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	<title>almost CURATORS &#187; Emanuela Pigliacelli</title>
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	<description>E se Duchamp avesse collezionato farfalle? / What if Duchamp had collected butterflies?</description>
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		<title>Art Parks. Itinerari nei giardini e nei parchi d&#8217;arte americani.</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 16:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche decennio ormai, assistiamo al nascere di numerosi sculpture parks o sculpture gardens in tutto il mondo e in particolare negli Stati Uniti. Questi meravigliosi musei di arte contemporanea a cielo aperto raccolgono un lontano retaggio europeo dei giardini nelle ville rinascimentali (questi ultimi, infatti, altro non erano che parchi con sculture contemporanee!) ma [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a title="Sassi Editore" href="http://www.sassieditore.it" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-1903" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/09/ARTPARKS_cover-ITA-02-01-2013_web-218x300.jpg" alt="ARTPARKS_cover-ITA-02-01-2013_web" width="218" height="300" /></a>Da qualche decennio ormai, assistiamo al nascere di numerosi <i>sculpture parks</i> o <i>sculpture gardens</i> in tutto il mondo e in particolare negli Stati Uniti. Questi meravigliosi musei di arte contemporanea a cielo aperto raccolgono un lontano retaggio europeo dei giardini nelle ville rinascimentali (questi ultimi, infatti, altro non erano che parchi con sculture contemporanee!) ma soprattutto il più recente ricordo della Land Art, le cui opere ambientali spesso portavano alla modificazione dei siti geografici scelti dall&#8217;artista. Il motivo per cui questo fenomeno può considerarsi principalmente come statunitense sono le aree naturali immense del panorama americano, già d&#8217;ispirazione per la tendenza al gigantismo di alcune opere minimaliste. Questi enormi pezzi scultorei hanno portato alla creazione di grandi spazi pubblici dove i visitatori possono godere delle opere d&#8217;arte di grandi dimensioni, altrimenti difficilmente collocabili in edifici museali. Dunque, integrazione pienamente riuscita tra arte e paesaggio, tra cultura e natura a sostegno di una riflessione sulla coscienza ambientale che coinvolge le arti visive, l&#8217;architettura e l&#8217;urbanistica.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Francesca Cigola</b>, architetto e saggista, da anni porta avanti uno studio sull&#8217;identità del paesaggio americano, i cui esiti sono ben visibili in questo volume: <b><i>Art Parks. Itinerari nei giardini e nei parchi d&#8217;arte americani </i></b>è la prima raccolta completa dei più importanti parchi di scultura all&#8217;aperto del Nord America.<br />
Dai parchi di grandi dimensioni in ambienti naturali sconfinati, ai piccoli giardini in ambienti urbani, dalle collezioni private a quelle di proprietà museale, <i>Art parks</i> è una vera e propria guida ragionata, robusta ma portatile, organizzata tematicamente in tre grandi capitoli: <b><i>Paesaggi per il loisir</i></b><i>, </i>spazi per il tempo libero, l&#8217;ozio e il relax;<i> </i><b><i>Paesaggi per educare</i></b><i>, </i>pensati per l’apprendimento e ospitati in musei e spazi pubblici; <b><i>Paesaggi per collezionare</i></b><i>,</i> quei parchi dedicati al collezionismo, dove vengono esposte e conservate opere appartenenti a collezioni private; infine una sezione <b><i>Dintorni</i></b> in cui viene elencato un gruppo di parchi aggiuntivi.<br />
Dopo una breve ma esauriente introduzione generale, si susseguono le schede su ciascun parco descritto in dettaglio e illustrato con splendide fotografie del paesaggio e delle opere d&#8217;arte esposte. Incontriamo grandi artisti quali: Alexander Calder, Lewis DeSoto, Olafur Eliasson, William Tucker, Sol Lewitt, Roy Lichtenstein, Henry Moore, Isaumu Noguchi, Louise Bourgeois, Mark di Suvero, Jean Dubuffet, Andy Goldsworthy e Donald Judd e tantissimi altri&#8230;(l&#8217;indice completo degli artisti occupa 5 pagine nell&#8217;appendice del libro!). Ogni scheda è un piccolo saggio sulla storia e la missione del parco con una sintesi in fondo alla pagina delle informazioni più utili: indirizzo web,artisti presenti ed eventuali riferimenti bibliografici.<br />
Il volume, sia per il formato che per i contenuti, raggiunge il giusto equilibrio tra un saggio specialistico e una guida divulgativa per gli amanti dell&#8217;arte e della natura.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><b>Info</b></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>• Titolo: Art Parks</em><br />
<em> • Autore: Francesca Cigola</em><br />
<em> • Editore: Luca Sassi Editore (Ita ed); Princeton Architectural Press (Eng ed)</em><br />
<em> • Anno di pubblicazione: 2013</em><br />
<em> • Prezzo: 24,00 €</em><br />
<em> • Pagine: 224</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="text-decoration: underline;"><strong><a title="Sassi Editore" href="http://www.sassieditore.it/" target="_blank">www.sassieditore.it</a></strong></span></em></p>
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		<title>arte x strada &#8211; Lucamaleonte</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2013 09:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
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		<description><![CDATA[Schivo e mimetico, Lucamaleonte &#8211; artista romano classe 1983 &#8211; attraverso i suoi interventi riesce nello stesso tempo a mostrarsi e nascondersi nel tessuto urbano: insetti, rettili o uccelli, putti e statue classiche, dettagli anatomici o architettonici costituiscono il suo universo creativo reso alla perfezione attraverso un magistrale uso della tecnica dello stencil. La sua [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_01.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1597" alt="lucamaleonte_01" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_01-300x226.jpg" width="300" height="226" /></a>Schivo e mimetico, <a title="Lucamaleonte" href="http://lucamaleonte.tumblr.com/ " target="_blank"><strong>Lucamaleonte</strong></a> &#8211; artista romano classe 1983 &#8211; attraverso i suoi interventi riesce nello stesso tempo a mostrarsi e nascondersi nel tessuto urbano: insetti, rettili o uccelli, putti e statue classiche, dettagli anatomici o architettonici costituiscono il suo universo creativo reso alla perfezione attraverso un magistrale uso della tecnica dello stencil.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua passione per il disegno risulta essere quasi innata, fin da piccolo, infatti, si è esercitato con la matita mantenendo sempre vivo l&#8217;interesse per la storia dell&#8217;arte. Tuttavia, la sua formazione artistica è avvenuta essenzialmente in maniera autonoma, da autodidatta, sebbene lo studio di una disciplina così affine all&#8217;arte, quale il restauro, abbia comunque contribuito alla definizione del suo metodo di lavoro processuale e meticoloso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_02.jpg"><img class="size-medium wp-image-1600 alignright" alt="lucamaleonte_02" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_02-201x300.jpg" width="201" height="300" /></a>L&#8217;inizio nella Street Art &#8211; termine che però non ritiene perfettamente adatto a connotare il suo operato &#8211; è avvenuto intorno al 2001 in maniera decisamente spontanea: <em>“è semplicemente capitato di trovarmi a realizzare delle cose per strada in un momento di particolare fermento, e soprattutto di grande naturalezza e semplicità.”<br />
