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	<title>almost CURATORS &#187; 2012</title>
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	<description>E se Duchamp avesse collezionato farfalle? / What if Duchamp had collected butterflies?</description>
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		<title>Artherapy &#8211; La Battaglia che non abbiamo scelto</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2012 10:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Nobile]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono anime che devono essere raccontate, piccole-grandi storie nella Storia a cui si deve dare voce e respiro. E in questo l&#8217;arte traccia percorsi e stimola riflessioni, innescando un meccanismo che ci fa cambiare prospettiva e ci ricorda che la creatività è emozione. E l&#8217;emozione può essere la più grande cura. Angelo Merendino è [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci sono anime che devono essere raccontate, piccole-grandi storie nella Storia a cui si deve dare voce e respiro. E in questo l&#8217;arte traccia percorsi e stimola riflessioni, innescando un meccanismo che ci fa cambiare prospettiva e ci ricorda che la creatività è emozione. E l&#8217;emozione può essere la più grande cura.<br />
Angelo Merendino è un fotografo statunitense. &#8220;La Battaglia che non abbiamo scelto&#8221; è il progetto a cui lavora con dedizione assoluta da circa cinque anni.<br />
Quando nel 2007, a soli 5 mesi dal matrimonio, la moglie Jen si ammala di cancro al seno, Angelo decide di affidare all&#8217;obiettivo fotografico la testimonianza e la condivisione di tutte le quotidiane battaglie della giovane donna contro il tumore. È la stessa Jen a chiedere al marito di documentare ogni fase della sua lotta contro la bestia, ogni cambiamento di quel corpo che da un istante all&#8217;altro diventa traditore, per dimostrare a se stessa, al suo amore e ai suoi cari quanta forza, passione e coraggio servano per combattere la battaglia che, non scelta, ha scelto lei. Ed ecco che tutte le frustrazioni ed i piccoli successi di Jen diventano scatti di vita, volti a far comprendere, soprattutto ad amici e parenti, gli aspetti più duri della malattia, in un crescendo di condivisione e comprensione che traspare da ogni singola foto, da ogni singolo momento impresso in quell&#8217;istante congelato, privo di ogni retorica, di ogni autocommiserazione. &#8220;Le mie fotografie non sono solamente sul cancro&#8221;, dice Merendino. &#8220;Raccontano l&#8217;amore e la vita, il non arrendersi mai. Devono far capire che bisogna vivere ogni secondo&#8221;.<br />
I numerosissimi scatti di questo intenso e toccante progetto verranno esposti a gennaio 2013 a Washington, mentre il grande sogno di Angelo per il nuovo anno è di portarli in tour, superando i pregiudizi di un pubblico forse in parte non ancora pronto ad un racconto della malattia così sincero, privo di filtri e veli. Un racconto fotografico che, attraverso la memoria, diviene terapia dell&#8217;anima, metabolizzazione di un percorso, interiorizzazione ed allo stesso tempo universalizzazione di un dramma a noi sempre più vicino.<br />
Da poco più di un anno Jen purtroppo non c&#8217;è più. Ma di certo non può esserci modo migliore per celebrare la sua battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.mywifesfightwithbreastcancer.com/" target="_blank" rel="nofollow nofollow">www.mywifesfightwithbreast<wbr />cancer.com</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/Angelo-Merendino-The-battle-we-didnt-choose.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-110" title="Angelo Merendino - The battle we didn't choose" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/Angelo-Merendino-The-battle-we-didnt-choose.jpg" width="884" height="460" /></a></p>
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		<title>Zoom &#8211; Shizuka Yokomizo</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2012 10:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2012]]></category>
