanto riguarda lo stile, agli inizi era piuttosto legato all&#8217;estetica pop, nei colori e nella scelta dei personaggi, alla pittura iperrealista e alla fotografia, nell&#8217;attenzione al dettaglio che è rimasta comunque una costante nelle sue opere. Infatti, attraverso il continuo esercizio, indagandone ogni possibilità estetica, è riuscito ad ottenere risultati davvero singolari attraverso la tecnica dello stencil: ritagliando delle mascherine molto elaborate, sovrapposte in numerosi strati di colore, il disegno che resta impresso risulta incredibilmente ricco di dettagli, anche in quei minuscoli particolari che rendono il lavoro, in alcuni casi, quasi fotografico. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_06.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1609" alt="lucamaleonte_06" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_06-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a>Nonostante la bicromia, infatti, l&#8217;artista riesce a rendere evidenti anche i passaggi tonali attraverso un sapiente uso del chiaro scuro. Oltre la precisione e l&#8217;attenzione al dettaglio, quasi maniacali, ciò che distingue il lavoro di Lucamaleonte da altri colleghi che utilizzano la stessa tecnica, è la scelta dei soggetti. Solitamente sono i ritratti ad essere prediletti; la sua ricerca espressiva, invece, da qualche anno si sta concentrando su un immaginario antico rielaborato in termini contemporanei: <em>“cerco di trasmettere contemporaneità con un linguaggio e un segno che appartengono alla tradizione storico-artistica italiana; nei miei lavori parlo spesso della mia visione del mondo traverso simboli e immagini codificate.[&#8230;] prese da libri di anatomia, botanica e scienze naturali in generale, riproponendole mischiate insieme e decontestualizzate.”<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_07.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1611" alt="lucamaleonte_07" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_07-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></em>Inevitabilmente attingendo i soggetti da queste fonti, l&#8217;artista ha finito per acquisirne anche il tratto non più serigrafico o fumettistico, ma vicino al mondo dell&#8217;illustrazione pura; l&#8217;approccio ossessivo nella ripetizione è qualcosa che affonda le radici nella documentazione di tipo archivistico, una sorta di catalogazione di icone appartenenti all&#8217;immaginario comune, una personale raccolta di “opere d&#8217;arte” che mira a diventare un archivio collettivo: <em>“il ruolo di internet al momento è fondamentale, permette agli artisti di raggiungere un pubblico molto più vasto di quello che avrebbe senza la rete, consegnando le proprie opere alla memoria collettiva e rendendole eterne, cosa che l&#8217;arte urbana per definizione non può essere.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_08.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1613" alt="lucamaleonte_08" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_08.jpg" width="634" height="730" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Reduce da <em>This is Rome</em> &#8211; la grande collettiva romana di Urban Art e sperimentazioni audiovisive &#8211; l&#8217;artista ha in programma la realizzazione di diversi muri a Roma, che vedranno la luce entro la primavera dell&#8217;anno prossimo e due mostre personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Credits: <a title="Lucamaleonte" href="http://www.flickr.com/photos/lucamaleonte/ " target="_blank">l&#8217;artista</a></p>
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		<title>Book@rt – Flaminio Gualdoni, Piero Manzoni. Vita d&#8217;artista</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Dec 2013 16:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
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		<description><![CDATA[La vita di Piero Manzoni (1933 -1963) è stata troppo breve e sfolgorante. Come artista, ha saputo creare un linguaggio lucido e brillante, originalissimo e non aderente a nessuna corrente del suo tempo. In maniera estremamente provocativa, basti pensare alla sua più celebre opera, la “Merda d’artista” oppure ai suoi quadri bianchi, gli “Achrome”, Manzoni [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lavitadipieromanzoni_cover.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1582" alt="lavitadipieromanzoni_cover" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lavitadipieromanzoni_cover-201x300.jpg" width="201" height="300" /></a>La vita di <strong>Piero Manzoni</strong> (1933 -1963) è stata troppo breve e sfolgorante. Come artista, ha saputo creare un linguaggio lucido e brillante, originalissimo e non aderente a nessuna corrente del suo tempo. In maniera estremamente provocativa, basti pensare alla sua più celebre opera, la “<em>Merda d’artista</em>” oppure ai suoi quadri bianchi, gli “<em>Achrome</em>”, Manzoni ha fatto del ragionamento sul concetto stesso di opera d’arte il suo principale campo di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>“Piero Manzoni. Vita d’artista”</strong></em> è una biografia curata da <strong>Flaminio Gualdoni</strong>, storico dell’arte e professore all’Academia di Milano, che ricostruisce la breve vita dell’artista, dall’infanzia fino al quel tragico 6 febbraio del 1963, giorno in cui Manzoni fu trovato esanime nel suo studio, stroncato da un infarto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume è edito da <a href="http://www.johanandlevi.com" target="_blank"><strong>Johan &amp; Levi editore</strong></a>.</p>
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		<title>Video star &#8211; Anna Franceschini</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Dec 2013 11:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il disvelamento di più mondi che sulla terra convivono, nei quali si riconosce un particolare punto di attrazione che diviene il principio e l’origine della trasformazione messa in atto dall&#8217;azione artistica. E’ questo il fulcro del lavoro di Anna Franceschini, artista italiana, classe 1979, che oggi vive e lavora tra Amsterdam e Milano. Franceschini lavora [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il disvelamento di più mondi che sulla terra convivono, nei quali si riconosce un particolare punto di attrazione che diviene il principio e l’origine della trasformazione messa in atto dall&#8217;azione artistica. E’ questo il fulcro del lavoro di Anna Franceschini, artista italiana, classe 1979, che oggi vive e lavora tra Amsterdam e Milano.</p>
<div id="attachment_1558" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/armadietti-copy.jpg"><img class="size-medium wp-image-1558 " alt="courtesy: the artist and Piccolo Artigianato Digitale - Milano" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/armadietti-copy-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Pattini d&#8217;argento &#8211; courtesy artista e Piccolo Artigianato Digitale &#8211; Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">Franceschini lavora da sempre con il video; l’esplorazione dello spazio attraverso l’obiettivo della macchina da presa le permette una destrutturazione da un punto visivo intercettato, grazie alla quale riesce a mostrare nuovi mondi, nuove possibilità visive, interpretative ed emotive. La scoperta di nuovi mondi attraverso la frammentazione di ciò che è visibile ai più è vissuto come un viaggio nella propria intimità, nei propri ricordi, nella propria memoria. Il frammento attira Franceschini di più per la sua funzione significante, che per il suo significato: “Il frammento ha per me una funzione parallela a quella dell&#8217;aneddoto, un piccolo dispositivo che aiuta la memoria a stabilirsi, a fluire e a riempire tutte le pieghe”.</p>