</em>Dopo poster e adesivi inizia a sperimentare lo stencil, tecnica che ormai lo contraddistingue a tal punto che, per quanto riguarda la sua arte, preferisce parlare di “Stencil Art” e non di “Street Art”, poiché considera la tecnica l&#8217;elemento fondante del suo linguaggio. Quello che cambia è solo il supporto che può essere un muro esterno così come una tela esposta all&#8217;interno di una galleria, ovviando all&#8217;annosa questione sulla non-coerenza della “strada in galleria”: <em>“la Street Art per me è tutto ciò che abbia una dignità artistica, che viene fatto per strada e che rispetti dei canoni di lettura e interpretazione definiti; l&#8217;aspetto illegale è una delle possibilità espressive di questo movimento, c&#8217;è chi ne fa una filosofia di vita, chi ormai lo ignora completamente, io mi sento piuttosto a metà […] Non ho la presunzione di portare la strada in galleria, i lavori indoor e outdoor hanno molti punti in comune, ma altrettanti che li distaccano”.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1602" alt="lucamaleonte_03" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_03.jpg" width="1000" height="750" /></a></em>Personalmente, dunque, non la vive come una contraddizione in quanto considera la “strada” e la “galleria” due entità ben distinte, che inevitabilmente comportano due tipi di approcci totalmente differenti. Come il camaleonte ha la virtù di mutare il colore ad ogni incontro, l&#8217;artista ha la versatilità di adattare i suoi contenuti e il suo linguaggio alle diverse situazioni in cui si trova ad operare: all&#8217;esterno cambiano innanzitutto le dimensioni e la fruibilità da parte del pubblico, perciò l&#8217;immagine è più semplice e immediata, percepibile anche a distanze non ravvicinate e in tempi stretti, quelli di un passaggio fugace: <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_04.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1604" alt="lucamaleonte_04" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_04-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><em>“ritengo che nel momento in cui si produce qualcosa per strada si abbia una grande responsabilità nei confronti del pubblico e del luogo che si è scelto, dipende quindi dalla sensibilità dell&#8217;artista decidere come porsi nei confronti di chi usufruisce degli spazi urbani quotidianamente. Io cerco di pormi sempre in maniera molto critica e provo ad immaginarmi le reazioni di chi potenzialmente potrebbe vedere il mio lavoro ogni giorno uscendo di casa; faccio sempre del mio meglio per far integrare il mio lavoro con la superficie e con la storia del luogo, provo a dare un senso che vada oltre il fare una decorazione sul muro. Quando le cose sono fatte con rispetto è più probabile che vengano rispettate.”<br />
</em><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_05.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1605" alt="lucamaleonte_05" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_05-276x300.jpg" width="276" height="300" /></a>Il lavoro in galleria, invece, è realizzato nell&#8217;intimo dello studio, più ponderato, più curato proprio perché il pubblico a cui è rivolto è diverso, non è casuale, sceglie di entrare e di guardare sicuramente con più attenzione l&#8217;opera d&#8217;arte.<br />
Per quanto riguarda lo stile, agli inizi era piuttosto legato all&#8217;estetica pop, nei colori e nella scelta dei personaggi, alla pittura iperrealista e alla fotografia, nell&#8217;attenzione al dettaglio che è rimasta comunque una costante nelle sue opere. Infatti, attraverso il continuo esercizio, indagandone ogni possibilità estetica, è riuscito ad ottenere risultati davvero singolari attraverso la tecnica dello stencil: ritagliando delle mascherine molto elaborate, sovrapposte in numerosi strati di colore, il disegno che resta impresso risulta incredibilmente ricco di dettagli, anche in quei minuscoli particolari che rendono il lavoro, in alcuni casi, quasi fotografico. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_06.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1609" alt="lucamaleonte_06" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_06-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a>Nonostante la bicromia, infatti, l&#8217;artista riesce a rendere evidenti anche i passaggi tonali attraverso un sapiente uso del chiaro scuro. Oltre la precisione e l&#8217;attenzione al dettaglio, quasi maniacali, ciò che distingue il lavoro di Lucamaleonte da altri colleghi che utilizzano la stessa tecnica, è la scelta dei soggetti. Solitamente sono i ritratti ad essere prediletti; la sua ricerca espressiva, invece, da qualche anno si sta concentrando su un immaginario antico rielaborato in termini contemporanei: <em>“cerco di trasmettere contemporaneità con un linguaggio e un segno che appartengono alla tradizione storico-artistica italiana; nei miei lavori parlo spesso della mia visione del mondo traverso simboli e immagini codificate.[&#8230;] prese da libri di anatomia, botanica e scienze naturali in generale, riproponendole mischiate insieme e decontestualizzate.”<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_07.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1611" alt="lucamaleonte_07" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_07-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></em>Inevitabilmente attingendo i soggetti da queste fonti, l&#8217;artista ha finito per acquisirne anche il tratto non più serigrafico o fumettistico, ma vicino al mondo dell&#8217;illustrazione pura; l&#8217;approccio ossessivo nella ripetizione è qualcosa che affonda le radici nella documentazione di tipo archivistico, una sorta di catalogazione di icone appartenenti all&#8217;immaginario comune, una personale raccolta di “opere d&#8217;arte” che mira a diventare un archivio collettivo: <em>“il ruolo di internet al momento è fondamentale, permette agli artisti di raggiungere un pubblico molto più vasto di quello che avrebbe senza la rete, consegnando le proprie opere alla memoria collettiva e rendendole eterne, cosa che l&#8217;arte urbana per definizione non può essere.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_08.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1613" alt="lucamaleonte_08" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lucamaleonte_08.jpg" width="634" height="730" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Reduce da <em>This is Rome</em> &#8211; la grande collettiva romana di Urban Art e sperimentazioni audiovisive &#8211; l&#8217;artista ha in programma la realizzazione di diversi muri a Roma, che vedranno la luce entro la primavera dell&#8217;anno prossimo e due mostre personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Credits: <a title="Lucamaleonte" href="http://www.flickr.com/photos/lucamaleonte/ " target="_blank">l&#8217;artista</a></p>