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		<description><![CDATA[Caro sconosciuto, sto lavorando a un progetto che riguarda persone che non conosco. Una della prossime sere posizionerò la mia macchina fotografica fuori dalla tua finestra, nascosta da qualche parte. Se non ti disturba l’idea di essere fotografato per favore mettiti in piedi al centro della finestra e guarda fuori, precisamente tra le [data] e [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/shizuka-yokomizo-strangers.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-100" title="shizuka yokomizo- strangers" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/shizuka-yokomizo-strangers-300x295.jpg" width="300" height="295" /></a><em>Caro sconosciuto, sto lavorando a un progetto che riguarda persone che non conosco. Una della prossime sere posizionerò la mia macchina fotografica fuori dalla tua finestra, nascosta da qualche parte.</em><br />
<em> Se non ti disturba l’idea di essere fotografato per favore mettiti in piedi al centro della finestra e guarda fuori, precisamente tra le [data] e le [data]. Resterò lì per dieci minuti, farò una fotografia di nascosto poi me ne andrò. Se troverò chiuse le tende capirò che non sei interessato.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’autrice di questa lettera è Shizuka Yokomizo, fotografa giapponese nata a Tokyo nel 1966 (attualmente vive e lavora a Londra).<br />
Dalle risposte positive a questo messaggio nascono gli scatti raccolti nel progetto “Strangers”: catturati dal 1998 al 2000 tra Berlino, Tokyo, New York e Londra, sono una metafora delle relazioni umane moderne e della distanza che intercorre tra ognuno di noi.<br />
L’autrice sceglie chi, cosa e dove scattare semplicemente in base alla disponibilità di una finestra al piano terra di un’abitazione; la decisione di assecondare questa bizzarra richiesta, che non rivela alcun indizio circa lo scopo e i destinatari dell’immagine, è metafora della fiducia che ognuno di noi prova verso gli altri.<br />
Forza di quest’idea è una nuova relazione che si va ad instaurare tra fotografo e soggetto: non c’è alcun tipo di legame, di relazione, di contatto tra i due. L’adesione a questa “violazione autorizzata della privacy” evidenzia anche quanto ai giorni nostri l’ intimità e la riservatezza non siano più condizione necessaria.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/strangers-2-Shizuka-Yokomizo.jpg"><img class="size-medium wp-image-102 alignright" title="strangers 2- Shizuka Yokomizo" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/strangers-2-Shizuka-Yokomizo-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a><em></em></p>
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		<title>Affordable Art Fair: not cheap/very cool</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 19:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un’astuta trovata per superare indenni i tempi di crisi, in realtà l’Affordable Art Fair è un progetto molto ben concepito e strutturato che da quindici anni raccoglie successi in ben tre continenti. Nel 1999 Will Ramsay, fondatore e CEO di Affordable Art Fair nel mondo, lanciò la prima [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/affoldable_art_fair-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-196" title="affoldable_art_fair 1" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/affoldable_art_fair-1.jpg" width="250" height="265" /></a>Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un’astuta trovata per superare indenni i tempi di crisi, in realtà l’Affordable Art Fair è un progetto molto ben concepito e strutturato che da quindici anni raccoglie successi in ben tre continenti.<br />
Nel 1999 Will Ramsay, fondatore e CEO di Affordable Art Fair nel mondo, lanciò la prima Affordable Art Fair a Battersea Park, Londra, dove approfittarono della facilità di acquisto, della vasta scelta di opere e dell’approccio amichevole circa 10.000 visitatori! Ma è il 2001 a segnare l’anno di svolta per l’AAF, in quell’anno infatti Will lanciò un secondo evento, the Spring Collection, per esporre artisti completamente differenti da quelli proposti durante l’Autumn Collection. Da allora l’AAF è divenuta un fenomeno globale con fiere che hanno luogo in più di quindici città nel mondo e che nell’ultimo anno ha registrato numeri da capogiro nonostante la crisi: 200.000 visitatori per più di 1.250 gallerie, ed un fatturato che si aggira intorno ai 33 milioni di euro.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/affordable_art_fair-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-198" title="affordable_art_fair 2" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/affordable_art_fair-2.jpg" width="995" height="570" /></a><br />
