<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>almost CURATORS &#187; Serena Silvestrini</title>
	<atom:link href="http://www.almostcurators.org/author/serena-silvestrini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.almostcurators.org</link>
	<description>E se Duchamp avesse collezionato farfalle? / What if Duchamp had collected butterflies?</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 May 2016 08:26:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Zoom &#8211; Carmen Palermo</title>
		<link>http://www.almostcurators.org/zoom-carmen-palermo/</link>
		<comments>http://www.almostcurators.org/zoom-carmen-palermo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2014 13:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2014]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[carmen palermo]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[polaroiders]]></category>
		<category><![CDATA[zoom]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1698</guid>
		<description><![CDATA[L’autoscatto come mezzo per raccontarsi. La polaroid come campo da scoprire attraverso una continua ricerca. Scopriamo il lavoro di Carmen Palermo, giovane fotografa fondatrice del network degli artisti “instant” italiani Polaroiders. AC: Quando hai scoperto la passione per la fotografia? CP: L&#8217;interesse per la fotografia c&#8217;è sin da quando andavo alle elementari e potevo usare [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’autoscatto come mezzo per raccontarsi. La polaroid come campo da scoprire attraverso una continua ricerca. Scopriamo il lavoro di <strong>Carmen Palermo</strong>, giovane fotografa fondatrice del network degli artisti “instant” italiani <a href="http://www.polaroiders.it" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Polaroiders</strong></em></span></a>.</p>
<p><em><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/parole.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1702" alt="parole" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/parole-243x300.jpg" width="243" height="300" /></a>AC: Quando hai scoperto la passione per la fotografia?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: L&#8217;interesse per la fotografia c&#8217;è sin da quando andavo alle elementari e potevo usare la macchina fotografica nelle gite scolastiche, ma è diventata vera e propria passione con l&#8217;acquisto della mia prima fotocamera digitale e un viaggio a Santiago de Compostela in Spagna.</p>
<p><em>AC: Da cosa nasce l&#8217;esigenza di essere il soggetto dei propri scatti?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: L&#8217;esigenza di auto-ritrarmi è mutata nel tempo, o forse dovrei dire si è evoluta.<br />
I primi autoritratti risalgono ai tempi delle superiori, a 17 anni mi sentivo emarginata e non comparivo mai nelle classiche foto tra compagni e amici, così semplicemente volevo essere fotografata anche io ed ero l&#8217;unica che poteva farlo o forse con cui non mi imbarazzavo.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/medusa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1707" alt="medusa" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/medusa-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Per molti anni è stato solo questo, un modo per avere un ricordo di me, poi nel 2006 &#8211; in un periodo in cui provavo una sofferenza che non riuscivo a metabolizzare &#8211; un giorno ho cominciato a fotografarmi scattando una foto dietro l&#8217;altra smettendo solo quando mi sono sentita finalmente &#8220;liberata&#8221; dal groviglio che sentivo nello stomaco: da quel momento ho intuito che auto-ritrarmi mi avrebbe aiutato in qualche modo a &#8220;esorcizzare&#8221; i miei malesseri e raccontare anche altro di me, cosa che non sono mai riuscita a fare con le parole ma di cui ho sempre sentito l&#8217;esigenza.</p>
<p><em><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/lanima-è-blu.jpg"><img class="size-medium wp-image-1705 alignright" alt="l'anima è blu" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/lanima-è-blu-300x238.jpg" width="300" height="238" /></a>AC: Ti ispiri a qualche autore in particolare?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: Il mio approccio alla fotografia è stato sempre molto istintivo e solo negli ultimi anni ho finalmente scoperto e apprezzato la storia della fotografia. Non so se posso dire di ispirarmi a qualche autore in particolare, ma sicuramente ci sono fotografi che mi hanno colpito allo stomaco e di cui apprezzo qualcosa che vorrei essere in grado di portare, più che nelle mie foto, nel mio approccio alla fotografia.<br />
Di Francesca Woodman sento il &#8220;dolore&#8221; e quello che apprezzo di lei maggiormente è come sapesse &#8220;fare ricerca&#8221;; mi affascina il modo in cui indagava lo spazio e lo connetteva al sé più profondo utilizzando il suo corpo e, ancora, trovo affascinante come l&#8217;auto-ritrarsi diventasse una vera e propria esperienza. In una sua retrospettiva di qualche anno fa a Siena c&#8217;era la proiezione in loop di un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lGI9rRlfxYo" target="_blank"><strong><span style="text-decoration: underline;">video</span></strong></a> girato da un&#8217;amica della Woodman mentre questa (si) scattava: è un video in cui scopri che preparava tutto in religioso silenzio e ogni suo movimento, ancora prima dello scatto, è Arte. Di Jan Saudek amo la ricerca della bellezza attraverso l&#8217;esasperazione del reale che diventa quasi grottesco, di Weston la sensualità delle forme, di Roversi la delicatezza e l&#8217;eleganza, di Newton il perfezionismo, di Man Ray tutta la sua sperimentazione.</p>
<p><em><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/ofelia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1706" alt="ofelia" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/ofelia-245x300.jpg" width="245" height="300" /></a>AC: Come mai la scelta della polaroid? Quali sono le difficoltà e le possibilità offerte da questo mezzo?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: La polaroid è stato per anni un oggetto del desiderio: è stata la macchina con cui sono state scattate tutte le foto della mia infanzia e che poi, inutilizzata, è stata chiusa in un armadio. Per anni ho pensato che prima o poi l&#8217;avrei riportata in vita, così quando finalmente ho iniziato ad usarla con tanta curiosità e continuità, ho capito che sarebbe diventata parte attiva delle mie esperienze. La polaroid racchiude in sé tante caratteristiche e forse tante contraddizioni. La Polaroid, intesa come fotocamera, è un mezzo nato per essere &#8220;semplice&#8221; e di facile uso (&#8220;point and shoot&#8221; dicevano gli spot): a parte alcuni modelli più professionali, hanno tutte un diaframma fisso e un sensore che a seconda della luce decide i tempi di scatto; &#8220;modificare&#8221; il comportamento della macchina con degli escamotage diventa una sfida e parte integrante dell&#8217;esperienza pre-scatto che mi piace sperimentare. Di questa &#8220;esperienza pre-scatto&#8221; fanno parte anche il superare le difficoltà che si incontrano scattando auto-ritratti con queste macchine le quali, a volte non hanno lo scatto ritardato o se l&#8217;hanno è abbastanza inclemente (di solito si parla di 10 secondi per prendere posizione), a volte non hanno l&#8217;attacco per il cavalletto e altre ancora si inceppano (sono tutte macchine di una certa età) proprio quando pensi che avresti fatto la foto perfetta (anche se sappiamo bene che questa non esiste). Scattare in polaroid è quasi crudele e vicino a quello che è la vita: considerando il costo delle pellicole si hanno poche occasioni e pochissimo margine di errore; quando si decide di portare in pellicola un&#8217;immagine che si ha nella propria testa la foto che ne esce ha valore in quanto &#8220;unico momento possibile&#8221; che, con tutte le sue imperfezioni, a volte riesce ad essere il &#8220;momento perfetto&#8221; per me che decido di mostrare anche agli altri. Infine c&#8217;è il supporto: la pellicola caratterizza fortemente l&#8217;immagine finale nei toni e nella resa e quindi è necessaria una scelta a priori per ottimizzare il risultato e di conseguenza richiede uno sforzo per aumentare la consapevolezza di quello che si sta per fare. Altro aspetto per me molto importante è che la pellicola ha una sua dimensione e densità che permette di &#8220;toccarla con mano&#8221; fin da subito (senza &#8220;filtri&#8221; dovuti al tempo di sviluppo in camera oscura per la pellicola tradizionale o i passaggi per il trasferimento su pc e lo sviluppo in camera chiara per i supporti digitali) inoltre, per le sue caratteristiche chimico-fisiche permette di poter intervenire su di essa &#8220;manualmente&#8221; e &#8220;artigianalmente&#8221; e questo mi regala la possibilità di dialogare con la me stessa ritratta: è la mia personalissima auto-analisi.</p>
<p><em><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/Fortunae-Musae.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1708" alt="Fortunae Musae" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/Fortunae-Musae-208x300.png" width="208" height="300" /></a>AC: Parlando dei tuoi lavori passati, quale ti ha entusiasmato di più e in quale ti identifichi maggiormente?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: È difficile rispondere perché ognuno di essi è legato fortemente a un momento per me importante, ma posso parlare dei lavori che sono per me cardini importanti del mio percorso.<br />