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		<title>Art &amp; Adv &#8211;  Annie Leibovitz per Vogue</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 15:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È ormai risaputo che la fotografia pubblicitaria di moda attinge spesso da quell&#8217;inesauribile <em>thesaurus</em> costituito dalle opere d&#8217;arte di tutti i tempi. Sorprendentemente numerosi, infatti, sono gli esempi di appropriazione, manipolazione e ricontestualizzazione di opere artistiche che a volte si nascondono in sottili allusioni percepibili solo da un pubblico più attento, altre invece sono molto più evidenti e l&#8217;intera immagine è lo schietto<em> pastiche</em> di un dipinto famoso. La tradizione dei “<em>Tableaux vivants</em>”, dunque &#8211; vere e proprie rappresentazioni sceniche costituite da uno o più personaggi che riproducono gli atteggiamenti, le pose, le situazioni e a volte anche le ambientazioni di famosi capolavori, per lo più dipinti – dalla fotografia pittorica di fine Ottocento, passando per Luigi Ontani e Bill Viola, arriva fino ai giorni nostri tra le pagine di una rivista, considerata la &#8220;Bibbia della moda&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1534" alt="01_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta del numero di Dicembre dell&#8217;edizione americana di <a title="Vogue" href="http://www.vogue.com" target="_blank"><strong>Vogue</strong></a>, per cui la fotografa <strong>Annie Leibovitz</strong> e la stylist <strong>Grace Coddington</strong> hanno realizzato un particolare servizio nel quale la modella, l&#8217;attrice <strong>Jessica Chastain</strong>, veste i panni delle protagoniste di ben otto opere d&#8217;arte.<br />
Dalla bravura della fotografa nel ricostruire le composizioni, studiandone linee, colori e luci, unita alla sensibilità della stylist che ha scovato gli abiti di alta moda più adatti, ne risulta una serie di scatti degni di competere con il fascino delle opere originarie. La selezione di dipinti, magnificamente reinterpretati in chiave Vogue, è eccezionale e alterna lavori più conosciuti ad altri meno noti al grande pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attrice candidata all&#8217;Oscar, compare in tutto il suo splendore e, indossando abiti di alta moda, riesce a calarsi perfettamente nelle atmosfere di questi bellissimi pezzi d&#8217;arte: la sua pelle diafana e i suoi capelli rosso fuoco le donano un aspetto delicato che sembra ricordare quello di una musa preraffaellita. E infatti, esordisce sulla copertina proprio con un dipinto che viene da molti considerato, per forma, colori e iconografia, l&#8217;emblema di tale movimento: <em>Flaming June</em> (1894-95) di Frederic Leighton, uno dei capolavori più conosciuti della tarda età vittoriana. Trucco minimal e labbra che disegnano un sorriso sottile restituiscono tutta l&#8217;eterea naturalezza della musa originaria adagiata su un drappo rosso, al contempo perfettamente moderna nel suggestivo abito giallo calendula dello stilista Olivier Theyskens.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/02_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1536" alt="02_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/02_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013-226x300.jpg" width="226" height="300" /></a>Nella pagina di apertura dell&#8217;articolo, dominano ancora una volta i colori caldi, modulazioni tonali dei capelli della modella distesa in una stanza dall&#8217;ornamentazione orientale, su un basso materasso, assorta in se stessa, con le braccia alzate e abbandonate al di sopra del capo. Anche se inquadrata da una differente prospettiva, l&#8217;ambientazione, la posa lasciva e sognatrice, ricalcano quella dell&#8217;<em>Odalisca con culotte rossa</em> (1869-1954) di Henri Matisse. Anche l&#8217;abito, firmato Marc Jacobs, è simile a quei pantaloni “alla turca” che danno il titolo al quadro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutt&#8217;altra atmosfera, invece, nello scatto successivo in cui la gamma di colori va dall&#8217;azzurro cielo del muro di sfondo all&#8217;intenso blu ceruleo dell&#8217;abito di Alexander Wang, passando per il verde acqua brillante degli occhi della giovane attrice, penetranti quanto quelli della signora nel quadro <em>Le Retour de la Mer</em> (1924) di Félix Vallotton.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/03_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1540" alt="03_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/03_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In una veste grigia di Oscar de la Renta, Jessica si cala nell&#8217;interpretazione della moglie del presidente americano Grover Cleveland, ritratta da Anders Zorn nel 1899. L&#8217;autorevole bellezza, il candore marmoreo della scena, le scanalature sul fondo, ci riportano ancora più indietro: una statua di un tempio greco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1541" alt="04_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In un&#8217;altra immagine sensazionale, l&#8217;attrice interpreta il ruolo di Ria Munk, ritratta a posteriori dopo la sua tragica morte, da Gustav Klimt tra il 1917 e il 1918. È uno dei più bei ritratti di donna del geniale pittore austriaco, nonché una delle sue ultime opere. Lo scatto della Leibovitz raccoglie tutto il fascino della tecnica, dell’iconografia e dello stile di Klimt, che continua ad essere la fonte di ispirazione prediletta per i fashion designer e non solo (si veda la fotosessione realizzata da Steven Meisel per il numero di dicembre 2007 di Vogue Italia chiamato “Vogue Patterns”). L&#8217;abito di chiffon di Vera Wang, decorato a mano, riproduce perfettamente il non-finito del dipinto (il vestito e il pavimento sono appena tracciati a carboncino); lo sfondo estremamente ricco di motivi floreali prende vita in un vero giardino fiorito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/05_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1543" alt="05_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/05_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="405" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso un sapiente gioco di colori e luci la fotografa riesce anche a riprodurre le pennellate confuse di Vincent Van Gogh. Nel 1888 l&#8217;artista olandese ritrae una giovane donna di Arles, a cui attribuisce il nome di <em>Mousmé</em>, come la ragazza giapponese del racconto di Pierre Loti da cui rimase particolarmente affascinato. Riflessa orizzontalmente rispetto al dipinto, la fotografia è comunque impostata in modo tradizionale, con la modella in posa contro uno sfondo monocromo. L&#8217;abbigliamento, firmato Alexander McQueen, riproduce lo stesso e identico gioco decorativo della lunga fila di bottoni rossi della giubba a righe verticali, che si perde nella nuvola dei grandi pois della gonna.