<div id="attachment_1552" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/FRANCESCHINI_10.jpg"><img class="size-medium wp-image-1552  " alt="Pattini d'argento - courtesy artista e Piccolo Artigianato Digitale - Milano" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/FRANCESCHINI_10-300x201.jpg" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Pattini d&#8217;argento &#8211; courtesy artista e Piccolo Artigianato Digitale &#8211; Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">Osservando le opere di Franceschini si ha la sensazione che ogni lavoro nasca da un incontro con luoghi, oggetti e persone, sublimati in un lavoro finale e omogeneo. L’individuazione del soggetto da riprendere non comporta una scelta – azione vissuta dall’artista come un atto luttuoso e pieno di dolore – ma si sviluppa come una sorta di approccio metodico e consapevole alla ricerca di un ordine fluido: “Scegliere comporta un restringimento di campo, la chiusura di un orizzonte e la perdita di quel tipo di felicità che si prova, a volte, di fronte agli universi in potenza, all&#8217;infinito della possibilità. Cerco di non scegliere, ma di ordinare, di andare avanti in maniera coscienziosa, pezzo per pezzo, continuando a pensare che gli incontri saranno infiniti, le situazioni innumerevoli, le svolte molteplici”.</p>
<div id="attachment_1551" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/casa_verdi_8.jpg"><img class="size-medium wp-image-1551  " alt="Casa Verdi  - courtesy artista e Invisibile Film - Milano" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/casa_verdi_8-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Casa Verdi &#8211; courtesy artista e Invisibile Film &#8211; Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">La figura umana – tranne in alcuni lavori come <i>Pattini d’argento</i> (2007) o <i>Casa Verdi</i> (2008) – non è quasi mai presente nei video prodotti, come se fossero gli oggetti a prevalere. Ed è grazie alle qualità &#8216;attivante&#8217; di tali oggetti – “per oggetti intendo una pletora di &#8216;cose': situazioni, luoghi, interazioni, manufatti e anche esseri viventi” – che si instaura un rapporto tra l’artista e l&#8217;esterno, relazione probabilmente coadiuvata anche da esperienze pregresse, più o meno consce, più o meno lontane nel tempo.</p>
<div id="attachment_1557" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/A_siberian_girl_1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1557" alt="A siberian girl - courtesy artista e Ex Elettrofonica - Roma" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/A_siberian_girl_1-300x241.jpg" width="300" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">A siberian girl &#8211; courtesy artista e Ex Elettrofonica &#8211; Roma</p></div>
<p style="text-align: justify;">È probabilmente in video come <i>It’s about light and death</i> (2011) o <i>The siberian girl </i>(2012), che questo rapporto evocativo con gli oggetti si concretizza in modo più chiaro e profondo. Entrambe i lavori, infatti, prendono vita da una collezione di oggetti, il concetto di collezione al pari del montaggio unisce insieme per giustapposizione elementi frammentati (oggetti da una parte, sequenze di scene dall’altra). In questo caso Franceschini interviene su gruppi di oggetti raccolti insieme, non per sezionarli attraverso la ripresa, ma svelandone un nuovo e più intimo potere narrativo, in un dinamico e fluido divenire, con una tensione sempre positiva, evolutiva.</p>
<div id="attachment_1554" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/its_about_light_and-_death.jpg"><img class="size-medium wp-image-1554 " alt="it's about light and death - courtesy artista e Vistamare/ Benedetta Spalletti - Pescara" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/its_about_light_and-_death-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">it&#8217;s about light and death &#8211; courtesy artista e Vistamare/ Benedetta Spalletti &#8211; Pescara</p></div>
<p style="text-align: justify;">Anna Franceschini si è laureata in Televisione, cinema e produzione multimediale presso l’Università IULM di Milano; la sua formazione in studi cinematografici, pur non essendo fondamentale per capire il percorso intrapreso, spiega la volontà nel volersi confrontare con il linguaggio cinematografico, piegando la grammatica e la sintassi del cinema al proprio volere.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavori dei primi anni, infatti, rivelano in modo più evidente quest’impronta “cinematografica”, oggetti e persone sono parte di un racconto. È con <i>Untitled (Almost Lost) </i>(2009) che l&#8217;autrice sembra compiere una svolta, oltre ad usare il Super8 trova un nuovo processo narrativo, che si concretizza in lavori che hanno una potenzialità più astratta ma al contempo più evocativa, come se il video si trasformasse in una tela in movimento.</p>
<div id="attachment_1556" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/UNTITLED.jpg"><img class="size-medium wp-image-1556" alt="Untitled (Almost Lost) - courtesy MNAM / Centre Pompidou - Paris" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/UNTITLED-300x239.jpg" width="300" height="239" /></a><p class="wp-caption-text">Untitled (Almost Lost) &#8211; courtesy MNAM / Centre Pompidou &#8211; Paris</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dal 2010 lavora prevalentemente in Super8 e 16mm, producendo immagini  che possono risultare a volte sporche o sature,  ma dalla resa ineguagliabile, grazie alla quantità di informazioni che la pellicola riesce a trattenere. “Mi piace il rapporto che si ha con la pellicola quando si gira: si crea una tensione, perché ogni spreco (di denaro, di tempo, di occasioni) è fatale, quindi c&#8217;è un livello di attenzione più alto, c&#8217;è effettivamente una trasformazione chimico-fisica della materia, e questo è interessante. Ma gli stock di pellicola stanno  finendo in tutto il mondo”. L’utilizzo del Super8 e della 16mm è coadiuvato inoltre da lavori di breve durata.</p>
<div id="attachment_1550" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/casa_verdi_3.jpg"><img class="size-medium wp-image-1550" alt="Casa verdi - courtesy artista e Invisibile Film - Milano" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/casa_verdi_3-300x228.jpg" width="300" height="228" /></a><p class="wp-caption-text">Casa verdi &#8211; courtesy artista e Invisibile Film &#8211; Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il video per sua natura è un’opera d’arte nella quale l’artista ha la possibilità di definire la durata della fruizione, imponendo un tempo minimo che è quello della visione del video completo, di solito i lavori di Franceschini hanno una durata media di 5/6 minuti, e vengono proiettati in loop. Nelle sue opere potremmo definire questo tempo in parte casualmente determinato dalle scelte che ogni singolo lavoro impone, ed in parte stabilito da una considerazione che Anna stessa definisce “comparativa – più che stilistica – tra la fruizione di un film in sala e quello di uno o più film, o video, in uno spazio dedicato all&#8217;arte”.</p>
<div id="attachment_1555" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/A_SIBERIAN_GIRL_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1555" alt="A siberian girl - courtesy artista e Ex Elettrofonica - Roma " src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/A_SIBERIAN_GIRL_2-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">A siberian girl &#8211; courtesy artista e Ex Elettrofonica &#8211; Roma</p></div>