Tra questi vorrei citare &#8220;Musae&#8221;, un progetto a quattro mani con Alan Marcheselli che, oltre a dare il via alla nostre collaborazioni, è stato il momento in cui ho imparato a pensare anche in modo progettuale, &#8220;Io, tu e le rose&#8221;, che è il momento in cui ho sperimentato l&#8217;impellenza di auto-ritrarmi per esorcizzare un momento negativo e infine &#8220;L&#8217;anima è blu&#8221;, una serie di lunghe esposizioni realizzate con foro stenopeico</p>
<p><em>AC: Hai accennato alla tua collaborazione con Alan Marcheseli, a tal proposito parlaci di Polaroiders, la web community fondata con lui.</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: Polaroiders nasce nel 2010 da un&#8217;idea di Alan Marcheselli in cui ho creduto fin da subito sposandola totalmente: volevamo dare una casa &#8220;virtuale&#8221; agli appassionati di fotografia a sviluppo istantaneo, un luogo dove potersi incontrare, confrontare e poter condividere una passione comune, cercando però di creare eventi concreti affinché tutto questo potesse vivere anche nel mondo &#8220;reale&#8221; e potesse promuovere concretamente il lavoro di tanti emergenti italiani che spesso nel circuito tradizionale dell&#8217;arte sono sottovalutati. Ad oggi Polaroiders.it ospita quasi 2.000 iscritti e più di 25.000 fotografie e ha all&#8217;attivo una cinquantina di eventi e mostre sia in Italia che all&#8217;estero e due Festival di Fotografia Istantanea.</p>
<p><em>AC: A quali progetti stai lavorando in questo momento?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: Prossimamente inizierò a sperimentare la lunga esposizione con il foro stenopeico e la pellicola 8&#215;10 di Impossible (la nuova azienda che dopo il fallimento di Polaroid, nel 2008 ha rilevato l&#8217;ultimo stabilimento rimasto in Europa ricominciando la produzione delle pellicole a sviluppo istantaneo), ma il progetto ancora non è ben definito nella mia testa e ancora non è arrivata quella necessità impellente che mi porta a cominciare a scattare.</p>
<p><em>AC: In che cosa ti senti &#8220;almost&#8221;?</em></p>
<p style="text-align: justify;">CP: Mi sento &#8220;almost&#8221; in tante cose, ma principalmente &#8220;almost&#8221; è la condizione in cui mi trovo quando sento poi il bisogno di scattare, è quella percezione indefinita che cerco definire, quel che vorrei dire ma che rimane inespresso finché non mi metto di fronte alla macchina fotografica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/il-sonno-carmen-palermo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1709" alt="il sonno - carmen palermo" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/il-sonno-carmen-palermo-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/tu-io-e-le-rose.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1710" alt="tu io e le rose" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2014/03/tu-io-e-le-rose-150x150.png" width="150" height="150" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.almostcurators.org/zoom-carmen-palermo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Book@rt – Flaminio Gualdoni, Piero Manzoni. Vita d&#8217;artista</title>
		<link>http://www.almostcurators.org/bookrt-flaminio-gualdoni-piero-manzoni-vita-dartista/</link>
		<comments>http://www.almostcurators.org/bookrt-flaminio-gualdoni-piero-manzoni-vita-dartista/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2013 16:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1577</guid>
		<description><![CDATA[La vita di Piero Manzoni (1933 -1963) è stata troppo breve e sfolgorante. Come artista, ha saputo creare un linguaggio lucido e brillante, originalissimo e non aderente a nessuna corrente del suo tempo. In maniera estremamente provocativa, basti pensare alla sua più celebre opera, la “Merda d’artista” oppure ai suoi quadri bianchi, gli “Achrome”, Manzoni [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lavitadipieromanzoni_cover.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1582" alt="lavitadipieromanzoni_cover" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/lavitadipieromanzoni_cover-201x300.jpg" width="201" height="300" /></a>La vita di <strong>Piero Manzoni</strong> (1933 -1963) è stata troppo breve e sfolgorante. Come artista, ha saputo creare un linguaggio lucido e brillante, originalissimo e non aderente a nessuna corrente del suo tempo. In maniera estremamente provocativa, basti pensare alla sua più celebre opera, la “<em>Merda d’artista</em>” oppure ai suoi quadri bianchi, gli “<em>Achrome</em>”, Manzoni ha fatto del ragionamento sul concetto stesso di opera d’arte il suo principale campo di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>“Piero Manzoni. Vita d’artista”</strong></em> è una biografia curata da <strong>Flaminio Gualdoni</strong>, storico dell’arte e professore all’Academia di Milano, che ricostruisce la breve vita dell’artista, dall’infanzia fino al quel tragico 6 febbraio del 1963, giorno in cui Manzoni fu trovato esanime nel suo studio, stroncato da un infarto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume è edito da <a href="http://www.johanandlevi.com" target="_blank"><strong>Johan &amp; Levi editore</strong></a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.almostcurators.org/bookrt-flaminio-gualdoni-piero-manzoni-vita-dartista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? Valentina Vannicola</title>
		<link>http://www.almostcurators.org/lui-chi-e-valentina-vannicola/</link>
		<comments>http://www.almostcurators.org/lui-chi-e-valentina-vannicola/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2013 11:08:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1482</guid>
		<description><![CDATA[Valentina Vannicola è nata a Roma nel 1982. Dopo essersi laureata con una tesi in Filmologia presso l’Università La Sapienza di Roma, si è diplomata alla Scuola Romana di Fotografia. La sua pratica artistica è riconducibile al genere della staged photography, tendenza della fotografia contemporanea volta a presentare come reali scene costruite secondo le dinamiche [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Valentina Vannicola è nata a Roma nel 1982. Dopo essersi laureata con una tesi in Filmologia presso l’Università La Sapienza di Roma, si è diplomata alla Scuola Romana di Fotografia.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01-Canto-III-Antinferno.LEntrata-dellInferno.jpg"><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">La sua pratica artistica è riconducibile al genere della <i>staged photography</i>, tendenza della fotografia contemporanea volta a presentare come reali scene costruite secondo le dinamiche proprie della cinematografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fondamentale nella realizzazione delle opere che vanno dal 2008 a oggi, è la letteratura dalla quale l’autrice trae ispirazione creando scatti di ambientazioni fantastiche e suggestive, pur rimanendo legata alle sue origini.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_05.jpg.jpg"><img class="alignright" alt="Valentina_Vannicola_05.jpg" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_05.jpg-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Ogni fotografia rappresenta la messa in scena di un frammento chiave estrapolato dai testi famosi interpretati in maniera molto personale. Questi lavori parlano della sua vita: l’ambientazione prediletta è Tolfa, piccolo comune in provincia di Roma dove Valentina è cresciuta, i personaggi che partecipano alla ricostruzione della storia sono suoi amici, parenti e altri abitanti del suo paese (il giornalaio, il postino, la bidella della sua scuola) mentre la scelta compositiva della messa in scena è fortemente influenzata dalla scenografia cinematografica asiatica, che Valentina ha studiato e approfondito nel suo percorso accademico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è una produzione fotografica coerente ed emozionante, capace di catturare l’osservatore e di guidarlo attraverso una ricostruzione del tutto personale dell’evento ricreato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1488" alt="Valentina_Vannicola_04.jpg" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>La fotografia è dunque per l’autrice una necessità creativa: attraverso questo strumento riesce a dar vita alle immagini che la letteratura le trasmette. E lo fa con la stessa sapienza di chi conosce appieno le modalità di realizzazione di un film: accade questo in una delle sue prime serie “La Principessa sul pisello” (2009). Attraverso sette immagini Valentina Vannicola ci riporta alla mente le sequenze principali della fiaba di Andersen. Lo scenario è quello della Maremma laziale e i personaggi che interpretano i vari ruoli sono amici e parenti. L’autrice si occupa dell’intero progetto, a partire dalla lettura della favola, cui segue la stesura di uno “storyboard” fatto di bozzetti preliminari che racchiudono l’idea della composizione finale dello scatto. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1487" alt="Valentina_Vannicola_04.jpg 3" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-3-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Importantissima è la partecipazione collettiva di coloro che si prestano a farsi immortalare: come un vero team di lavoro, tutti si adoperano al reperimento dei materiali “di scena” e nella scelta della location più adatta, fornendo il loro punto di vista progettuale, che risulta essere fondamentale per la stessa artista. Ogni scatto fotografico si compone dunque di una fase intima, personale di studio e ideazione dell’autrice alla quale segue la fase pratica e collettiva della messa in scena. Il racconto fotografico riassume in sette sequenze la storia di una principessa che seppe dimostrare la sua “regalità” avendo percepito la presenza di un baccello nascosto nel suo giaciglio sotto una pila di venti materassi.  Dello stesso periodo è la serie Escape (2009), ispirata al “Don Chisciotte della Mancia” di Cervantes. Restano invariate le norme operative di studio personale e partecipazione attiva di gruppo.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1486" alt="Escape. Tolfa, Rome, Italy, February 2009. ###  Escape. Tolfa, R" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_04.jpg-2-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a> Qui la componente ironica delle immagini è più forte che nel lavoro precedente, merito anche della protagonista degli scatti, che è una casalinga annoiata immortalata mentre legge il romanzo picaresco durante un bagno caldo o in sella alla sua cyclette, immersa nelle lettura delle bizzarre avventure affrontate dai protagonisti. Immediato è il richiamo alle atmosfere dissacranti monicelliane de “L’Armata Brancaleone”: la donna immagina un eroe sgangherato che affronta un branco di pecore al pascolo, in una fantasia che, in un certo qual modo, è legata alla sua realtà quotidiana di vita in un piccolo paese di campagna.</p>
<p style="text-align: justify;">In “Alice nel paese delle meraviglie” (2009) la protagonista è una donna matura, più vicina all’ideale di “mamma” che tutti abbiamo, piuttosto che al personaggio immaginato da Carroll. L’aspetto caricaturale dei personaggi è molto forte e sempre ironico, così anche il Bianconiglio e il Cappellaio Matto sono impersonati da abitanti adulti di Tolfa, che stanno al gioco di Valentina Vannicola, permettendole così di raccontarci un po’ della sua vita, facendoci conoscere i personaggi e i luoghi attorno ai quali è cresciuta. L’atmosfera, seppur a tratti comica, in alcuni scatti s’incupisce, rendendo lo scenario più grottesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01-Canto-III-Antinferno.LEntrata-dellInferno.jpg"><img class="size-medium wp-image-1491 alignright" alt="#01 Canto III, Antinferno.L'Entrata dell'Inferno" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/01-Canto-III-Antinferno.LEntrata-dellInferno-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>La serie l’”Inferno” rappresenta per Valentina Vannicola una grande sfida: nell’anno 2011 decide che sarà proprio il capolavoro dantesco, caposaldo della cultura italiana, a essere fonte d’ispirazione per i suoi scatti. Lo studio è lungo e riccamente approfondito; lo schema operativo dell’autrice è il medesimo delle serie precedenti: studio analitico del testo, stesura di uno “storyboard” nel quale ha preso forma la sua immaginazione, ricerca dell’ambientazione, dei personaggi e del materiale necessario. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04-Canto-IV-Primo-cerchio.-Il-Limbo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1483" alt="#04 Canto IV, Primo cerchio. Il Limbo" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04-Canto-IV-Primo-cerchio.-Il-Limbo-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Ancora una volta Tolfa e i suoi abitanti sono protagonisti degli scatti: le zone prescelte sono quelle della Maremma laziale, la costa di Santa Severa e la suggestiva caldara di Manziana. Sono quindici gli scatti ai quali l’artista ha iniziato a pensare già da qualche tempo, immagini e pensieri che dalla sua mente pian piano prendono forma in bozzetti che si accumulano quasi spontaneamente tra le carte personali e che solo a distanza di qualche anno, appunto, avrebbero visto la luce attraverso un complesso progetto come questo. Il punto di vista dell’osservatore si sostituisce a quello di Dante, narratore che ci guida alla scoperta della realtà ultraterrena che aspetta coloro che in vita sposarono il peccato: ritroviamo dunque la porta dell’inferno con le anime dannate rassegnate al loro destino, il limbo, gli ignavi, i golosi, gli avari, gli iracondi e gli accidiosi, oltre a celebri personaggi come Farinata degli Uberti condannato nel girone degli eretici, e Paolo e Francesca in quello dei lussuriosi. Ogni immagine è sempre accompagnata dalla terzina dantesca del canto al quale lo scatto è ispirato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_02.jpg.jpg"><img class="size-medium wp-image-1485 alignleft" alt="Valentina_Vannicola_02.jpg" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/Valentina_Vannicola_02.jpg-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>“Living Layers III” è il primo progetto realizzato da Valentina Vannicola che non fa riferimento al mondo della letteratura. Nasce in collaborazione con il museo Macro e la galleria romana Wunderkammern, e non ha come sfondo il paese d’origine dell’autrice, ma il quartiere popolare di Torpignattara. Anche se lo spunto e l’ambientazione rappresentano una novità con la quale confrontarsi, lo schema progettuale dell’autrice resta pressappoco invariato. La prima fase di lavoro è dunque lo studio approfondito del territorio del quartiere, sia da un punto di vista urbanistico/planimetrico che da quello più umano, fatto di passeggiate alla scoperta di coloro che quotidianamente vivono Torpignattara. La fase di scoperta genera nella mente di Valentina Vannicola immagini paradossali per cui un albero può nascere tra le piastrelle di un terrazzo, una balena può tuffarsi nella profondità della terra, aprendo l’asfalto come fosse un mare denso e oscuro, una barca può navigare in un mare d’erba e molto altro ancora. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1484" alt="04" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/12/04-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>Quest’aspetto onirico e surreale è accompagnato da un forte elemento emozionale, espresso dai personaggi ritratti: tutti sono profondamente soli. L’isolamento, l’apatia, la rassegnazione sono tutte forme d’inquietudine figlie della vita in città, una grande come Roma, che nelle sue periferie presenta scenari di emarginazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel progetto più recente (2012), Valentina Vannicola ritorna a immaginare una versione tutta personale dei grandi romanzi, questa volta cimentandosi con un testo appartenente alla letteratura contemporanea italiana di Stefano Benni (1976), il “Bar Sport”. Fulcro della narrazione sono i personaggi che incarnano lo stereotipo tutto italiano dell’habitué del bar di provincia, come i giocatori di carte, la bella cassiera, le signore pettegole, il playboy, e le “attrazioni” del locale, come il flipper, il biliardo, il telefono e la riffa. La serie rappresenta gli episodi narrati dai clienti del Bar Sport, storie sempre al limite tra la realtà e la fantasia, ancora una volta messi in scena dagli “attori” di Tolfa. Valentina Vannicola è rappresentata dall’agenzia OnOff Picture e dalla galleria Wunderkammern di Roma.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.almostcurators.org/lui-chi-e-valentina-vannicola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Duchamp. Re-made in Italy</title>
		<link>http://www.almostcurators.org/duchamp-re-made-in-italy/</link>
		<comments>http://www.almostcurators.org/duchamp-re-made-in-italy/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2013 10:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[duchamp]]></category>
		<category><![CDATA[fontana]]></category>
		<category><![CDATA[galleria nazionale arte moderna]]></category>
		<category><![CDATA[gnam]]></category>
		<category><![CDATA[mostra del mese]]></category>
		<category><![CDATA[re-made]]></category>
		<category><![CDATA[ready made]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[ruota bicicletta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1409</guid>