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/06_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1544" alt="06_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/06_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica foto in cui la modella non indossa alcun abito è paradossalmente quella ispirata al dipinto di Magritte intitolato <em>La Robe de soirée</em>, ossia <em>L’abito da sera</em> (1955). Sappiamo che i titoli di Magritte sono sempre fuorvianti, e anzi apparentemente lontanissimi dal soggetto proposto. Enigmatico resta nella sua incomprensibilità anche lo scatto: i capelli rossi si stagliano su uno sfondo occupato da una distesa azzurra, tra un cielo turchese e un mare placido; la luna, che accoglie da sempre un valore notturno nell’associazione libera dei significati, è l’ignoto, il mistero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/07_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1545" alt="07_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/07_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo scatto è ispirato alle fotografie di Julia Margaret Cameron, la quale realizzò intensi e profondi ritratti attenendosi al linguaggio stilistico dei pittori preraffaelliti. La Leibovitz ne riproduce la caratteristica distintiva: quell&#8217;uso del fuoco, spinto a volte addirittura “fuori fuoco”, incurante della nitidezza e volto invece alla ricerca d’effetti plastici memori forse dello sfumato leonardesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/08_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1546" alt="08_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/08_jessica-chastain-by-annie-leibovitz-for-vogue-us-december-2013.jpg" width="580" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, dunque, è la una legge della fisica che possiamo applicare anche alla storia dell&#8217;arte, all&#8217;evoluzione della cultura figurativa, all&#8217;insieme di icone che costituiscono l&#8217;immaginario visivo comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Credits: <strong><a title="vogue" href="http://www.vogue.com/culture/article/where-to-find-the-eight-masterworks-that-inspired-jessica-chastains-vogue-cover-shoot/#1" target="_blank">www.vogue.com</a></strong></p>
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		<title>Artherapy &#8211; Pink Project</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Dec 2013 12:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“A dress and a pink wig for the fight against breast cancer”: con un vestito e una parrucca rosa Francesca Tilio, fotografa classe 1975, decide di combattere la sua personale battaglia contro il cancro al seno. Dopo la diagnosi della malattia, l&#8217;operazione prima e la chemioterapia poi, infatti, si regala una macchina fotografica reflex che [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>“A dress and a pink wig for the fight against breast cancer”</em>: con un vestito e una parrucca rosa <a title="Francesca Tilio" href="http://www.francescatilio.it" target="_blank"><strong>Francesca Tilio</strong></a>, fotografa classe 1975, decide di combattere la sua personale battaglia contro il cancro al seno. Dopo la diagnosi della malattia, l&#8217;operazione prima e la chemioterapia poi, infatti, si regala una macchina fotografica reflex che diventa lo strumento attraverso il quale condividere la sua lotta con tutte le donne.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_15.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1515" alt="PP_15" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_15-1024x640.jpg" width="653" height="408" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_04.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1516" alt="PP_04" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_04-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nasce così <a title="Pink Project" href="https://www.facebook.com/pinkprojectphotography" target="_blank"><strong>Pink Project</strong></a>, una performance fotografica iniziata circa un anno fa, un racconto che narra il rapporto intimo di una donna con la propria femminilità in un momento tanto drammatico quale la scoperta di un cancro al seno. Ma tutto lungi dall&#8217;essere tragico o angoscioso, anzi, il colore rosa sprigiona un&#8217;energia che dona alle fotografie un&#8217;aurea di positiva leggerezza. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_03.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1517" alt="PP_03" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_03-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Francesca, protagonista di ogni scatto, sceglie di vestirsi di ricordi: l&#8217;abito è quello che sua madre indossa in molte delle foto con lei da bambina, la parrucca invece una necessità ma anche un modo per colorare di speranza il percorso verso la guarigione. La sua identità è ora quella di un piccolo folletto, un personaggio quasi fumettistico e pop-surrealista che gira il mondo per diffondere un messaggio di ottimismo, vita e speranza: un sottile filo rosa lega tutte le donne a partire da quelle a lei più vicine, sua madre per prima, e sua figlia poi, Dora &#8211; il nome di sua nonna &#8211; arrivata con grande sorpresa al termine della malattia. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_10.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1520" alt="PP_10" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_10-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il rosa della femminilità, dunque, della dolcezza, della tenerezza, ma anche della maternità: dalla parrucca rosa al fiocco rosa, l&#8217;idea alla base è infatti quella di un progetto in divenire che possa abbracciare in tutti gli aspetti la simbologia del rosa come cromia rappresentativa della lotta contro il cancro al seno.</p>
<p style="text-align: justify;">Puntando alla sensibilizzazione sull&#8217;argomento &#8211; molto spesso un tabù per i suoi risvolti psicologici – e all&#8217;incentivazione di ricerca e prevenzione, la serie è stata esposta in una mostra accompagnata da un set fotografico al Si Fest di Savignano. Il progetto è ora in cerca sponsor per girare l&#8217;intera penisola fotografando più donne possibili, e diventare una vera e propria raccolta fondi a sostegno della causa: “Chi vuole può farsi fotografare con una parrucca rosa e diventare testimonial. Non sono io la protagonista, ma tutte le donne che vogliono partecipare”.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_pink_girls.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1522" alt="PP_pink_girls" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_pink_girls-1024x640.jpg" width="653" height="408" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8211; Che cosa rappresentava prima e cosa rappresenta adesso per te il colore rosa?<br />
</em></strong><em>F.T.: Il mio rosa è pop! Ho sempre pensato che questa figura colorata che si sposta nel mondo potrebbe diventare un fumetto.<br />
</em><em>Il rosa oggi è il colore del mio progetto fotografico più personale e il simbolo della mia battaglia.</em></p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_05.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1523" alt="PP_05" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_05-1024x640.jpg" width="653" height="408" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8211; Come si è evoluto il tuo rapporto con la fotografia?<br />
</em></strong><em>F.T.:La passione per le immagini risale a quando ero bambina: avevo un quaderno ad anelli dove conservavo tutte le foto che mi piacevano, che strappavo dalle riviste.<br />
</em><em>La mia prima reflex è stata il regalo che mi sono fatta alla fine della chemioterapia. La fotografia e la malattia sono due cose strettamente legate perché la nascita dell&#8217;una ha decretato la fine dell&#8217;altra. Questo non vuol dire che mi reputi &#8220;salva&#8221;, sto solo cercando di vivere nel migliore dei modi il tempo che mi verrà concesso.</em></p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_12.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1524" alt="PP_12" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_12-1024x640.jpg" width="653" height="408" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8211; Come ha influito l&#8217;impegno creativo nel superamento della malattia?<br />