<p style="text-align: justify;">La consapevolezza della tecnica e la ricerca poetica si fondono nei video di Anna Franceschini creando opere uniche, che si emancipano dalla staticità dello schermo imprimendosi sulla retina e coinvolgendo i sensi grazie al loro forte porte evocativo.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Art &amp; Adv &#8211;  Annie Leibovitz per Vogue</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 15:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È ormai risaputo che la fotografia pubblicitaria di moda attinge spesso da quell&#8217;inesauribile <em>thesaurus</em> costituito dalle opere d&#8217;arte di tutti i tempi. Sorprendentemente numerosi, infatti, sono gli esempi di appropriazione, manipolazione e ricontestualizzazione di opere artistiche che a volte si nascondono in sottili allusioni percepibili solo da un pubblico più attento, altre invece sono molto più evidenti e l&#8217;intera immagine è lo schietto<em> pastiche</em> di un dipinto famoso. La tradizione dei “<em>Tableaux vivants</em>”, dunque &#8211; vere e proprie rappresentazioni sceniche costituite da uno o più personaggi che riproducono gli atteggiamenti, le pose, le situazioni e a volte anche le ambientazioni di famosi capolavori, per lo più dipinti – dalla fotografia pittorica di fine Ottocento, passando per Luigi Ontani e Bill Viola, arriva fino ai giorni nostri tra le pagine di una rivista, considerata la &#8220;Bibbia della moda&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1534" alt="01_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta del numero di Dicembre dell&#8217;edizione americana di <a title="Vogue" href="http://www.vogue.com" target="_blank"><strong>Vogue</strong></a>, per cui la fotografa <strong>Annie Leibovitz</strong> e la stylist <strong>Grace Coddington</strong> hanno realizzato un particolare servizio nel quale la modella, l&#8217;attrice <strong>Jessica Chastain</strong>, veste i panni delle protagoniste di ben otto opere d&#8217;arte.<br />
Dalla bravura della fotografa nel ricostruire le composizioni, studiandone linee, colori e luci, unita alla sensibilità della stylist che ha scovato gli abiti di alta moda più adatti, ne risulta una serie di scatti degni di competere con il fascino delle opere originarie. La selezione di dipinti, magnificamente reinterpretati in chiave Vogue, è eccezionale e alterna lavori più conosciuti ad altri meno noti al grande pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attrice candidata all&#8217;Oscar, compare in tutto il suo splendore e, indossando abiti di alta moda, riesce a calarsi perfettamente nelle atmosfere di questi bellissimi pezzi d&#8217;arte: la sua pelle diafana e i suoi capelli rosso fuoco le donano un aspetto delicato che sembra ricordare quello di una musa preraffaellita. E infatti, esordisce sulla copertina proprio con un dipinto che viene da molti considerato, per forma, colori e iconografia, l&#8217;emblema di tale movimento: <em>Flaming June</em> (1894-95) di Frederic Leighton, uno dei capolavori più conosciuti della tarda età vittoriana. Trucco minimal e labbra che disegnano un sorriso sottile restituiscono tutta l&#8217;eterea naturalezza della musa originaria adagiata su un drappo rosso, al contempo perfettamente moderna nel suggestivo abito giallo calendula dello stilista Olivier Theyskens.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/02_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1536" alt="02_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/02_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013-226x300.jpg" width="226" height="300" /></a>Nella pagina di apertura dell&#8217;articolo, dominano ancora una volta i colori caldi, modulazioni tonali dei capelli della modella distesa in una stanza dall&#8217;ornamentazione orientale, su un basso materasso, assorta in se stessa, con le braccia alzate e abbandonate al di sopra del capo. Anche se inquadrata da una differente prospettiva, l&#8217;ambientazione, la posa lasciva e sognatrice, ricalcano quella dell&#8217;<em>Odalisca con culotte rossa</em> (1869-1954) di Henri Matisse. Anche l&#8217;abito, firmato Marc Jacobs, è simile a quei pantaloni “alla turca” che danno il titolo al quadro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutt&#8217;altra atmosfera, invece, nello scatto successivo in cui la gamma di colori va dall&#8217;azzurro cielo del muro di sfondo all&#8217;intenso blu ceruleo dell&#8217;abito di Alexander Wang, passando per il verde acqua brillante degli occhi della giovane attrice, penetranti quanto quelli della signora nel quadro <em>Le Retour de la Mer</em> (1924) di Félix Vallotton.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/03_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1540" alt="03_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/03_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In una veste grigia di Oscar de la Renta, Jessica si cala nell&#8217;interpretazione della moglie del presidente americano Grover Cleveland, ritratta da Anders Zorn nel 1899. L&#8217;autorevole bellezza, il candore marmoreo della scena, le scanalature sul fondo, ci riportano ancora più indietro: una statua di un tempio greco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1541" alt="04_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In un&#8217;altra immagine sensazionale, l&#8217;attrice interpreta il ruolo di Ria Munk, ritratta a posteriori dopo la sua tragica morte, da Gustav Klimt tra il 1917 e il 1918. È uno dei più bei ritratti di donna del geniale pittore austriaco, nonché una delle sue ultime opere. Lo scatto della Leibovitz raccoglie tutto il fascino della tecnica, dell’iconografia e dello stile di Klimt, che continua ad essere la fonte di ispirazione prediletta per i fashion designer e non solo (si veda la fotosessione realizzata da Steven Meisel per il numero di dicembre 2007 di Vogue Italia chiamato “Vogue Patterns”). L&#8217;abito di chiffon di Vera Wang, decorato a mano, riproduce perfettamente il non-finito del dipinto (il vestito e il pavimento sono appena tracciati a carboncino); lo sfondo estremamente ricco di motivi floreali prende vita in un vero giardino fiorito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/05_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1543" alt="05_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/05_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="405" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso un sapiente gioco di colori e luci la fotografa riesce anche a riprodurre le pennellate confuse di Vincent Van Gogh. Nel 1888 l&#8217;artista olandese ritrae una giovane donna di Arles, a cui attribuisce il nome di <em>Mousmé</em>, come la ragazza giapponese del racconto di Pierre Loti da cui rimase particolarmente affascinato. Riflessa orizzontalmente rispetto al dipinto, la fotografia è comunque impostata in modo tradizionale, con la modella in posa contro uno sfondo monocromo. L&#8217;abbigliamento, firmato Alexander McQueen, riproduce lo stesso e identico gioco decorativo della lunga fila di bottoni rossi della giubba a righe verticali, che si perde nella nuvola dei grandi pois della gonna.