		<description><![CDATA[Da poche settimane ha aperto a Roma, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, l’attesissima mostra dedicata a Marcel Duchamp, pensata in occasione del cinquantesimo anniversario del suo viaggio in Italia e del centenario della realizzazione della celebre “Ruota di bicicletta”. “Duchamp. Re-made in Italy” curata da Stefano Cecchetto, Giovanna Coltelli, Marcella Cossu e Carla Subrizi, [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da poche settimane ha aperto a Roma, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, l’attesissima mostra dedicata a Marcel Duchamp, pensata in occasione del cinquantesimo anniversario del suo viaggio in Italia e del centenario della realizzazione della celebre “Ruota di bicicletta”.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2799.jpg"><img class="size-medium wp-image-1415 alignleft" alt="IMG_2799" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2799-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“<b>Duchamp. Re-made in Italy</b>” curata da Stefano Cecchetto, Giovanna Coltelli, Marcella Cossu e Carla Subrizi, è un’esposizione che ripercorre le tappe più importanti della produzione artistica di colui che cambiò per sempre il modo di vedere l’arte, ponendo l’attenzione sul rapporto che ebbe con l’Italia e i suoi artisti (in particolar modo con Gianfranco Baruchello, con il quale strinse una solida amicizia). <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2792.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1418" alt="IMG_2792" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2792-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a>Decisive furono le conseguenze del passaggio di un artista del suo calibro per gli artisti del nostro paese, che subirono fortemente l’influenza del suo personalissimo e geniale pensiero (tra i quali Enrico Baj, Luca Maria Patella e Sergio Dangelo): una sezione della mostra è dedicata proprio agli influssi duchampiani nell’arte italiana di quegli anni. La prima sala, dedicata alla vita privata dell’artista e allestita con fotografie, documenti e i celebri scacchi con i quali egli era spesso impegnato a giocare, è seguita da una seconda nella quale svetta la “Boîte en valise”, valigia che contiene una serie di settanta riproduzioni delle opere più importanti di Duchamp, in una sorta di “museo portatile” che stravolge le metodologie tradizionali di musealizzazione degli oggetti artistici.<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2794.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1410" alt="IMG_2794" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2794-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a> Vero punto di forza dell’esposizione è la sala dall’atmosfera “teatrale”  riservata ai <i>ready-made</i>, creati a partire dal 1913 (la già citata “Ruota di bicicletta” fu infatti il primo ready-made mai realizzato); qui presenti, quelli della collezione di Arturo Schwarz, critico d’arte, collezionista, mecenate e amico di Duchamp che a partire dal 1964 realizzò le repliche, sotto l’autorizzazione dell’artista stesso, dei ready-made andati distrutti; quattordici di questi esemplari furono donati nel 1997 da Schwarz alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2790.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1416 alignnone" alt="IMG_2790" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2790-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2798.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1414 alignnone" alt="IMG_2798" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2798-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2797.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1413" alt="IMG_2797" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2797-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>  <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2796.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1412" alt="IMG_2796" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2796-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2795.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1411" alt="IMG_2795" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2795-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2791.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1417" alt="IMG_2791" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/IMG_2791-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.almostcurators.org/duchamp-re-made-in-italy/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Zoom &#8211; Benedetta Falugi</title>
		<link>http://www.almostcurators.org/zoom-benedetta-falugi/</link>
		<comments>http://www.almostcurators.org/zoom-benedetta-falugi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2013 09:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[almost curators]]></category>
		<category><![CDATA[almostcurators]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[benedetta falugi]]></category>
		<category><![CDATA[contemporary art]]></category>
		<category><![CDATA[cotone]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[photography]]></category>
		<category><![CDATA[project]]></category>
		<category><![CDATA[serena silvestrini]]></category>
		<category><![CDATA[zoom]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1372</guid>
		<description><![CDATA[Benedetta Falugi è una giovane fotografa che si è avvicinata alla sua professione quasi per caso, scattando immagini di mobili destinati alla vendita on-line. Scoperta questa passione, la Falugi ha dunque iniziato la sua personale ricerca, dedicata ai luoghi del cuore e alle persone che vi abitano. Il suo stile pulito, la scelta di colori [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Benedetta Falugi è una giovane fotografa che si è avvicinata alla sua professione quasi per caso, scattando immagini di mobili destinati alla vendita on-line. Scoperta questa passione, la Falugi ha dunque iniziato la sua personale ricerca, dedicata ai luoghi del cuore e alle persone che vi abitano. Il suo stile pulito, la scelta di colori caldi e di atmosfere avvolgenti caratterizza i suoi lavori. Nella serie “Il Cotone” l’autrice indaga una realtà a lei assai cara, ossia quella della zona industriale e del quartiere operaio di Piombino, chiamato appunto “il Cotone”, dove suo nonno ha lavorato e vissuto. Quello che emerge è un racconto delicato della vita di coloro che si trovano ai margini della città, di chi lavora duramente, degli anziani, degli immigrati ma anche delle nuove famiglie che si stanno formando, un racconto nel quale evince la volontà di essere vicini e unire le forze per andare avanti. Grandi nuvole provenienti dalle industrie spuntano nei cieli limpidi quasi minacciose, ma non turbano la tranquillità apparente, o meglio costruita a fatica, di chi le vede incombere sulle proprie teste. <em>“Il Cotone”</em>, ancora un work in progress, è un lavoro sensibile che dimostra la capacità di Benedetta Falugi di arrivare dritto al cuore sia dei soggetti ritratti, sia di chi osserva.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1373" alt="benedetta_falugi01" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi01.jpg" width="600" height="402" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1375" alt="benedetta_falugi02" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi02.jpg" width="600" height="397" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1376" alt="benedetta_falugi03" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi03.jpg" width="600" height="399" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1377" alt="benedetta_falugi04" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi04.jpg" width="600" height="399" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi05.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1378" alt="benedetta_falugi05" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi05.jpg" width="600" height="397" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi06.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1379" alt="benedetta_falugi06" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi06.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi07.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1380" alt="benedetta_falugi07" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi07.jpg" width="600" height="398" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi08.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1381" alt="benedetta_falugi08" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi08.jpg" width="600" height="401" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi09.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1382" alt="benedetta_falugi09" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi09.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1383" alt="benedetta_falugi10" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi10.jpg" width="600" height="395" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1384" alt="benedetta_falugi11" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/benedetta_falugi11.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/ct-calcio_rd.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1387" alt="ct calcio_rd" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/ct-calcio_rd.jpg" width="600" height="398" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.almostcurators.org/zoom-benedetta-falugi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? &#8211; Silvia Giambrone</title>
		<link>http://www.almostcurators.org/lui-chi-e-silvia-giambrone/</link>
		<comments>http://www.almostcurators.org/lui-chi-e-silvia-giambrone/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2013 14:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[artista]]></category>
		<category><![CDATA[contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è]]></category>
		<category><![CDATA[performance]]></category>
		<category><![CDATA[re-generation]]></category>
		<category><![CDATA[serena silvestrini]]></category>
		<category><![CDATA[silvia giambrone]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1331</guid>