</em></strong><em>F.T.:Concentrarsi su pensieri creativi aiuta ad accantonare, anche solo per qualche momento, i momenti negativi. Tante storie ci dimostrano impegnarsi, in qualunque cosa, aiuta a vivere meglio!</em></p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_13.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1525" alt="PP_13" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/PP_13-1024x640.jpg" width="653" height="408" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8211; Cosa rappresenta per te questo progetto e come vorresti fosse recepito da chi combatte la tua stessa battaglia?<br />
</em></strong><em>F.T.: Il Pink Project nasce come messaggio di ottimismo: ho raccontato la mia storia perché voglio sensibilizzare le giovani donne alla prevenzione. La malattia, un&#8217;esperienza terribile, un tabù per la nostra civiltà, può trasformarsi con il tempo in un&#8217;opportunità. Oggi sono più consapevole, più felice, più propositiva. Probabilmente non sarei la stessa persona se il cancro non mi avesse attraversato la vita.<br />
</em><em>Se con il Pink Project posso dare un po&#8217; di speranza anche ad una sola donna malata, per me sarà una vittoria.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a title="Francesca Tilio" href="http://www.francescatilio.it" target="_blank">www.francescatilio.it<br />
</a><strong><a title="Pink Project" href="https://www.facebook.com/pinkprojectphotography" target="_blank">Pink Project</a></strong></strong></p>
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		<title>Book@rt &#8211; Svjetlan Junakovic , Ti racconto l&#8217;arte del &#8216;900</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Oct 2013 09:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un curioso viaggio nella storia dell&#8217;arte contemporanea attraverso 16 storie con cui Svjetlan Junakovic, autore dei testi e delle magiche illustrazioni che arricchiscono il volume, svela la sua singolare collezione di oggetti, fotografie, documenti, presunti appartenuti a grandi artisti del XX secolo. Un libro per grandi e piccoli che come una macchina del tempo ci [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_copertina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1392" alt="Book@rt - Svjetlan Junakovic , Ti racconto l'arte del '900_copertina" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_copertina-228x300.jpg" width="228" height="300" /></a>Un curioso viaggio nella storia dell&#8217;arte contemporanea attraverso 16 storie con cui Svjetlan Junakovic, autore dei testi e delle magiche illustrazioni che arricchiscono il volume, svela la sua singolare collezione di oggetti, fotografie, documenti, presunti appartenuti a grandi artisti del XX secolo. Un libro per grandi e piccoli che come una macchina del tempo ci porta indietro, a quando Picasso andava a scuola, Grosz scarabocchiava il suo vocabolario, Matisse scriveva a Babbo Natale, Modigliani giocava con la sabbia, Chagall guardava volare gli aquiloni, Magritte scriveva su un libro dei sogni, Giacometti mordeva le sue matite colorate. Fantasticando sull&#8217;infanzia di queste celebri personalità, l&#8217;autore prova a rintracciare il germe del loro genio artistico agli albori di quest&#8217;arte così incompresa quale è quella contemporanea. Storie completamente inventate che con fantasia e ironia aiutano i più grandi a restare un po&#8217; bambini ma soprattutto, incuriosiscono e avvicinano un pubblico meno adulto ai concetti base dei movimenti artistici del secolo scorso: una matrioska alle origini del Suprematismo di Malevič, un furto alle origini del Cubismo di Picasso, una scacchiera alle origini del Neoplasticismo di Mondrian, una macchina polaroid mal funzionante alle origini della Pop Art di Warhol. Attraverso un linguaggio bizzarro, semplice ed efficace anche i più piccoli familiarizzano con l&#8217;arte contemporanea e alla vista di un quadrato nero su fondo bianco non esclameranno: “questo so farlo anche io!”.</p>
<p><strong>Info</strong></p>
<p><strong>• Titolo:</strong> Ti racconto l&#8217;arte del &#8216;900</p>
<p><strong>• Autore:</strong> Svjetlan Junakovic</p>
<p><strong>• Editore:</strong> <a href="http://www.artebambini.it" target="_blank"><strong>Artebambini</strong></a></p>
<p><strong>• Anno di pubblicazione:</strong> 2011</p>
<p><strong>• Prezzo:</strong> 18,50 €</p>
<p><strong>• Pagine:</strong> 45</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_matisse.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1393" alt="Book@rt - Svjetlan Junakovic , Ti racconto l'arte del '900_matisse" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_matisse-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_modigliani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1394" alt="Book@rt - Svjetlan Junakovic , Ti racconto l'arte del '900_modigliani" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_modigliani-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_mondrian.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1395" alt="Book@rt - Svjetlan Junakovic , Ti racconto l'arte del '900_mondrian" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Book@rt-Svjetlan-Junakovic-Ti-racconto-larte-del-900_mondrian-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Lui chi è?? &#8211; Alice Pasquini</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Sep 2013 16:21:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Romana di nascita ma “cittadina del mondo”, Alice Pasquini, nota anche come Alicè, ha lasciato traccia della sua arte per le strade di tante metropoli. Classe 1980, dopo essersi diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma, decide ben presto di slegarsi dal convenzionale circuito dell’arte facendo della strada la sua tela. Ha vissuto per lunghi [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Romana di nascita ma “cittadina del mondo”, Alice Pasquini, nota anche come Alicè, ha lasciato traccia della sua arte per le strade di tante metropoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/1-Alice-Pasquini-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-923" title="Alice Pasquini, Photo by Jessica Stewart - RomePhotoBlog" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/1-Alice-Pasquini-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Classe 1980, dopo essersi diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma, decide ben presto di slegarsi dal convenzionale circuito dell’arte facendo della strada la sua tela. Ha vissuto per lunghi periodi in Inghilterra, Francia e Spagna dove si è specializzata in disegno d’animazione e critica d&#8217;arte.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/6-Alice-Pasquini-mural-in-Terracina-Photo-by-Lorenzo-Gallitto-.