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/06_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1544" alt="06_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/06_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica foto in cui la modella non indossa alcun abito è paradossalmente quella ispirata al dipinto di Magritte intitolato <em>La Robe de soirée</em>, ossia <em>L’abito da sera</em> (1955). Sappiamo che i titoli di Magritte sono sempre fuorvianti, e anzi apparentemente lontanissimi dal soggetto proposto. Enigmatico resta nella sua incomprensibilità anche lo scatto: i capelli rossi si stagliano su uno sfondo occupato da una distesa azzurra, tra un cielo turchese e un mare placido; la luna, che accoglie da sempre un valore notturno nell’associazione libera dei significati, è l’ignoto, il mistero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/07_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1545" alt="07_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/07_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo scatto è ispirato alle fotografie di Julia Margaret Cameron, la quale realizzò intensi e profondi ritratti attenendosi al linguaggio stilistico dei pittori preraffaelliti. La Leibovitz ne riproduce la caratteristica distintiva: quell&#8217;uso del fuoco, spinto a volte addirittura “fuori fuoco”, incurante della nitidezza e volto invece alla ricerca d’effetti plastici memori forse dello sfumato leonardesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/08_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1546" alt="08_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/08_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, dunque, è la una legge della fisica che possiamo applicare anche alla storia dell&#8217;arte, all&#8217;evoluzione della cultura figurativa, all&#8217;insieme di icone che costituiscono l&#8217;immaginario visivo comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Credits: <strong><a title="vogue" href="http://www.vogue.com/culture/article/where-to-find-the-eight-masterworks-that-inspired-jessica-chastains-vogue-cover-shoot/#1" target="_blank">www.vogue.com</a></strong></p>
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		<title>Artherapy &#8211; Pink Project</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Dec 2013 12:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“A dress and a pink wig for the fight against breast cancer”: con un vestito e una parrucca rosa Francesca Tilio, fotografa classe 1975, decide di combattere la sua personale battaglia contro il cancro al seno. Dopo la diagnosi della malattia, l&#8217;operazione prima e la chemioterapia poi, infatti, si regala una macchina fotografica reflex che [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>“A dress and a pink wig for the fight against breast cancer”</em>: con un vestito e una parrucca rosa <a title="Francesca Tilio" href="http://www.francescatilio.it" target="_blank"><strong>Francesca Tilio</strong></a>, fotografa classe 1975, decide di combattere la sua personale battaglia contro il cancro al seno. Dopo la diagnosi della malattia, l&#8217;operazione prima e la chemioterapia poi, infatti, si regala una macchina fotografica reflex che diventa lo strumento attraverso il quale condividere la sua lotta con tutte le donne.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_15.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1515" alt="PP_15" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_15-1024x640.jpg" width="653" height="408" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_04.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1516" alt="PP_04" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_04-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nasce così <a title="Pink Project" href="https://www.facebook.com/pinkprojectphotography" target="_blank"><strong>Pink Project</strong></a>, una performance fotografica iniziata circa un anno fa, un racconto che narra il rapporto intimo di una donna con la propria femminilità in un momento tanto drammatico quale la scoperta di un cancro al seno. Ma tutto lungi dall&#8217;essere tragico o angoscioso, anzi, il colore rosa sprigiona un&#8217;energia che dona alle fotografie un&#8217;aurea di positiva leggerezza. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_03.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1517" alt="PP_03" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_03-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Francesca, protagonista di ogni scatto, sceglie di vestirsi di ricordi: l&#8217;abito è quello che sua madre indossa in molte delle foto con lei da bambina, la parrucca invece una necessità ma anche un modo per colorare di speranza il percorso verso la guarigione. La sua identità è ora quella di un piccolo folletto, un personaggio quasi fumettistico e pop-surrealista che gira il mondo per diffondere un messaggio di ottimismo, vita e speranza: un sottile filo rosa lega tutte le donne a partire da quelle a lei più vicine, sua madre per prima, e sua figlia poi, Dora &#8211; il nome di sua nonna &#8211; arrivata con grande sorpresa al termine della malattia. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_10.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1520" alt="PP_10" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_10-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il rosa della femminilità, dunque, della dolcezza, della tenerezza, ma anche della maternità: dalla parrucca rosa al fiocco rosa, l&#8217;idea alla base è infatti quella di un progetto in divenire che possa abbracciare in tutti gli aspetti la simbologia del rosa come cromia rappresentativa della lotta contro il cancro al seno.</p>
<p style="text-align: justify;">Puntando alla sensibilizzazione sull&#8217;argomento &#8211; molto spesso un tabù per i suoi risvolti psicologici – e all&#8217;incentivazione di ricerca e prevenzione, la serie è stata esposta in una mostra accompagnata da un set fotografico al Si Fest di Savignano. Il progetto è ora in cerca sponsor per girare l&#8217;intera penisola fotografando più donne possibili, e diventare una vera e propria raccolta fondi a sostegno della causa: “Chi vuole può farsi fotografare con una parrucca rosa e diventare testimonial. Non sono io la protagonista, ma tutte le donne che vogliono partecipare”.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_pink_girls.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1522" alt="PP_pink_girls" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_pink_girls-1024x640.jpg" width="653" height="408" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8211; Che cosa rappresentava prima e cosa rappresenta adesso per te il colore rosa?<br />
</em></strong><em>F.T.: Il mio rosa è pop! Ho sempre pensato che questa figura colorata che si sposta nel mondo potrebbe diventare un fumetto.<br />
</em><em>Il rosa oggi è il colore del mio progetto fotografico più personale e il simbolo della mia battaglia.</em></p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_05.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1523" alt="PP_05" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_05-1024x640.jpg" width="653" height="408" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8211; Come si è evoluto il tuo rapporto con la fotografia?<br />
</em></strong><em>F.T.:La passione per le immagini risale a quando ero bambina: avevo un quaderno ad anelli dove conservavo tutte le foto che mi piacevano, che strappavo dalle riviste.<br />
</em><em>La mia prima reflex è stata il regalo che mi sono fatta alla fine della chemioterapia. La fotografia e la malattia sono due cose strettamente legate perché la nascita dell&#8217;una ha decretato la fine dell&#8217;altra. Questo non vuol dire che mi reputi &#8220;salva&#8221;, sto solo cercando di vivere nel migliore dei modi il tempo che mi verrà concesso.</em></p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_12.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1524" alt="PP_12" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_12-1024x640.jpg" width="653" height="408" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8211; Come ha influito l&#8217;impegno creativo nel superamento della malattia?<br />
</em></strong><em>F.T.:Concentrarsi su pensieri creativi aiuta ad accantonare, anche solo per qualche momento, i momenti negativi. Tante storie ci dimostrano impegnarsi, in qualunque cosa, aiuta a vivere meglio!</em></p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_13.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1525" alt="PP_13" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_13-1024x640.jpg" width="653" height="408" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8211; Cosa rappresenta per te questo progetto e come vorresti fosse recepito da chi combatte la tua stessa battaglia?<br />