		<description><![CDATA[Silvia Giambrone è nata ad Agrigento nel 1981. Vive e lavora a Roma dal 2002, anno in cui ha iniziato a frequentare l’Accademia di Belle Arti. Nelle opere dell’artista è fondamentale la componente personale, che unita a tematiche universalmente riconosciute, si inserisce nel gruppo dei vari campi di ricerca della sua produzione artistica. Primo fra [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Silvia Giambrone è nata ad Agrigento nel 1981. Vive e lavora a Roma dal 2002, anno in cui ha iniziato a frequentare l’Accademia di Belle Arti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/viola-e-un-poco-nervosamente.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1332" alt="viola e un poco nervosamente" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/viola-e-un-poco-nervosamente-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nelle opere dell’artista è fondamentale la componente personale, che unita a tematiche universalmente riconosciute, si inserisce nel gruppo dei vari campi di ricerca della sua produzione artistica. Primo fra tutti il corpo, fertile terreno d’indagine, e, allo stesso tempo, strumento attraverso il quale l’artista sviluppa diversi progetti: ne “<em>La viola e un poco nervosamente</em>” (2010) il corpo dell’artista esce fuori dall’identità che socialmente rappresenta per assumere il ruolo di strumento musicale: non c’è più Silvia, non c’è più un’artista ma c’è un oggetto con una funzione specifica, quello di produrre musica. Il ritmo del battito cardiaco diventa la base di una melodia improvvisata in questa performance che sottolinea quanto la nostra società sia influenzata dal contesto in cui si collocano le cose e dalle etichette che si impongono a queste. Silvia Giambrone ci dimostra dunque come un corpo seminudo può non apparire come oggetto del desiderio, cosa che invece accade nel bombardamento di immagini mediatiche odierne.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/eredità.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1333" alt="eredità" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/eredità-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>A quest’aspetto si allaccia la performance “<em>Eredità</em>” (2008) improntata sull’analisi delle pratiche seduttive, in particolar modo sull’abitudine quotidiana dell’atto di truccarsi: l’artista applica sugli occhi delle ciglia finte metalliche, simbolo delle abitudini estetiche a cui da sempre le donne si sottopongono, a causa di un retaggio culturale che impone loro di apparire piacevoli agli occhi degli uomini.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/still2-sotto-tiro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1334" alt="still2 sotto tiro" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/still2-sotto-tiro-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il corpo di Silvia Giambrone diventa il bersaglio di un laser puntato sulla pelle nuda in “<em>Sotto tiro</em>” (2013): nella performance, l’artista subisce una minaccia sconosciuta e immotivata, il semplice essere sotto il tiro, appunto, di un laser la trasforma in vittima, in condannata. Questo invadente segnale luminoso può rappresentare anche uno sguardo insistente al quale non si può scappare, che vìola l’intimità e genera disagio.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/teatro-anatomico.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1336" alt="teatro anatomico" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/teatro-anatomico-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>“<em>Teatro anatomico</em>” (2012) è una performance realizzata in occasione della mostra collettiva “Re-generation”; l’artista si fa cucire sulla pelle nuda un colletto ricamato; la crudezza dell’ago che le trapassa la carne si contrappone alla naturalezza con la quale l’artista reagisce, sfoggiando il colletto come un accessorio che, alla fine dell’azione, l’ha resa più bella, più piacevole, più femminile. La performance assume un fortissimo valore simbolico: il colletto rappresenta l’autorità, sia essa di tipo religioso o politico (i colletti bianchi dei preti, ma ancor più quelli delle camicie ben stirate sotto le giacche degli uomini di potere) ma anche il rigore, quello delle divise e dei grembiuli scolastici femminili; il suo essere cucito a mano si lega inevitabilmente alla cultura e alla produzione artistica di matrice femminista, oltre che alla condizione femminile italiana del nostro passato, che qualificava questa pratica come una delle poche attività che le donne potevano svolgere.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Il-pizzo-3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1337" alt="Il pizzo 3" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Il-pizzo-3-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Silvia Giambrone fa sua questa tecnica e una delle prime opere in cui compare è “<em>Il Pizzo</em>” (2012): piccoli frammenti di merletto blu coprono i volti delle figure femminili presenti nelle fotografie delle nozze dei suoi genitori. Il pizzo diventa una maschera che cela l’identità di queste donne, oggi trasformate dal tempo fino a non riconoscersi più nelle immagini, ma anche, paradossalmente, la possibilità di conservarle dallo sbiadimento della stampa, destinata a schiarirsi fino a cancellare le loro tracce. Lasciando trasparire solo i volti dei partecipanti di sesso maschile, l’artista sottolinea ancora una volta come il tema della bellezza femminile sia una conseguenza della cultura di stampo maschilista.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/made-in-italy-dett.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1338" alt="made in italy dett" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/made-in-italy-dett-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il pizzo come testimonianza di una tradizione antica, femminile, legata al sud Italia, alle antenate che trascorrevano il tempo intente a cucire, sono i concetti chiave di un lavoro come “<em>Made in Italy</em>”: il nostro paese è ancora saldamente ancorato al suo passato e questo peso culturale, che può essere sia una zavorra che un valore da tramandare ai posteri, è espresso da un blocco di gesso nel quale sono impressi calchi di merletti. Quello della Giambrone è un “made in Italy” specchio della società odierna che, ancora una volta, vede le donne relegate in una posizione subordinata rispetto all’uomo.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Eroina-2010-forma-della-molecola-di-eroina-ricamata-alluncinetto-cotone.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1339" alt="Eroina, 2010 forma della molecola di eroina ricamata all'uncinetto, cotone" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/Eroina-2010-forma-della-molecola-di-eroina-ricamata-alluncinetto-cotone-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il cucito però, non serve solo a produrre graziose suppellettili o accessori decorativi per abiti: ne è un esempio “<em>Eroina</em>” (2012) riproduzione all’uncinetto della struttura molecolare dell’eroina. Forte è il contrasto tra l’immagine che si ha del lavoro a maglia, rispetto al prodotto finale, così com’è sottile il gioco di significati legati al nome dell’opera: l’eroina infatti, può essere sia associata alla sostanza stupefacente che a una potente figura femminile in grado di accorrere in aiuto della società.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/autoritratto-7erso-senz.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1341" alt="autoritratto 7(erso senz)" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/autoritratto-7erso-senz-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Un altro mezzo espressivo che l’artista ama particolarmente è la scrittura; il linguaggio è lo strumento attraverso il quale Silvia Giambrone realizza il suo “<em>Autoritratto &#8211; Io nel settembre 2009 all&#8217;altezza di un universo senza risposte</em>” (2010) dove tutto si concentra intorno al concetto di sottrazione: prima fra tutte, quella fisica, attraverso l’eliminazione dai fogli trasferibili fatti di segni dell’alfabeto, di tutte le lettere che compongono la frase che dà il titolo all’opera. Fonte d’ispirazione è il testo di Carla Lonzi “Sputiamo su Hegel”, nel quale viene trattato il tema della possibilità che un soggetto possa esistere a prescindere dalla situazione dialettica che lo identifica, ovvero al di fuori di un contesto predefinito, nel quale si trova mal volentieri.<br />
<a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/traslation-2009.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1342" alt="traslation 2009" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/10/traslation-2009-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>La parola incontra il corpo in “<em>Translation</em>” (2009), una performance in cui l’artista indaga il rapporto tra linguaggio e realtà: la lingua che noi parliamo è considerata al pari di una legge, come un codice che definisce ogni cosa; ma le mani di una persona che scrivono simultaneamente la stessa frase, in lingue differenti, fanno sì che quest’idea di corrispondenza diretta tra parola e oggetto reale sparisca. Così come il comandamento “non avrai altro Dio all’infuori di me”, tradotto in un altro codice linguistico e scritto simultaneamente in due modi differenti dalla stessa persona, dimostra come il concetto espresso dalle parole sia nei fatti tradito.<br />