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-927 alignright" title="Alice Pasquini, mural in Terracina, Photo by Lorenzo Gallitto" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/6-Alice-Pasquini-mural-in-Terracina-Photo-by-Lorenzo-Gallitto--150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I suoi inizi nella street art risalgono ai primi anni del 2000, ma preferisce non utilizzare questo termine per identificare la sua arte che considera invece “contestuale” proprio perché in strada non si è soli con il supporto. Tanti altri fattori dovuti appunto al contesto, infatti, stimolano la creatività e vivificano l&#8217;atto del dipingere: innanzitutto il colore delle pareti e la luce, quella del sole; la storia del muro e cosa c&#8217;è dietro di esso; la gente che passa, si ferma, ti parla e si racconta; gli spray che hai a disposizione nella borsa e che hai portato con te per quel giorno; e infine l&#8217;adrenalina, poiché, seppur scegliendo gli spazi con un minimo di coscienza storico-artistica, si dipinge comunque senza autorizzazione e non si è immuni al rischio di essere beccati dalla polizia. Tuttavia, a differenza di tanti suoi colleghi che per questo ed altri motivi preferiscono restare anonimi, Alice si firma con il suo nome e opera di giorno a volto scoperto accettando i rischi del “mestiere” per combattere a suo modo quella concezione di vandalismo ancora legata alla street art.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/4-Alice-Pasquini-mural-at-Circolo-degli-Artisit-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-932 alignleft" alt="4 Alice Pasquini, mural at Circolo degli Artisit, Photo by Jessica Stewart - RomePhotoBlog" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/4-Alice-Pasquini-mural-at-Circolo-degli-Artisit-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Tutto ciò comporta una rapidità di esecuzione che immancabilmente rende il suo stile pittorico più istintivo e immediatamente riconoscibile: il tratto è fresco, schizzato e sporco; i colori sono naturali e giocano sui contrasti tra tinte calde e tinte fredde. La scelta dei colori è dettata dal momento ma senza dubbio le tonalità di Roma, la sua città (dove ancora vive e lavora quando si trova in Italia), fanno parte del suo vissuto e sono impresse indelebilmente nella sua tavolozza: quel rosa salmone, il colore dei palazzi della capitale, in contrasto con quel verde acqua del cielo creano un&#8217;atmosfera che solo a Roma riflette una luce fantastica. Dichiara con fermezza che Roma sicuramente è l&#8217;opera d&#8217;arte che più ha influenzato la sua ricerca artistica perché è una città in cui tutto è disegnato da artisti e si può vedere così tanta storia mentre si passeggia tra vicoli incredibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-Detail.-Wall-in-Terracina-for-Memorie-Urbane-Photo-Lorenzo-Gallitto.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-931" alt="Alice Pasquini, Detail. Wall in Terracina for Memorie Urbane Photo Lorenzo Gallitto" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-Detail.-Wall-in-Terracina-for-Memorie-Urbane-Photo-Lorenzo-Gallitto-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>La casualità, dunque, è parte integrante del suo lavoro, gli errori e le imperfezioni caratterizzano il suo stile così quanto il suo temperamento, caotico e disordinato: <em>“Nella mia ricerca artistica sono arrivata a capire, come diceva Dalì, che &#8211; i tuoi errori e i tuoi difetti devi sublimarli-: quando sublimi i tuoi difetti, hai il tuo stile. Io ho trovato il mio stile e ho accettato me stessa con tutti i miei difetti: la necessità di sporcarmi completamente con il colore, di far cadere delle gocce, schizzare, fare delle scolature.”</em> D&#8217;altronde si tratta di una tecnica estemporanea, eseguita su supporti preesistenti, esposti ad ulteriori modifiche nel tempo che vanno oltre la volontà dell&#8217;artista. Non conta perciò l&#8217;opera d&#8217;arte finita, conclusa, ma il momento dell&#8217;azione artistica prima e il momento di sorpresa nel passante poi. A differenza di un visitatore di un museo o di una galleria, infatti, il semplice passante non si aspetta di vedere arte negli angoli più impensabili, per cui l&#8217;impatto con la visione genera quell&#8217;effetto di meraviglia che magicamente fa entrare chi guarda nel racconto di Alice disseminato in tutto il mondo. Un linguaggio universale fatto di sentimenti umani e immagini in movimento che catturano piccole storie, momenti quotidiani e attimi di intimità che per Alice rappresentano la vera magia della vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-wall-in-Camden-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-933" alt="Alice Pasquini, wall in Camden, Photo by Jessica Stewart - RomePhotoBlog" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-wall-in-Camden-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Protagoniste inconsapevoli di queste istantanee in vernice spray e pittura acrilica, sono le donne, lontane da ogni stereotipo sociale e immerse in una quotidianità che le ritrae spensierate ma determinate allo stesso tempo. Non bambole perfette, eroine sexy o cenerentole del focolare ma donne che stanno semplicemente dormendo, leggendo, fumando o bevendo un caffè. Nell&#8217;aprile 2012, l&#8217;artista ha voluto suggellare questo suo tema prediletto nella prima importante mostra personale presso la galleria 999 Contemporary di Roma dal titolo <em>Cinderella, pissed me off</em>. In questa occasione Alice si è divertita ad “arredare” gli spazi espositivi con vecchi scaffali, pensili, sportelli arricchiti dai suoi interventi che conferiscono all&#8217;ambiente una dimensione intima e narrativa tra vecchie foto, scritti e pennelli. Non manca una corte esterna, in cui è forte il legame con la strada: porte, ante dei contatori della luce e del gas, segnali stradali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-Cinderella-pissed-me-off-999-Contemporary-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1005" alt="Alice Pasquini, Cinderella pissed me off, 999 Contemporary, Photo by Jessica Stewart - RomePhotoBlog" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/Alice-Pasquini-Cinderella-pissed-me-off-999-Contemporary-Photo-by-Jessica-Stewart-RomePhotoBlog-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nonostante la difficoltà nel portare la strada in galleria, dunque, Alice riesce magistralmente a trasformare vari supporti di recupero in affascinanti object-trouvé ricchi di memorie. Durante i suoi continui viaggi in giro per il mondo, infatti, ama raccogliere e collezionare oggetti trovati per caso, oppure acquistati nei vari mercatini. Come un muro anche questi supporti non sono vergini come una tela bianca ma portano con sé le loro storie offrendo all&#8217;artista spunti sempre nuovi.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/6.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1006" alt="6" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/6-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Ad esempio, nel caso della mostra <em>Into the great wild open</em> presso la Tri-Mission Art Gallery all&#8217;Ambasciata Americana di Roma, vecchie carte geografiche veicolano il tema del viaggio e il concetto di frontiera, dal punto di vista del superamento, della scoperta di se stessi.Insomma, piccoli schizzi in angoli remoti o interi muri giganti, personali e collettive in tutta Europa, illustrazioni per fumetti e pubblicità hanno contribuito ad accrescere la popolarità di Alice che, secondo la classifica pubblicata da Urban Painting, risulta essere tra i primi dieci urban artist più amati al mondo con oltre 42.000 persone che seguono il suo profilo sui social network. E&#8217; infatti fondamentale per lei il rapporto con il pubblico che oggi, grazie a internet, è qualcosa di molto più vicino al rock and roll che all&#8217;arte contemporanea in quanto più fruibile e più immediato<em>“Non sei davanti ad una tela, non devi prepararti. Va bene qualsiasi interpretazione ma soprattutto va bene l&#8217;atteggiamento perché vuol dire: apri, tocca e goditi questo dell&#8217;arte, perché l&#8217;arte fa bene!&#8221;</p>