</em></strong><em>F.T.: Il Pink Project nasce come messaggio di ottimismo: ho raccontato la mia storia perché voglio sensibilizzare le giovani donne alla prevenzione. La malattia, un&#8217;esperienza terribile, un tabù per la nostra civiltà, può trasformarsi con il tempo in un&#8217;opportunità. Oggi sono più consapevole, più felice, più propositiva. Probabilmente non sarei la stessa persona se il cancro non mi avesse attraversato la vita.<br />
</em><em>Se con il Pink Project posso dare un po&#8217; di speranza anche ad una sola donna malata, per me sarà una vittoria.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a title="Francesca Tilio" href="http://www.francescatilio.it" target="_blank">www.francescatilio.it<br />
</a><strong><a title="Pink Project" href="https://www.facebook.com/pinkprojectphotography" target="_blank">Pink Project</a></strong></strong></p>
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		<title>Lui chi è?? Valentina Vannicola</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Dec 2013 11:08:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>

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		<description><![CDATA[Valentina Vannicola è nata a Roma nel 1982. Dopo essersi laureata con una tesi in Filmologia presso l’Università La Sapienza di Roma, si è diplomata alla Scuola Romana di Fotografia. La sua pratica artistica è riconducibile al genere della staged photography, tendenza della fotografia contemporanea volta a presentare come reali scene costruite secondo le dinamiche [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Valentina Vannicola è nata a Roma nel 1982. Dopo essersi laureata con una tesi in Filmologia presso l’Università La Sapienza di Roma, si è diplomata alla Scuola Romana di Fotografia.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01-Canto-III-Antinferno.LEntrata-dellInferno.jpg"><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">La sua pratica artistica è riconducibile al genere della <i>staged photography</i>, tendenza della fotografia contemporanea volta a presentare come reali scene costruite secondo le dinamiche proprie della cinematografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fondamentale nella realizzazione delle opere che vanno dal 2008 a oggi, è la letteratura dalla quale l’autrice trae ispirazione creando scatti di ambientazioni fantastiche e suggestive, pur rimanendo legata alle sue origini.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_05.jpg.jpg"><img class="alignright" alt="Valentina_Vannicola_05.jpg" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_05.jpg-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Ogni fotografia rappresenta la messa in scena di un frammento chiave estrapolato dai testi famosi interpretati in maniera molto personale. Questi lavori parlano della sua vita: l’ambientazione prediletta è Tolfa, piccolo comune in provincia di Roma dove Valentina è cresciuta, i personaggi che partecipano alla ricostruzione della storia sono suoi amici, parenti e altri abitanti del suo paese (il giornalaio, il postino, la bidella della sua scuola) mentre la scelta compositiva della messa in scena è fortemente influenzata dalla scenografia cinematografica asiatica, che Valentina ha studiato e approfondito nel suo percorso accademico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è una produzione fotografica coerente ed emozionante, capace di catturare l’osservatore e di guidarlo attraverso una ricostruzione del tutto personale dell’evento ricreato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1488" alt="Valentina_Vannicola_04.jpg" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>La fotografia è dunque per l’autrice una necessità creativa: attraverso questo strumento riesce a dar vita alle immagini che la letteratura le trasmette. E lo fa con la stessa sapienza di chi conosce appieno le modalità di realizzazione di un film: accade questo in una delle sue prime serie “La Principessa sul pisello” (2009). Attraverso sette immagini Valentina Vannicola ci riporta alla mente le sequenze principali della fiaba di Andersen. Lo scenario è quello della Maremma laziale e i personaggi che interpretano i vari ruoli sono amici e parenti. L’autrice si occupa dell’intero progetto, a partire dalla lettura della favola, cui segue la stesura di uno “storyboard” fatto di bozzetti preliminari che racchiudono l’idea della composizione finale dello scatto. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1487" alt="Valentina_Vannicola_04.jpg 3" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-3-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Importantissima è la partecipazione collettiva di coloro che si prestano a farsi immortalare: come un vero team di lavoro, tutti si adoperano al reperimento dei materiali “di scena” e nella scelta della location più adatta, fornendo il loro punto di vista progettuale, che risulta essere fondamentale per la stessa artista. Ogni scatto fotografico si compone dunque di una fase intima, personale di studio e ideazione dell’autrice alla quale segue la fase pratica e collettiva della messa in scena. Il racconto fotografico riassume in sette sequenze la storia di una principessa che seppe dimostrare la sua “regalità” avendo percepito la presenza di un baccello nascosto nel suo giaciglio sotto una pila di venti materassi.  Dello stesso periodo è la serie Escape (2009), ispirata al “Don Chisciotte della Mancia” di Cervantes. Restano invariate le norme operative di studio personale e partecipazione attiva di gruppo.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1486" alt="Escape. Tolfa, Rome, Italy, February 2009. ###  Escape. Tolfa, R" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-2-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a> Qui la componente ironica delle immagini è più forte che nel lavoro precedente, merito anche della protagonista degli scatti, che è una casalinga annoiata immortalata mentre legge il romanzo picaresco durante un bagno caldo o in sella alla sua cyclette, immersa nelle lettura delle bizzarre avventure affrontate dai protagonisti. Immediato è il richiamo alle atmosfere dissacranti monicelliane de “L’Armata Brancaleone”: la donna immagina un eroe sgangherato che affronta un branco di pecore al pascolo, in una fantasia che, in un certo qual modo, è legata alla sua realtà quotidiana di vita in un piccolo paese di campagna.</p>