L’attenzione verso le parole è presente anche in “<em>No Enemy</em>” (2008), installazione nel quale grandi e pesanti lettere di legno rivestite di piombo invadono lo spazio del foyer del terzo piano del MART di Rovereto. L’assenza di spaziatura tra le parole “no” e “enemy” fa sì che di primo acchito lo spettatore non colga il senso di quelle lettere. Ancora una volta, l’artista smaschera le ambiguità del linguaggio e dei significati che derivano da questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Silvia Giambrone ha collaborato con diverse gallerie: Il ponte contemporanea, Roma; Galleria Bonomo, Bari; Galleria Deanesi, Rovereto; Galleria Biagiotti, Firenze e dal 2012 collabora con la Galleria Doppelgaenger, Bari</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, ha vinto il <em>Main Prize</em> della Biennale di Kaunas.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le mostre personali ricordiamo: <em>L’impero libero degli schiavi</em>, Galleria Doppelgaenger, Bari (2012); <em>Parallel Borders</em>, Roma, a cura di Mark Mangion (2012); <em>Sotto falso nome</em>, Fondazione Spazio13, Varsavia (2011); <em>Fuori di me</em>, Spazio Ferramenta, Torino, a cura di Susanna Sara Mandice (2011); <em>Invito all’opera</em>, Galleria Il ponte contemporanea, a cura di Achille Bonito Oliva (2010); <em>More to come</em>, Upload Art Project, a cura di Silvia Conta, Federico Mazzonelli, Julia Trolp (2010); <em>Speaking your language I learnt how to hate you</em>, Galleria NextDoor, Roma, a cura di L. Benedetti (2008).</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le principali mostre collettive, ricordiamo le più recenti:<em>KAUNAS BIENNAL UNITEXT ’13</em>, National Museum of M. K. Čiurlionis (20013); <em>Refuse</em>, Ex Mattatoio di Testaccio, La Pelanda, Roma, a cura di Roberto D’Onorio (2013); <em>SUBJECTIVE MAPS/ DISAPPEARENCES, Parallel Borders 1 / Monuments &amp; Shrines to Capitalism</em> curated by Mark Mangion for Malta Contemporary Art, National Gallery of Iceland (2013); <em>MEDITERRANEA 16</em>, Biennial of Young Artists from Europe and the Mediterranean (BJCEM), Ancona (2013); <em>Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell&#8217;arte italiana contemporanea</em>, MAMbo, coordinamento curatoriale di Uliana Zanetti, Bologna (2013); <em>Vetrinale</em>, Roma, a cura di Cecilia Casorati, Micol di Veroli e Yuri Elena (2012); <em>Re-Generation</em>, MACRO Testaccio, Roma, a cura di Maria Alicata e Ilaria Gianni (2012).</p>
<p><a href="http://www.silviagiambrone.com"><strong>www.silviagiambrone.com</strong></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.almostcurators.org/lui-chi-e-silvia-giambrone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Book@rt &#8211; Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia</title>
		<link>http://www.almostcurators.org/bookrt-luigi-ghirri-lezioni-di-fotografia/</link>
		<comments>http://www.almostcurators.org/bookrt-luigi-ghirri-lezioni-di-fotografia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2013 14:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1104</guid>
		<description><![CDATA[Luigi Ghirri è senza ombra di dubbio il fotografo italiano più influente nella storia della fotografia nostrana e non solo. Nato nel 1943 a Scandiano, muore prematuramente nel 1992 a Reggio Emilia, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della fotografia contemporanea. Si forma come geometra, professione che porta avanti fino al 1974, quando decide di [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/ghirri-lezioni-fotografia-b.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1105" alt="ghirri-lezioni-fotografia-b" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/ghirri-lezioni-fotografia-b.jpg" width="300" height="368" /></a>Luigi Ghirri è senza ombra di dubbio il fotografo italiano più influente nella storia della fotografia nostrana e non solo. Nato nel 1943 a Scandiano, muore prematuramente nel 1992 a Reggio Emilia, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della fotografia contemporanea. Si forma come geometra, professione che porta avanti fino al 1974, quando decide di aprire uno studio di grafica e fotografia. Avvicinatosi alla fotografia negli anni del concettuale e dell’arte povera, lavorando a stretto contatto con gli artisti, documentando performance o creando dei lavori a supporto di queste, divenne ben presto noto anche a livello internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alla sua attività di fotografo, agli inizi degli anni Ottanta Ghirri inizia la sua collaborazione con il mondo accademico, conducendo seminari sulla fotografia prima all’Università di Parma, poi a Reggio Emilia. Le lezioni tenute dal gennaio del 1989 al giugno del 1990 presso l’Università del Progetto di Reggio Emilia sono raccolte nel volume “Lezioni di fotografia”, a cura si Giulio Bizzarri e Paolo Barbaro. I testi sono frutto della trascrizione delle registrazioni della sua attività di professore e per tanto mantengono quanto più possibile la dialettica originale del gande maestro. Emerge la volontà di trasmettere il grande amore e la totale dedizione per la fotografia, che viene raccontata attraverso aneddoti personali e spunti storici. Quasi come un’autobiografia, il volume ci conduce attraverso episodi come la realizzazione delle copertine di famosi album di Lucio Dalla e dei CCCP, le mostre, la sperimentazione e i progetti che gli erano stati affidati.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto attraverso un linguaggio semplice, che denota anche la semplicità di Ghirri nel vedere la vita, ancora da ragazzo nato in campagna, che non ha mai voluto lasciare la sua terra d’origine. Una semplicità solo apparente invece quella dei suoi scatti, che ritraggono cose che tutti noi guardiamo, ma che solo lui ha avuto la capacità di vedere davvero. Realtà che si rivelano ai nostri occhi grazie al suo sguardo attento, che ancora oggi trova innumerevoli ma pallide imitazioni.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.almostcurators.org/bookrt-luigi-ghirri-lezioni-di-fotografia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Zoom &#8211; Federico Ciamei</title>
		<link>http://www.almostcurators.org/zoom-federico-ciamei/</link>
		<comments>http://www.almostcurators.org/zoom-federico-ciamei/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Sep 2013 08:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[80s SWM seeks LTR]]></category>
		<category><![CDATA[annunci d’amore]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[designer]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Internazionale di FotoGrafia]]></category>
		<category><![CDATA[fotografo]]></category>
		<category><![CDATA[Street Style]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=1051</guid>
		<description><![CDATA[Nato a Roma nel 1974, residente a Milano, Federico Ciamei è fotografo e designer. La sua continua ricerca, attenta agli aspetti più ironici che il quotidiano gli riserva, lo ha condotto alla realizzazione del curioso quanto suggestivo progetto “80s SWM seeks LTR” (2012). Il titolo, è l’acronimo della frase “80 years old Single White Male [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nato a Roma nel 1974, residente a Milano, Federico Ciamei è fotografo e designer. La sua continua ricerca, attenta agli aspetti più ironici che il quotidiano gli riserva, lo ha condotto alla realizzazione del curioso quanto suggestivo progetto “80s SWM seeks LTR” (2012). <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/I_m-probably-not-_really-good_-at-anything-but-I-persist-in-doing-lots-of-things-because-I-derive-pleasure-from-them..jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1055" alt="I_m probably not _really good_ at anything, but I persist in doing lots of things, because I derive pleasure from them." src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/I_m-probably-not-_really-good_-at-anything-but-I-persist-in-doing-lots-of-things-because-I-derive-pleasure-from-them.-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a>Il titolo, è l’acronimo della frase “80 years old Single White Male searching for a Long Term Relationship”, (ovvero “maschio single, bianco, di 80 anni cerca una relazione di lunga durata”) e ci introduce allo sconosciuto mondo degli annunci d’amore online degli anziani americani. Immediatamente traspare la vivacità e la voglia di continuare a gioire della vita, ovviamente accanto a qualcuno con il quale condividere gli stessi interessi. Negli annunci ci sono richieste ben precise, come ad esempio “<i>Here I am-still interested in living and enjoying life and connecting with my fellow adventurers.  I just started dancing about 4 years ago and feel so lucky that I can dance up a storm-can feel the music controlling my emotions-dancing for the pure pleasure of feeling so alive and marveling at the wonder of still being able to express who i am.</i>” <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/I-like-most-music-except-hard-rock-and-rap.-I-like-most-foods-just-not-real-spicey-ones..jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1054" alt="I like most music except hard rock and rap. I like most foods just not real spicey ones." src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/I-like-most-music-except-hard-rock-and-rap.-I-like-most-foods-just-not-real-spicey-ones.