<p></em><em id="__mceDel"><strong>Per la video intervista <a href="http://youtu.be/Ln73Ja5crh0" target="_blank">clicca qui</a>.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="www.alicepasquini.com">www.alicepasquini.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">Photo credits: Giorgio de Finis; Lorenzo Gallitto; Jessica Stewart &#8211; <a href="http://romephotoblog.com">RomePhotoBlog</a>.</p>
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		<title>Art &amp; Adv &#8211; Marco Rea</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 10:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Fin dagli ultimi anni dell&#8217;Ottocento, il manifesto pubblicitario, emblema della modernità, ha invaso i muri delle grandi capitali. Un linguaggio urbano che da allora è diventato parte integrante del linguaggio artistico e ha ispirato diversi autori. Oggi, ancor di più, l&#8217;onnipresente invadenza della pubblicità, ha reso queste immagini quasi invisibili ai nostri occhi. Marco Rea, [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/My-sad-clown-2012-50x70-spray-on-billboard--e1368604367740.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-754" alt="My sad clown, 2012, 50x70, spray on billboard" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/My-sad-clown-2012-50x70-spray-on-billboard-.jpg" width="108" height="150" /></a>Fin dagli ultimi anni dell&#8217;Ottocento, il manifesto pubblicitario, emblema della modernità, ha invaso i muri delle grandi capitali. Un linguaggio urbano che da allora è diventato parte integrante del linguaggio artistico e ha ispirato diversi autori. Oggi, ancor di più, l&#8217;onnipresente invadenza della pubblicità, ha reso queste immagini quasi invisibili ai nostri occhi. Marco Rea, classe 1975, tenta di dare nuova vita alle figure che popolano il mondo del marketing contemporaneo utilizzando il manifesto come supporto e appropriandosi di un processo che egli stesso definisce “inverso” a quello della street art: non porta l&#8217;arte in strada, ma la strada nell&#8217;arte.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/La-sacerdotessa-20x30-e1368613174523.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-770" alt="La sacerdotessa" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/La-sacerdotessa-20x30.jpg" width="101" height="150" /></a>Dei suoi inizi vicini alla pratica del graffitismo resta la tecnica della vernice in spray che usa sapientemente per intervenire direttamente sui volti e sui corpi delle fotomodelle. Sfogliando le riviste patinate si accorge che queste figure, asettiche ma vive, rappresentano per lui il modello per eccellenza da cui partire. In ogni opera intraprende una sfida con il caso: i soggetti sono quelli che qualcun altro ha scelto per lui, le pose sono già state sapientemente studiate dai fotografi pubblicitari di moda.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Altri-rinascimenti-60x80-spray-on-billboard.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-791" alt="Altri rinascimenti, 60x80, spray on billboard" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Altri-rinascimenti-60x80-spray-on-billboard-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intervento dell&#8217;artista, dunque, mira a restituire l&#8217;<em>aura</em> di <em>unicum</em> ad un oggetto che è stato riprodotto in migliaia di copie. Le modelle ci appaiono ora come figure lontane, immerse in una dimensione senza spazio né tempo. Tuttavia, attraverso il velo della vernice, Marco Rea infonde personalità e anima a quei soggetti altrimenti così anonimi: gli occhi, oscurati e vuoti, senza pupille, donano alle sue donne quell&#8217;espressione indecifrabile ed enigmatica che consente però allo spettatore di specchiarsi in quegli occhi e appropriarsi di quel ritratto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/senza-titolo-Serie-Pensieri-carnali-20-x-30-e1368613382198.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-776" alt="senza titolo (Serie Pensieri carnali) 20 x 30" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/senza-titolo-Serie-Pensieri-carnali-20-x-30.jpg" width="105" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Do-I-love-you-20x30cm-201020111.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-792" alt="Do I love you, 20x30cm, 20102011" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Do-I-love-you-20x30cm-201020111-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Ferite-75x55-spray-e-china-su-manifesto-pubblicitario-20111.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-793 alignleft" alt="Ferite, 75x55, spray e china su manifesto pubblicitario, 2011" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Ferite-75x55-spray-e-china-su-manifesto-pubblicitario-20111-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Lovesick-Banshee-40x50-spray-su-manifesto-pubblicitario1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-794" alt="Lovesick (Banshee), 40x50, spray su manifesto pubblicitario" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Lovesick-Banshee-40x50-spray-su-manifesto-pubblicitario1-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">http://marcorea.carbonmade.com/</p>
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		<title>Lui chi è?? &#8211; Pietro Ruffo</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 10:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pigliacelli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pietro Ruffo nasce nel 1978 a Roma, dove oggi vive e lavora. Dopo aver studiato Architettura presso l&#8217;Università di Roma Tre, nell&#8217;anno 2010-2011 è stato titolare di una borsa di ricerca presso la Columbia University di New York. L&#8217;arte di Ruffo resta essenzialmente legata agli elementi base della sua formazione da architetto: il progetto, la [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pietro Ruffo nasce nel 1978 a Roma, dove oggi vive e lavora.<br />
Dopo aver studiato Architettura presso l&#8217;Università di Roma Tre, nell&#8217;anno 2010-2011 è stato titolare di una borsa di ricerca presso la Columbia University di New York.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arte di Ruffo resta essenzialmente legata agli elementi base della sua formazione da architetto: il progetto, la carta e il disegno. Ogni sua opera, infatti, ha origine da una meticolosa progettazione, attenta al minimo dettaglio, e prende forma sul foglio attraverso il segno delicato ma incisivo. Tuttavia, non conserva la bidimensionalità di una tavola poiché la carta, intagliata, acquista la terza dimensione. Ne risulta un lavoro stratificato, dalle molteplici letture visive e semantiche che indagano i grandi temi della storia universale, in particolare la libertà e la dignità del singolo individuo costantemente minacciate dalla massificazione in atto nella società contemporanea.</p>