<p style="text-align: justify;">In “Alice nel paese delle meraviglie” (2009) la protagonista è una donna matura, più vicina all’ideale di “mamma” che tutti abbiamo, piuttosto che al personaggio immaginato da Carroll. L’aspetto caricaturale dei personaggi è molto forte e sempre ironico, così anche il Bianconiglio e il Cappellaio Matto sono impersonati da abitanti adulti di Tolfa, che stanno al gioco di Valentina Vannicola, permettendole così di raccontarci un po’ della sua vita, facendoci conoscere i personaggi e i luoghi attorno ai quali è cresciuta. L’atmosfera, seppur a tratti comica, in alcuni scatti s’incupisce, rendendo lo scenario più grottesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01-Canto-III-Antinferno.LEntrata-dellInferno.jpg"><img class="size-medium wp-image-1491 alignright" alt="#01 Canto III, Antinferno.L'Entrata dell'Inferno" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01-Canto-III-Antinferno.LEntrata-dellInferno-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>La serie l’”Inferno” rappresenta per Valentina Vannicola una grande sfida: nell’anno 2011 decide che sarà proprio il capolavoro dantesco, caposaldo della cultura italiana, a essere fonte d’ispirazione per i suoi scatti. Lo studio è lungo e riccamente approfondito; lo schema operativo dell’autrice è il medesimo delle serie precedenti: studio analitico del testo, stesura di uno “storyboard” nel quale ha preso forma la sua immaginazione, ricerca dell’ambientazione, dei personaggi e del materiale necessario. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04-Canto-IV-Primo-cerchio.-Il-Limbo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1483" alt="#04 Canto IV, Primo cerchio. Il Limbo" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04-Canto-IV-Primo-cerchio.-Il-Limbo-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Ancora una volta Tolfa e i suoi abitanti sono protagonisti degli scatti: le zone prescelte sono quelle della Maremma laziale, la costa di Santa Severa e la suggestiva caldara di Manziana. Sono quindici gli scatti ai quali l’artista ha iniziato a pensare già da qualche tempo, immagini e pensieri che dalla sua mente pian piano prendono forma in bozzetti che si accumulano quasi spontaneamente tra le carte personali e che solo a distanza di qualche anno, appunto, avrebbero visto la luce attraverso un complesso progetto come questo. Il punto di vista dell’osservatore si sostituisce a quello di Dante, narratore che ci guida alla scoperta della realtà ultraterrena che aspetta coloro che in vita sposarono il peccato: ritroviamo dunque la porta dell’inferno con le anime dannate rassegnate al loro destino, il limbo, gli ignavi, i golosi, gli avari, gli iracondi e gli accidiosi, oltre a celebri personaggi come Farinata degli Uberti condannato nel girone degli eretici, e Paolo e Francesca in quello dei lussuriosi. Ogni immagine è sempre accompagnata dalla terzina dantesca del canto al quale lo scatto è ispirato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_02.jpg.jpg"><img class="size-medium wp-image-1485 alignleft" alt="Valentina_Vannicola_02.jpg" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_02.jpg-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>“Living Layers III” è il primo progetto realizzato da Valentina Vannicola che non fa riferimento al mondo della letteratura. Nasce in collaborazione con il museo Macro e la galleria romana Wunderkammern, e non ha come sfondo il paese d’origine dell’autrice, ma il quartiere popolare di Torpignattara. Anche se lo spunto e l’ambientazione rappresentano una novità con la quale confrontarsi, lo schema progettuale dell’autrice resta pressappoco invariato. La prima fase di lavoro è dunque lo studio approfondito del territorio del quartiere, sia da un punto di vista urbanistico/planimetrico che da quello più umano, fatto di passeggiate alla scoperta di coloro che quotidianamente vivono Torpignattara. La fase di scoperta genera nella mente di Valentina Vannicola immagini paradossali per cui un albero può nascere tra le piastrelle di un terrazzo, una balena può tuffarsi nella profondità della terra, aprendo l’asfalto come fosse un mare denso e oscuro, una barca può navigare in un mare d’erba e molto altro ancora. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1484" alt="04" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>Quest’aspetto onirico e surreale è accompagnato da un forte elemento emozionale, espresso dai personaggi ritratti: tutti sono profondamente soli. L’isolamento, l’apatia, la rassegnazione sono tutte forme d’inquietudine figlie della vita in città, una grande come Roma, che nelle sue periferie presenta scenari di emarginazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel progetto più recente (2012), Valentina Vannicola ritorna a immaginare una versione tutta personale dei grandi romanzi, questa volta cimentandosi con un testo appartenente alla letteratura contemporanea italiana di Stefano Benni (1976), il “Bar Sport”. Fulcro della narrazione sono i personaggi che incarnano lo stereotipo tutto italiano dell’habitué del bar di provincia, come i giocatori di carte, la bella cassiera, le signore pettegole, il playboy, e le “attrazioni” del locale, come il flipper, il biliardo, il telefono e la riffa. La serie rappresenta gli episodi narrati dai clienti del Bar Sport, storie sempre al limite tra la realtà e la fantasia, ancora una volta messi in scena dagli “attori” di Tolfa. Valentina Vannicola è rappresentata dall’agenzia OnOff Picture e dalla galleria Wunderkammern di Roma.</p>
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		<title>The British School at Rome</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 12:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chiunque sia stato a Roma potrà dire con certezza che si tratta di una città culturalmente policroma, composta da realtà multiple e sfaccettate che talvolta si incrociano, talaltra si tralasciano. Questo aspetto coinvolge anche il mondo dell’arte, dove il settore archeologico, l’arte moderna, i musei e il contemporaneo compongono un panorama sconfinato, vivace e indubbiamente eterogeneo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0033.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1432" alt="DSC_0033" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0033-198x300.jpg" width="198" height="300" /></a>Fra le realtà più interessanti che il settore contemporaneo offra a Roma, vi sono senza alcun dubbio le accademie straniere, nate per accogliere e sostenere artisti, studiosi e letterati che giungevano in Italia per approfondire archeologia, arte, storia o lingue classiche, e che oggi ospitano borsisti per tutte le discipline umanistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">A chiunque abbia varcato la soglia di una delle numerose accademie straniere di Roma sarà capitato di vivere la strana sensazione di essere stato catapultato in un mondo altro, dove le sfumature che differenziano le culture di un mondo globalizzato come quello attuale si accentuano, mostrando nuova possibilità di comprensione e disvelamento. Ed è proprio nel binomio contaminazione-contrasto tra culture, che il rapporto tra le accademie straniere e la città di Roma si concretizza.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrare alla British School at Rome, non è però certo come visitare il padiglione della Gran Bretagna della 55. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia – dove l’artista Jeremy Deller ha allestito una sorta di padiglione mitico che mette insieme tutti quegli elementi che si è soliti definire <i>Britishness</i>, l’essenza di ciò che è, o si ritiene essere, specificamente inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">Fondata nel 1901, la British School at Rome è oggi un importante centro per la ricerca storica ed archeologica, e per l’arte e l’architettura contemporanea, che propone annualmente un ricco programma di eventi, conferenze, workshop e seminari, un programma di pubblicazioni, ed un fitto calendario di residenze. Ogni anno, infatti, la BSR accoglie studiosi e artisti provenienti dal Regno Unito e dal Commonwealth (ad esempio Australia e Québec), selezionati a livello nazionale per la qualità del proprio lavoro. L’obiettivo principale dei programmi Fine Arts e Humanities è quello di sostenere e promuovere lo scambio intellettuale tra artisti, architetti e studiosi italiani ed i residenti delle accademie straniere, “in una prospettiva pluralistica, senza mai privilegiare una determinata corrente o tipo di pratica”, come sottolinea il responsabile del programma Fine Arts, Jacopo Benci.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0028.