-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a>[Eccomi, ancora interessato a godermi la vita e frequentare i miei compagni di avventura. Ho iniziato a ballare quattro anni fa e mi sento così fortunato nel poterlo fare, perché attraverso la musica controllo le mie emozioni e mi sento vivo e mi stupisco nell’essere ancora in grado fi esprimere chi sono.] oppure “<i>I am upbeat, approachable, non-judgmental, friendly and basically a happy babe People usually notice my appearance first. I love to dress up and am considered somewhat of a fashionista. I do like the attention I receive when I wear an outfit that is a little provocative.  I have to admit that I still have romantic feelings and hope that one day I will be able to express physically these feelings. (excerpt from an online profile)</i>” <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/My-mind-is-busy-all-the-time...-including-at-night-when-I-have-vivid-dreams_-happy-adventurous-ones..jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1056" alt="My mind is busy all the time... including at night when I have vivid dreams_ happy adventurous ones." src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/My-mind-is-busy-all-the-time...-including-at-night-when-I-have-vivid-dreams_-happy-adventurous-ones.-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a>[Sono positivo, cordiale, non giudico, amichevole e fondamentalmente, amichevole. Le persone spesso mi notano per il mio modo di apparire. Mi piace vestirmi bene e mi considero in qualche maniera una “modaiola”. Mi piace ricevere attenzioni quando indosso un abito un po’ provocante. Devo ammettere che provo ancora dei sentimenti e spero che un giorno sarò in grado di esprimerli fisicamente. (ma non da un profilo on-line)].</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, a ogni inserzione corrisponde una foto, che rappresenta al meglio l’anziano autore del messaggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/I-am-a-very-strong-woman-physically-and-mentally..jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1052" alt="I am a very strong woman physically and mentally." src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/I-am-a-very-strong-woman-physically-and-mentally.-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a>Il ruolo di Federico Ciamei è quello di farci scoprire questa realtà, apparentemente bizzarra, ma che si rivela, immagine dopo immagine, profondamente poetica ed emozionante. Come un osservatore silenzioso, l’autore scatta direttamente dallo schermo, quasi a non voler alterare l’imprescindibile aspetto tecnologico e virtuale che rende il tutto molto più accattivante e che più ci porta a pensare a come i tempi cambino e a come, forse, la nostra situazione italiana, sia ancora per certi versi lontana da loro…nel bene o nel male.</p>
<p style="text-align: justify;">“80s SWM seeks LTR” è stato pubblicato in proprio in un libro fotografico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/I-am-upbeat-approachable-non-judgmental-friendly-and-basically-a-happy-babe..jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1053" alt="I am upbeat, approachable, non-judgmental, friendly and basically a happy babe." src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/09/I-am-upbeat-approachable-non-judgmental-friendly-and-basically-a-happy-babe.-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a>I lavori di Federico Ciamei sono stati esposti al Festival Internazionale di FotoGrafia, Roma; allo Street Style (2007), al Big Bang TV (2008), al Villaggio Olimpico Roma (2010) e al Photocapalbio (2009). Le sue foto sono pubblicate su riviste italiane e internazionali (Le Monde, Stern, L’Espresso, Geo, Vanity Fair, GQ, Traveller, Monopol).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.almostcurators.org/zoom-federico-ciamei/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Zoom &#8211; Anna di Prospero</title>
		<link>http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/</link>
		<comments>http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 May 2013 09:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[anna di prospero]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[instinct]]></category>
		<category><![CDATA[photo]]></category>
		<category><![CDATA[serena silvestrini]]></category>
		<category><![CDATA[zoom]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=700</guid>
		<description><![CDATA[Abbandonarsi nell’inconscio e lasciare che sia l’unica guida: è questa la modalità operativa alla base degli scatti di Anna Di Prospero, raccolti nella  serie “Instinct”. Immagini che hanno preso vita spontaneamente, frutto di una forza interiore, un istinto primordiale che ha condotto l’autrice nella realizzazione di fotografie apparentemente slegate tra loro e libere da ogni [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbandonarsi nell’inconscio e lasciare che sia l’unica guida: è questa la modalità operativa alla base degli scatti di Anna Di Prospero, raccolti nella  serie “Instinct”. Immagini che hanno preso vita spontaneamente, frutto di una forza interiore, un istinto primordiale che ha condotto l’autrice nella realizzazione di fotografie apparentemente slegate tra loro e libere da ogni progettualità iniziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-03_a.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-704 alignleft" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 03_a" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-03_a-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Un’osservazione a posteriori ha fatto sì che la Di Prospero scoprisse la coerenza e il significato sottointeso a questo lavoro: come lei stessa afferma, questi scatti sono la trascrizione visiva di tracce intime impresse nella sua memoria. Prodotte tra il 2011 e il 2012, le immagini si differenziano tra autoritratti, genere prediletto dall’autrice, e ritratti del suo compagno; frammenti di volti (occhi socchiusi, bocche che sorridono, che parlano e che baciano) e del corpo (come le mani oppure le schiene spesso  immortalate durante teneri abbracci) sono stati associati a particolari architettonici e paesaggistici appartenenti a un archivio mentale, nel quale prendono posto le immagini dell’esperienza dell’autrice. <a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-04_a.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-706 alignright" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 04_a" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-04_a-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Come scelta finale, Anna Di Prospero compone in dittici questi scatti con rielaborazioni in digitale di fotografie di acqua, nuvole, fiori, erba, rocce, polvere e terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nata a Roma nel 1987, ha studiato fotografia presso l&#8217;Istituto Europeo di Design a Roma e presso la School of Visual Arts di New York. Nel 2008 è stata selezionata per il Festival Internazionale di Fotografia &#8220;FotoGrafia-Roma&#8221;, con una mostra presso la galleria Gallerati. Nel 2011 è stata premiata come vincitrice della sezione People dell&#8217; &#8220;IPA&#8221; 2011 e nello stesso anno ha ottenuto il titolo di &#8220;Discovery of the Year&#8221; dei prestigiosi &#8220;Lucie Awards&#8221;.</p>

<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-01_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-01_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 01_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-02_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-02_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 02_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-03_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-03_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 03_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-04_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-04_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 04_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-05_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-05_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 05_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-06_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-06_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 06_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-07_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-07_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 07_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-08_a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-08_a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012 08_a" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/di-prospero-instinct-2012-9a/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/DI-PROSPERO-Instinct-2012-9a-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="DI PROSPERO, Instinct, 2012  9a" /></a>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.almostcurators.org/zoom-anna-di-prospero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lui chi è?? &#8211; Marco Raparelli</title>
		<link>http://www.almostcurators.org/lui-chi-e-marco-raparelli/</link>
		<comments>http://www.almostcurators.org/lui-chi-e-marco-raparelli/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 May 2013 12:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Silvestrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è??]]></category>
		<category><![CDATA[animazione]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[lui chi è]]></category>
		<category><![CDATA[marco raparelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.almostcurators.org/?p=655</guid>