<p><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/2-DAS-CHINESISCHE-REICH-installazione-front-1-cartoni-carta-velina-e-video-310x400xH375cm-20071.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-727" alt="Das Chinesische Reich, 2007, 310x400xH375cm, cartoni carta velina e video" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/2-DAS-CHINESISCHE-REICH-installazione-front-1-cartoni-carta-velina-e-video-310x400xH375cm-20071-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Con l&#8217;installazione <i>Das Chinesische Reich</i> (2007), l&#8217;artista pone l&#8217;attenzione su quello che definisce “l&#8217;impero cinese”:  un&#8217;imponente piramide composta da scatoloni di merci provenienti dalla Cina, rappresenta la potenza delle dinamiche commerciali che schiacciano i lavoratori sotto il peso dello sfruttamento. All&#8217;interno di essa, infatti, è stata ricavata una nicchia in cui un video mostra la condizione di sfollati e rifugiati che tentano di attraversare le frontiere per sfuggire. Completa il titolo una citazione dal libro “Gomorra” di Roberto Saviano: “La merce ha in sé tutti i diritti di spostamento che nessun essere umano potrà mai avere”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/4-youth-of-the-hills.-wood-paper-cut-out-65x60x185cm.-2008.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-729" alt="Youth of the hills, 2008, 65x60x185cm, legno, ritagli di carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/4-youth-of-the-hills.-wood-paper-cut-out-65x60x185cm.-2008-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>In lavori come <i>Youth of the Hills</i> (2008) esprime, invece, la contraddizione che si respira nei territori di conflitto del Medio Oriente: uno sciame di coleotteri ricopre un carro armato tedesco della Seconda Guerra Mondiale riprodotto in scala. Gli insetti sono intagliati dall&#8217;artista su pagine di preghiere ebraiche e senza distruggere l&#8217;integrità dei testi, sacra nella cultura ebraica, emergono dall&#8217;opera come se fuoriuscissero dalla sabbia, loro habitat naturale. Il coleottero è simbolo di forte appartenenza religiosa del popolo, causa stessa della drammatica disputa territoriale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/3-un-istante-complesso-installation-view-museum-of-contemporary-art-Pesaro-30.05.09.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-730" alt="Un istante complesso, 2009, installation view Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/3-un-istante-complesso-installation-view-museum-of-contemporary-art-Pesaro-30.05.09-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Lo stesso tema viene indagato nella mostra <em>Un istante complesso</em> (2009), a cura di Ludovico Pratesi, presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro. Protagoniste sei bandiere di grandi dimensioni degli stati coinvolti nei perenni conflitti: Israele, Libano, Iran, Iraq, Siria e Hamas. Il simbolo pop per eccellenza quale è la bandiera, viene privato del colore che lascia il posto ad una texture grafica dal tratto sottile, fitta sovrapposizione di teschi animali: aggressività, violenza e morte ma ancora una volta simbolo della stratificazione del popolo sul proprio territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle sue ultime opere acquista grande rilevanza il tema della libertà, divenuta quasi una costante nel lavoro dell&#8217;artista.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/PIETRO-RUFFO_Atlas-Of-The-Various-Freedoms_2010-2011_Graphite-on-paper-and-interviews.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-731" alt="Atlas of the various freedoms, 2010-2011, H7mx20m, grafite su carta e interviste" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/PIETRO-RUFFO_Atlas-Of-The-Various-Freedoms_2010-2011_Graphite-on-paper-and-interviews-150x150.jpeg" width="150" height="150" /></a>Durante la sua residenza a New York nel 2010, Pietro Ruffo ha avuto occasione di conoscere giovani filosofi e artisti provenienti da tutto il mondo, e di porre loro domande sulla nozione di libertà. Nasce così <em>Atlas of the various freedoms</em> (2010-2011), un vero e proprio atlante geografico in cui territori e volti si sovrappongono a formare una mappatura audio-visiva di questo concetto universale, ispirata al pensiero di Isaiah Berlin. L&#8217;installazione è, infatti, composta dai ritratti a grafite delle persone interpellate e dalle loro interviste, che possono essere ascoltate da cuffie che pendono dall&#8217;alto.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Negative-Liberty_2011.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-732" alt="Negative Liberty, 2011, grafite e intagli su carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Negative-Liberty_2011-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>In altri lavori l&#8217;ideale di libertà è spesso incarnato dalla libellula, insetto intagliato e ripetuto lungo tutta la superficie delle installazioni. E&#8217; il caso di <em>Negative Liberty</em> (2011) e <em>Liberty House</em> (2011), istallazioni site specific che, come in un tromp l’oeil barocco, trasformano ambienti chiusi in boschi finemente disegnati a matita o dipinti ad inchiostro, popolati da sciami di libellule, in cui l&#8217;osservatore si ritrova immerso, quasi come in un giardino segreto. In <em>Revolution Globe</em> (2011) le libellule sono invece intagliate su un mappamondo in carta di grandi dimensioni, evocando la libertà dell&#8217;individuo di muoversi senza confini né restrizioni: un riferimento diretto agli episodi rivoluzionari della cosiddetta Primavera Araba, scatenati proprio dall&#8217;assenza di libertà individuali e dalla violazione dei diritti umani.<br />
In <em>World Spring</em> (2012) l&#8217;artista innesta su una mappa geografica mondiale singole parole arabe (democrazia, tirannia, pace, sangue, ecc.) estratte dagli slogan utilizzati dai dimostranti durante la Primavera Araba. Ogni parola, dipinta a foglia d’oro, ritagliata e posta in rilievo, è incorniciata in un motivo geometrico ispirato alle maioliche islamiche. Il risultato è una rete astratta che ricopre il globo e connette simbolicamente regioni e Paesi lontani e diversi. Una metafora visiva e concettuale del web, lo strumento comunicativo attraverso il quale le nuove generazioni di egiziani, tunisini, libici, yemeniti, siriani, sono entrati in contatto per organizzare e divulgare gli eventi rivoluzionari.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Liberty-house_2011_inchiostro-e-intagli-su-carta.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-734" alt="Liberty house, 2011, H256x210x260cm, inchiostro e intagli su carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Liberty-house_2011_inchiostro-e-intagli-su-carta-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Revolution-Globe_2011_acrylic-and-cut-outs-on-paper_170x170x200cm.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-735" alt="Revolution Globe, 2011, 170x170x200cm, acrilico e intagli su carta" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_Revolution-Globe_2011_acrylic-and-cut-outs-on-paper_170x170x200cm-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_World-Spring_2012_acrylic-watercolours-and-cut-outs-on-paper-on-canvas_H180x360cm-x10cm.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-737" alt="World Spring, 2012, H180x360cm x10cm, acrilico e carta intagliata su tela" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/Pietro-Ruffo_World-Spring_2012_acrylic-watercolours-and-cut-outs-on-paper-on-canvas_H180x360cm-x10cm-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
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