Ciò che rende questo fenomeno interessante però non sono soltanto i numeri, bensì la necessità di rendere da un punto di vista culturale prima di tutto, economico poi, il mercato dell’arte accessibile ad un numero sempre maggiore di persone, facendo delle parole dell’artista William Morris – non voglio Arte per pochi, non più di quanto voglia l’Istruzione per pochi o la Libertà per pochi – l’assunto su cui fondare l’intero progetto. Proponendo ai visitatori di comprare un’opera perché piace e non perché dovrebbe essere acquistata, Will Ramsay libera il potenziale compratore dall’immobilizzante ‘ansia da prestazione’ che troppo spesso accompagna i potenziali fruitori e compratori di arte contemporanea; e per sostenerli sin dal primo momento fornisce una semplice ‘guida all’acquisto d’arte’ per chi muove i primi passi.<br />
Pare chiaro, dunque, che l’obiettivo principale del progetto AAF sia quello di formare una fascia di acquirenti consapevoli e appassionati, che inizino a comprare opere ad un costo accessibile, non per rincorrere il sogno di una grande collezione secondo uno stile cheap, ma perché consci che è giunta l’ora di vivere l’arte contemporanea, e di certo non la si può più guardare semplicemente da lontano lasciando a pochi un tale divertimento.</p>
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		<title>Artherapy &#8211; Laboratorio Artistico Terapeutico</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 10:56:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Nobile]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È ormai unanime ritenere che le attività creative aiutino a favorire il benessere psico-fisico, coinvolgendo la sfera della fantasia e delle emozioni e manifestandosi nella dinamica forma di un gesto pittorico. In quest&#8217;ottica, da qualche tempo la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) propone all&#8217;interno dell&#8217;Istituto Nazionale dei Tumori di Milano una [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È ormai unanime ritenere che le attività creative aiutino a favorire il benessere psico-fisico, coinvolgendo la sfera della fantasia e delle emozioni e manifestandosi nella dinamica forma di un gesto pittorico. In quest&#8217;ottica, da qualche tempo la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) propone all&#8217;interno dell&#8217;Istituto Nazionale dei Tumori di Milano una serie di iniziative e attività raccolte sotto il nome di &#8220;ArtLab &#8211; Laboratorio Artistico Terapeutico&#8221;, volte al sostegno dei malati e dei loro familiari, al fine di lenire la profonda ferita dell&#8217;animo che, espressa o inespressa, il cancro porta con sé. Diverse le attività proposte, dall&#8217;arte alla danza, dalla musicoterapia a progetti che prevedono manualità creativa&#8230; Ed ecco che dipingendo tele e plasmando la materia, i pazienti vengono coinvolti in un percorso di stimolazione visiva, emotiva e talvolta anche spirituale destinata a rischiarare il buio periodo delle terapie, per portare un sorriso e riaccendere la progettualità che spesso ai malati viene portata via.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.legatumori.it"><strong>www.legatumori.it</strong></a></p>
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		<title>Artherapy &#8211; Dynamo Camp</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 10:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Nobile]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Entra con il sorriso e guarda i bambini come tali e non come bambini ammalati: te ne saranno grati”. Questo lo spunto da cui prende quota &#8220;Dynamo Camp&#8221;, un progetto di terapia ricreativa a 360 gradi destinato a bambini affetti da gravi patalogie oncologiche e non solo. Laboratori artistici ed attività all&#8217;aria aperta sono il [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Entra con il sorriso e guarda i bambini come tali e non come bambini ammalati: te ne saranno grati”. Questo lo spunto da cui prende quota &#8220;Dynamo Camp&#8221;, un progetto di terapia ricreativa a 360 gradi destinato a bambini affetti da gravi patalogie oncologiche e non solo. Laboratori artistici ed attività all&#8217;aria aperta sono il leit motiv di questa dimensione improntata alla creatività, nell&#8217;ambito di uno spazio di 900 ettari in un&#8217;oasi affiliata WWF vicino Pistoia. L&#8217;obiettivo? &#8220;Far sentire tutti un po&#8217; meno malati e un po&#8217; più bambini&#8221;, con attività di svago e divertimento che stimolino la fantasia e la creatività dei giovani pazienti, al fine di migliorare le condizioni emotive, porre fine all&#8217;autoisolamento generato dalla consapevolezza di essere malati e predisporre maggiormente l&#8217;organismo a reagire alle cure. Arte, bellezza, natura e creatività&#8230; E forse anche il dramma della malattia può diventare più sopportabile.</p>