		<description><![CDATA[Il lavoro di  Marco Raparelli si concentra sul disegno liberato da ogni schema accademico. Nato a Roma nel 1975, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti, si è specializzato in video animazione presso il Loughborough College of Art (U.K.) e pittura all’Académie des Beaux Arts di Bruxelles. Lo stile di Marco Raparelli è quasi istintivo, [&#038;hellip]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il lavoro di  Marco Raparelli si concentra sul disegno liberato da ogni schema accademico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato a Roma nel 1975, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti, si è specializzato in video animazione presso il Loughborough College of Art (U.K.) e pittura all’Académie des Beaux Arts di Bruxelles.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stile di Marco Raparelli è quasi istintivo, poiché non prevede l’utilizzo di bozze o di prove preliminari: in questo modo l’errore diventa conseguenza naturale e dunque parte integrante del suo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">La vita quotidiana è la principale fonte di ispirazione per la creazione dei personaggi che animano il mondo ideato dall’artista, fatto di situazioni buffe e irreali che si contrappongono a scene prese dalla realtà di tutti i giorni. Questi personaggi prendono vita in cortometraggi di video animazione come “Everything changes” del 2010, in cui l’artista tratta con ironia i cambiamenti apportati nella vita di tutti noi dallo scorrere del tempo, o come in “Abandoned Dog” del 2008, racconto surreale di una giornata vissuta da un cane abbandonato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-bef-kitchen-2006.jpg"><img class="alignleft" alt="RAPARELLI, bef kitchen, 2006" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-bef-kitchen-2006.jpg" width="297" height="216" /></a> Nel 2006 Marco Raparelli si apre al wall-drawing, disegnando direttamente sulle pareti di una stanza della galleria “BastArt” di Bratislava, in occasione della mostra “Growing City”; questo lavoro, dal titolo “Bef Kitchen”, rappresenta un ambiente casalingo in cui vive Bef, primo personaggio partorito dalla fantasia dell’autore: donna dai modi rudi, goffa e sgraziata, rappresenta una categoria di cui l’artista è molto affascinato; non è “fisicamente” presente nella scena, ma si riesce a percepire la sua presenza, tanto da immaginarla ai fornelli, oppure mentre sbuca dalla porta. Unico elemento reale, un piccolo televisore che trasmette una vido-animazione in loop. Il wall-drawing è una tecnica alla quale Marco Raparelli si dedica più volte negli ultimi anni, come “The Wall” del 2010, un’installazione realizzata alla “Fondazione Giuliani” di Roma, nella quale l’artista riproduce con colori acrilici un grande foro nella parete, accompagnandolo da un mucchio di resti di intonaco sul pavimento, che donano veridicità simulando una vera rottura del muro: stabilire che si tratti di finzione o realtà spetta allo spettatore. Il disegno trova per natura la sua perfetta collocazione sulla carta e Raparelli per la sua “My Social Awareness” del 2008, ne sceglie una lunga 20 metri, dove, con fare antropologico, rappresenta innumerevoli esemplari del genere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2010 Raparelli lavora ancora una volta sugli spazi, ridisegnandoli e quindi ridefinendoli, alla “Nomas Foundation” di Roma: l’ambiente in cui lavora è quello di una “Reading Room”, per cui la sua opera si fa contenitore di opere realizzate da altri autori, in una grande installazione collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">“Idea non familiare di Roma” nasce durante il periodo che Marco Raparelli trascorre in residenza all’American Academy di Roma: l’idea è quella di ritrarre tutti coloro che in quel periodo transitavano in accademia, e di allestire le immagini negli spazi del bar, tappa obbligata per ospiti e non, secondo la tipologia tipica delle antiche  quadrerie, in una forte connessione tra passato e presente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-L’unica-cosa-che-si-muoveva-2010.jpg"><img class=" wp-image-690 alignright" alt="RAPARELLI, L’unica cosa che si muoveva, 2010" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-L’unica-cosa-che-si-muoveva-2010.jpg" width="344" height="230" /></a>La passione per i video si sposa, ancora una volta, con i wall-drawing in “L’unica cosa che si muoveva accanto a noi era il vento”, installazione del 2011, in cui l’animazione ripercorre le diverse fasi di luce di una giornata, dal sorgere del sole all’arrivo della notte, con una luna grande e tonda, il tutto incorniciato da una finestra disegnata sulla parete: con la fantasia, ci si può affacciare verso uno spazio immaginario varcando la soglia della realtà per osservarne una parallela, del tutto simile, ma comunque irreale, fatta solo di linee nere tracciate dalla mano dell’autore.</p>
<p style="text-align: justify;">I personaggi di Marco Raparelli assumono dimensioni umane, nell’installazione “Nudist Area”, realizzata nel 2011 in occasione di una mostra collettiva dal nome “Made in Filanda”, in un ex filanda nella campagna di Arezzo; l’interazione tra i personaggi fantastici di Raparelli e la realtà è totale, le sagome cartonate si collocano nello spazio reale, fuoriuscendo dai confini della carta, del muro oppure dei video.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-ne-qui-ne-altrove-2012.jpg"><img class=" wp-image-685 alignleft" alt="RAPARELLI, ne qui ne altrove, 2012" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-ne-qui-ne-altrove-2012.jpg" width="332" height="223" /></a>Da sempre interessato all’analisi del “popolo dell’arte”, che studia e osserva con un’attenzione quasi scientifica, Marco Raparelli  mette in opera questa sua indagine nella creazione, in collaborazione con l’artista Giuseppe Pietroniro, di una sorta di museo parallelo, fatto di false opere d’arte, false targhette informative, e addirittura, falsi servizi come bar e bookshop; l’ironia di quest’operazione cela una più profonda riflessione sullo stato dell’arte e la condizione dei musei ai giorni nostri; titolo dell’installazione è “Né qui né altrove”, ospitata nel 2012 negli spazi del Museo Andersen di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-elefante-scomparso-2012.jpg"><br />
</a>Il disegno lascia spazio alla carta, che si fa pura forma nell’opera “L’elefante scomparso”, presentata nel 2012 a Palazzo Baldassini a Roma; sagome di carta retro illuminate e nascoste da un telo bianco ci raccontano l’aneddoto storico dell’elefante albino, vissuto in questo palazzo, dono del re del Portogallo a Papa Leone X. L’atmosfera scaturita dal gioco di luci e ombre, ci trasportano in una dimensione sognante, fiabesca,  spingendoci verso all’innocenza della nostra infanzia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-Look-Mommy-I-scribbled-2012-.jpg"><img class=" wp-image-691 alignright" alt="RAPARELLI, Look Mommy, I scribbled, 2012" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-Look-Mommy-I-scribbled-2012-.jpg" width="304" height="202" /></a>Il 2012 resta un anno molto importante per Marco Raparelli, impegnato in mostre importanti come la collettiva “RE-GENERATION”, presentata negli spazi del Macro Testaccio, nel quale sono esposti i suoi personaggi “senza nome”, composti da una sintetica linea nera, realistici e bizzarri allo stesso tempo; mentre la galleria “Ex-Elettrofonica” gli dedica una personale dal titolo “Look Mommy, I scribbled”, che prende spunto dalle tavole del libro omonimo, edito da “cura.books”, in un intervento site-specific concentrato sulle diverse tipologie umane che ciascun personaggio inventato da Raparelli rappresenta.</p>
<p style="text-align: justify;"><img title="gallery ids=" alt="" src="http://www.almostcurators.org/wp-includes/js/tinymce/plugins/wpgallery/img/t.gif" />
<a href='http://www.almostcurators.org/lui-chi-e-marco-raparelli/raparelli-idea-non-familiare-di-roma2010/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-Idea-non-familiare-di-Roma2010-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="RAPARELLI, Idea non familiare di Roma,2010" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/lui-chi-e-marco-raparelli/raparelli-elefante-scomparso-2012/'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-elefante-scomparso-2012-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="RAPARELLI, elefante scomparso, 2012" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/?attachment_id=688'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-personaggi-2012-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="RAPARELLI, personaggi, 2012" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/?attachment_id=694'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-particolare-2012-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="RAPARELLI, particolare, 2012" /></a>
<a href='http://www.almostcurators.org/?attachment_id=692'><img width="150" height="150" src="http://www.almostcurators.org/wp-content/uploads/2013/05/RAPARELLI-particolare-2012-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="RAPARELLI, particolare, 2012 (2)" /></a>
</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.almostcurators.org/lui-chi-e-marco-raparelli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