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1431" alt="DSC_0028" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0028-300x198.jpg" width="300" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Durante l’anno il programma Fine Arts propone tre mostre, durante le quali gli artisti in residenza sono invitati ad esporre il proprio lavoro. La scelta dei lavori da esporre e come allestirli è a discrezione del gruppo di artisti, il che, oltre ad essere in linea con la figura dell’artista/curatore molto diffusa nei paesi anglosassoni, permette di creare un vero e proprio gruppo di lavoro e di stimolare un dialogo critico tra i residenti. Gli esiti di questo mix sono ovviamente sempre diversi, ed ogni mostra diviene una sorta di nuovo big bang, soprattutto per gli artisti che, vincendo delle borse di durata annuale, hanno l’opportunità di partecipare a tutti gli appuntamenti espositivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche mese fa abbiamo avuto l’opportunità di intervistare tre residenti del programma Fine Arts 2012-2013, Todd Fuller, John Di Stefano, Zed Nelson, e ciò che è emerso dalle loro parole è un interessante ed articolato panorama che mostra quando diversa possa essere l’esperienza della residenza all’interno dello stesso contesto. Todd, John e Zed hanno raccontato anche della ricerca condotta nei mesi di residenza e dei percorsi che li ha portati a realizzare le opere presentate durante la mostra <em>Please Be Quiet</em>, tenutasi tra il 14  e il 22 giugno 2013, negli spazi espositivi della BSR.</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/muhVv7CdY5w" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Anche quest’anno la British School at Rome ha l’opportunità di presentare nella città di Roma un gruppo di artisti estremamente interessanti, le cui ricerche tracciano una strada verso il futuro dell’arte anglosassone e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0032.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1433" alt="DSC_0032" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/DSC_0032-198x300.jpg" width="198" height="300" /></a>Oltre ad Archie Franks (Sainsbury Scholar in Painting and Sculpture ottobre 2013 – settembre 2014), pittore che pone al centro del proprio lavoro la ricerca di una narrazione non lineare, e Danièle Genadry (Abbey Scholar in Painting, ottobre 2013 – giugno 2014), la cui ricerca si è in gran parte concentrata su come la memoria , la migrazione e il movimento influenzino la percezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quattro gli artisti ospiti della British School nel trimestre ottobre-dicembre 2013: Ann Marie James (Derek Hill Foundation Scholar 2013) che spaziando dalla pittura al disegno, dalla scultura alla fotografia, fa della citazione un elemento cardine attraverso il quale gli elementi dei suoi lavori possano riconoscere e confrontarsi con la storia dell&#8217;arte; Marius von Brasch (Abbey Fellow in Painting 2013) la cui ricerca è volta ad esplorare l&#8217;influenza delle forze del &#8216; Divenire &#8216; nella tensione tra creazione manuale e nuove tecnologie,  tra strategia ed emozione  nel fare arte; Johann Arens (Rome Fellow in Contemporary Art 2013) artista tedesco che produce installazioni video che inducono a riflettere sulla percezione e sul comportamento dinanzi la visione di un&#8217;immagine digitale; Julia Davis (Australia Council Resident 2013), artista di Sydney la cui opera <em>site-specific</em> esplora le percezioni, e le relazioni tra oggetti, luoghi e spazi. Gli artisti parteciperanno al consueto appuntamento allestitivo il prossimo 13 dicembre…è necessario prepararsi per un nuovo big bang!</p>
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		<title>Duchamp. Re-made in Italy</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Oct 2013 10:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da poche settimane ha aperto a Roma, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, l’attesissima mostra dedicata a Marcel Duchamp, pensata in occasione del cinquantesimo anniversario del suo viaggio in Italia e del centenario della realizzazione della celebre “Ruota di bicicletta”.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2799.jpg"><img class="size-medium wp-image-1415 alignleft" alt="IMG_2799" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2799-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“<b>Duchamp. Re-made in Italy</b>” curata da Stefano Cecchetto, Giovanna Coltelli, Marcella Cossu e Carla Subrizi, è un’esposizione che ripercorre le tappe più importanti della produzione artistica di colui che cambiò per sempre il modo di vedere l’arte, ponendo l’attenzione sul rapporto che ebbe con l’Italia e i suoi artisti (in particolar modo con Gianfranco Baruchello, con il quale strinse una solida amicizia). <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2792.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1418" alt="IMG_2792" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2792-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a>Decisive furono le conseguenze del passaggio di un artista del suo calibro per gli artisti del nostro paese, che subirono fortemente l’influenza del suo personalissimo e geniale pensiero (tra i quali Enrico Baj, Luca Maria Patella e Sergio Dangelo): una sezione della mostra è dedicata proprio agli influssi duchampiani nell’arte italiana di quegli anni. La prima sala, dedicata alla vita privata dell’artista e allestita con fotografie, documenti e i celebri scacchi con i quali egli era spesso impegnato a giocare, è seguita da una seconda nella quale svetta la “Boîte en valise”, valigia che contiene una serie di settanta riproduzioni delle opere più importanti di Duchamp, in una sorta di “museo portatile” che stravolge le metodologie tradizionali di musealizzazione degli oggetti artistici.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2794.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1410" alt="IMG_2794" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2794-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a> Vero punto di forza dell’esposizione è la sala dall’atmosfera “teatrale”  riservata ai <i>ready-made</i>, creati a partire dal 1913 (la già citata “Ruota di bicicletta” fu infatti il primo ready-made mai realizzato); qui presenti, quelli della collezione di Arturo Schwarz, critico d’arte, collezionista, mecenate e amico di Duchamp che a partire dal 1964 realizzò le repliche, sotto l’autorizzazione dell’artista stesso, dei ready-made andati distrutti; quattordici di questi esemplari furono donati nel 1997 da Schwarz alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2790.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1416 alignnone" alt="IMG_2790" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2790-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2798.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1414 alignnone" alt="IMG_2798" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2798-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2797.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1413" alt="IMG_2797" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2797-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>  <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2796.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1412" alt="IMG_2796" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2796-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2795.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1411" alt="IMG_2795" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2795-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2791.