<p><strong><a href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.dynamoartfactory.org&amp;h=BAQEuxJMv&amp;enc=AZMPb4M0i3TDN0Q6XFRYOWRQsRN2kltnDLz5MVnQ0_087LYolba2chW8i1j47OunRPCojkrfj23fzdSKuAfKNwV3mckOT6IYjcXfGA6lbZTnGZlMJ841PBPfnYc59kot1NhsovCXj3lRZ1tUDUZbJEuo&amp;s=1" target="_blank" rel="nofollow nofollow">www.dynamoartfactory.org</a></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lui chi è?? &#8211; Pietro Ruffo</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 10:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pietro Ruffo nasce nel 1978 a Roma, dove oggi vive e lavora. Dopo aver studiato Architettura presso l&#8217;Università di Roma Tre, nell&#8217;anno 2010-2011 è stato titolare di una borsa di ricerca presso la Columbia University di New York. L&#8217;arte di Ruffo resta essenzialmente legata agli elementi base della sua formazione da architetto: il progetto, la [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pietro Ruffo nasce nel 1978 a Roma, dove oggi vive e lavora.<br />
Dopo aver studiato Architettura presso l&#8217;Università di Roma Tre, nell&#8217;anno 2010-2011 è stato titolare di una borsa di ricerca presso la Columbia University di New York.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arte di Ruffo resta essenzialmente legata agli elementi base della sua formazione da architetto: il progetto, la carta e il disegno. Ogni sua opera, infatti, ha origine da una meticolosa progettazione, attenta al minimo dettaglio, e prende forma sul foglio attraverso il segno delicato ma incisivo. Tuttavia, non conserva la bidimensionalità di una tavola poiché la carta, intagliata, acquista la terza dimensione. Ne risulta un lavoro stratificato, dalle molteplici letture visive e semantiche che indagano i grandi temi della storia universale, in particolare la libertà e la dignità del singolo individuo costantemente minacciate dalla massificazione in atto nella società contemporanea.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/2-DAS-CHINESISCHE-REICH-installazione-front-1-cartoni-carta-velina-e-video-310x400xH375cm-20071.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-727" alt="Das Chinesische Reich, 2007, 310x400xH375cm, cartoni carta velina e video" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/2-DAS-CHINESISCHE-REICH-installazione-front-1-cartoni-carta-velina-e-video-310x400xH375cm-20071-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Con l&#8217;installazione <i>Das Chinesische Reich</i> (2007), l&#8217;artista pone l&#8217;attenzione su quello che definisce “l&#8217;impero cinese”:  un&#8217;imponente piramide composta da scatoloni di merci provenienti dalla Cina, rappresenta la potenza delle dinamiche commerciali che schiacciano i lavoratori sotto il peso dello sfruttamento. All&#8217;interno di essa, infatti, è stata ricavata una nicchia in cui un video mostra la condizione di sfollati e rifugiati che tentano di attraversare le frontiere per sfuggire. Completa il titolo una citazione dal libro “Gomorra” di Roberto Saviano: “La merce ha in sé tutti i diritti di spostamento che nessun essere umano potrà mai avere”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/4-youth-of-the-hills.-wood-paper-cut-out-65x60x185cm.-2008.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-729" alt="Youth of the hills, 2008, 65x60x185cm, legno, ritagli di carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/4-youth-of-the-hills.-wood-paper-cut-out-65x60x185cm.-2008-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>In lavori come <i>Youth of the Hills</i> (2008) esprime, invece, la contraddizione che si respira nei territori di conflitto del Medio Oriente: uno sciame di coleotteri ricopre un carro armato tedesco della Seconda Guerra Mondiale riprodotto in scala. Gli insetti sono intagliati dall&#8217;artista su pagine di preghiere ebraiche e senza distruggere l&#8217;integrità dei testi, sacra nella cultura ebraica, emergono dall&#8217;opera come se fuoriuscissero dalla sabbia, loro habitat naturale. Il coleottero è simbolo di forte appartenenza religiosa del popolo, causa stessa della drammatica disputa territoriale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/3-un-istante-complesso-installation-view-museum-of-contemporary-art-Pesaro-30.05.09.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-730" alt="Un istante complesso, 2009, installation view Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/3-un-istante-complesso-installation-view-museum-of-contemporary-art-Pesaro-30.05.09-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Lo stesso tema viene indagato nella mostra <em>Un istante complesso</em> (2009), a cura di Ludovico Pratesi, presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro. Protagoniste sei bandiere di grandi dimensioni degli stati coinvolti nei perenni conflitti: Israele, Libano, Iran, Iraq, Siria e Hamas. Il simbolo pop per eccellenza quale è la bandiera, viene privato del colore che lascia il posto ad una texture grafica dal tratto sottile, fitta sovrapposizione di teschi animali: aggressività, violenza e morte ma ancora una volta simbolo della stratificazione del popolo sul proprio territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle sue ultime opere acquista grande rilevanza il tema della libertà, divenuta quasi una costante nel lavoro dell&#8217;artista.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/PIETRO-RUFFO_Atlas-Of-The-Various-Freedoms_2010-2011_Graphite-on-paper-and-interviews.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-731" alt="Atlas of the various freedoms, 2010-2011, H7mx20m, grafite su carta e interviste" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/PIETRO-RUFFO_Atlas-Of-The-Various-Freedoms_2010-2011_Graphite-on-paper-and-interviews-150x150.jpeg" width="150" height="150" /></a>Durante la sua residenza a New York nel 2010, Pietro Ruffo ha avuto occasione di conoscere giovani filosofi e artisti provenienti da tutto il mondo, e di porre loro domande sulla nozione di libertà. Nasce così <em>Atlas of the various freedoms</em> (2010-2011), un vero e proprio atlante geografico in cui territori e volti si sovrappongono a formare una mappatura audio-visiva di questo concetto universale, ispirata al pensiero di Isaiah Berlin. L&#8217;installazione è, infatti, composta dai ritratti a grafite delle persone interpellate e dalle loro interviste, che possono essere ascoltate da cuffie che pendono dall&#8217;alto.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Negative-Liberty_2011.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-732" alt="Negative Liberty, 2011, grafite e intagli su carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Negative-Liberty_2011-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>In altri lavori l&#8217;ideale di libertà è spesso incarnato dalla libellula, insetto intagliato e ripetuto lungo tutta la superficie delle installazioni. E&#8217; il caso di <em>Negative Liberty</em> (2011) e <em>Liberty House</em> (2011), istallazioni site specific che, come in un tromp l’oeil barocco, trasformano ambienti chiusi in boschi finemente disegnati a matita o dipinti ad inchiostro, popolati da sciami di libellule, in cui l&#8217;osservatore si ritrova immerso, quasi come in un giardino segreto. In <em>Revolution Globe</em> (2011) le libellule sono invece intagliate su un mappamondo in carta di grandi dimensioni, evocando la libertà dell&#8217;individuo di muoversi senza confini né restrizioni: un riferimento diretto agli episodi rivoluzionari della cosiddetta Primavera Araba, scatenati proprio dall&#8217;assenza di libertà individuali e dalla violazione dei diritti umani.<br />
In <em>World Spring</em> (2012) l&#8217;artista innesta su una mappa geografica mondiale singole parole arabe (democrazia, tirannia, pace, sangue, ecc.) estratte dagli slogan utilizzati dai dimostranti durante la Primavera Araba. Ogni parola, dipinta a foglia d’oro, ritagliata e posta in rilievo, è incorniciata in un motivo geometrico ispirato alle maioliche islamiche. Il risultato è una rete astratta che ricopre il globo e connette simbolicamente regioni e Paesi lontani e diversi. Una metafora visiva e concettuale del web, lo strumento comunicativo attraverso il quale le nuove generazioni di egiziani, tunisini, libici, yemeniti, siriani, sono entrati in contatto per organizzare e divulgare gli eventi rivoluzionari.