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1417" alt="IMG_2791" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2791-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Book@rt &#8211; Svjetlan Junakovic , Ti racconto l&#8217;arte del &#8216;900</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Oct 2013 09:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un curioso viaggio nella storia dell&#8217;arte contemporanea attraverso 16 storie con cui Svjetlan Junakovic, autore dei testi e delle magiche illustrazioni che arricchiscono il volume, svela la sua singolare collezione di oggetti, fotografie, documenti, presunti appartenuti a grandi artisti del XX secolo. Un libro per grandi e piccoli che come una macchina del tempo ci [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_copertina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1392" alt="Book@rt - Svjetlan Junakovic , Ti racconto l'arte del '900_copertina" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_copertina-228x300.jpg" width="228" height="300" /></a>Un curioso viaggio nella storia dell&#8217;arte contemporanea attraverso 16 storie con cui Svjetlan Junakovic, autore dei testi e delle magiche illustrazioni che arricchiscono il volume, svela la sua singolare collezione di oggetti, fotografie, documenti, presunti appartenuti a grandi artisti del XX secolo. Un libro per grandi e piccoli che come una macchina del tempo ci porta indietro, a quando Picasso andava a scuola, Grosz scarabocchiava il suo vocabolario, Matisse scriveva a Babbo Natale, Modigliani giocava con la sabbia, Chagall guardava volare gli aquiloni, Magritte scriveva su un libro dei sogni, Giacometti mordeva le sue matite colorate. Fantasticando sull&#8217;infanzia di queste celebri personalità, l&#8217;autore prova a rintracciare il germe del loro genio artistico agli albori di quest&#8217;arte così incompresa quale è quella contemporanea. Storie completamente inventate che con fantasia e ironia aiutano i più grandi a restare un po&#8217; bambini ma soprattutto, incuriosiscono e avvicinano un pubblico meno adulto ai concetti base dei movimenti artistici del secolo scorso: una matrioska alle origini del Suprematismo di Malevič, un furto alle origini del Cubismo di Picasso, una scacchiera alle origini del Neoplasticismo di Mondrian, una macchina polaroid mal funzionante alle origini della Pop Art di Warhol. Attraverso un linguaggio bizzarro, semplice ed efficace anche i più piccoli familiarizzano con l&#8217;arte contemporanea e alla vista di un quadrato nero su fondo bianco non esclameranno: “questo so farlo anche io!”.</p>
<p><strong>Info</strong></p>
<p><strong>• Titolo:</strong> Ti racconto l&#8217;arte del &#8216;900</p>
<p><strong>• Autore:</strong> Svjetlan Junakovic</p>
<p><strong>• Editore:</strong> <a href="http://www.artebambini.it" target="_blank"><strong>Artebambini</strong></a></p>
<p><strong>• Anno di pubblicazione:</strong> 2011</p>
<p><strong>• Prezzo:</strong> 18,50 €</p>
<p><strong>• Pagine:</strong> 45</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_matisse.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1393" alt="Book@rt - Svjetlan Junakovic , Ti racconto l'arte del '900_matisse" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_matisse-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_modigliani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1394" alt="Book@rt - Svjetlan Junakovic , Ti racconto l'arte del '900_modigliani" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_modigliani-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_mondrian.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1395" alt="Book@rt - Svjetlan Junakovic , Ti racconto l'arte del '900_mondrian" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_mondrian-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Zoom &#8211; Benedetta Falugi</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Oct 2013 09:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benedetta Falugi è una giovane fotografa che si è avvicinata alla sua professione quasi per caso, scattando immagini di mobili destinati alla vendita on-line. Scoperta questa passione, la Falugi ha dunque iniziato la sua personale ricerca, dedicata ai luoghi del cuore e alle persone che vi abitano. Il suo stile pulito, la scelta di colori [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Benedetta Falugi è una giovane fotografa che si è avvicinata alla sua professione quasi per caso, scattando immagini di mobili destinati alla vendita on-line. Scoperta questa passione, la Falugi ha dunque iniziato la sua personale ricerca, dedicata ai luoghi del cuore e alle persone che vi abitano. Il suo stile pulito, la scelta di colori caldi e di atmosfere avvolgenti caratterizza i suoi lavori. Nella serie “Il Cotone” l’autrice indaga una realtà a lei assai cara, ossia quella della zona industriale e del quartiere operaio di Piombino, chiamato appunto “il Cotone”, dove suo nonno ha lavorato e vissuto. Quello che emerge è un racconto delicato della vita di coloro che si trovano ai margini della città, di chi lavora duramente, degli anziani, degli immigrati ma anche delle nuove famiglie che si stanno formando, un racconto nel quale evince la volontà di essere vicini e unire le forze per andare avanti. Grandi nuvole provenienti dalle industrie spuntano nei cieli limpidi quasi minacciose, ma non turbano la tranquillità apparente, o meglio costruita a fatica, di chi le vede incombere sulle proprie teste. <em>“Il Cotone”</em>, ancora un work in progress, è un lavoro sensibile che dimostra la capacità di Benedetta Falugi di arrivare dritto al cuore sia dei soggetti ritratti, sia di chi osserva.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1373" alt="benedetta_falugi01" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi01.jpg" width="600" height="402" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1375" alt="benedetta_falugi02" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi02.jpg" width="600" height="397" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1376" alt="benedetta_falugi03" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi03.jpg" width="600" height="399" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1377" alt="benedetta_falugi04" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi04.jpg" width="600" height="399" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi05.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1378" alt="benedetta_falugi05" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi05.jpg" width="600" height="397" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi06.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1379" alt="benedetta_falugi06" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi06.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi07.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1380" alt="benedetta_falugi07" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi07.jpg" width="600" height="398" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi08.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1381" alt="benedetta_falugi08" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi08.jpg" width="600" height="401" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi09.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1382" alt="benedetta_falugi09" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi09.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1383" alt="benedetta_falugi10" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi10.jpg" width="600" height="395" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1384" alt="benedetta_falugi11" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi11.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/ct-calcio_rd.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1387" alt="ct calcio_rd" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/ct-calcio_rd.jpg" width="600" height="398" /></a></p>
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