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Liberty-house_2011_inchiostro-e-intagli-su-carta.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-734" alt="Liberty house, 2011, H256x210x260cm, inchiostro e intagli su carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Liberty-house_2011_inchiostro-e-intagli-su-carta-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Revolution-Globe_2011_acrylic-and-cut-outs-on-paper_170x170x200cm.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-735" alt="Revolution Globe, 2011, 170x170x200cm, acrilico e intagli su carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Revolution-Globe_2011_acrylic-and-cut-outs-on-paper_170x170x200cm-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_World-Spring_2012_acrylic-watercolours-and-cut-outs-on-paper-on-canvas_H180x360cm-x10cm.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-737" alt="World Spring, 2012, H180x360cm x10cm, acrilico e carta intagliata su tela" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_World-Spring_2012_acrylic-watercolours-and-cut-outs-on-paper-on-canvas_H180x360cm-x10cm-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Artherapy &#8211; Ioedio</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 09:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Nobile]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/481428_456300784428301_716823516_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1302" alt="481428_456300784428301_716823516_n" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/481428_456300784428301_716823516_n-300x189.jpg" width="300" height="189" /></a>&#8220;Ioedio&#8221;, tenutasi nel novembre di due anni fa a Verona, non è stata semplicemente una mostra, ma un percorso di arteterapia umanistica a 360 gradi destinato a pazienti in riabilitazione, da poco usciti dal coma, che mediante forme e colori hanno potuto comunicare e ritrovare una parte di se stessi. Circa 90 opere visive da loro realizzate sono state l&#8217;interessante prodotto di un percorso riabilitativo consapevole e strutturato. Una vera e propria celebrazione del potere dell&#8217;espressione artistica, sempre più utilizzato in affiancamento alle terapie riabilitative tradizionali, con l&#8217;obiettivo &#8211; attraverso l&#8217;uso dei colori &#8211; di recuperare al massimo le abilità precedenti al trauma e potenziare quelle residue, fuggendo la confusione post-coma e stimolando una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie emozioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://fase3verona.wordpress.com/2009/11/13/ioedio-mostra-darteterapia/">fase3<br />
</a> <a href="http://www.ilfiorediloto.it">www.ilfiorediloto.it</a><br />
<a href="http://www.periagoge.it">www.periagoge.it</a><a href="http://fase3verona.wordpress.com/2009/11/13/ioedio-mostra-darteterapia/"><br />
</a></strong></p>
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		<title>Lui chi è?? &#8211; Francesca Romana Pinzari</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 12:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pia Lauro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Francesca Romana Pinzari, artista romana, nata a Perth (Australia) nel 1976, ha iniziato la sua carriera nel 2001 come pittrice figurativa. Negli ultimi anni ha intrapreso una ricerca sul corpo e sui fenomeni identitari della società contemporanea: utilizzando diversi media quali video, performances e installazioni, i suoi lavori si sviluppano come autoritratti che raccontano concetti [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CHIMERA_CHIARA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-271" title="PINZARI_CHIMERA_CHIARA" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CHIMERA_CHIARA-199x300.jpg" width="199" height="300" /></a>Francesca Romana Pinzari, artista romana, nata a Perth (Australia) nel 1976, ha iniziato la sua carriera nel 2001 come pittrice figurativa.<br />
Negli ultimi anni ha intrapreso una ricerca sul corpo e sui fenomeni identitari della società contemporanea: utilizzando diversi media quali video, performances e installazioni, i suoi lavori si sviluppano come autoritratti che raccontano concetti universalmente noti nei quali ognuno può  immedesimarsi.<br />
Il proprio corpo è vissuto da Francesca come un luogo di sperimentazione, sul quale, con il quale e attraverso il quale indagare il rapporto tra intimità e condivisione. In una continua relazione di antinomia tra differenti elementi messi in connessione tra loro nascono opere come le Chimere (2012), sculture eteree, frutto di un paziente lavoro manuale che unisce la fragilità del crine di cavallo alla resistenza di una struttura metallica. Tra mito e storia, tra utopia e realtà le chimere aleggiano, materializzandosi nei ricordi ancestrali dell’individuo e nel risultato ibrido delle proprie incertezze. La chimera è, infatti, un mostro mitologico, ma allo stesso tempo è un desiderio irrealizzabile, un&#8217;illusione, un&#8217;assurdità.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_HAIR_MAJESTY_2011-WEB.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-272" title="PINZARI_HAIR_MAJESTY_2011 WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_HAIR_MAJESTY_2011-WEB-300x213.jpg" width="300" height="213" /></a>Ma è in opere come Hair Majesty (2011) o nella serie realizzata su plexiglass che la Pinzari rivela l’intimità e la consistenza di un elemento organico come i capelli. In Hair Majesty quello che a prima vista sembra un disegno a china è in realtà un’opera realizzata interamente con i capelli delle persone ritratte, il che crea un legame diretto con il soggetto rappresentato che esula la somiglianza visiva, ma diviene piuttosto un prolungamento del corpo stesso. I capelli si intrecciano e si dispongono come una leggera trama cui si agganciano i pensieri spirituali di chi è ritratto, come un filtro di separazione del materiale e dell&#8217;istintivo da quello che è spirito e anima, i capelli creano figure intime ed interiori, che al contempo svelano un puro erotismo.<br />
Mentre per raccontare di sé Francesca sceglie plexiglass e capelli: i fili scuri delineano un contorno chiaro ed emblematico, è un feto, raccolto e capovolto come fosse nell’utero di una giovane donna pronta al parto, e allo stesso tempo fisso e immobile bloccato nel plexiglass, quasi a scopo conservativo. In queste opere l’artista lascia una propria traccia, una prova: il proprio DNA.<br />
Dopo un&#8217;acuta indagine sul corpo umano, Francesca Romana Pinzari ha concentrato il suo lavoro sul concetto di identità, invitando a riflettere sulla difficoltà di definire chi siamo in rapporto ad una società che tende a ripartire gli individui per gruppi di appartenenza – politica, culturale, religiosa, fisica.. – inglobando il singolo nel collettività.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BESTIARIO_02-WEB.jpg"><img class="size-medium wp-image-273 alignleft" title="PINZARI_BESTIARIO_02 WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BESTIARIO_02-WEB-300x298.jpg" width="300" height="298" /></a>Da qui nascono opere come il Bestiario (2011), su lastre di alluminio prendono forma delle creature mostruose, esseri composti da parti di animali esistenti e bestie fantastiche che emergono come le angosce e le inquietudini dell&#8217;essere contemporaneo dalla profondità imperscrutabile di uno sfondo scuro e corposo. O Cavalli (2012), circa 150 piccoli lavori pittorici a prima vista simili tra loro per intensità di colore e sbavature, ma in realtà tutti diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro. Le figure, uniche e irripetibili, sono dettate dalla mano dell&#8217;artista e dalla casualità delle tecniche utilizzate. Ogni immagine è unica e seriale allo stesso tempo come gli individui che abitano la società contemporanea, persone uniche, per storia o cultura, che tendono però ad abbracciarsi per un puro senso di aggregazione.<br />
Ma l’appartenenza ad un gruppo, ad un movimento o ad una fede può condizionare e stravolgere realmente l’identità del singolo individuo? Secondo Francesca Romana Pinzari no. L’artista racconta il suo punto di vista attraverso le immagini di I am not (2011) video della performance presentata durante una session di performances all’interno della rassegna organizzata alla Yes Foundation (Olanda) lo scorso anno. Ogni individuo secondo Francesca cerca di soddisfare il proprio senso di appartenenza abbracciando filosofie, religioni e partiti politici, ma in realtà il singolo non può annullarsi nel gruppo ed è proprio da questa consapevolezza che emerge la sua frustrazione nei confronti del sistema contemporaneo.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BLOOD_AND_HAIR_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-274" title="PINZARI_BLOOD_AND_HAIR_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_BLOOD_AND_HAIR_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CAVALLI.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-275" title="PINZARI_CAVALLI" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_CAVALLI-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_NOT_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-276" title="PINZARI_I_AM_NOT_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_NOT_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_WILL_HOLD_MY_BREATH_UNTIL_YOU_SAY_YOU_LOVE_ME_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-277" title="PINZARI_I_WILL_HOLD_MY_BREATH_UNTIL_YOU_SAY_YOU_LOVE_ME_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_WILL_HOLD_MY_BREATH_UNTIL_YOU_SAY_YOU_LOVE_ME_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_WHAT_I_AM_WEB.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-278" title="PINZARI_I_AM_WHAT_I_AM_WEB" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_I_AM_WHAT_I_AM_WEB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_SENZA_TITOLO_PLEXIGLASS.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-279" title="PINZARI_SENZA_TITOLO_PLEXIGLASS" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2012/12/PINZARI_SENZA_TITOLO_PLEXIGLASS-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Artherapy &#8211; Des Seins à Dessein</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Nov 2012 09:00:48 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/305975_450713494987030_1432161695_n.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1289" alt="305975_450713494987030_1432161695_n" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/305975_450713494987030_1432161695_n-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Due anni fa di questi tempi l&#8217;Espace Arlaud di Losanna ospitava la mostra &#8220;Des Seins à Dessein&#8221;, un variegato ed eterogeneo mosaico di opere artistiche (dalla pittura alla fotografia, dai gioielli alla videoarte) interamente dedicate, nel mese della prevenzione, ad una riflessione sulla tematica del tumore al seno, malattia che ogni anno colpisce un numero sempre maggiore di donne. Una trentina di artisti (da Pipilotti Rist a Christoph Zellweger, dalla designer Sophie Hamagarth alla videoartista Judith Albert) sono stati invitati ad esplorare, attraverso la propria produzione artistica, le molteplici implicazioni di questa ferita emotiva destinata a non rimarginarsi, con l&#8217;unico obiettivo di raccogliere fondi per la ricerca. Un&#8217;altra manifestazione del grande potere dell&#8217;arte, in grado di indagare, sensibilizzare e, almeno nell&#8217;anima, talvolta perfino guarire.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.musees.vd.ch/no_cache/espace-arlaud/accueil/"><strong>www.musees.vd.ch</strong></a></p>
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		<title>Artherapy &#8211; Cura Open Source</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2012 20:36:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Salvatore Iaconesi è un artista, web designer ed esperto in tecnologia che da anni insegna arti e culture digitali in varie università in Italia e all&#8217;estero. Fin qui, nulla di particolare. Se non fosse che Iaconesi ha recentemente scoperto di avere un tumore al cervello e ha deciso di &#8220;craccare&#8221; e rendere la sua cartella [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Salvatore Iaconesi è un artista, web designer ed esperto in tecnologia che da anni insegna arti e culture digitali in varie università in Italia e all&#8217;estero. Fin qui, nulla di particolare. Se non fosse che Iaconesi ha recentemente scoperto di avere un tumore al cervello e ha deciso di &#8220;craccare&#8221; e rendere la sua cartella clinica disponibile e scaricabile da tutti, in un&#8217;ottica di condivisione e aiuto open source. &#8220;Cura Open Source&#8221; è appunto il nome che Salvatore ha dato a questo suo progetto, destinato in particolar modo a medici che possano fornirgli dei pareri esperti, ma anche ad artisti, designer, hacker, fotografi, videomaker, musicisti, scrittori. &#8220;Ci sono cure per il corpo, per lo spirito, per la comunicazione&#8221;, scrive Iaconesi. &#8220;Tutti possono darmi una cura&#8221;. Anche questa è arte terapia.</p>
<p><a href="http://www.artisopensource.net/projects/la-cura.html"><strong>www.artisopensource.net</strong></a></p>
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